Resident Evil Revelations

Il Virus-T infetta il 3DS.

Recensione

Resident Evil Revelations

Il verdetto di CoPlaNet

Voto, punti di forza e informazioni essenziali

Aaaaah il buon vecchio Virus-T, quante ce ne ha fatte passare. Quest’anno in particolare, l’infezione sembra pronta a dilagare come mai prima d’ora. In attesa di tornare a Raccoon City e di sapere i nuovi sviluppi con il sesto capitolo della saga, Capcom riporta Resident Evil su una console portatile, pur avendo già tastato il terreno del multiplayer con RE: Mercenaries 3D.

Reduce da innumerevoli mutazioni e cocktail che ormai si faticano a ricordare, stavolta il Virus-T è stato messo in combutta con il virus Abyss, creando una soluzione che consente una trasmissione via acqua veloce ed efficace. Il tutto architettato dalla Veltro, ritornata sul palcoscenico del bioterrorismo dopo alcuni anni dalla distruzione di Terragrigia, un’isola ridotta in cenere mediante un satellite in seguito all’impossibilità di contenere l’infezione.

Grazie ad una versione del motore di Resident Evil 5, i personaggi sono il fiore all’occhiello del comparto grafico. E pensate che per la prima volta li sentiremo parlare in italiano!

Nel frattempo Chris Redfield si è trovato una nuova partner, Jessica, con la quale sparirà a bordo della nave Queen Zenobia nel cercare di far luce sulla nuova minaccia, costringendo l’anima gemella Jill a partire nell’operazione di salvataggio insieme a Parker Luciani, il nostro rappresentante della bandiera italiana nel gioco. Ad eccezione di Jessica gli altri saranno tutti personaggi giocabili, tanto per farvi capire come la campagna single player mostri più punti di vista della medesima storia. La trama parte da premesse allettanti e si sviluppa senza far calare l’interesse tra un episodio e l’altro, con le stupende cut scenes a fare il grosso del lavoro narrativo mentre il gameplay utilizza spesso espedienti come la ricerca di chiavi o macchinari da riattivare per raggiungere le zone successive.

Le fasi di gioco della campagna sono mescolate con un convincente equilibrio tra action e survival, con le prime sempre più presenti con l’avvicinarsi dell’epilogo e le seconde molto più utilizzate nella prima metà. Sottolineo che ho volutamente omesso l’aggettivo horror dalle fasi survival, non che manchino, ma sia per le ambientazioni che si vanno ampliando rispetto ai ristretti corridoi iniziali sia per la difficoltà nel trovare situazioni sorprendenti tanto quanto quelle già viste, esse sono per lo più confinate nei primi episodi della campagna. E volendo accentuare la questione, neanche l’audio aiuta, fin troppo compresso per riuscire ad affiancare al meglio le atmosfere lugubri della Queen Zenobia.

Che ci crediate o meno, in Resident Evil Revelations è possibile sparare in movimento. Una gradita scelta rispetto al quinto capitolo, il che garantisce un’ottima mobilità ai personaggi.

Ad ogni modo, pur essendo più agevole e permissiva in prossimità dell’epilogo, la gestione delle munizioni sarà importante per tutto il gioco e fortemente collegata all’esplorazione degli ambienti circostanti, esaminabili tramite uno scanner in grado di individuare cartucce nascoste. Altrimenti, fidatevi, potreste rischiare di trovarvi ad affrontare un boss (competitivi e ben realizzati) gigantesco con solo 12 colpi di magnum e 3 di fucile a pompa. [Si precisa che quest’ultima affermazione è basata su fatti realmente accaduti.]

Oltre che per le munizioni, lo scanner permetterà di trovare anche potenziamenti nascosti per le armi, che ne aumenteranno rateo, danno e portata.

Action, survival, esplorazione… No, non bastano. Certo, insieme costituiscono un’ottima campagna da 10 ore e anche più, ma Capcom non ha tralasciato neanche un po’ di arcade vecchio stampo e di collaborazione a più giocatori. La modalità RAID nasce proprio per questo, riprende gli scenari del single player, li riempie di nemici e oggetti, consentendo a uno/due utenti di fare piazza pulita. In singolo, wireless locale o online, la modalità RAID fa largo uso del sistema di sfide al cui completamento corrispondono nuovi costumi, bonus, armi o accessori da riscattare e utilizzare. In alternativa, ogni proiettile andato a segno porta punti nelle tasche del giocatore, spendibili a fine livello nel negozio. Inoltre, una nuova difficoltà, armi più potenti e altri potenziamenti saranno a disposizione non prima di aver completato tutti i livelli precedenti, cosa che dona un discreto replay value ad una modalità da considerare come una piacevole sorpresa in grado mantenere vivo l’interesse per il gioco anche dopo il completamento della campagna.

Una volta sollevata la questione gameplay che definisce Revelations più come un TPS a fasi alternate che un survival horror, l’ultima incognita rimane il sistema di controllo, specie considerando che per noi Europei è il primo titolo a supportare il chiacchierato Circle Pad Pro. Senza di esso il sistema funziona, serve più tempo per farci l’abitudine, resta comunque un po’ macchinoso, oltre che poco gestibile nei momenti più critici…ma in fin dei conti funziona. D’altra parte risulta difficile addossare colpe agli sviluppatori, dato che probabilmente è il miglior compromesso che si possa ottenere con un gioco del genere, tipicamente nato per l’uso del secondo analogico. Ed infatti, il Circle Pad supporta uno schema di controllo che si dimostra indubbiamente più adeguato e comodo, anche in considerazione del fatto che leggerezza ed ergonomia della periferica sono ben studiate.

Il 3D non aggiunge nulla al gameplay, ma neanche a livello grafico colpisce più di tanto, specie per i contorni a volte eccessivamente seghettati.

Fortunatamente sono ancora vivo per scrivere il commento finale, o almeno non sto ancora mutando. Insieme a Jill, Chris e molti altri ho salvato il mondo dall’ennesimo attacco di bioterrorismo, ma in fondo credo di essere ancora incolume. Le armi biologiche (comunemente li chiamano “nemici”) che saltano fuori dai condotti della Queen Zenobia facevano qualche agguato significativo nella prima metà dell’avventura, ma evidentemente si sono accorti che non funzionava e verso l’epilogo hanno optato sempre più spesso per gli attacchi in massa. In entrambi i casi la loro sorte è stata la stessa, anche perchè il mio Circle Pad ha decisamente facilitato le cose, ma forse è meglio non cantar vittoria, visto che dovrò rimanere esposto al rischio di contagio fino a superare le 15 ore per disinfestare anche tutti i livelli della modalità RAID. Magari con tutti questi pericoli dovrei consigliarvi di restarne alla larga, ma per combattere il Virus-T c’è bisogno di tutto l’aiuto possibile e sono certo che rimarrete davvero soddisfatti nell’affrontare una minaccia di tale portata, sempre che come me riusciate a sopravvi….sopr…so…prav…il resto è illeggibile…

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