STARHAWK

Prendete la battaglia e portatela fra le stelle!

Recensione

STARHAWK

PlayStation 3

Il verdetto di CoPlaNet

Voto, punti di forza e informazioni essenziali

PiattaformePlayStation 3
SviluppatoreLightBox Interactive, SCE Santa Monica Studio
PublisherSony Computer Entertainment
Uscita08/05/2012

C’è poco da dire. Nel 2007 le alternative per i possessori di PS3 non erano moltissime, mancavano ancora titoloni in grado di tenere i giocatori attaccati per ore e ore e lo splendore della console che abbiamo conosciuto pareva essere solo una lontanissima ipotesi. Spiccava però un certo Warhawk, titolo first party in grado di lanciare i giocatori in frenetiche battaglie online a 32 giocatori, diverso dai soliti shooter grazie alla sua visuale in terza persona e alla possibilità di combattere sia a terra sia in aria. Starhawk si è fatto attendere parecchio tempo, sono sicuro di averlo sentito nominare la prima volta almeno 3 anni fa, quando si sapeva poco o nulla di cosa avremmo avuto fra le mani. Sapevamo che saremmo andati fra le stesse e così è stato.

Starhawk è un seguito/non seguito di Warhawk. I cambiamenti sono talmente tanti che giustificano il non avere numeri all’interno del proprio nome. Eppure, alla base, resta sempre il gioco in cui, in terza persona, un gran numero di giocatori si scontra per la vittoria.

Le differenze iniziano con una campagna in single player, novità assoluta rispetto al capitolo precedente unicamente online, e proseguono con il sistema ispirato agli RTS, dove bisogna costruire le attrezzature necessarie per la battaglia. La prima novità è utile quanto la storia forzata di qualunque titolo che nasce come gioco online, la seconda è una delle più geniali variazioni sul tema mai viste sino ad ora.

Se avete amato il combattimento sui Warhawk, preparatevi a innamorarvi di nuovo…

 

La storia, raccontata con scene animate ad intervallare i livelli, narra di una sorta di far west galattico dove l’umanità è continuamente alla ricerca di energia delle frattura, che sgorga dai pianeti. La colonizzazione dello spazio alla ricerca di questa energia ha rivelato però alcune terribili controindicazioni: Gli umani, corrotti d diventano i cattivi, chiamati Outcast. Alcuni umani sono però in grado di controllare questa energia, senza esserne corrotti, diventando una sorta di supereroi. E’ qui che entra in mezzo il protagonista del titolo, Emmett Graves, una sorta di minatore spaziale corrotto dall’energia ma non abbastanza da rivoltarsi contro i suoi simili.

La storia, poco interessante per la sua breve durata (intorno alle 5 ore), non sarà altro che un lungo tutorial per spiegarvi i controlli e le novità del titolo, cercando di addolcire il tutto con personaggi e filmati. Purtroppo è bene dire subito che, nel bene e nel male, non è il motivo per il quale si acquista Starhawk.

Quel motivo è dato dal suo gameplay particolare, che potrebbe causarvi dipendenza. L’energia della frattura infatti è la valuta utilizzabile nel gioco per costruire/potenziare le diverse installazioni. La otterrete dalle fratture, vicino alle quali costruirete le vostre basi, o eliminando semplicemente gli avversari. Con l’energia sarete in grado di costruire, in tempo reale durante le battaglie, muri, postazioni per il respawn di veicoli, torrette e così via. Tutto questo, unito alla possibilità di effettuare respawn lanciandovi in un pod dallo spazio che potrete anche guidare sui nemici, rende il gioco estremamente tattico.

Starhawk presto diventa un campo di battaglia dove il pericolo può arrivare da tutte le direzioni, terra o cielo che sia, e dove la strategia e il gioco di squadra saranno necessari per la vittoria.

Questo è Emmet, sopra a uno dei particolari veicoli del gioco, mentre guarda con aria da gran figo verso l’orizzonte.

 

Le mappe, abbastanza grandi e non molto particolari, saranno esplorabile con una gran varietà di veicoli, di diverse dimensioni. Tralasciando quelli più canonici (jetpack, una sorta di quad e una buggy), sarà lo Starhawk a splendere su tutti… non per niente è ciò da cui il gioco prende il nome! Questo veicolo ibrido sarà non solo in grado di volare come un Warhawk ma avrà anche una trasformazione in mech, utile a combattere sulla terra ferma. Esattamente, sarà come guidare un transformer in grado di spiccare il volo a comando, qualcosa che per alcune persone potrebbe valere già l’acquisto del gioco. E, per quanto sia piacevole pilotare un mezzo simile anche in single player, è nel multi che la libertà di poter combattere in cielo o in terra ha davvero senso e renderà l’insieme vario e avvincente.

Combattere online è decisamente divertente, proseguendo quello che era lo spirito del capitolo precedente. Si basa tutto sull’immediatezza, grazie ai suoi controlli standard, e l’azione non ha mai punti fermi, che decidiate di stare in difesa del vostro avamposto o in cielo a bombardare le basi nemiche.

Forse l’unico punto debole è che, tolte le novità, a conti fatti ci troviamo a qualcosa di molto simile a Warhawk e, nel caso in cui non aveste amato il capitolo precedente, difficilmente questo vi prenderà più del dovuto.

Anche da un punto di vista delle modalità avremo qualche piccolo problema, visto che per buona parte saranno simili a quelle del gioco del 2007 e questo non sempre aiuterà a trovare un senso alle meccaniche nuove introdotte qui. Sarà difficile concentrarsi sulla costruzione nei deathmatch o nel cattura la bandiera, mentre avrà più senso altrove, come nella modalità Zona.

Nonostante questi difetti, l’online di Starhawk è diverte e bilanciato e, tolte le prime ore dove sarà necessario apprendere come coniugare le particolarità con una squadra di 16 persone, le soddisfazioni che potrete togliervi saranno tante. E, come ci si può aspettare da un gioco moderno, non manca un sistema di crescita ed esperienza che toccherà tutto, dalle abilità alle personalizzazioni estetiche.

Lo so che questa scena vi ricorda Halo, quindi diciamolo subito e togliamoci il pensiero!

 

Tecnicamente il titolo si mostra solido, con una bella grafica e un framerate costante, nonostante il caos a schermo e le ambientazioni enormi. Buono anche l’audio, abbastanza intonato con il tutto, mentre è eccellente il doppiaggio. Purtroppo tutto questo è bilanciato da una netta mancanza di particolarità nello stile, che, a prescindere dalle personalizzazioni, non fa molto per distinguersi. Vero nei personaggi, vero nei veicoli e nelle ambientazioni. Anche le armi, per quanto certamente diverse da ciò che si vede ogni anno in COD, peccano di personalità. Per carità, troverete quella più adatta al vostro stile di gioco, ma scordatevi qualcosa che vi resterà impresso a vita.

Il discorso cambia per il netcode, essenziale per un titolo del genere, realizzato alla perfezione, con pochissimi problemi rilevati nelle partite di prova.

Un titolo del genere non può essere facilmente giudicato all’uscita, è risaputo che arriveranno aggiornamenti e DLC e, a quanto pare, le mappe saranno tutte gratuite mentre si pagheranno soltanto le espansioni. Una buona idea, in grado di non frammentare troppo i giocatori in un futuro prossimo, che fa comunque sperare in un’evoluzione votata al lungo termine, proprio come è stato fatto per Warhawk.

Ecco il sistema di costruzione in atto. Controller alla mano, è impressionante la semplicità con la quale i programmatori sono riusciti a implementarla in un genere diverso.

 

Starhawk è un titolo particolare e innovativo, non esente da difetti ma in grado di portare delle idee nuove che, c’è da scommetterci, molti altri in futuro imiteranno. Nonostante la mancanza di personalità e alcune piccole imperfezioni da smussare, il cross over tra sparatutto e RTS risulta interessante e avvincente, aprendo nuovi orizzonti negli scontri fra giocatori online.

Warhawk, poco dopo la nascita della PS3, è stato un acquisto obbligato per coloro che non avevano voglia di giocare solo a Call of Duty, Starhawk approda in un periodo in cui le alternativa sono tante e di valore, esclusive e non. Per quanto non sia un gioco da consigliare a tutti, è sicuramente un gioco per quelli alla ricerca di qualcosa di nuovo in cui spendere diverse ore della propria vita da videogiocatore. Una volta presa la mano, agli altri giochi mancherà sempre qualcosa.

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