Metal Gear Solid V: Ground Zeroes

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[VIDEORECENSIONE] Metal Gear Solid V: Ground Zeroes

Metal-Gear-Solid-V-Ground-ZeroesNo alla longevità, si alla qualità

Metal Gear Solid V: Ground Zeroes è uno di quei titoli che sa far parlare l’intero universo videoludico, sia per l’indiscussa qualità sulla quale si basa l’intera saga sia per le inedite scelte di mercato che lo coinvolgono. Quando Hideo Kojima partorisce un’idea, parecchie migliaia di bocche sono già pronte ad emettere sentenze su quanto il maestro giapponese sia geniale nel dare un’impronta unica ad un prodotto. Ma all’alba del 2014 il vento cambia. Probabilmente è dai tempi di Metal Gear Solid 2 che il brand non vede una spaccatura simile tra i propri fan, e non c’è nemmeno da stupirsi tanto del perché. Ground Zeroes è un titolo abbastanza controverso, un gioco etichettato come la grande demo a pagamento del futuro The Phantom Pain e che al tempo stesso riesce ad essere il meritato antipasto di un corposo banchetto. Forse non lo sapremo mai, ma è probabile che questa particolare e poco gradita scelta di mercato sia il vero banco di prova che permette di perfezionare il vero Metal Gear Solid V.

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Big Boss atterra a Camp Omega. Che la missione cominci…

Ground Zeroes si compone di un’unica e vera missione principale, che cronologicamente si pone dopo 2 anni gli avvenimenti narrati in MGS: Peace Walker. Nei panni di Big Boss, divenuto una vera e propria leggenda a capo dei Militaires Sans Frontières, dovremo infiltrarci in una prigione nemica con il compito di salvare Chico e Paz, rapiti da un organizzazione di nome XOF, della quale nulla si saprà se non che sarà comandata da un inquietante tizio che risponderà al nome di Skull Face. A livello di trama non si può dire altro trattandosi di un prologo, è un qualcosa che inizia e di cui non sappiamo realmente la fine. La sequenza narrativa vera e propria di Ground Zeroes è limitata nei filmati iniziali e conclusivi, meno lunghi in confronto ai precedenti capitoli ma dallo stesso impatto emotivo. Quel poco di storia che ci viene raccontato non delude, la mano di Kojima si vede e tutto questo fa ben sperare per il futuro, visto che le mancanza di idee e qualità narrativa sono ormai una costante pressoché fissa nei titoli che compongono una catena di opere videoludica.

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Il giovane Chico, conosciuto in MGS: Peace Walker, non se la passa molto nella sua nuova dimora…

Kojima ha promesso cambiamenti radicali e inediti per la serie, ed è stato effettivamente di parola. Il più evidente cambio che il gameplay ha subito è stato applicato alle meccaniche di base che da sempre hanno contraddistinto il brand. Ground Zeroes è un ibrido tra open world, action e stealth; il primo impatto tende a spiazzare se paragoniamo il titolo ai vecchi capitoli compreso MGS4, necessitando un po’ di tempo per essere completamente assimilato. La novità più evidente è l’assenza costante di un radar visivo o acustico che ci permette di tenere sott’occhio la situazione: il giocatore deve ora necessariamente scrutare bene il territorio posizionandosi strategicamente, magari aiutandosi con il binocolo che per la prima volta acquisisce un ruolo da protagonista. Con questo strumento si può marchiare facilmente i nemici facendo comparire in maniera permanente un simbolo sulla mappa visionabile dal menu iDroid; per essere consultata occorre quindi trovare un luogo sicuro al riparo da occhi indiscreti e tutto ciò da un tocco inedito a quanto visto finora in Metal Gear. Solo dopo aver studiato bene il territorio il giocatore può decidere la strategia migliore, sia essa puramente a basso profilo o volta all’azione più cruda. Anche il concetto di stealth risulta rivoluzionato: dite addio al sistema di mimetizzazione, Big Boss dispone di una semplice tuta da infiltrazione e deve arrangiarsi con quanto trova sul proprio percorso per nascondersi: muretti, tetti, cespugli e zone d’ombra sono tra gli alleati migliori sui quali potete contare. “There’s no place to Hide(o)”.

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La luce artificiale sarà uno dei vostri peggiori avversari, soprattutto nei piazzali o nelle zone con pochi ripari dal fuoco nemico.

La mobilità di Snake/Big Boss risulta migliorata; è possibile scattare e anche lanciarsi a terra mentre si corre, oltre a potersi arrampicare in maniera realistica su diversi tipi di pendii e dislivelli. Rivoluzionato anche il sistema di gestione delle armi: tramite la croce direzionale si accede alla scelta di armi lunghe, pistole, granate e visore notturno; a differenza del passato è possibile trasportare una o due armi alla volta per tipologia, recuperabili dai soldati nemici o nei magazzini. Non può mancare ovviamente il CQC, forse l’unico elemento che più rimane ancorato a quanto visto in passato. L’ultima novità degna di nota per quanto riguarda le capacità di Big Boss si ha nella possibilità di guidare i mezzi disponibili nella base, siano essi camionette da ricognizione o carri armati; tutti espedienti da non sottovalutare vista anche la differente, seppur non radicalmente, IA nemica rispetto al passato. Lo spettro visivo nemico è decisamente aumentato e ora risulta più difficile nascondersi per concludere le fasi di allerta quando venite individuati, complice anche una discreta aggressività dei soldati avversari, i quali non esitano a chiamare i rinforzi mentre vi sparano contro tutto ciò che hanno. Peccato solo che, almeno nella missione principale, Big Boss abbia una resistenza strepitosa: a difficoltà normale è davvero arduo morire, occorre semplicemente scappare e trovare un riparo per recuperare rapidamente l’energia persa; solo in casi di assoluta emergenza siete obbligati a curarvi con lo spray medico e guarire dalle ferite mortali. A chiudere il cerchio troviamo un particolare bullet time che si attiva appena venite scoperti dai nemici, dandovi la possibilità di zittire l’avversario prima che chiami i riforzi.

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Grazie al CQC, interrogando i soldati potrete ottenere preziose informazioni come la locazione di nuove armi o dettagli sulle truppe nemiche.

Tecnicamente, Ground Zeroes mostra i muscoli con un comparto grafico di primo livello: il FOX Engine funziona perfettamente su entrambe le generazioni di console, regalando giochi di luce di tutto rispetto e modelli dei personaggi, Big Boss in primis, di pregevole fattura. Ovviamente sulle nuove console la bontà del motore di Konami risalta maggiormente, con una cura certosina nei dettagli che su PS3 e Xbox 360 non è possibile avere. La breve avventura di questo Ground Zeroes ci mostra un mondo dai toni cupi, sotto la pioggia battente e le raffiche di vento, ottimamente gestito graficamente e dal sonoro apprezzabile. Insomma si iniziano a vedere davvero le prime potenzialità delle console next gen su un gioco multipiattaforma, anche se PS4 è leggermente avvantaggiata dato che il titolo supporta i 1080p nativi con 60fps, al contrario di Xbox One che supporta solo i 720p a 60 fps.

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Il FOX Engine mostra la sua bellezza negli effetti di luce, nei dettagli di Big Boss e in molti degli elementi che vi circondano. Davvero una gioia per gli occhi, soprattutto sulle console di nuova generazione.

Non è comunque tutto oro quello che luccica, perché come detto in apertura Ground Zeroes è un titolo controverso. Su tutto spicca la bassissima longevità del gioco: la missione principale si completa nel giro di due ore scarse, considerando anche il tempo di ambientarsi al nuovo sistema e all’esplorazione libera; probabilmente giocandolo una seconda volta il tempo impiegato non supererebbe la mezz’ora. Veramente troppo poco, e nemmeno le missioni extra sbloccabili al completamento dell’avventura possono giustificare i 40 euro chiesti per la versione retail. Oltre a questo difetto evidente, Ground Zeroes sembra davvero essere un titolo troncato in diversi aspetti. Big Boss appare più esperto e temprato che in passato, ma l’assenza di elementi basilari come l’appiattirsi sulle pareti e provocare rumore per attirare le guardie, nascondersi nelle ormai leggendarie scatole di cartone e rotolare liberamente lascia un po’ basiti. La mappa, pur essendo davvero grande e dispersiva, non offre particolari interazioni; fa un po’ specie non poter rifugiarsi all’interno dei vari prefabbricati, così come l’impossibilità di distruggere gli scenari a bordo di un carro armato. Speriamo vivamente che nel futuro Phantom Pain tutto questo sia presente.
Metal Gear Solid V: Ground Zeroes è un antipasto breve ed esoso, ma si tratta di un titolo che ogni amante del brand deve assolutamente provare, magari in formato digitale, risparmiando anche fino alla metà del prezzo per le console di vecchia generazione. Il nuovo Big Boss, il taglio più cinematografico ed una breve ma intensa narrativa sono motivi più che validi per dare una chance a questo particolare titolo, che si dimostra prologo di una storia potenzialmente valida e rivoluzione per la saga in termini di gameplay.

Il Buono

  • Novità interessanti
  • Svecchiata generale positiva
  • FOX Engine promette faville

Il Cattivo

  • Longevità davvero bassa
  • Mancano alcuni tratti classici del brand
  • Trasforma l'hype per Phantom Pain in una vera sofferenza
7

Scritto da: Max "OminoGiallo" Andreon

Giallo di nome ma non (più) di chioma, è un individuo atipico se confrontato ai suoi simili. Preferisce di gran lunga un joypad usurato ad una quattroruote super-sportiva. Una persona che ha bisogno dei suoi spazi intimi giornalieri con la console. La preferita? La giapponese, sia per il gaming che per il gentilsesso. Ringrazia N per averlo svezzato ludicamente, a pane e Mario-Tetris.

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