Halo Reach

Spartans Never Die!

Recensione

Halo Reach

Xbox 360

Il verdetto di CoPlaNet

Voto, punti di forza e informazioni essenziali

PiattaformeXbox 360
SviluppatoreBungie
PublisherMicrosoft Game Studios
Uscita14/09/2010

Spartans Never Die!

Halo e Bungie. Due entità che hanno determinato l’una il destino dell’altra. Da un parte abbiamo una saga storica, che ha segnato la fortuna del marchio Xbox fin dall’ inizio, che ha illuminato la strada agli FPS su console e che è stata capace di attirare a se milioni di giocatori, vuoi per la storia, per il gameplay o per la varietà offerta dal comparto multiplayer. Dall’ altra abbiamo uno team di sviluppo che ha sempre dimostrato di garantire un supporto e un’ affidabilità eccezionale, sapendo portare sulle spalle il peso dell’ esclusiva di maggior calibro di casa Microsoft. Ormai era diventato un legame inscindibile, grazie al quale sono nati quattro giochi in otto anni, eppure è arrivato il momento dell’ ultima fatica, che sia un saluto di addio o un arrivederci. È arrivato il momento di Halo: Reach.

Con Reach ancora sotto le infiltrazioni e i sabotaggi da parte dei ribelli, la popolazione del pianeta vive nella totale inconsapevolezza, ancora all’ oscuro della terribile minaccia che incombe sulla propria terra. Reach è in pericolo, la più grande roccaforte di cui dispone la razza umana rischia di essere ridotta in cenere, e a quel punto non ci sarà più nulla a separare i Covenant dalla Terra. Presto diverse anomalie si verificheranno nel più importante sito di ricerca e l’ ONI (Office of Naval Intelligence) non tarderà ad indagare, fino a rendersi conto che non si tratta di una “semplice” operazione di disturbo degli insurrezionisti, ma l’ alleanza aliena è ormai alle porte. Qualcuno la deve fermare.

Ma questa volta niente Master Chief, niente Cortana, niente Sergente Johnson. I vecchi amici incontrati durante la trilogia non ci saranno più, bensì toccherà al Noble Team respingere le possenti forze Covenant. La squadra sarà formata da sei Spartan: Carter, il leader del team, Kat, il secondo in comando, Jun, introverso e silenzioso tiratore scelto, Jorge, specialista in armi pesanti, Emile, il John Rambo della situazione, ed infine il non meglio identificato Noble Six, l’ultimo arrivato (e a dir la verità nemmeno tanto voluto), cioè colui che impersonerete durante tutta la campagna.

Il pianeta Reach mentre incontra il proprio destino. Riuscirà la squadra Noble a risollevare le sorti della battaglia?

La trama che ci si presenta davanti è di quelle cupe, la cui atmosfera riesce a coinvolgere il giocatore. Dai sopravvissuti che hanno perso persone care, a quelli in preda al panico, dagli interni delle case devastati e segnati dal caos dovuto ad una strenua resistenza, al panorama dei grattacieli fumanti, dal dispiacere nel perdere un compagno, alla volontà di rendergli onore e di non vanificare la sua morte. Tutti questi elementi vi faranno sentire li, con i piedi su Reach. La narrazione, che offre una serie di cut-scenes caratterizzate da un’ ottima regia, soffre però di alcuni alti e bassi, dimostrandosi decisamente dispersiva nella prima parte, per poi riprendersi e dare il meglio di sé da metà campagna in poi, confezionando inoltre un finale degno di una storia così. Altro difetto è rappresentato dalla squadra Noble, che ha si dei componenti (seppur meno carismatici dei personaggi conosciuti nella trilogia) con caratteristiche variegate tra loro, ma che allo stesso tempo non vengono enfatizzate più di tanto durante il gioco.

La campagna è distribuita in dieci missioni complessive, nelle quali attraverserete in lungo e in largo le diverse ambientazioni che il pianeta Reach ha da offrire. Si va da ambientazioni desertiche, urbane, boscose, innevate, in notturna, a bordo di mezzi, fino a qualche piccola chicca che non vi voglio svelare. Chiaramente lo stampo delle missioni si mantiene piuttosto lineare, anche se per fortuna la notevole immensità dei paesaggi permette di avanzare con qualche opzione in più, sfruttando una strada piuttosto che un’altra. In termini di longevità la campagna si attesta sulle 7-8 ore di gioco a livello normale, salvo poi aumentare fino alle 12 ore circa per quanto riguarda la difficoltà leggendaria. Non mancheranno comunque i teschi, che aumentando la potenza del nemico, o diminuendo la vostra, incrementeranno notevolmente la complessità delle missioni. E li si che comincia la vera sfida.

La famosa missione nello spazio attorno a Reach. I Covenant impareranno a temere l’ abilità degli Spartan anche tra le stelle.

Per Halo il gameplay è ormai cosa consolidata. Ancora una volta rappresenta uno dei punti di forza essenziali a cui la serie non ha mai rinunciato, e ancora una volta Bungie dimostra di aver apportato quelle poche, ma mirate, modifiche che permettono di perfezionare ulteriormente quest’ ultimo capitolo. Più che Halo 3, la base da cui partire è quella dell’ ultimo ODST. Torna quindi la barra della salute e i conseguenti medikit, scelta che si rispecchia nella collocazione temporale di Reach e nelle tecnologie non ancora avanzate come ai tempi del Master Chief. Da Halo 3 viene invece ripreso il sistema di equipaggiamenti, questa volta identificati come abilità dell’ armatura. Oltre alla già vista mimetizzazione e allo scudo a bolla (o meglio, “scudo medico”, che questa volta non sarà impenetrabile), arrivano anche alcune aggiunte da sottolineare, come il “blocco armatura”, che permette di racchiudersi a guscio e sopportare un’ingente quantità di colpi senza subirne i danni , o il ben più discusso jetpack, spesso utile per arrivare direttamente a destinazione cogliendo di sorpresa gli ignari nemici.

Non mancano infine nuove armi e versioni rivisitate delle stesse, tra cui il lanciagranate e la devastante carabina spara-aghi, nuovi veicoli, come il Revenant (una sorta di mini Wraith) e il Warthog lanciamissili, e infine nuove varianti di nemici, Skirmisher su tutti. E come Bungie ci ha abituato, il tutto si manifesta perfettamente bilanciato senza alcuna eccezione. Va infine evidenziata la qualità dell’ Intelligenza Artificiale, grazie alla quale i nemici sapranno usare le proprie caratteristiche nel modo migliore per cercare di eliminarvi: gli Elite sfrutteranno la loro abilità nel corpo cercando il combattimento ravvicinato, i Jackal viaggeranno sempre in gruppi serrati creando un unico scudo, mentre gli Skirmisher salteranno di tetto in tetto per colpire con le carabine dai luoghi più elevati. La stessa cosa non si può dire degli alleati, a volte restii a salire a bordo dei veicoli ed anche i marines armati di equipaggiamento pesante non saliranno al posto del passeggero con la stessa immediatezza vista nei precedenti capitoli.

La famosa missione nello spazio attorno a Reach. I Covenant impareranno a temere l’ abilità degli Spartan anche tra le stelle.

Tecnicamente Halo Reach non si fa mancare nulla. Archiviato il motore grafico di Halo 3, Bungie ha riscritto tutto dall’ inizio realizzando un engine in grado di portare al limite la potenza della console Microsoft. Gli Spartan e tutti gli altri personaggi sono realizzati con grande cura, e ogni classe di nemici godrà di un livello poligonale elevato che consente di dettagliare ogni tratto caratteristico dei vari ranghi. Inoltre i passi in avanti si notano anche a livello di scripting che non viene affatto abusato, permettendo ai giocatori di vivere un esperienza sempre diversa rigiocando le missioni single player. Ma la cosa che balza all’ occhio più di tutte, è la realizzazione delle ambientazioni, impreziosite dalle battaglie su larga scala. Per cercare di trasmettere la sensazione di essere su un pianeta costantemente sotto attacco, si è lavorato molto sulla possibilità di coinvolgere sullo schermo decine di modelli poligonali, che consentono di assistere e partecipare a scontri decisamente numerosi. Tuttavia a qualcosa bisognerà pur rinunciare con tutti questi elementi su schermo, e il primo indiziato è il frame rate. Esso si attesta sui 30 fps e durante le battaglie più imponenti non va esclusa la possibilità di assistere a qualche rallentamento, anche se comunque si tratta di sporadici eventi.

E l’ audio? Anche in questo caso ci troviamo di fronte ad una realizzazione di ottima caratura. Come sempre le sinfonie di sottofondo saranno di stampo orchestrale con la direzione del solito Martin O’ Donnel, anche se, come impone la natura narrativa di Halo Reach, noterete meno spazio per le epiche musiche ascoltate durante gli scorsi capitoli, favorendo una massiccia presenza di melodie drammatiche in modo da adeguare i giusti toni alla storia che viene raccontata. Si chiude infine con effetti sonori credibili e con un doppiaggio che, seppur non eccezionale, supera di gran lunga lo standard della localizzazione italiana nei videogames.

Il panorama colpisce e si fa ammirare , immaginatelo poi come teatro di scontri aerei numerosi. Uno spettacolo!

All’ appello manca ancora qualcosa: il multiplayer. Non è certo un caso che per anni la saga di Halo sia stata ai vertici dei titoli più giocati su Xbox Live, e Bungie manifesta nuovamente di essere meritevole della sua fama. Ce n’è per tutti i gusti, offline ed online. Anzitutto torna la possibilità di affrontare la campagna in modalità cooperativa, mentre da Halo ODST arriva la gradita modalità Sparatoria che, per chi ancora non la conoscesse, vi metterà di fronte ad una serie di ondate di Covenant sempre più letali e agevolate dall’ attivazione automatica degli stessi teschi utilizzabili nel single player. E poi le classiche modalità competitive, dal “Deathmatch”, a “Cattura la bandiera”, a “Territori”, fino ad arrivare alle nuove tipologie come ad esempio Invasion, 16 giocatori divisi in Spartan ed Elite che dovranno difendersi o attaccare la fazione opposta, e Stockpile, quattro bandiere sulla mappa da conquistare e portare alla base fino al termine del countdown (che una volta giunto a zero ripristina tutte le bandiere). A seconda della modalità si presenteranno tre tipi di mappe, la cui maggior parte riprende le ambientazioni di Reach visitate durante la campagna: piccole, ideali per partite “Massacro” con pochi elementi, medie, in grado di ospitare una vasta varietà di modalità, e grandi, dedicate a match con un numero elevato di giocatori (vedi proprio la new entry Invasion).

La novità più rilevante in grado di stravolgere le sorti degli scontri durante le partite è però l’ introduzione delle già accennate abilità dell’ armatura. Ad inizio partita, e successivamente durante il conto alla rovescia per il respawn, il giocatore potrà scegliere una tra le diverse classi a disposizione, differenti tra loro proprio per l’armor ability e alcune volte anche per le armi primaria e secondaria. A parte i soliti elementi che abuseranno di questi nuovi potenziamenti (invisibilità su tutte), si tratta di una ventata d’ aria fresca grazie alla quale ne beneficia la varietà del gameplay durante i match competitivi, permettendo di ribaltare la situazione anche nei momenti più scontati e disperati.

Non vi preoccupate, non prenderete fuoco giocando a Reach. Si tratta della nuova modalità Headhunter: ad ogni uccisione potrete raccogliere il teschio fiammeggiante del giocatore eliminato. Portatelo poi in una delle zone apposite contrassegnate sulla mappa e guadagnerete uno o più punti, a seconda di quanti teschi avrete.

Novità anche dal fronte Matchmaking. Salire di livello e conquistarsi un grado piuttosto alto non sarà più una cosa proibitiva per alcuni utenti come visto in Halo 3. Questa volta tutto il sistema si basa sui crediti, che otterrete alla fine di ogni partita e il cui ammontare verrà stabilito secondo una serie di variabili (la vittoria, le medaglie conquistate, gli encomi e perfino la fortuna saranno quelle principali). Questa rivoluzione sta a significare che chiunque avrà la possibilità di avanzare fino ai gradi più prestigiosi, considerato anche il fatto che i crediti potranno essere guadagnati anche in partite offline, ad esempio in campagna e sparatoria. Proprio per questo motivo, Bungie ha comunque deciso di non tralasciare gli hardcore, introducendo un nuovo elenco sotto il nome di “Arena”, dove i giocatori saranno raggruppati con altri dello stesso livello grazie ad un sistema di True Skill, un po’ come accadeva in Halo 3. Va inoltre aggiunto che la funzionalità dei crediti non sarà limitata soltanto al salire di grado in grado, infatti fa il suo ingresso l’ armeria, dove potrete spendere i vostri risparmi in componenti della corazza e in una vasta gamma di upgrade in modo da personalizzare l’ aspetto del vostro Spartan.

Infine, oltre al restyling più intuitivo dei menu, menzioniamo anche un rinnovato sistema di votazione per le partite multiplayer, con tre scelte più la possibilità di risorteggiare le mappe per una volta sola, e anche nuovi filtri di ricerca basati su criteri sociali, come la loquacità (loquace o calmo), motivazione (vincere o divertimento), lavoro di squadra (giocatore di squadre o solitario) e tono (educato o chiassoso).

Non disdegniamo i fanatici dell’ editing però. Torna infatti la modalità Fucina, che per l’occasione si manifesta concettualmente migliorata e ulteriormente potenziata rispetto alla versione precedente, consentendo al giocatore di creare mappe multiplayer con rinnovata immediatezza. Sarà poi possibile condividere le proprie creazioni con il resto della community attraverso il canale dedicato che Bungie ha programmato. Come se non bastasse c’è anche spazio per la modalità Cinema che già in Halo 3 ha ottenuto enorme successo, vi basti pensare alle produzioni machinima come Red vs. Blue. E poi volete mettere la soddisfazione di registrare o fotografare i momenti epici o esilaranti delle vostre partite multiplayer, per poi mostrarle alla vostra lista amici?

Questa è solo una parte della moltitudine di oggetti che la modalità Fucina mette a disposizione. Assemblateli con la vostra fantasia e potrete creare mappe multiplayer decisamente divertenti.

In definitiva Reach è quel che ci si aspettava, la degna conclusione di un fantastico rapporto tra Bungie e Halo che ha giovato non poco ai possessori di Xbox 360. La trama di fondo è avvincente e raccontata nel modo giusto, eccezion fatta per le prime missioni in cui la narrazione si rivela abbastanza dispersiva, grazie a cut scene di ottima regia, affiancate da un doppiaggio di buona qualità. Reach è sotto assedio e le immense ambientazioni permettono di ammirare la drammaticità dell’ evento, impreziosite da musiche orchestrali perfettamente adeguate. Mentre il gameplay, anche grazie ad alcuni accorgimenti, non fa altro che confermarsi punto di riferimento per tutto il genere degli sparatutto, le features di Halo Reach crescono a dismisura rispetto all’ ultimo incontro con Master Chief. Campagna, Sparatoria, multiplayer competitivo, personalizzazione del proprio personaggio, Fucina e Cinema costituiscono un pacchetto complessivo che, oltre ad offrire quantità e qualità, si dimostra in grado di accontentare varie tipologie di giocatori. Beh? Cosa state aspettando? La squadra Noble vi aspetta. Reach vi aspetta.

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  • Lo stato drammatico di Reach è coinvolgente
  • Colonna sonora di alto livello
  • Ambientazioni con tanti modelli poligonali su schermo…
  • Miglio Multiplayer in circolazione

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  • Narrazione titubante durante le prime missioni
  • Poco enfatizzati i componenti della squadra Noble
  • …ma che rischiano di causare sporadici cali di frame rate

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