Robinson: The Journey
Il verdetto di CoPlaNet
Voto, punti di forza e informazioni essenziali
Pro
- Showcase delle potenzialità del VR
- Mondo affascinante
Contro
- Tecnicamente deludente
- Longevità imbarazzante
Ci sono diversi motivi per il quale ho atteso Robinson The Journey con una certa curiosità: In primis, alla Crytek sono famosi per essere in grado di creare giochi in grado di spingere qualunque hardware al massimo e, freschi dell’esperienza accumulata con gli altri visori, mi sono sembrati sin da subito coloro che più di ogni altro potessero mostrare le capacità del Playstation VR. Allo stesso tempo, dopo tante uscite a metà tra un’esperienza e una demo, l’avere finalmente un gioco completo con caratura AAA a poco meno di un mese dall’uscita della piattaforma sembrava quasi la fine di un periodo iniziale pieno di alti e bassi. Se poi aggiungiamo il fatto che Robinson: the Journey esca a pochi giorni di distanza dalla PS4 Pro, con supporto già incluso su disco, le motivazioni dell’alto livello di interesse di un recensore come il sottoscritto sono abbastanza chiare.
Robinson: The Journey vi vedrà vestire i panni di Robin, un giovane astronauta che si risveglierà su un pianeta sconosciuto, Tyson III, dopo il misterioso atterraggio di emergenza della sua capsula. L’unico compagno di avventura legato alla cività sarà HIGS, una sfera volante fastidiosa quanto una madre iper-protettiva, ma essenziale in quanto dotato di una IA avanzata che gli permette di parlare e provare sentimenti come un essere umano. Nei primi minuti di giochi assisterete alla nascita di un cucciolo di tirannosauro a cui darete il nome di Laika, per poi subire un salto temporale di un anno e iniziare la vera e propria avventura. Lo scopo? Esplorare il pianeta, alla ricerca di risposte.

Tyson III ha una caratteristica abbastanza peculiare: è abitato interamente da dinousauri. Come una sorta di Terra di svariati milioni di anni fa, è un paradiso perduto che non hai mai dovuto confrontarsi con l’umanità. Una luogo zeppo di pericoli nel quale vi muoverete in totale libertà, cercando indizi relativi alla vostra nave madre, ad altri sopravvissuti e agli avvenimenti che vi hanno portato a finire in quella selva inospitale. E quella libertà è forse ciò che rende Robinson uno o due passi avanti rispetto alla concorrenza, con diverse sezioni che vi vedrano arrampicarvi e risolvere semplici enigmi per arrivare alla verità.
Gli enigmi, per quanto semplici, sono tra le parti più interessanti del gioco Crytek, e sono principalmente basati sulla levitazione e spostamento di oggetti. Non vi è fondamentalmente nulla di complesso in grado da bloccarvi per giorni, ma per certe sezioni è richiesta una certa dose di “trial and error” per proseguire.
Nonostante Robin passerà l’intera durata del gioco brandendo una dispositivo che ricorda un Move, Robinson al momento è giocabile unicamente con il DualShock 4. Questo ben si presta alla tipologia di gioco, ma lascia comunque abbastanza esterefatti il ritrovarsi con la mancanza di una caratteristica che pare essere stata pensata sin dal principio. Questo significa che punterete utilizzando la vostra testa e che vi muoverete nello spazio usando gli analogici, una scelta che indubbiamente funziona ma che intacca abbastanza l’immedesimazione.

Purtroppo qui finiscono i punti a favore di Robinson, avendo una certa quantità di problemi che influiscono sul risultato finale, partendo dalla realizzazione tecnica. Tyson III è realizzato molto bene, con uno stile unico che ben rappresenta l’idea di un pianeta incontaminato. Il problema è che su PS4 standard è tutto sfuocato, con bassa risoluzione che peggiora ulteriomente guardando verso i bordi dello schermo. Problemi che parzialmente svaniscono su PS4 Pro, ma che comunque lasciano delusi essendo questo il debutto Crytek sulla piattaforma. In ogni caso, la caratterizzazione di ambienti e personaggi è tale da far dimenticare alcune cadute di stile, ma le aspettative enormi dalla casa che ha creato il benchmark per eccellenza su PC sono per me state deluse.
Il vero problema di Robinson: The Journey è però la generale vuotezza dell’esperienza. Questo vale sia per il mondo di gioco, dove oltre a seguire il percorso principale e scannerizzare animali per la vostra raccolta non avrete null’altro da fare, sia per il modo in cui tutte le sezioni sono collegate. La mappa di gioco è molto limitata, con fondamentalmente 5/6 sezioni di media grandezza in totale da visitare, connesse tra loro tramite semplici corridoi. Queste sezioni sono abbastanza diverse e interessanti, ma sono vuote e statiche. Non esiste interazione con la fauna locale, non esiste alcun’altra cosa da fare se non tentare di capire come proseguire. E questo non è assolutamente ovvio in molte situazioni, data la quasi totale mancanza di suggerimenti. Sia ben chiaro, non sono un amante dei giochi che prendono per mano i giocatori togliendogli il gusto di scoprire cosa fare e dove andare, ma in un gioco per VR dove l’interazione è limitata, diventa a volte stressante dover cercare ogni singolo angolo per capire cosa fare. Anche una sola parola di HIGS in alcune situazione sarebbe di aiuto, invece silenzio. A questo si aggiungono l’insensata lentezza del personaggio e l’inserimento di alcune sezioni stealth nella seconda parte dell’avventura che sono risultate mal realizzate e fronte di gran frustrazione per il sottoscritto.

Ma la cosa che più pesa su tutto è che questi difetti sembrano messi lì per coprire ciò che è il vero problema del gioco: la longevità. Ho finito Robinson in circa 3 sessioni, di circa un’ora ciascuna, senza utilizzare nessuna guida o suggerimento. E in queste 3 ore mi sono ritrovato più di una volta a non capire cosa fare, andando avanti e indietro tra la base e le varie aree, e mi sono impegnato il più possibile ad analizzare la fauna di Tyson III. Questo andrebbe anche bene vista la media dei titoli di lancio del PSVR, ma Robinson: The Journey è un gioco che esce a prezzo pieno. Come si fa a consigliare un gioco così povero di contenuti che viene venduto allo stesso prezzo di produzioni molto, molto più ricche di contenuti? E’ chiaro, c’è un premium da pagare perché si tratta di un’esclusiva per VR, ma non credo questa sia la strada giusta per avvicinare l’utenza a una tecnologia nuova che al momento ha tutto da dimostrare.
Il titolo Crytek, come tutti i giochi in cui avete la possibilità di muovervi a 360 gradi, è abbastanza duro sul vostro fisico. Sono state inserite diverse opzioni per mitigare il fenomeno del motion sickness e sono tutte più o meno efficaci, ma è consigliato iniziare con sessioni breve e tentare le diverse possibilità per capire come il vostro corpo reagisce a questo tipo di avventure. Il sottoscritto, dopo circa un mese di avventure nella realtà virtuale, ha provato un senso di nauesa unicamente giocandolo su PS4 standard, non avendo avuto nessun tipo di problema su PS4 Pro. Su quest’ultimo punto andrebbero però condotti test più precisi, ma una migliore pulizia grafica, unita all’abitudine nell’ultizzo del visore, rendono l’esperienza molto più confortevole.

Robinson: The Journey è da alcuni punti di vista uno dei migliori titoli per Playstation VR al momento. Offre un’avventura completa ed estremamente godibile, con diversi momenti WOW dovuti all’ambientazione e con tante idee interessanti relative al gameplay. I vari difetti riscontrati sono un problema minore, soprattutto se giocati su PS4 Pro, ma anche in quel caso è difficile ignorare la longevità misera per il prezzo e la totale mancanza di cose da fare una volta finito. Ciò che ne viene fuori è un ottimo prodotto che però risulta difficile da consigliare a 60€. Le cose potrebbero cambiare con un taglio di prezzo o con l’arrivo della patch per utilizzare i controller di movimento, per il momento purtroppo la realtà dei fatti lo vede lontano dalla promozione.
Stress VR: Alto
Effetto VR: Alto
