Gioite avventurieri… Lara è tornata!
Uncharted domina la scena degli action-adventure e l’icona per eccellenza del genere se ne resta in disparte? Di sicuro, oltre ai recenti anni di assenza, gli ultimi capitoli della saga hanno ottenuto risultati altalenanti, per questo prima di tornare sul palco il brand aveva bisogno di uno svecchiamento per ricostruire di nuovo la figura di Lara Croft. Per la verità non tutto in Tomb Raider è nuovo, riferimento che punta dritto agli sviluppatori Crystal Dynamics, già autori di TR: Legend, Underworld e Anniversary. Ma questa volta cinque lunghi anni di sviluppo potrebbero aver dato quella spinta in più per riscattare la saga, e chissà, magari le chance di contendere lo scettro a Nathan Drake non sono poi così remote.
Le vicende della nuova Lara partono dagli albori, quando ancora è una giovane archeologa qualunque alla ricerca dei più grandi misteri che la storia di antiche civiltà può offrire. Proprio una delle prime grandi spedizioni sulle tracce del popolo degli Yamatai, porta lei e il resto dell’equipaggio ad un naufragio nei pressi del Triangolo del Drago. Inizialmente ritrovatasi sola, Lara dovrà ritrovare il resto della ciurma e allo stesso tempo cercare soccorsi e alternative per lasciare l’isola. Questo mentre il culto degli Yamatai si rivela vivo e vegeto, e una strana tempesta minaccia qualunque mezzo si trovi nei paraggi dell’isola. Le premesse per una storia affascinante e misteriosa ci sono tutte, ma per definire meglio la trama di gioco non è di questo di cui dovrei parlare.
Ecco l’equipaggio della nave, in generale li conoscerete poco durante l’avventura, ma avrete modo di leggerne i pensieri nei loro diari sparsi sull’isola. Comunque, essendo personaggi secondari, siamo a ridosso di molti clichè.
La verità è che tutto questo funge più da background. La prima cosa di cui vi importerà, più che degli eventi veri e propri, sarà la reazione di Lara ad essi. Perchè é Lara ad essere al centro della narrazione, mentre tutto il resto le ruota intorno. Durante tutto il gioco Lara è la vera trama principale, quindi tutti i suoi comportamenti, il peso della figura del padre, e la sua evoluzione da giovane donna spaventata ed impreparata fino a diventare una vera Croft saranno il fulcro dell’avventura. Sarà il primo tassello nella formazione della Lara Croft che abbiamo imparato a conoscere nei vecchi capitoli, e, cosa importantissima, ne verrete coinvolti. Vero è che forse manca quel pizzico di imprevedibilità in più negli eventi sull’isola, ma il modo in cui è trattato il ruolo di Lara non è qualcosa che si vede spesso nelle produzioni odierne, un aspetto che quindi non può che essere un punto a favore del nuovo Tomb Raider.
In termini di gameplay la storia segue un’evoluzione lineare suddivisa in sezioni, corrispondenti a varie zone dell’isola. Riducendola ai minimi termini, la progressione si riassume in tre fasi: platform/puzzle, esplorazione e combattimenti. Salvo aree dedicate espressamente per i combattimenti o per le arrampicate, il level design dell’isola è strutturato alla perfezione per far convivere tutti e tre i fronti in armonia. Tipicamente, ogni area comprende un buon numero di edifici, pareti rocciose, piattaforme mobili e zip line in modo da portare chi gioca a fermarsi e riflettere sulla strada da percorrere, specie per arrivare alle alture più remote alla ricerca di materiali e dei collezionabili. Questi ultimi aprono l’orizzonte su quel pizzico di RPG che ormai qualsiasi videogame non si fa mancare, in questo caso nello sbloccare accessori per le armi e abilità.
Nel gioco sono presenti anche alcune tombe opzionali da razziare, strutturate con un grande puzzle superato il quale si arriva al tesoro. Sono un buon extra, ma con puzzle al massimo di media difficoltà, anche se le prime risultano molto semplici. E quando le state per assaporare, sono già finite. Comunque rimangono un buon punto di partenza, potrebbero avere un futuro…
Ottenibili aprendo varie casse e armadietti sparsi sull’isola o saccheggiando nemici, i materiali permettono di acquistare accessori utili sia ad aumentare le statistiche delle armi (danno, rateo, velocità di ricarica) sia ad aggiungere silenziatori, mirini e proiettili incendiari. Mentre le skills, suddivise in tre categorie, necessitano di un accumulo di punti esperienza per essere sbloccarle. La prima categoria, “Sopravvivenza”, racchiude abilità più soft, in particolare rivolte all’aumento delle ricompense (materiali ed esperienza) in base alle vostre azioni, “Caccia” si sofferma su miglioramenti relativi all’uso delle armi, e per finire rimane “Combattimento”, che si compone di skills per gli scontri ravvicinati. Tuttavia non sarete posti davanti a radicali diramazioni, con un po’ di esplorazione non sarà un problema ottenerle quasi tutte prima di affrontare il finale del gioco.
Non rimane che l’ultima fase: i combattimenti. Fatta eccezione per la possibilità di un approccio stealth fatto di uccisioni silenziose con l’arco e a mani nude, ci troviamo di fronte a scontri molto dinamici. Se nella primissima parte del gioco, complice anche una presenza di combattimenti sporadica e contro pochi elementi, siamo al classico “trova una copertura e spara”, dopo qualche ora di gioco le cose iniziano a farsi più interessanti. Anche a fronte di un sistema di copertura non precisissimo (può capitare di non rendersi conto se si è coperti bene o meno), i ripari fissi verranno sempre meno, perchè i nemici costringono frequentemente a cambiare posizione. Premesso che molto spesso l’ambiente è parte integrante di questa caratteristica visto che l’isola offre tipicamente spazi aperti (quindi aggirabili), il buon assortimento di nemici è il principale motivo di questo apprezzabile dinamismo. In particolare mi riferisco a indigeni con lame da 40 centimetri, ed eventualmente muniti di scudo, che non ci pensano due volte a farsi sotto, anche per costringervi ad uscire allo scoperto diventando bersagli facili per le armi da fuoco. Nel complesso quindi funziona tutto molto bene, anche se forse l’unica pecca sta’ nella difficoltà, che pure al livello più alto ha, in prevalenza, un’incisività piuttosto leggera.
Quick time events, ci sono anche loro. Vengono usati sia a fini narrativi, sia durante i combattimenti a corto raggio, in particolare per i contrattacchi dopo aver schivato i nemici. Non risultano intrusivi e ben si adattano ad entrambe le situazioni.
Trama coinvolgente, gameplay solido… Cosa è rimasto per completare l’opera? In questo caso più che mai, non c’è niente di meglio che un comparto tecnico-artistico che regga tutto il resto, capace di enfatizzare l’aspetto narrativo con una caratterizzazione dell’isola varia e convincente, e allo stesso tempo dare qualche contributo al gameplay, anzitutto grazie ad effetti meteorologici suggestivi e anche influenti in alcuni frangenti. Da un punto di vista puramente tecnico siamo anche su ottimi standard, sia a livello di textures che di modellazione poligonale, nonostante nelle cut-scenes (realizzate con il motore in-game) si notino diverse imperfezioni nei piccoli dettagli. E per chiudere il cerchio posso, oltre ad affermare la bontà della colonna sonora, mettere una buona parola per il doppiaggio in inglese, mentre nella versione italiana si nota la mancanza della doppiatrice storica Elda Olivieri.
Ora, la recensione si potrebbe chiudere qui, in trionfo, ma ad onor di cronaca resta il multiplayer. E già da quest’ultima frase avrete capito che ciò che sto per dire non vi farà saltare dalla gioia, perchè la sensazione di trovarsi di fronte ad un abisso tra single player e multiplayer è nettissima. Affidato in gestione ad Eidos Montreal, riprende in toto il gameplay dell’avventura di Lara, fattore decisivo a decretarne lo scarso successo. Semplicemente non è adatto, per il sistema di copertura e per i movimenti dei personaggi in primis, una tesi confermata da quanto i giocatori usino il salto per schivare i proiettili. Cercare di sparare a una scimmia impazzita, questo sembra. E neanche in termini di contenuti si salva il multiplayer, viste le poche mappe e due sole modalità oltre agli immancabili deathmatch, ossia SOS e Soccorso. Quanto meno risultano divertenti, con la prima in cui i sopravvissuti cercheranno di attivare tre segnalatori radio, e con la seconda dove cercheranno di sottrarre scorte mediche ai Solarii, impegnati semplicemente ad impedire il compimento delll’obiettivo in entrambe le modalità. Infine rimane da segnalare anche una stabilità non sempre efficace, a volte causa anche di crash della console, Xbox 360 in questo caso. Tirando le somme parliamo di un multiplayer che quindi sembra essere estraneo, probabilmente giustificato solo ed esclusivamente da pure scelte di marketing da parte di Square Enix, ma che il sottoscritto non si sente di considerare influente in sede di votazione e responso finale, l’egregio lavoro dei Crystal Dynamics non lo merita. L’unica cosa che sento di aggiungere è di passare oltre, non pensate di comprare Tomb Raider convinti che il multiplayer vi possa soddisfare.
L’arco, assieme a fucile a pompa, pistola e fucile d’assalto, è una delle quattro armi di gioco. Diciamo che da’ soddisfazione, oltre che a rivelarsi il metodo più efficace per agire di soppiatto senza allertare altre guardie.
Quindi, fatta e dovuta quest’ultima premessa, posso tranquillamente affermare che Tomb Raider è uno dei migliori adventure di questa generazione. Fila tutto liscio, intrecciato stupendamente, dal trasformare la figura di Lara nella vera trama principale, al level design che pur stando nella linearità si permette di soddisfare combattimenti, azione ed esplorazione. Ripartire da capo ha fatto davvero bene, Tomb Raider ha un futuro roseo all’orizzonte, ci sono ancora margini di miglioramento, ma già allo stato attuale combattere spalla a spalla con Nathan Drake non è un tabù, e la battaglia, si sa, la vinceremo sempre noi con il pad alla mano.
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- Trama coinvolgente e incentrata anzitutto su Lara
- Level Design strutturato in modo ottimale
- Ambientazioni spettacolari
- Buona longevità, circa 15 ore esplorando fino ad ottenere il 75% dei molti collezionabili
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- Tombe poco numerose, metà delle quali molto facili
- Il livello di difficoltà influisce in modo marginale
- Multiplayer estraneo a tutto il resto
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