MAFIA III
Il verdetto di CoPlaNet
Voto, punti di forza e informazioni essenziali
Pro
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Contro
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Il primo Mafia fu uno di quei giochi che non dimenticherò mai. Giocato nella versione PC all’uscita, era incredibile il modo in cui riusciva a ricostruire (almeno per i tempi) l’America degli anni ’30. Era il 2002, l’anno dopo quella rivoluzione chiamata Grand Theft Auto 3, in cui i videogiochi ci dicevano che finalmente era arrivata la potenza necessaria a creare intere città da esplorare in 3 dimensioni e che i videogiochi erano pronti a scavalcare definitivamente il confine che separa il giocattolo dal prodotto in grado di intrattenere anche gli adulti. Da questo punto di vista Mafia era anni luce avanti, con i suoi temi e personaggi che richiamavano film del calibro de “Il Padrino” e “Quei Bravi Ragazzi” e lo facevano con una qualità mai vista prima.
Mafia II arrivò troppi anni dopo per poter lasciare la stessa impronta del capitolo originale, offrendo una storia vagamente simile alla precedente, ma ambientata circa due decenni dopo. La sensazione che provai fu di un bel gioco, ma molto più contenuto rispetto al precedente. Mancava la sensazione di meraviglia che mi aveva accompagnato circa 9 anni e nel frattempo la concorrenza aveva già offerto molto di più. Giochi come GTA IV o Saints Row ci avevano mostrato cosa un gioco free roam potesse offrire in termini di storia o di personalizzazione e Mafia II peccava nel non aver osato abbastanza. Da questo punto di vista Mafia III si è subito presentato come una rottura abbastanza drastica con il passato. Il protagonista è un afroamericano, l’ambientazione è la New Orleans di fine anni 60, ribattezzata qui “New Bordeaux” e i colori che il gioco utilizza per presentarsi sembrano stonare, e non di poco, con il titolo che porta. Una scelta azzardata?
No, affatto, perché è abbastanza chiaro una volta indossati i panni di Lincoln che il titolo Mafia non è messo lì solo per vendere, sfruttando un nome più o meno famoso. Temi come la famiglia, l’amicizia, la fiducia e la vendetta la fanno da padrone in questa storia in cui la faida tra criminali è collocata in una guerra più grande, tra bianchi, neri e le varie sfumature nel mezzo. E il modo in cui il tutto è raccontato è a mio avviso geniale, con una serie di filmati di repertorio che ci mostrano il punto di vista dei nostri giorni su quegli avvenimenti. Lincoln è il protagonista indiscusso della storia, ma non colui che la narra. Una serie di interviste a vari personaggi, incluse le autorità , crea una sorta di continuo sbalzo tra passato e futuro, disorientando un po’ all’inizio per poi diventare parte essenziale della narrazione.

E Mafia non sarebbe tale se la storia non la facesse da padrone. Evitando spoiler, il gioco parte in modo un po’ atipico, lanciandovi automaticamente nel bel mezzo di una missione, per poi interrompere l’azione diverse volte e mostrarvi come si è giunti a quegli avvenimenti, fungendo da lunga introduzione. Ci sarà bisogno di superare le prime ore di gioco per avere la possibilità di girovagare liberamente per la città e assistere alla scalata di Lincoln al potere. Prima di ciò, dovrete godervi (o subirvi) una lunga serie di filmati e missioni di intermezzo abbastanza lineari.
Il gioco si suddivide grosso modo in tre grosse fasi, l’introduzione di cui sopra, la preparazione del piano e lo svolgimento di quest’ultimo. Mafia III è una storia di vendetta atipica dove, al posto di limitarsi a piantare un proiettile nel cuore del cattivo di turno, Lincoln mirerà a distruggere la sua intera organizzazione, per assicurarsi che la vita sia effettivamente l’unica cosa che gli sia rimasta da perdere. Ovviamente, per quanto in un videogioco non sia difficile vedere uomini in grado di abbattere un’armata, non si abbatte un impero senza avere dei forti alleati. Ed è quello che il nostro protagonista si concentrerà a fare dopo la lunga introduzione, tentando di accattivarsi la simpatia di tre leader non proprio in relazione amichevole, per unirli contro il grande nemico comune.
Sia nella seconda che nella terza fase, lo svolgimento delle missioni sarà più o meno uguale. Avrete alcuni collaboratori che vi daranno indizi su come attaccare le varie fonti di guadagno della zona. Una volta che avrete intaccato sufficientemente i guadagni, potrete recarvi al boss, farlo fuori e prendere possesso dell’attività che gestisce. Se nella seconda fase sarete praticamente forzati a cedere l’attività al vostro collaborate in zona, nella terza fase spetterà a voi decidere a quale dei vostri collaboratori affidarla. Il modo in cui farete crescere i vostri collaboratori non influirà unicamente sui vostri rapporti di amicizia, ma anche direttamente sul gameplay, in quanto ad ognuno di essi saranno legati particolari potenziamenti sbloccabili di varia natura. Inoltre bisognerà fare attenzione a non ignorare nessuno dei collaboratori troppo a lungo o questi potrebbe rivoltarsi contro di voi. Questo porterà a diverse scelte che influiranno direttamente sul finale del gioco.

Il problema è che la ripetitività delle missioni inizierà a farsi sentire abbastanza presto e, se le prime due volte che libererete una zona vi sentirete una sorta di divinità alla conquista di un mondo nuovo, alla quindicesima avrete lo stesso entusiasmo di una casalinga che pulisce casa. Fortunatamente Mafia III vede i suoi punti più riusciti nelle meccaniche di gioco vere e proprie e nei controlli. La fisica della armi è abbastanza realistica e ben si abbina al sistema di coperture (nella media, un po’ grezzo se paragonato ad altri titoli AAA), ma grande enfasi è posta anche nelle funzionalità stealth che permette di affrontare la maggior parte delle missioni evitando scontri a fuoco e limitando le uccisioni al minimo. Anche la fisica della auto è ben tarata, non propriamente realistica ma neppure estremamente arcade. Un po’ deludente il sistema di danni, limitato e approssimativo.
Purtroppo è il comparto tecnico a essere la croce di questo gioco. Seppure le ambientazioni possano raggiungere una bellezza non indifferente, soprattutto nelle vicinanze dei canali a sud di New Bordeaux, sono rovinate da un pop-up incredibile in senso negativo (immaginate alberi che spuntano fuori quando siete a meno di 3 metri da loro) e da alcune texture incredibilmente low-res. Seppure siano presenti dettagli piacevoli nei modelli poligonali dei personaggi, la magia è interrotta da un framerate altalenante e un gran numero di bug. Al momento in cui scrivo, nessuna patch è stata rilasciata per il gioco, e questo si traduce in ombre che sono dove non dovrebbero essere, riflessi che appaiono e spariscono, freeze di qualche secondo e chiusura improvvisa del gioco con tanto di ritorno alla dashboard. Sia ben chiaro, non è un continuo showcase di bug, ma è lecito aspettarsi qualche intoppo circa ogni paio d’ore, non propriamente accettabile quando si parla di una casa come la 2K.

L’unica sezione che merita punteggio pieno è quella relativa all’audio. Tutto, letteralmente tutto ciò che arriverà alle vostre orecchie in Mafia III è fantastico, dai dialoghi alle stazioni radio. La colonna sonora è probabilmente una delle migliori di sempre e, con tracce che vanno dai Creedence Clearwater Revival a Janis Joplin, riesce a catturare perfettamente l’epoca in cui il tutto prende vita.
Menzione a parte la merita purtroppo l’intelligenza, pardon, idiozia artificiale. A partire dai pedoni fino ad arrivare alla polizia, Mafia III è un totale disastro quando prova a simulare atteggiamenti umani. Passino le persone che non si scansano vedendovi arrivare da decine di metri di distanza a tutta velocità , passi anche la polizia che non inizia a rincorrervi quando li superate a tutta velocità zigzagando tra le auto. Il problema sono nemici a cui manca totalmente la visione periferica, che prima di crivellarvi di colpi come dovrebbero fanno passare diversi secondi, che al posto di agire organizzati e tentare di aggirarvi preferiranno avanzare uno alla volta, senza copertura. Questo non significa però che il gioco non offra alcuna sfida, anzi, gettarsi tra i nemici senza coprirsi risulterà nel 90%+ dei casi in un suicidio. Semplicemente, questi sono talmente stupidi che le sezioni stealth sono spesso il metodo più rapido e indolore per ripulire un qualunque ambiente dai nemici.

La domanda che mi pongo tirando le somme è “perché”? Perché si permette a un gioco così innovativo in termini di storia, ambientazione ed epoca di essere rovinato da una realizzazione tecnica di livello simile a titoli di 10 anni prima? Perché al posto di investire un po’ più tempo e denaro in un prodotto potenzialmente eccellente si decide di farlo uscire in queste condizioni? Io non lo so cosa sia successo durante lo sviluppo e non mi permetto di azzardare ipotesi da persona esterna ai fatti, ma è difficile non pensare a ciò che Mafia III sarebbe stato con qualche mese in più di sviluppo e rifinitura. Siamo di fronte a un brutto gioco? No, affatto. Le ore passate con Lincoln le ho apprezzate moltissimo, perché ciò che è fatto bene in questa terzo capitolo è in grado di farvi chiudere un occhio per quanto riguarda le imperfezioni. L’idea che sia un’occasione mancata però è un tarlo difficile da stanare e da fan della serie fa male ancora di più.
