[RECENSIONE] Soul Sacrifice

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[RECENSIONE] Soul Sacrifice

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“Il sacrificio è la sola, vera perversione umana.”

Una delle critiche più comuni mossa a Sony riguardo alla gestione PsVita è stata quella di non aver mai supportato a pieno la sua macchina. Dopo una line up iniziale ben nutrita, nel corso dei mesi le uscite si sono sempre più ridotte, andando a creare terreno fertile per tutti quei giochi di parole legati al nome steso della console: Vita-Morta-Cadavere e via dicendo. Il compito a cui Keiji Inafune è chiamato quindi, assume un doppio significato non certo da poco: da una parte quello di tener fede al suo nome (ricordiamo che tra i suoi numerosi “colpi da 90” ci sono serie del calibro di Mega Man e Onimusha e a lui si deve il Character Design di Street Fighter) dall’altra quello decisamente più ostico di risollevare le sorti della ormai non più neonata di casa Sony. Basterà il suo sacrificio?

La storia parte con il nostro protagonista rinchiuso in una prigione d’ossa, in un mondo che appare marcio e decadente, che assiste alla brutale esecuzione di un altro detenuto. Ritrova così il Librom, un libro parlante esteticamente molto simile al ben noto Necronimicon Ex Mortis della saga di Evil Dead. Il libro ci spiega come nelle sue pagine siano presenti racconti legati al passato che possono far luce sugli eventi e soprattutto conferire al nostro protagonista poteri magici eccezionali. L’incipit non è certo dei più fantasiosi, e anche l’espediente utilizzato per accedere all’editor del personaggio non fa certo gridare al miracolo (e anche quest’ultimo non è dei più vari). Le prime missioni svolgono l’ovvio compito di tutorial, permettendoci di assimilare le basi del sistema di combattimento creato da Inafune. Avremo infatti a nostra disposizione 6 incantesimi da poter utilizzare un numero limitato di volte. Questo fattore assume un valore fondamentale nel proseguo dell’avventura, in quanto se durante i primi “ricordi” la scelta e l’utilizzo degli incantesimi non giocherà mai un ruolo determinante, con il proseguo dell’avventura trovarsi ad affrontare una missione con il setup sbagliato porterà sicuramente a un epilogo poco piacevole. Leggasi morte certa.

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Affrontare un nemico di queste dimensoni senza la giusta preparazione porterà al termine dello scontro in pochi minuti. Ovviamente a suo favore…

Fortunatamente tramite un’abilità chiamata Mind’s Eye ci si rende conto che le arene in cui si svolge la missione “nascondono” armi e poteri che fungono da bonus. E’ interessante notare come ogni cosa abbia una rilevanza non trascurabile, infatti l’utilizzo di questa abilità rende impossibile la magia, rendendoci “vulnerabili” agli attacchi nemici. Quindi esattamente come la scelta degli incantesimi anche l’utilizzo del Mind’s Eye va ben ponderato. Ogni nemico abbattuto poi ci porrà di fronte ad una scelta: sacrificarlo e ottenere così un aumento del nostro potenziale d’attacco o salvare la sua anima, ottenendo così un potenziamento difensivo? Anche questa scelta influisce notevolmente nella creazione di una build personale, considerato che nel corso dell’avventura certe abilità verranno precluse a chi non soddisfa un certo prerequisito che può essere un determinato valore di attacco/difesa piuttosto che un determinato catalizzatore che si ottiene sacrificando/salvando determinati nemici. Si perchè ogni missione portata a termine darà come “ricompensa” determinati componenti che potranno essere utilizzati come catalizzatori per gli incantesimi, fusi assieme per creare nuovi componenti e di conseguenza nuove magie e così via, in base a quelle che son state le nostre azioni nel corso della missione, andando così a creare una prima somiglianza con quel mostro sacro di Monster Hunter. Ma mentre in questo le “ricompense” influiscono anche a livello estetico (creando le famose armi e armature “personalizzate”) in Soul Sacrifice questo sistema si applica solo agli incantesimi, mentre l’aspetto estetico è limitato ai soli abiti sbloccabili nel corso dell’avventura.

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Ogni nemico abbattuto ci porrà di fronte ad una scelta

La somiglianza però si accentua quando si entra in possesso dei Rituali Oscuri, incantesimi devastanti legati al braccio demoniaco del protagonista. Questi rappresentano il vero fulcro del gioco, in quanto per poter essere attivati richiedono un sacrificio da parte del giocatore, ovvero una parte del corpo più o meno importante la cui mancanza andrà ad influenzare sensibilmente lo svolgersi della missione, limitando ad esempio mobilità piuttosto che potere d’attacco o di difesa. Questi rituali verranno poi preclusi fino al ripristino della parte sacrificata, che può avvenire con le lacrime che Librom rilascia occasionalmente. Le lacrime verranno poi utilizzate anche per ripristinare gli incantesimi qualora  si dovessero esaurire i lanci durante un combattimento.

Per quanto sia completamente giocabile e godibile in single player, esattamente come il sopracitato Monster Hunter Soul Sacrifice dà il meglio di sè in multiplayer. Mentre nell’avventura in solitaria il nostro scopo sarà quello di trovare un equilibrio tra attacco e difesa considerando anche le cure, nelle missioni affrontate in compagnia si può creare (anche se sarebbe più corretto dire si DEVE) un personaggio specializzato in una determinata categoria di magie, in modo da poter sfruttare a pieno la collaborazione. Oltre a poter combinare gli incantesimi tra loro infatti, anche i nostri compagni caduti sul campo di battaglia, analogamente a qualsiasi creatura del gioco, ci porranno di fronte a una scelta, ovvero salvarli sacrificando parte della nostra energia o sacrificarli, scatenando così una magia assolutamente devastante. In questo caso, il giocatore “sacrificato” continuerà comunque a essere parte attiva dello scontro, contribuendo come una sorta di “fantasma” a diminuire (in gergo da MMO “debuffare”) le difese del nemico di turno.

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La creazione di un party specializzato è uno degli aspetti più appaganti del gioco

Dal punto di vista tecnico Soul Sacrifice non fa certo gridare al miracolo. Arene mai troppo grandi e una certa ripetitività negli ambienti si scontrano con la rappresentazione delle magie che invece è molto gradevole con ottimi effetti di luce. Quello che colpisce maggiormente però è il design “malato” delle creature del gioco, che ricorda in maniera impressionante l’autore di Berserk, Kentaro Miiura (sfido chiunque, durante la prima missione di tutorial, a negare la somiglianza). Ci troviamo quindi potenzialmente davanti alla prima vera Killer Application per Vita, visto che si parla di una nuova IP e non di uno Spin Off di una serie già avviata sulla “sorella maggiore”, motivo più che valido per meditare l’acquisto della console anche in previsione dei titoli futuri (alcuni già annunciati, per esempio God Eaters 2, altri sicuramente in cantiere e che faranno lo loro comparsa a breve all’ E3), mentre chi già possiede la portatile Sony non può lasciarsi sfuggire un titolo che ha un gameplay molto più profondo di quel che traspare da queste righe. E che offre degna dimostrazione che, seppur in un videogioco che di “reale” non ha niente, ad ogni azione corrisponde una reazione, uguale e contraria.

Scritto da: Riccardo "Rhaxs" Sitzia

Videogiocatore sin da quando ha avuto facoltà di pensiero, possiede come caratteristica fondamentale avere "metallo liquido e birra" al posto del sangue nelle vene. Soffre della "Sindrome del Chitarrista" che, oltre a costringerlo a imbarazzanti esibizioni di Air Guitar in luoghi pubblici utilizza come scusa per i suoi frequenti errori di battitura: "Ho le dita della mano sinistra che vanno più veloce del pensiero..deformazione professionale" ama dire.

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