Il Testamento di Sherlock Holmes
Il verdetto di CoPlaNet
Voto, punti di forza e informazioni essenziali
Troppo elementare Watson?
L’avventura grafica è come il gioco degli scacchi: o non ci provi nemmeno in favore di passatempi più dinamici, o ti lasci contagiare dai ragionamenti, e finisci per perdere ore intere assaporandone la razionalità.
Il punta e clicca, come spesso viene definito, è un genere particolare: i giochi che ne fanno parte, per essere apprezzabili, devono in primo luogo godere di trame ben scritte, ambientazioni interessanti (sovente esotiche o storiche) ed enigmi ben bilanciati.
I giocatori più sgamati e datati, conoscono molto bene le avventure targate LucasArts degli anni ’90 e ricordano quanto queste produzioni potessero essere umoristiche e leggere, ma al contempo ostiche come poche da portare a termine.
Mi trovo quindi a leggere, da smanettone di vecchia (quasi) data, recensioni in giro per la rete che definiscono molto difficile questo: “Il testamento di Sherlock Holmes” targato Frogwares.
Non voglio apparire nostalgico o superbo, ma sono in disaccordo, perché questa avventura conduce il giocatore con mano, anche se con braccia scricchiolanti, visti i numerosi problemi tecnici. Se una maggiore accessibilità sia o meno un difetto, cercherò di analizzarlo nelle prossime righe.

Holmes e Watson: il celeberrimo duo in assetto classico
Questa serie di Sherlock Holmes non è certo nuova, su pc troviamo innumerevoli episodi tutti degni di nota; se non altro per un personaggio che possiamo ammirare nella sua versione più classica.
Per chi si fosse sintonizzato adesso da Saturno, il detective è protagonista di storie scritte da Arthur Conan Doyle a fine ‘800, e la sua caratterizzazione vintage è piuttosto lontana da quella del pur ottimo R.Downey Jr. nelle recenti pellicole.
Il videogioco è sbarcato su console con il precedente episodio “Sherlock Holmes vs Jack lo Squartatore”, e con esso il nuovo capitolo condivide un comparto tecnico ancestrale anche se migliorato.
Non credo che le avventure grafiche necessitino di effetti pirotecnici, ma in questo caso mi sono trovato più volte ad avere difficoltà a muovermi nelle ambientazioni. E’ possibile utilizzare una visuale in prima persona o una in terza: con la prima si fa fatica a spostarsi, con la seconda a selezionare gli oggetti di interesse.
La grafica è molto al di sotto rispetto alle attuali produzioni, ma non reputo importantissimo questo aspetto. Le atmosfere riescono comunque a rendere l’esperienza immersiva e a dipingere una Londra del passato che fino ad ora avevo solo immaginato attraverso i libri.
Tanto non è certo il gioco che inserirete per mostrare il televisore agli amici…

Tralasciando il migliorabile comparto tecnico, la trama è davvero avvincente e piuttosto lunga, secondo i canoni del genere. Era da tempo che non mi sentivo così appagato da una storia virtuale.Gli avvenimenti sono ricchi di colpi di scena che ribaltano continuamente le prospettive.
I protagonisti, Holmes e il fido Watson, sono ben rappresentati con tutte le peculiari sfumature che li hanno resi celebri.
Nonostante il gameplay ancorato al passato, la storyline riesce a sopperire alle mancanze.
Non desidero anticipare nulla, perché credo valga la pena scoprire i detttagli dell’ intreccio passo dopo passo, basti però sapere che chi sceglierà di seguirlo si troverà a dubitare di tutto e a confondere bene e male…
Interessante anche la “cornice” moderna della trama, con tre bimbi intenti a leggere un libro trovato in soffitta.
Gli sceneggiatori hanno fatto un ottimo lavoro.

Come anticipo nel sottotitolo in testa, trovo invece gli enigmi piuttosto facili, così come il gameplay in generale. Non capisco se sia frutto di assuefazione ai giochi di questo genere, ma mi sono bloccato una volta sola. Ciò mi porta a fare un’inevitabile riflessione sulla soggettività di questo aspetto: trovo che il prodotto potrà frustrare giocatori alle prime esperienze, ma scivolare come l’olio a utenti esperti.
Il gameplay verte per la maggiore sulla ricerca di oggetti disseminati nelle ambientazioni. Gli enigmi invece, quasi sempre volti all’apertura di particolarissime serrature, avvantaggeranno chi se la cava con la matematica. Ho trovato infatti una certa ripetitività in questo senso.
Quasi sparite le splendide sequenze di indagini taccuino alla mano, ridotte davvero all’osso, o le ricostruzioni dinamiche dei delitti, a mio parere grande pregio di “Sherlock Holmes vs Jack lo Squartatore”.
Lodevole invece la rappresentazione macabra e realistica dei cadaveri, che sostituisce le sagome stilizzate del precedente capitolo; non tanto per una morbosa attrazione per l’orrido, ma perché va tutto a vantaggio dell’immersione nel contesto.
Ci si trova a impersonare persino un aiutante a quattro zampe, anche se in una delle sequenze forse meno riuscite.

Il “centro di comando” è il leggendario appartamento di Baker Street
In sintesi, trovo che Il Testamento di Sherlock Holmes sia una produzione minore di tutto rispetto, con problemi tecnici che ne minano l’appetibilità per la maggior parte dell’utenza su console, ma che sopperisce a tali difetti con una trama più che solida.
Anche se troverete troppo semplice (come io ho trovato) il gameplay, la longevità dell’esperienza di gioco (che non coincide con la rigiocabilità) terrà impegnato anche l’utente più esperto per una quindicina di ore.
Un 7.2 più alto dei voti che troverete altrove, perché non sono riuscito a scollarmi dal televisore e perché spremo volentieri le meningi. Più alto dei voti che troverete altrove perché trovo sempre più raramente storie a cui appassionarmi nel mio media preferito. Se poi per voi la grafica è tutto rivolgetevi altrove, ma cambiate proprio genere, perchè se c’è di meglio su piazza io non l’ho visto…
