Homefront
Il verdetto di CoPlaNet
Voto, punti di forza e informazioni essenziali
Ormai posso dire di aver girato il mondo, videoludicamente parlando ovviamente. In una generazione dove vederli crescere sugli alberi non sarebbe poi così sorprendente, ogni sparatutto coglie l’occasione di raccontare conflitti catastrofici e pazze ideologie del leader di turno, il tutto al limite dell’immaginabile, anche se a dirla tutta, vista la situazione dei giorni nostri, la differenza tra videogames e realtà è più sottile di quel che dovrebbe essere. Dopo aver sconfinato nel sud dell’America, solcato aridi deserti dell’Africa e valicato montagne di ghiaccio, i Kaos Studios (supportati da THQ) ci riportano con Homefront nel più classico degli scenari, alla difesa della bandiera a stelle e strisce, minacciata da un nemico in rapida ascesa verso il potere mondiale.

La terza guerra mondiale raccontata in Homefront ha inizio dalla Corea del Nord, quando ai vertici del governo arriva la morte dell’attuale leader e la conseguente successione del figlio, intenzionato ad unificare le due Coree. Detto, fatto. La Corea diventa un’unica repubblica, ed inizia un’espansione inarrestabile a colpi di attacchi militari e armi chimiche, che portano il Giappone alla resa e all’annessione. La Corea si trasforma in una superpotenza a tutti gli effetti e per vedere gli USA nel mirino dell’esercito orientale bastano pochi anni, per poi ritrovarci oltre il 2020 (benché di futuristico si veda ben poco durante la campagna) nei panni di Robert Jacobs durante l’occupazione a San Francisco. Formatosi come pilota di elicotteri nel corpo dei Marines, il nostro protagonista non ha certo l’intenzione di collaborare e sottomettersi all’invasione coreana. L’unica possibilità per sfuggire alla cattura, o peggio alla fucilazione, è combattere dalla parte della resistenza.
Potenzialmente l’input narrativo apre spunti interessanti per confezionare una campagna single player più approfondita rispetto alla maggioranza degli FPS sul mercato, peccato però che con l’avvicinarsi dell’epilogo lo sviluppo della trama diventa più frammentato, nonostante un’introduzione che fa la sua gran bella figura e che riesce subito a coinvolgere il giocatore. E sicuramente i soli sette capitoli della campagna, e le cinque ore totali per arrivare a veder scorrere i titoli di coda, non aiutano a sviscerare nel dettaglio il promettente intreccio narrativo, esaminabile nel dettaglio solo grazie ai quotidiani che fanno la parte dei collezionabili.

Purtroppo ogni capitolo soffre di un level design che più lineare non si può, con poche soluzioni di attacco e perfino muri invisibili a limitare ancor di più le soluzioni per avanzare. Al contrario, le missioni presentano una buona varietà di situazioni, tra perlustrazioni notturne, sessioni su veicoli e le immancabili ricognizioni munite di fucile di precisione. Da quest’ultimo caso si capisce anche che il realismo non è certo il punto forte di Homefront, visto che ritrovarsi in mezzo agli spazi aperti della campagna, di giorno, accerchiati da numerose guardie e con i compagni che neanche si sforzano di accovacciarsi, non è certo la missione da cecchino più plausibile che si possa immaginare.
Per il resto il gameplay non si differenzia dalla concorrenza, con dinamiche di gioco ormai consolidate, lo schema dei comandi ormai diventato uno standard da qualche anno a questa parte, e anche l’hud di gioco corredato di bussola e radar non mostra novità rilevanti.

Per fortuna troviamo un po di freschezza nel sistema a punti adottato per il multiplayer, che permetterà di utilizzare equipaggiamenti e veicoli in base al numero e al tipo di uccisioni effettuate durante il match. Prima di scendere sul campo di battaglia sarà necessario selezionare una delle varie classi a disposizione (Assalto, Tattico, Cecchino e via dicendo), ognuna delle quali sarà personalizzabile con mimetiche ed estensioni (mirini e silenziatori) per l’arma principale, granate speciali, perk che aumentano le prestazioni del nostro alter ego (ad esempio velocità di ricarica e di puntamento) o altre caratteristiche, e infine l’equipaggiamento. Ognuno dei due equipaggiamenti previsti dalla classe che sceglierete avrà un prezzo, e saranno le vostre uccisioni a portarvi in cassa i punti necessari per utilizzarli, anche più volte durante la stessa vita. Ovviamente subentrano una moltitudine di requisiti che potranno incrementare i punti ottenuti per l’uccisione, come i colpi alla testa, attacchi corpo a corpo, utilizzo di esplosivi o distruzione di veicoli. Infatti i punti conquistati potranno essere spesi anche per entrare in campo con un veicolo militare (jeep, semicingolati, carri armati ed elicotteri) al prossimo respawn.
Di conseguenza le mappe in cui vi ritroverete a combattere sono piuttosto estese, terreno fertile per eventuali battaglie tra clan e caratteristica che potrà fare la felicità degli amanti della strategia. Purtroppo le modalità multiplayer sono soltanto di due tipi, divise in un paio di varianti ciascuna. Oltre allo scontato Deathmatch a squadre (massimo 24 giocatori), resta soltanto “Controllo di Terra” (massimo 32 giocatori), modalità nella quale le due fazioni si contendono tre punti di controllo per un certo periodo di tempo, al termine del quale verrà assegnato un punto alla squadra che comanda più territori.

Tecnicamente Homefront raggiunge la sufficienza e poco oltre. Eccezion fatta per la realizzazione dell’arma imbracciata, le location mostrano difetti a destra e a manca, con texture poco definite, effetto pop-up ed effetti ambientali come acqua e fuoco poco convincenti. Senza poi dimenticare i terribili muri invisibili con qui vi troverete spesso a litigare, e altri piccoli difetti, come i compagni che si inceppano o che trapassano le pareti. Altro discorso per il comparto audio, che propone musiche di buon livello durante tutta la campagna, insieme ad altrettanto buone campionature e una localizzazione italiana sopra la media.
L’impressione complessiva è che Homefront poteva sicuramente raggiungere un livello superiore. La breve campagna lascia una trama che poteva essere approfondita maggiormente, le missioni presentano una buona varietà ma anche una linearità eccessiva, il multiplayer porta un efficace sistema alternativo anche se alla lunga il numero esiguo di modalità potrebbe stancare ed infine il comparto tecnico lascia a desiderare dal punto di vista grafico ma non sotto il profilo audio. Comunque sia, nonostante tutte queste mancanze, il titolo dei Kaos Studios risulta comunque divertente da giocare, sia durante la campagna, ma soprattutto nel multiplayer, il vero punto di forza del gioco che potrebbe tenervi incollati per molto tempo.
[checklist]
- Trama dall’ottimo potenziale…
- Comparto multiplayer ben studiato…
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- …Purtroppo non sfruttato a dovere
- Campagna brevissima e missioni lineari
- Graficamente poco oltre la sufficienza
- …Ma poteva essere arricchito con ulteriori contenuti
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