Red Dead Redemption 2

Da il il Recensioni, 3 più

[RECENSIONE] Red Dead Redemption 2

Ci sono pochi dubbi riguardo al fatto che il primo Red Dead Redemption sia uno dei miei giochi preferiti della scorsa generazione. Il ricordo che ho è quello di un mondo talmente immersivo da fondamentalmente costringermi a finirlo in soli 3 giorni, consumando decine di ore di gioco a sessione. Un mix eccezionale di storia, personaggi e gameplay visto raramente altrove, anche nel catalogo di una Rockstar che oramai punta costantemente all’eccellenza. Va da se che Red Dead Redemption 2 è quindi uno dei titoli più attesi di sempre dal sottoscritto, e l’hype negli ultimi giorni di attesa era diventato insostenibile. Ma aspettative così grosse, si sa, aprono la strada alla delusione.

Non in questo caso però. RDR2 è un capolavoro e tutti dovrebbero comprarlo. Fine.

Come dite? Bisogna giustificare le proprie affermazioni? E da quando? Va bene, va bene, diamoci dentro.

La storia prende luogo 10 anni prima delle vicende narrate in Red Dead Redemption, mettendovi nei panni di Arthur Morgan, un fuorilegge facente parte della banda di Dutch van der Linde (la stessa di John Marston). Inizialmente impegnati a fuggire dalle conseguenze delle loro scellerate azioni, la gang inizierà un lungo viaggio verso la civilizzazione fatto di truffe, rapine e gioco d’azzardo, con lo scopo di  recuperare quanto lasciato alle spalle e poter fare la vita “onesta” che meritano, mentre il selvaggio west lascia sempre più velocemente spazio alla new american life.

Arthur è un personaggio molto diverso da John, duro, ruvido ma decisamente più socievole e scherzoso, e sin da subito dona all’esperienza un tono ben diverso da quello cupo e solitario del capitolo precedente. Tramite il gran numero di scelte morali presenti nella campagna, sarete voi a decidere quale lato far emergere e quale tenere sotto controllo, tracciando una netta linea tra l’avere un protagonista sanguinoso e violento o uno calmo che cerca di risolvere le questioni a parole. Ma sempre un fuorilegge fino alla fine.

La banda di folli che lo accompagna non è affatto da meno in quanto a personalità. Rockstar ci ha abituato bene negli anni e RDR2 rappresenta un ulteriore evoluzione. Dimenticatevi stereotipi e caricature bidimensionali, la gang è composta da membri realistici, ognuno con le sue pulsioni e necessità che verranno fuori con il progredire della storia. Ed è assolutamente grazie a questi ultimi e alla loro realizzazione curata che l’intera avventura riesce a tenersi su livelli altissimi nonostante la durata ben al di sopra della media.

Nonostante RDR2 sia un prequel e in quanto tale non richieda una conoscenza degli eventi futuri per essere apprezzato, i fan del capitolo precedente potranno finalmente unire diversi punti rimasti in sospeso.

Ma un videogioco con una bella storia è un videgioco a metà se non supportato da un gameplay di pari livello. E RDR2 non fa assolutamente eccezione da questo punto di vista. Essendo alla Rockstar tra i pionieri del genere open world, è forte il bisogno di alzare l’asticella a ogni nuova release e il numero di meccaniche presenti in questo pacchetto è semplicemente incredibile.

Di base siamo di fronte a un open world come tanti altri, formato da una mappa di dimensioni notevoli sulla quale muoversi liberamente e con diversi eventi a cui prendere parte. La differenza principale con la maggior parte dei sandbox moderni è però da ritrovarsi nella mancanza di un milione di punti di indicatori a favore di un mondo che pulsa di vita propria. Quella mappa enorme va esplorata e gli eventi vanno trovati. Questo è il selvaggio west, baby.

Le missioni vi saranno affidate principalmente dai membri della gang, spesso (ma non sempre) dall’accampamento/quartier generale e offriranno una discreta varietà, in linea con ciò che vi aspettereste da un titolo ambientato nel far west. Assalti ai treni? Assolutamente sì. Recupero crediti per clienti in ritardo sul pagamento? Ovviamente. Botte nei saloon? Inutile dirlo. E tra corse a cavallo del vostro destriero, inseguimenti, sparatorie e lancio di lazo l’azione non si fa assolutamente desiderare.

Ma è forse nelle sezioni più calme che RDR2 riesce a dare il suo meglio. Che si tratti dei discorsi con uno dei personaggi guidando un carro, l’esplorazione di una nuova zona a bordo del vostoro cavallo o la strategica e silenziona arte del cacciare un animale per cibo o per la sua pelle, è lì che avviene la magia. E’ in quei momenti che Red Dead 2 smette di essere un semplice videogioco e diventa un’esperienza. La possibilità di esplorare un mondo che non esiste più, nel bene e nel male, impersonando qualcuno che raramente potrebbe trovare posto nella nostra epoca.

Tecnicamente siamo di fronte a qualcosa di eccezionale che solo un budget incredibile e diversi anni di lavoro possono creare. Siamo di fronte a qualcosa di impressionante non unicamente per il genere, ma per l’industria in generale. A prescindere dalla console scelta, tutto sembra perfetto, dai modelli poligonali alle textures, agli effetti di luce. La qualità delle animazioni, dei dialoghi, del design, è semplicemente inarrivabile, soprattutto per un third party. Oltre 50 ore di gioco per finire unicamente la campagna sono la ciliegina su altre 100 ciliegine su una torta molto, molto grande. Da estremo ammiratore della colonna sonora del primo RDR non posso che notare l’eccezionale livello raggiunto di questo secondo capitolo.

Può darsi che questa recensione sembri una sorta di elogio, ma è difficile restare indifferenti di fronte a quanto offerto da questa ultima fatica Rockstar. I difetti che si possono riscontrare, come una certa lentezza nell’eseguire certe azioni e un gunplay forse ancora un po’ troppo ruvido, non intaccano minimamente l’esperienza finale e sono forse più una scelta stilistica che altro.

Che siate amanti dell’esplorazione, dell’azione o della storia, poco importa. RDR2 ha decisamente qualcosa per voi. Non si tratta soltanto di un prodotto che include centinaia di ore di gioco suddivise in contenuti di svariato tipo, ma di uno di quei titoli in grado muovere avanti il genere e l’industria in generale.

Recensione a cura di Sacha “Omeganex999” Morgese

Il Buono

  • Storia e cast di livello eccellente
  • Centinaia di ore di gioco
  • Contenuti vari
  • Tecnicamente inarrivabile

Il Cattivo

  • Un po’ lento
  • Gunplay ancora poco fluido
9.5

Scritto da: Gerry "Pintur" Grosso

Nessun commento al momento.

Rispondi

Chi Siamo

CoPlaNet.it è nato con lo scopo di racchiudere una passione che ci unisce e di discuterne insieme, ossia quella dei videogiochi. Naturalmente per permettere che ciò avvenga in maniera “tranquilla” è stato necessario stilare un REGOLAMENTO da seguire. Ricordiamo che il forum di CoPlaNet.it è di libera visualizzazione nella maggiorparte delle sue aree ma necessita di una registrazione gratuita per poter essere attivo e partecipare alle discussioni.

Tweet