Assassin’s Creed: Syndicate

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[RECENSIONE] Assassin’s Creed Syndicate

Syndicate LogoL’OPPRESSIONE DEVE FINIRE!

Assassin’s Creed Syndicate, il nuovo episodio targato Ubisoft della serie dell’assassino, si propone come un capitolo senz’altro più innovativo rispetto al suo predecessore, Unity, l’eliminazione della componente multiplayer ha infatti permesso a Ubisoft di concentrarsi maggiormente su altri aspetti del titolo. Oltretutto l’introduzione di un nuovo combat system e la possibilità di alternare due diversi stili di gameplay sono la prova della volontà della software house francese di non rendere Assassin’s Creed una saga che proceda per pura forza d’inerzia. Vediamo se le novità introdotte, basteranno anche quest’anno a rendere giustificabile l’acquisto del titolo.

Assassin’s Creed ci immerge nella Londra vittoriana, una città che, sul finire dell’800, ha rappresentato la locomotiva del mondo intero. Ubisoft questa volta racconterà le vicende di non uno, bensì due assassini. Da un lato abbiamo l’impavido Jacob Frye, deciso e risoluto a riportare Londra nelle mani di coloro che l’hanno resa la luce d’Europa, il popolo. Dall’altra la cinica e riflessiva Evie che, seguendo le orme del defunto padre, tenterà di strappare dalle mani dei templari il frutto dell’Eden, ma scoprendo successivamente cospirazioni ed intrighi ben più pericolosi. Londra è nelle mani del facoltoso magnate e templare Sir Starrick, un uomo tutto d’un pezzo ed il cui unico scopo è accumulare ricchezze, sopraffacendo i più deboli.

La storyline di Assassin’s Creed Syndicate tenterà di catapultarci, come tradizione per la serie Ubisoft, all’interno di un contesto storico assolutamente credibile. I due ambiziosi assassini, seppur diametralmente opposti, si pongono come obiettivo di far cessare l’oppressione che attanaglia la città e per far questo debbono sconfiggere la solita piramide gerarchica di templari che li porterà, assassinio dopo assassinio, all’obiettivo finale. Durante il suo svolgersi, la trama non registra mai particolari picchi narrativi, piuttosto si alternano superflue fasi di riempimento ad alcuni momenti ben più congegnati ed in cui non mancheranno deliziosi colpi di scena. Rispetto al passato mi è parso di assistere ad una narrazione ben più fluida e coesa, merito anche dei riassunti d’intermezzo con cui Jacob ed Evie ci intratterranno alla fine di ciascuna delle otto sequenze necessarie per portare Assassin’s Creed Syndicate ai titoli di coda. La trama è capace di trascinare sufficientemente il giocatore tra gli episodi che la compongono, senza richiedergli particolari conoscenze da capitoli precedenti, romanzi o dall’intricata guerra tra assassini e templari. Questo, seppur rappresenti un aspetto positivo per i neofiti, potrebbe far storcere il naso ai fan della saga più pretenziosi. Fortunatamente, aggiungerei, la componente “moderna” del titolo, quella in cui impersonavamo il nostro alter ego del presente, è stata talmente ridotta all’osso da essere rappresentata solamente da una serie di filmati che faranno da intermezzo tra una sequenza e l’altra.

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Le espressioni facciali che da sempre hanno rappresentato un aspetto negativo delle cut scene dei capitoli precedenti, sono invece qui ben realizzate e realistiche nei personaggi principali.

Ad alzare l’asticella abbiamo una eccellente caratterizzazione dei personaggi. Nonostante i due protagonisti (e non solo loro) incarnino senza troppe pretese degli stereotipi, l’istinto in Jacob e l’intelligenza mista alla curiosità in Evie. I due assassini rappresentano l’aspetto meglio riuscito del gioco. Seguire le loro scaramucce, litigi e discussioni, sequenza dopo sequenza, riuscirà a strappare il sorriso ai fan della serie e, siamo sicuri, riusciranno ad entrare tra gli assassini più apprezzati della saga. Oltre loro, anche i personaggi secondari possono vantare una discreta caratterizzazione, il solito antagonista, seppur non brillando in profondità ed originalità, permette di cogliere la malvagità e la determinazione senza scrupoli con cui opera. Come di consueto per la serie, ad assistere i nostri impavidi eroi avremo alcuni personaggi storici di fama indiscussa, come l’inventore Alexander Graham Bell, Karl Marx e ancora Dickens, Darwin e la celebre infermiera Florence Nightingale e tanti altri. Ognuno di loro ci viene proposto con una cura eccezionale, personalità credibili e talvolta bizzarre.

Londra è meravigliosamente realizzata e ricostruisce perfettamente, di quartiere in quartiere, la contraddizione che affligge la sua grandezza. City of London, cuore della città, è un quartiere nobile, dove si muove il meglio della società, a bordo di carrozze con tanto di chaffeur, tra edifici lussureggianti, banche e locali raffinati. D’altro canto quartieri come Whitechapel raccontano tutta un’altra storia, povertà e miseria la fanno da padrona, fabbriche malfamate e sfruttamento minorile. Senza parlare del fin troppo affollato Tamigi, pieno zeppo di navi mercantili e traghetti. Potremmo impiegare davvero tanto spazio a parlavi della credibilità della Londra di Assassin’s Creed Syndicate, una città viva e credibile. Un vero e proprio gioiello di art design.

Dal punto di vista del gameplay Assassin’s Creed Syndicate tenta di rinnovare gli schemi tradizionali, riuscendoci però solo in parte. Innanzitutto ciò che ha subito il più importante cambiamento è il combat system, ora più vicino a quello della serie Arkham di Batman. La quasi totale eliminazione delle armi bianche ha infatti portato a scontri maggiormente ravvicinati, quasi da pugili. Più che nel reale approccio al combattimento, esso sembra variare più nella sua dinamicità e velocità. Lo schema tradizionale sembra infatti praticamente immutato e non si noteranno sostanziali differenze. Dovremo reagire ai contrattacchi, rompere le difese dei nostri opponenti e infilare il colpo decisivo come già visto negli Assassin’s Creed precedenti. Purtroppo difficilmente questi scontri si riveleranno delle sfide ostiche, se non nel caso in cui i nostri avversari ci sovrastino nettamente in numero. Ormai tallone d’Achille per la serie è l’intelligenza artificiale, obsoleta e deficitaria. Non è un caso se il nemico di turno, nonostante vi abbia visto entrare in una zona vietata, reagirà solamente con futili minacce alla vostra presenza. Questa è solo una delle mancanze degli scagnozzi, e non solo, di Sir Starrick.

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Gli scontri sui treni saranno altamente spettacolari e durante la vostra avventura vi ritroverete spesso a duellare in queste situazioni!

Questa volta gli scontri si sposteranno anche su treni e battelli. La vera novità è pero rappresentata da quelli in carrozza, che oltre ad essere dei buoni mezzi di spostamento nella enorme città, divengono protagonisti di inseguimenti e distruzione. Gli scontri a bordo di esse risulteranno frenetici, potremo addirittura salire sul tetto del nostro veicolo e saltare a bordo di quello nemico, o addirittura usare la nostra carrozza come arma per speronare quella avversaria. Tutto questo fa meritare ad Assassin’s Creed il paragone con gli inseguimenti di Grand Theft Auto. Purtroppo nelle fasi più concitate la fisica andrà letteralmente a farsi benedire, nonostante questo, se non tirato in causa esageratamente, il motore fisico ci restituirà un feedback credibile. Anche il sistema di guida è stato ben congegnato, senza presentare particolari problematiche, se non nel caso di strade troppo trafficate.

Oltre i combattimenti, uno degli aspetti che da sempre caratterizzano la serie dell’assassino è stata quello della componente platform. In questo nuovo capitolo ritorna il già apprezzato sistema di arrampicata già visto con Unity, in cui automaticamente, mediante la pressione di un tasto, si potrà decidere se cominciare una scalata o una discesa. Purtroppo, seppur in maniera ridotta rispetto al predecessore, permangono alcuni momenti di incertezza nell’arrampicata che, a volte, potrebbe semplicemente farci mancare un appiglio o misteriosamente interrompere una scalata.
Menzione a parte merita l’inedita introduzione del lanciacorda, una specie di rampino che riceveremo in dono da Graham Bell, che ci permetterà di scalare, in modo a volte anche poco credibile, interi edifici, Big Ben compreso. Oltre questo potrà funzionare anche per fare da ponti tra strutture altrimenti distanti, aprendo oltretutto nuove opportunità per i nostri assassinii.

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Il rampino ci permetterà di velocizzare enormemente lo spostamento, nonostante vi porterà a trascurare l’elemento platform che da sempre contraddistingue la serie.

L’equipaggiamento di cui potremo servirci sarà caratterizzato da armi, quali tirapugni e bastoni, che varieranno in base a dei parametri (attacco, stordimento e letalità) che potremo acquistare e potenziare tramite i nostri crediti. Oltre a questo, l’arsenale sarà composto dalla iconica doppia lama celata, dalle armi da fuoco, bombe fumogene, coltelli da lancio, dardi allucinogeni e dalle nuove bombe voltaiche (che permetteranno di elettrizzare letteralmente i nostri nemici). A tutto questo si va ad aggiungere la possibilità di cambiare vestiti e cinture, i primi potranno incrementare alcuni particolari parametri, mentre le seconde difesa e furtività. Come novità, in questo capitolo dovremo produrre il nostro equipaggiamento mediante materiale che troveremo in giro per Londra, un’aggiunta fastidiosa e che si sarebbe benissimo potuto trascurare. I crediti per gli acquisti saranno disponibili ad ogni completamento di missioni, nonostante l’accumulo sia veramente una faccenda ostica. Segnaliamo la presenza, di cui potrete benissimo fare a meno, delle microtransazioni, che funzioneranno come nel capitolo precedente.

Sarà proprio la doppia faccia di Londra, di cui parlavamo ad inizio recensione, ad animare Jacob ed Evie nel tentativo di porre fine alla repressione che affligge la città. I due, però, permetteranno, come promesso da Ubisoft, due approcci opposti. Nonostante Evie si spacci per la maestra dello stealth e Jacob per un attaccabrighe per antonomasia, si potranno benissimo invertire i ruoli senza trovare particolari ripercussioni in termini di efficacia. La vera differenza tra i due risiederà nell’albero delle abilità, in cui spendendo dei punti potremo sbloccare particolari skill e progredire di livello. La ramificazione prevede tre macrosettori: combattimento, furtività ed ecosistema. Alcune di queste abilità saranno esclusiva di uno dei due assassini e pertanto è consigliabile, ad esempio, potenziare le abilità furtive di Evie per giungere a sbloccare la possibilità di rendere invisibile la nostra eroina. Discorso analogo per Jacob nel combattimento. Segnaliamo che durante la libera esplorazione potremo giocare liberamente nei panni di uno piuttosto che nell’altro gemello Frye. Ma alcune missioni, per questioni narrative, ci obbligheranno ad usarne uno in particolare. L’esperienza, i crediti ed i punti abilità saranno comunque condivisi.

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Alcuni oggetti saranno segreti e per essere sbloccati richiederanno di raggiungere un particolare livello o addirittura il compimento di alcune missioni.

Una delle novità più interessanti è quella della banda, di cui Jacob ed Evie si serviranno per strappare, quartiere dopo quartiere, Londra ai blighters. La banda, i Rooks, potrà essere potenziata attraverso un apposito menù, in cui, spendendo i nostri crediti, potremo ottenere carrozze più resistenti o nuove bocche da fuoco per i nostri bruti. Tutto questo servirà per riconquistare la capitale inglese che, grazie ad una mappa molto dettagliata, potremo al compimento di particolari missioni secondarie, liberare le zone nemiche, segnalate in rosso. Le sub-quest con trama banale e dalla tediosa ripetitività che caratterizzavano gli episodi precedenti, sono state qui sostituite da alcune attività che ricorreranno per tutta la durata del gioco. Ogni quartiere vi offrirà infatti un certo numero di missioni, che una volta completate vi daranno accesso ad una sfida finale, una guerra tra bande, in cui il vincitore avrà come premio il controllo della zona.

Caccia ai templari e caccia ai ricercati vi metteranno di fronte ad un obiettivo che dovrete rapire, azione inedita per la saga. Avremo poi le liberazioni dei bambini dalle fabbriche che li sfruttano e le missioni roccaforte banda che ci chiederanno di eliminare dei nemici da una determinata zona, adempiendo anche a degli obiettivi secondari, come bruciare dei piani templari o liberare dei prigionieri. Nonostante anche questa volta lo spettro della ripetitività potrebbe presto aleggiare sullo schermo, il meccanismo di liberazione di Londra vi terrà piacevolmente incollati allo schermo. Come se questo non bastasse, oltre la solita raccolta di collezionabili (scrigni, glitch, punti di sincronizzazione e quant’altro) si vanno ad aggiungere alcune attività secondarie, alcune offerte dai ricordi dei personaggi storici prima citati ed altre, spacciate per eventi community, come gli assalti ai treni o furti di carichi dalle carrozze.

Il nostro centro di comando, ambiente già conosciuto nella saga, sarà questa volta un semplice treno. Da questo potremo controllare tutte le nostre attività, dai potenziamenti della banda fino alle missioni da intraprendere. Siamo lontani dai tempi della Jackdaw del quarto capitolo, con annessa isola, e dalla Monteriggioni del secondo. Senza ombra di dubbio il covo meno riuscito dell’intera serie.

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All’interno del vostro covo potrete dare via ad una esclusiva missione secondaria, rivolta proprio al miglioramento dello stesso!

Di carne al fuoco ne avremo davvero tanta, e se la storia principale vi terrà impegnati per almeno 15 ore, i completisti potranno passare parecchio più tempo in compagnia dei gemelli Frye. Una sincronizzazione totale potrebbe tenerci impegnati anche fino alle 40-50 ore di gioco.

Commentiamo, infine, il comparto tecnologico. Il colpo d’occhio è positivo, nonostante non si raggiunga un livello di dettaglio paragonabile a produzioni open world del calibro di The Witcher III. Londra, in qualsiasi condizione metereologica si trovi, dal nuvoloso al soleggiato, passando per nebbia e pioggia, è uno dei vanti di questo capitolo. Nonostante uno sguardo all’orizzonte nasconda delle texture poco definite. I protagonisti ed i personaggi principali sono anch’essi ben realizzati, a scapito di NPC poco curati e dettagliati. Il frame rate è nella maggior parte delle occasioni stabile, ballerino soltanto nelle zone affollate e soprattutto in carrozza, ove in alcuni casi gli sviluppatori hanno aggiunto un lieve blur (effetto sfocatura) per compensare il calo del frame rate. Abbiamo inoltre notato un netto spopolamento rispetto alla Parigi rivoluzionaria, che ha senz’altro giovato alla stabilità generale del titolo. Non abbiamo incontrato bug che meritino di essere segnalati in fase di recensione.
Il comparto sonoro è eccellente sia per quanto riguarda il background londinese, sia nella colonna sonora, eccezionale ed ispirata come sempre. Il titolo è completamente sottotitolato in italiano.

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Tra le novità abbiamo queste bombe voltaiche, che ci verranno regalate dall’inventore Alexander Graham Bell.

Un maggior coraggio avrebbe potuto rendere Assassin’s Creed Syndicate il capitolo più importante della saga che, invece, si attesta su un livello comunque non superiore e nemmeno inferiore rispetto ai suoi predecessori. Un combat system rinnovato solo nell’aspetto, alcune novità come il rampino e la banda, oltre che la presenza di un duo di protagonisti, potrebbero soddisfare chi non si aspetta particolari rinnovamenti. Se, invece, attendevate una rivoluzione dopo la rivoluzione già vista in Unity, rimarrete delusi. Questo capitolo si ancora, come legittimo, agli standard e ai meccanismi che conosciamo ormai da quasi dieci anni e che probabilmente vedremo per ancora molti, nonostante il concept sembri diventare, episodio dopo episodio, sempre più fiacco. Rimane indiscussa la qualità del titolo, che più che per sbavature di sorta, sembra peccare proprio per la natura di una saga che, più di qualunque altra, necessiterebbe di un periodo di pausa.

Il Buono

  • Londra è un gioiello di art design
  • Jacob e Evie Frye
  • Caratterizzazione dei personaggi eccellenti
  • Le novità sono ben implementate

Il Cattivo

  • Alcune imprecisioni generali
  • Meccaniche da svecchiare
  • Assenza del multiplayer
8

Scritto da: Davide Andreetto

Nato a Torino. Laureato in Scienze della Comunicazione e con un'ossessiva passione per le merendine. Videogiocatore incallito da tempo immemore. Ne possiede tantissimi, li prova tutti ma non li finisce mai. Mentre redige piani per la conquista della Terra di Mezzo, è redattore per CoPlaNet.it da qualche anno. Impossibile nascondere la sua incontrollabile venerazione per il cinema. Rimarrebbe ore a testa in su a guardarlo dal marciapiede di fronte.

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