Di Jonathan Blow si possono dire molte cose (e spesso se ne dicono al riguardo della sua invadente personalità), ma le aspettative alte sono praticamente d’obbligo quando ci si trova davanti alla opera seconda del creatore di una gemma come Braid. L’uscita nel 2008 di quest’ultimo è stata di un’importanza che supera la grandezza del titolo in se, riuscendo a diventare una sorta di punto di svolta non solo per Microsoft e la piattaforma XBLA (per il quale il gioco fu esclusiva per oltre un anno) ma per il mondo indie in generale. Di lì in poi avremmo visto il mercato crescere in maniera esponenziale, fino ad arrivare al giorno d’oggi in cui indie è ben lontano dall’essere sinonimo di grezzo e poco profondo, diventando semplicemente un modo diverso di concepire il gioco moderno.
Se Braid era una platform con elementi puzzle, potremmo definire The Witness come un puzzle game con vocazioni esplorative. In uscita al poco usuale costo di 40$/€, il gioco mostra chiaramente sin dall’inizio di voler fare le cose in modo profondamente diverso rispetto a ciò che sono i giochi moderni. Nessun tutorial, nessuna scritta sullo schermo, nessuna voce fuori campo, nessuna manina fatata a guidare il vostro peregrinare. Solo un numero limitato di azioni possibili e la possibilità di provare e provare fino al raggiungimento di una soluzione. D’altra parte gli enigmi andranno tutti risolti nello stesso modo: tracciando una linea su una sorta di griglia, per unire un punto di partenza e uno di arrivo, tentando di indovinare l’unica soluzione esatta. E un’isola, bella grossa, interamente esplorabile praticamente da subito.
A leggere non si può che restare perplessi. Un solo modo di risolvere i puzzle, un’isola interamente esplorabile, nessuna mappa (o quasi), nessun aiuto. Nessun nemico da affrontare, nessuna abilità di mano richiesta. Solo voi e il rumore dei vostri passi alla ricerca di una qualunque risposta. A dire la verità, il modo in cui i puzzle andranno risolti è lo stesso unicamente da un punto di vista concettuale e ognuna delle aree dell’isola vi offrirà diversi tipi di enigmi che sfideranno la vostra materia grigia in modi assolutamente non convenzionali. Il vero problema è il tentare di voler spiegare questi enigmi a parole. Il rischio che si corre è quello di confondere il lettore o, peggio ancora, annoiarlo e allontanarlo da quello che è, già di per se, un titolo non per tutti. Meglio restare misteriosi, tentando di incuriosirvi.

Il gioco, come detto, vi darà sin da subito la capacità di muovervi liberamente sull’isola e, di conseguenza, potrete visitare qualunque area dall’inizio e tentare di risolverne gli enigmi nell’ordine che più vi aggrada. Questo sarà spesso possibile in quanto ogni zona avrà non solo il proprio tipo di schemi specifico, ma anche perché il livello di difficoltà partirà quasi sempre dal ridicolmente semplice per salire poi progressivamente. E’ il modo in cui The Witness vi “spiegherà” come affrontare determinati rompicapo ed è sommando poi l’esperienza di tutti i singoli meccanismi che potrete riuscire ad affrontare alcune aree più avanzate. E’ un modo di procedere interessante e unico che aiuta a sentirsi meno persi.

Purtroppo c’è un rovescio della medaglia: sarete obbligati a risolvere buona parte dei suddetti rompicapi per poter arrivare a vedere i titoli di coda. La mancanza di una qualunque forma di aiuto finirà per essere una grossa fonte di frustrazione per coloro che non hanno la pazienza necessaria ad affrontare un’avventura come questa. Se in un gioco normale capita di incappare in un puzzle complicato e cercare online la soluzione, in The Witness sarete costantemente messi alla prova in un modo a volte brutale. Trovarsi di fronte a uno di quei maledetti schermi e vederlo ignorare qualunque vostro tentativo di soluzione vi farà odiare la vostra intera esistenza… soprattutto se poi sarete in grado di risolverlo al primo colpo il giorno successivo.

The Witness è una gioia per i sensi. L’isola, cartoonosa nei suoi colori e nelle sue forme, è meravigliosa, piena di costruzioni, naturali e non, e con un’architettura unica a separare ogni luogo dall’altro. Gli unici suoni che sentirete saranno quelli naturali come il vento, e quelli procurati dei vostri passi e degli schermi. Il gioco non ha neppure un accenno di colonna sonora (zero musica). Il vostro peregrinare da un’area all’altra, in cerca del prossimo posto in cui andare avrà sempre qualcosa di speciale, dando un senso di pace e, al contempo, di solitudine.
The Witness è la conferma che il mondo videoludico ci aveva visto giusto in Jonathan Blow. Atteso per 7 anni, arriva in esclusiva temporanea per PS4 e a un prezzo superiore alla media, ma valendone ogni singolo centesimo. Per quanto sia quasi impossibile rinchiuderlo in un numero da presentare agli utenti, siamo di fronte a un gioco che, ancora una volta, mostra cosa uno studio indipendente possa fare se alla base c’è l’idea di stravolgere il concetto di videogioco e, ancora di più, è in grado di mostrare anche ai non esperti del settore che la linea di demarcazione tra prodotto di intrattenimento e arte, in questa industria, sia oramai talmente sottile da non poterla quasi più vedere
Il Buono
- Un gioco assolutamente unico
- Uno spettacolo per gli occhi
- Decisamente longevo
Il Cattivo
- La frustrazione per certi enigmi...




