Borderlands 4

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[RECENSIONE] Borderlands 4

I Borderlands, per qualche motivo, si fanno sempre attendere. Nonostante i capitoli principali siano stati accompagnati da diversi spin-off che vanno dal mediocre (The Pre-Sequel) a capolavori (Tales from the Borderlands), vedere il numerino alzarsi ad indicare l’arrivo di una nuova generazione sembra impiegare sempre più tempo. Tanto altro da giocare, indubbiamente, ma poche altre saghe riescono a riempire quella nicchia all’incrocio tra sparatutto in prima persona e giochi di ruolo con enfasi sul loot. Inoltre, nonostante il terzo capitolo sia stato indubbiamente un successo di vendita, le critiche su storia, humor e comparto tecnico lo hanno visto chiaramente inferiore all’entry di 7 anni prima. Borderlands 4 arriva con l’idea di rimediare alle critiche subite in precedenza e mostrare che alla Gearbox sono ancora i re indiscussi del genere.

Borderlands 4 introduce i giocatori nel mondo di Kairos, un pianeta prigione controllato dal Cronocustode e dal suo ordine. Questo enigmatico uomo ha schiavizzato l’intera popolazione con spaventosi impianti nel collo che gli permettono di monitorare i loro spostamenti e persino controllarli a suo piacimento. I vostri cacciatori partiranno proprio da questa prigione, con lo scopo di liberarsi del Cronocustode e ottenere quel prezioso bottino fatto di armi e… ancora più armi!

Sin da subito è chiaro che la narrativa della campagna principale assume un tono più cupo rispetto ai titoli precedenti. Sono sempre presenti personaggi stravaganti e dialoghi divertenti, ma le battute incessanti dei capitoli precedenti sono sostituite da chiare motivazioni e conflitti interni. Non ero esattamente entusiasta del cambiamento di tono, poiché ho apprezzato molto i personaggi bizzarri di Borderlands 2. Tuttavia, nonostante la pesantezza della narrativa, ci sono stati momenti di leggerezza in cui la tensione è stata spezzata da un commento spiritoso qua e là.

Il fatto che il tono sia meno fanfarone non significa però che B4 sia tutto d’un tratto un simil Call of Duty. Ci sono tantissime figure eccentriche, sia vecchie che nuove. Non sarebbe d’altronde lo stesso senza una Mad Moxxi, Zane, e il tanto amato/odiato Claptrap. È semplicemente durante la campagna principale che la loro presenza è più contenuta e meno costante.

Ma l’umorismo non è affatto svanito, è stato semplicemente ridistribuito. La follia più pura è ora nelle missioni secondarie, nell’esplorazione dell’open world e negli scontri con i nemici più folli. Inoltre, è chiaro che Gearbox abbia preferito tornare allo stile più assurdo e caratteristico dei capitoli originali piuttosto che rincorrere quella tendenza moderna vista di recente in vari media (coff coff Marvel). Nel complesso, questa scelta rischiosa è da lodare e ha migliorato l’equilibrio tra narrativa e umorismo, rendendo il gioco molto più piacevole a lungo termine, un aspetto cruciale considerando le critiche al capitolo precedente.

I personaggi disponibili sono, come al solito, quattro, ognuno dei quali dispone di tre Abilità d’Azione con alberi delle abilità individuali. Questi alberi si ramificano ulteriormente in percorsi distinti, offrendo potenziamenti e abilità finali che modificano drasticamente l’Abilità d’Azione corrispondente. C’è tanto da sperimentare, e questo accade ancora prima di raggiungere il finale del gioco, dove le possibilità si espandono ulteriormente.

La varietà tra i Cacciatori della Cripta è notevole. Vex è la Sirena capace di evocare entità per assisterla in battaglia. Amon è interamente dedicato al ruolo di tank, in grado di generare uno scudo difensivo, brandire doppie asce o sferrare un pugno a razzo. Harlowe sfrutta le sue conoscenze scientifiche per creare un’imponente arma, una cupola criogenica o una bolla per sospendere i nemici. Rafa è il soldato che può equipaggiare braccia con coltelli, cannoni a spalla o un fucile secondario. Ho giocato principalmente con Vex, grazie alla sua compatibilità con i diversi elementi, ma tutti i personaggi sono particolari e da provare.

Dedicherai quasi la stessa quantità di tempo a rifinire la tua configurazione tra i menu dell’equipaggiamento e delle competenze quanto ne passerai in combattimento. La narrazione coinvolgente e le quest opzionali rendono Borderlands 4 gradevole da seguire, ma è l’ottimizzazione delle configurazioni a renderlo avvincente. Oltre ai Cacciatori della Cripta con le loro caratteristiche distintive e inclinazioni, ci sono armi, modificatori di classe, amplificatori, effetti combinati ecc. Questi elementi si intrecciano formando un ecosistema elaborato dove l’impegno investito viene premiato con configurazioni micidiali personalizzate. Che siate amanti dei tank, dei glass cannon o degli status negativi, la varietà di equipaggiamento vi permetterà di intraprendere quella strada e raffinarla sempre di più. Rispetto a molti giochi di ruolo dove l’ottimizzazione è solitamente lasciata alle fasi finali, in Borderlands 4 quell’esperienza è costante dalle prime ore di gioco grazie alla quantità infinita di loot lasciato dai nemici.

La zona iniziale è ricca di località da esplorare, collezionabili da scoprire e, naturalmente, nemici da eliminare e saccheggiare. Probabilmente il cambiamento più sostanziale è la transizione a un mondo aperto. Questo rappresenta un vantaggio significativo riducendo i tempi di caricamento e aumentando enormemente le attività disponibili, ma comporta anche che alcune sezioni possano apparire ripetitive. I capitoli originali avevano ambienti più distintivi, molti dei quali definirei iconici, ma questa nuova visione di Borderlands non riesce a competere in quest’area. Le quattro regioni distinte sono visivamente piacevoli grazie all’inconfondibile (e sempre più rifinito) cel-shading della serie, ma le località d’interesse all’interno delle regioni tendono a somigliarsi un po’ troppo.

Tralasciando questa piccola osservazione, l’ambiente stesso è piacevole da esplorare, perché avrete sempre qualcosa da fare. Anche il semplice girovagare con il vostro Digirunner, un veicolo personalizzato che potrete evocare ovunque, vi porterà dallo scoprire missioni secondarie ad affrontare boss nascosti. È innegabile la quantità di contenuti presenti, che si espande ulteriormente una volta completata l’avventura.

Tuttavia, questa transizione al design open world presenta anche alcuni problemi tecnici dal punto di vista del framerate instabile e di qualche stuttering. Sembra essere un problema presente su tutte le piattaforme e, nonostante siano arrivate alcune patch dal lancio, siamo di fronte all’ennesimo esempio di un prodotto uscito dal forno un po’ troppo presto con la scusa di poterlo patchare dopo. Un problema quando ci è richiesto di pagare il 100% cash per qualcosa di chiaramente non finito.

Ovviamente, è in multiplayer che Borderlands trova la sua raison d’être e questo 4° capitolo non fa eccezione. Giocato da soli è piacevole, ma è con un gruppo di amici che si vive la vera esperienza del Cacciatore. È possibile anche giocare in coop sullo stesso divano ma il framerate è limitato a 30fps su console e l’esperienza generalmente non fluida lo rendono difficile da consigliare. La modalità online è solida e avrete, come in passato, l’opportunità di scegliere se dividere il bottino in modo amichevole (ognuno riceverà oggetti diversi) o fare a chi arriva per primo prende tutto, il sistema migliore per far finire le amicizie.

Borderlands 4 è frenetico, sanguinoso e devastante. Cacciatori della Cripta con decine di caratteristiche e molteplici skill tree, armi che arrivano con la frequenza di tornado che permettono combinazioni uniche e finalmente un nemico memorabile. La formula non viene stravolta, ma viene perfezionata dove serviva. Gearbox dimostra di aver ascoltato le critiche al terzo capitolo, consegnando un looter shooter che ritorna alle origini senza rinnegare l’evoluzione. Il mondo aperto porta libertà con qualche sacrificio, e i problemi tecnici al lancio fanno storcere il naso, ma il cuore pulsante della serie batte più forte che mai. Chi ha amato Borderlands 2 troverà qui un degno successore, chi si è allontanato con il terzo capitolo ha ottime ragioni per tornare.

Recensione a cura di Sacha “Omeganex999” Morgese

Il Buono

  • Sistema di loot profondo e gratificante
  • Quattro cacciatori estremamente diversificati
  • Bilanciamento narrativo più maturo ed equilibrato
  • Quantità impressionante di contenuti ed endgame

Il Cattivo

  • Problemi tecnici persistenti al lancio
  • Ambienti meno iconici dei capitoli precedenti

Scritto da: Andrea "lordfener91" Dugoni

Laureato in Economia Europea, scrive News e Recensioni per passione e videogioca nei pochi momenti liberi. E’ un grandissimo amante del franchise di Star Wars (soprattutto di tutto ciò che riguarda l'Universo Espanso, Canon o Legends che sia) e si chiede se un giorno riuscirà mai a finire di leggere tutti gli innumerevoli romanzi e fumetti ambientati "tanto tempo fa, in una galassia lontana lontana" usciti dagli anni ’70 ad oggi. Stalkeratelo sull'Internet: @lordfener91

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