Back 4 Blood

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[RECENSIONE] BACK 4 BLOOD

In molti si chiedono il motivo per il quale alla Valve sembrino odiare il numero 3. D’altra parte Half Life Episodio 3, Half Life 3, Portal 3, Dota 3 e Left 4 Dead 3 sono tutti MIA nonostante non siano i possibili acquirenti a mancare. Come si fa quando un’azienda non vuole sviluppare, internamente o esternamente, un nuovo capitolo di un gioco? Si crea un °successore spirituale°, in modo da poter portare avanti un’idea anche senza averne i diritti. In questo caso però la situazione è leggermente diversa in quanto, nonostante i diritti di Left 4 Dead appartengano unicamente a Valve, i Turtle Rock Studios sono gli sviluppatori dietro ai primi due capitoli della saga zombesca. Ci troviamo di fronte quindi al terzo capitolo della serie? Dipende.

Se siete fan di L4D, ecco ciò che vi interessa: Giocato in co-op con amici, Back 4 Blood è probabilmente il gioco che stavate aspettando. Un’esperienza rifinita e in grado di intrattenere anche rigiocando la campagna per l’ennesima volta.

Back 4 Blood è diviso in 4 atti, diversa lunghezza, nei quali il vostro obiettivo sarà principalmente sopravvivere alle ondate di mangiacervelli per arrivare alla salvezza. Nelle varie modalità (single player, co-op e una sorta di PvP) potrete scegliere tra 8 sopravvissuti, ognuno con un’abilità, buff e team buff specifici in grado di poter cambiare il modo in cui approccerete le orde. Ci sono personaggi dediti all’attacco, altri più dediti a difesa/cura ed altri tecnici, in grado di influenzare l’equipaggiamento di eroe e team.

Ogni personaggio parte con un’arma primaria e una secondaria, ma sarà possibile raccogliere tutto ciò che troverete avanzando nei livelli per poter affrontare le situazioni nel modo più adatto o comprarne di nuove nei rifugi disseminati per la campagna. Le primarie sono normalmente armi a due mani mentre le secondarie sono armi a una mano o da corpo a corpo e tutte possono essere potenziate trovando o comprando degli accessori quali mirini, silenziatori ecc.

La varietà non manca e il gunplay è eccellente, con pesantezza e tempi di risposta immediati a donare sensazioni perfette in corrispondenza di ogni arto di zombie che salta. Se avete giocato a un L4D di recente, l’oltre decade di distanza tra i titoli si nota assolutamente controller o mouse alla mano.

La vera differenza però è fatta dal sistema di carte. Completando i livello otterrete dei punti utilizzabili per sbloccare °carte°, skins per i personaggi, armi ed altro. Le carte saranno scelte da un set e potrete pescarne 15 da una selezione all’inizio di ogni livello. E ce ne sono una marea tra cui scegliere per poter fermare il proprio deck.
Queste carte aprono un mondo completamente nuovo al genere, offrendo buffs come energia, stamina o capacità di munizioni, mentre altre aumentano l’efficacia di armi, oggetti curativi e così via. Molto spesso però ai vari pro offerti si uniscono contro quali nerfs quali velocità di estrazione dell’arma, rendendo la scelta delle carte molto più di un semplice accumulare potenziamenti.

E questo sistema prende un significato tutto nuovo soprattutto con i livelli di difficoltà più alti, dove Back 4 Blood è felice di lanciarvi incontro tutto ciò che è necessario per fermarvi. Anche al livello di difficoltà più semplice le cose possono complicarsi improvvisamente in alcune sezioni e giocarlo in compagnia, idealmente con amici in chiamata vocale va dal consigliato all’estremamente necessario con l’aumentare della difficoltà. Ma questo è da aspettarselo visto che questi improvvisi picchi non sono nuovi alla… beh, serie, per quanto faccia strano dirlo. Fortunatamente, trovare amici con cui giocare è reso semplice dalla presenza di cross-play tra Xbox, Playstation e PC. 

La modalità PvP è diversa dal versus presente in Left 4 Dead, dove al posto di avere gli umani a controllare i nemici nella campagna, un team dovrà sopravvivere il più a lungo possibile mentre un’altro team cercherà costantemente di eliminarli controllando i nemici. L’idea è simile alla lontana, ma ci si chiede il perché della mancanza nonostante sia sempre stata amata dai fan della serie.

Ci sono momenti di incertezza tecnica che accompagnano release di questo genere. Si va dal lag momentaneo a qualche problema di matchmaking, ma l’abilità di entrare e uscire on-the-fly dal gioco e la presenza di bot fa sì che l’azione non si interrompa mai, rendendolo un gioco ideale anche per una sessione relativamente veloce. Se c’è un problema che infastidisce è la mancanza di punti (e quindi progresso) per coloro che dovessero decidere di affrontare l’avventura in solitaria (con bot controllati dal computer). Nonostante sia in parte comprensibile che il bilanciamento sia fatto unicamente online, la modalità perde abbastanza di valore a meno che non vi troviate momentaneamente in mancanza di una connessione.

Back 4 Blood è una versione migliorata e rifinita di Left 4 Dead e può essere considerato come un centro perfetto in base alle promesse. I contenuti del lancio sono abbastanza da giustificarne il prezzo e la rigiocabilità offerta da campagna e PvP riusciranno a tenervi incollati per settimane. Sarà da vedere cosa verrà offerto nei mesi a venire come supporto post lancio, ma per ora siamo di fronte senza ombra di dubbio al miglior gioco in cooperativa degli ultimi anni. Che sia abbastanza per invogliare valve a un nuovo L4D? Forse, ma a chi importa? I fan hanno finalmente il seguito che aspettavano da oltre una decade.

Recensione a cura di Sacha “Omeganex999” Morgese

Il Buono

  • E’ Left 4 Dead elevato al quadrato!
  • Sistema di progressione innovativo e accattivante
  • Campagna emozionante e dal pacing ottimo

Il Cattivo

  • Single player un po’ deludente
  • Qualche problemino tecnico
8

Scritto da: Gerry "Pintur" Grosso

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