“Tell me who i just ejected into space.”
Cosa succederebbe se entraste in possesso di una strana arma in grado di scambiare la vostra mente con quella di una qualsiasi altra cosa? E se questo ipotetico strumento riuscisse anche a generare dei vostri cloni? Sarebbe tutto molto divertente ed emozionante vero? Ma pensandoci bene, queste condizioni porterebbero ad un paio di domande dalla natura molto dubbia… Cosa rende me stesso, me stesso? Chi è l’ “Io” a cui tanto spesso mi riferisco? Il mio corpo è veramente mio? Data questa introduzione che pare essere la prefazione di un libro di carattere filosofico, iniziamo dunque a parlare del vero soggetto di questa recensione: The Swapper, un puzzle platformer che affianca ad un’ esperienza interattiva interessante una ben più notevole trama, che è ciò che rende questo titolo veramente eccezionale.
The Swapper vede svolgere le sue vicende primariamente su di una stazione di ricerca situata in una zona remota dello spazio in un futuro non esattamente precisato. Le meccaniche di gioco sono semplici e vengono illustrate nel giro di poco tempo dall’inizio dell’avventura. Il filone narrativo accostato ai rompicapo di questo gioco saprà deliziare i palati di quei videogiocatori che si interessino o siano almeno incuriositi da questioni metafisiche o riguardanti la filosofia della mente, ed eventualmente riuscirà ad incuriosire altre persone nuove all’argomento.
Iniziamo dunque a parlare del titolo; prenderemo il controllo di un astronauta… o forse più di uno? Ciò a cui ruota attorno questo gioco è infatti un dispositivo denominato “Swapper” che è appunto capace di fare quelle due cose esposte all’inizio di questo articolo: la prima è creare cloni che eseguono le stesse azioni di chi li ha generati; la seconda è ,come appunto dice il nome del congegno, scambiare le “anime”, “menti”, “spiriti” di qualunque cosa. Queste due azioni possono essere combinate e si avrà dunque la possibilità di prendere il controllo di un clone, trasformando così il corpo di partenza nel clone della situazione. Questo è il metodo che si userà per risolvere i puzzle. Prima di continuare voglio precisare una cosa: in questa recensione userò termini quali “mente” e “anima” come se fossero sinonimi per ragioni di comodità e per evitare ripetizioni. Attenzione però al fatto che la trama di questo gioco focalizza la sua attenzione sull’esatto contrario. Queste due entità, se così le vogliamo chiamare, sono molto ambigue e “giocare” con queste porta alla luce domande etiche ed esistenziali molto profonde.
Parliamo del gameplay: le azioni base consistono nel muoversi, saltare e occasionalmente spostare oggetti. Non appena entreremo in possesso dello “Swapper” avremo la possibilità di creare fino a quattro cloni contemporaneamente tramite click destro e potremo, con quello sinistro, sparare un fascio di luce che, colpita una delle nostre copie, scambierà la nostra mente con essa. Cadere da una determinata altezza provoca la morte e il conseguente riavvio del gioco dall’ultimo checkpoint, ma si potrà anche sfruttare questa meccanica per eliminare i cloni in eccesso, purché ovviamente non si stia controllando il malcapitato. Le altre semplici variabili sono: fasci di luce blu nei quali non è possibile creare cloni; fasci di luce rossa che bloccano i raggi per scambiare le anime; interruttori azionati dalla pressione e cambi gravitazionali (che si aggiungeranno più avanti nel gioco). Il completamento di ogni puzzle si ha col raggiungimento della sfera di ogni livello, che automaticamente salverà i progressi e sbloccherà tutti quegli ostacoli che si è reso necessario superare per terminare la sezione. Questi orbitali serviranno per attivare svariati meccanismi che ci permetteranno di proseguire l’avventura.
Ma passiamo a ciò che ha reso questo gioco così stupefacente: la trama. La situazione è questa: ci troviamo su di una stazione di ricerca chiamata “Theseus” che sta analizzando dei campioni di roccia del pianeta sottostante, Chori V. Queste grandi pietre, che sono state denominate dagli scienziati “The Watchers”, sembrano essere in grado di pensare, ma di non avere nessuna percezione del mondo fisico che gli sta intorno. Molto presto entreremo in contatto con una persona sconosciuta che inizialmente non gradirà la nostra presenza, ma che ci servirà per comprendere la situazione in cui ci siamo trovati e per avere spiegazioni. I dialoghi sono pochi e brevi ma intensi, e le uniche altre forme di comunicazione sono dei pannelli di controllo sui quali leggeremo messaggi e resoconti interni della stazione di ricerca.
La bellezza di questo gioco risiede nel fatto che tutti gli elementi si combinano con una tale eleganza da rendere l’esperienza completa in quasi ogni singolo aspetto. L’ambientazione e il comparto audio alternano momenti di relax e piacevolezza ad altri più cupi, angosciosi e irrequieti che si adattano perfettamente alla situazione corrente. Questi riescono ad immergere il giocatore pienamente e a farlo entrare nello stato d’animo giusto per ogni situazione. A questo si aggiunge il successo di essere riusciti a plasmare un storia che rende le meccaniche di gioco significative. Se avessimo un gioco in cui possiamo creare cloni e scambiare la nostra anima con loro per risolvere puzzle, senza quindi nessuna componente narrativa, avremmo probabilmente un titolo interessante che però non coinvolgerebbe minimamente il giocatore. In The Swapper, invece, ogni azione rimanda a qualcosa di più. L’unico atto caratteristico di questo titolo di per se esprime un concetto molto particolare nel contesto del videogioco. Vi ritroverete spesso a riflettere sulle domande poste in questo gioco. È raro vederne uno che riesca in questo intento, senza ricadere nella banalità o in stereotipi riguardanti l’industria videoludica.
Una critica negativa che devo fare è però il livello di difficoltà finale troppo alto. Ovviamente è un fattore abbastanza soggettivo, ma cercherò di illustrare le mie motivazioni. Negli ultimi 4-6 puzzle mi sono ritrovato bloccato per molto tempo e una volta trovata la soluzione, che comunque rimane fattibile, mi sono accorto che richiedeva fin troppa precisione. Sbagliare a posizionare un clone di 1 mm poteva far andare a rotoli tutto quello fatto prima. Inoltre, a differenza degli altri puzzle che bene o male possono essere intuiti, questi ultimi sembrano essere fin troppo complicati, e dopo averli risolti ci si ritroverà a domandarsi: “Ma come ho fatto a risolverlo?” Tutto ciò influisce anche sull’immersione del giocatore. Essere ad un passo dalla fine del gioco e dover rimanere bloccato anche per ore su di un livello non aiuta di certo ai fini della narrazione; si sente proprio uno stacco emotivo. È un po’ come quando si guarda un film in TV e la pubblicità interrompe il momento più bello. Passando alla durata, il titolo non è particolarmente longevo. Dura più o meno 4-6 ore, a seconda di quanto siate bravi a risolvere i puzzle, ma l’intreccio narrativo rende meritevole anche rigiocarlo una seconda volta. L’esperienza pare comunque completa nonostante la durata. Altra precisazione che bisogna fare è che, almeno fino al momento in cui è stata scritta questa recensione, questo videogioco è disponibile solo in inglese. Se non siete molto ferrati in questa lingua potreste non apprezzare a pieno la storia, ma varrà comunque la pena provarlo per la sezione dedicata ai rompicapo, sempre supponendo che vi piaccia questo genere di giochi.
Il comparto grafico, e soprattutto le luci, è realizzato in maniera impeccabile per essere un gioco 2D basato su modelli 3D.
The Swapper è una dimostrazione del fatto che un videogioco può trasmettere superlativamente un messaggio partendo da semplici basi e meccaniche di gioco, se queste vengono messe in risalto e contestualizzate in maniera opportuna. Sicuramente non è un gioco consigliato a tutti, ma se amate dei puzzle ben realizzati o una storia intrigante e profonda, saprete senz’altro apprezzarlo.
Il Buono
- Trama magnifica e profonda
- Rompicapo impegnativi e stimolanti
- Stile artistico ambientale e comparto audio stupendi
Il Cattivo
- Difficoltà degli ultimi livelli eccessiva








