L’OMICIDIO PIU’ DIFFICILE DA RISOLVERE E’ IL TUO.
Dopo un periodo di lungo digiuno videoludico, almeno per quanto riguarda la next-gen, Murdered: Soul suspect arriva insieme al caldo estivo, proponendoci una sorta di horror investigativo, con una trama molto accattivante. Dopo una vita di scorribande e colma di cattive azioni, l’agente Ronan entra nel corpo di polizia per riuscire a dare una svolta alla sua vita. Nel bel mezzo di un caso molto delicato, però, un serial killer fa irruzione nell’appartamento di Ronan, e dopo una violenta collutazione l’agente viene scagliato fuori dalla finestra del suo appartamento, aggiudicandosi un volo di 3 piani. Steso al suolo e in fin di vita, viene raggiunto dal killer, il quale prende in mano la pistola precedentemente estratta da Ronan e gli infligge 7 colpi al torace, eliminandolo definitivamente. ricomparso sotto forma di spettro, si ritrova spaesato e confuso, ma dopo aver avuto un breve colloquio con una bambina del regno dei morti prende confidenza con le nuove abilità acquisite e, più determinato che mai, si prefigge lo scopo di far luce sul proprio omicidio.
La trama è particolarmente approfondita e ben realizzata, difatti riesce ad immergere il giocatore perfettamente nel ruolo di Ronan in poco tempo, spingendolo a proseguire nel titolo per scoprire la verità sul terribile omicidio. Quello che dovrà fare maggiormente il videogiocatore sarà una continua ricerca di indizi, della missione principale e non, per portare a termine più quanti segreti possibili della misteriosa e affascinante città di Salem. Sparsi per tutta la città, infatti, saranno presenti anime di persone decedute da molto tempo o da breve, rimaste in una sorta di limbo in attesa che qualcuno ponga fine ai loro misteri e risolva il caso. Tutto questo garantirà un ottimo proseguimento del gioco e non vi obbligerà certamente a procedere con la missione principale.
Il gameplay è un pò fuori dall’ordinario, ma di tutto rispetto. Ronan non potrà di fatti impugnare armi per uccidere i nemici e nemmeno per difendersi, la vostra unica via di fuga, per quanto sia efficace, sarà quella di nascondervi all’interno delle scie di anime rimaste nella vita reale oppure passando attraverso porte, mura e finestre. A darvi un incredibile senso di persecuzione e angoscia saranno i demoni, creature malvagie e dotate di un olfatto sopraffino, le quali vi si scaglieranno contro non appena vi sentano a pochi passi da loro. Le rimanenze di anime sopracitate vi daranno la possibilità di eludere la loro caccia, ponendole fine. Altra abilità fondamentale dell’agente sarà proprio quella di impossersarsi delle persone vive, condizionandole mentalmente o leggendoli i pensieri, in modo da ottenere più quante informazioni possibili questi possano darvi.
Graficamente il gioco non è di certo sempre piacevole alla vista, con agenti di polizia a volte perfettamente identici, che daranno l’impressione di essere gemelli. Pensavamo fosse un caso sporadico, ma purtroppo, seppur con abiti diversi, questo capita durante tutto il gioco. Così come i modelli poligonali dei personaggi secondari, lasciati a se stessi e che di certo non vi faranno fare salti di gioia. Abbiamo infine un sistema di investigazione fin troppo semplice, che a volte sfiora il banale, rendendo i rompicapi di certi casi troppo scontati. Le indagini svolte, infatti, potevano essere sicuramente realizzate con miglior cura e leggermente più ardue, in modo che il videogiocatore potesse viaggiare con la propria mente alla ricerca della soluzione finale. Tutto ciò fa si che si crei un gameplay non proprio stellare, a volte fin troppo basilare. Rimandendo ancorato fortemente nel paranormale, Murdered: Soul Suspect non può offrire nuovi sbocchi o avanzamenti particolari nel corso della storia. Non male il comparto audio, che seppur debole in alcune circostanze, come quando il personaggio pronuncia qualcosa che non è presente nei sottotitoli, risulta comunque ben realizzato durante le indagini, nei momenti di tensione e quando si è nelle vicinanze dei demoni.
Airtight Games aveva tutte le carte in regola per poter realizzare qualcosa di magnifico, ma ancorando il gioco solo sotto l’aspetto paranormale lo ha strozzato, impedendo così sviluppi molto intriganti nel corso della storia. Rimane comunque un gioco ben realizzato nella trama, che coinvolge immediatamente il giocatore, ma che per colpa di un gameplay a volte fin troppo semplice sconfina nel banale. Se accanto ad una trama così ben realizzata fosse stato presente un gameplay solido, “epico” sarebbe stato il commento di molti dei videogiocatori.
Il Buono
- Trama coinvolgente
- Buona ricostruzione della città di Salem
- Buon sistema investigativo
Il Cattivo
- Troppo guidato e semplice
- Graficamente non eccelso
- Gameplay a volte un po' sottotono









