Call of Duty: Modern Warfare 4
Il verdetto di CoPlaNet
Infinity Ward riporta Call of Duty sulla strada giusta con una campagna spettacolare, un gunplay eccellente e un multiplayer capace di regalare ore di divertimento. Il ritorno di DMZ aggiunge ulteriore sostanza a un pacchetto già ricco, grazie a una progressione finalmente completa e a un'impostazione più ambiziosa rispetto al passato. Restano alcune rigidità nella campagna, qualche problema di bilanciamento e un'intelligenza artificiale migliorabile, ma il risultato complessivo è decisamente convincente. Modern Warfare 4 non rivoluziona la serie, ma recupera quella solidità che negli ultimi anni era mancata più di una volta.
Pro
- Campagna spettacolare e ben ritmata
- Gunplay eccellente e movimenti più precisi
- Multiplayer ricco, con il ritorno di Shipment 24/7
- DMZ finalmente completa e interessante
- Ottimo comparto audiovisivo
Contro
- Campagna ancora troppo guidata
- Alcune modalità multiplayer poco convincenti
- Matchmaking e serie di uccisioni a tratti frustranti
- Intelligenza artificiale di DMZ migliorabile
Un ritorno alle origini che ci voleva
Diciamocelo, negli ultimi anni Call of Duty ha vissuto momenti piuttosto altalenanti. Tra capitoli riusciti, altri decisamente meno convincenti e la continua ricerca di nuove meccaniche, la serie sembrava aver perso un po’ di vista quello che l’aveva resa così popolare. Non che mancassero i contenuti, anzi, ma avere tante cose da fare non significa necessariamente divertirsi.
Con Modern Warfare 4, Infinity Ward torna al timone dopo quattro anni e sembra aver capito che, per riportare la serie sulla strada giusta, non serviva inventarsi chissà cosa. Bastava concentrarsi su quello che Call of Duty sa fare meglio: una campagna spettacolare, armi soddisfacenti da utilizzare e un multiplayer capace di tenerti incollato allo schermo per ore.
Il risultato è un capitolo che non rivoluziona la formula, ma la perfeziona in diversi aspetti, accompagnandola con una modalità DMZ finalmente completa. Un pacchetto davvero sostanzioso, nel quale ogni componente ha una propria identità.
Una guerra che parte dalla Corea
La campagna ci porta nella penisola coreana, dove l’invasione della Corea del Sud da parte delle forze nordcoreane scatena un conflitto destinato ad assumere proporzioni internazionali.
Uno dei protagonisti è Park Hyun Jun, un giovane soldato sudcoreano che si ritrova improvvisamente catapultato in una guerra vera. Niente super soldati o operazioni impossibili: almeno inizialmente, Park è soltanto un ragazzo che cerca di sopravvivere insieme ai propri compagni.
Dall’altra parte ritroviamo John Price, ormai lontano dalla Task Force 141 e impegnato in una missione personale che lo porta a stringere alleanze decisamente discutibili, compresa quella con Valeria Garza.
Le due storie si alternano nel corso di sedici missioni, portandoci dalle trincee coreane alle strade di New York, passando per gli inseguimenti a Parigi e le operazioni notturne di Mumbai.
È una campagna che recupera buona parte dello spettacolo dei vecchi Modern Warfare. Le battaglie su larga scala sono impressionanti, con esplosioni, bombardamenti e interi quartieri trasformati in campi di battaglia. Infinity Ward continua a essere bravissima nel costruire queste sequenze, soprattutto quando riesce a farti percepire il caos di un conflitto molto più grande del singolo soldato.
La scelta di alternare Park e Price funziona anche dal punto di vista narrativo. Il primo offre una prospettiva più umana e meno eroica, mentre il secondo rappresenta il classico operatore disposto a tutto pur di raggiungere il proprio obiettivo.
Peccato che la sceneggiatura non riesca sempre a valorizzare questa differenza. Alcuni passaggi risultano prevedibili e la storia di Price, pur partendo da premesse interessanti, ogni tanto ricade nei soliti cliché militari.
C’è poi un altro problema che Call of Duty si porta dietro da anni: la libertà d’azione è spesso soltanto apparente.
Gli ambienti possono sembrare enormi, ma basta provare ad affrontare alcune situazioni in maniera diversa da quella prevista dagli sviluppatori per scoprire quanto siano rigidi i confini delle missioni.
Fa eccezione Stranded, una delle sequenze più interessanti della campagna, che ci lascia dietro le linee nemiche con poche risorse e diversi obiettivi da completare. Qui bisogna recuperare armi ed equipaggiamenti, scegliere come muoversi e decidere quali rischi affrontare. Un approccio decisamente più libero che dimostra quanto Infinity Ward potrebbe ottenere sperimentando maggiormente con questa formula.

Per il resto, Modern Warfare 4 preferisce rimanere fedele alla propria natura cinematografica. E, tutto sommato, va bene così. La campagna diverte, cambia continuamente ritmo e regala diversi momenti memorabili, anche se una maggiore libertà e una sceneggiatura meno prevedibile avrebbero potuto renderla ancora migliore.
Quando sparare è un piacere
Possiamo parlare quanto vogliamo di storia, personaggi e ambientazioni, ma il cuore di Call of Duty rimane sempre quello: prendere un’arma e sparare.
Ed è proprio qui che Modern Warfare 4 dà il meglio di sé.
Infinity Ward ha rivisto il comportamento delle armi attraverso un sistema chiamato Ballistic Authority, che interviene sulla balistica, sul rinculo e sulla precisione dei colpi. La novità principale è l’eliminazione della dispersione casuale dei proiettili, rendendo molto più coerente la direzione degli spari rispetto a quella dell’arma.
Può sembrare un dettaglio, ma in uno sparatutto nel quale bastano pochi istanti per vincere o perdere uno scontro, la differenza si sente eccome.
Anche il movimento è stato perfezionato. Ora si può passare direttamente dal superamento di un ostacolo a una scivolata, modificare la direzione durante un’arrampicata e persino terminare una scivolata distesi sulla schiena, continuando a combattere.
La cosa positiva è che queste aggiunte non trasformano il gioco nell’ennesima gara a chi salta e scivola più velocemente. Il movimento rimane rapido, ma le armi conservano quella sensazione di peso che aveva sempre contraddistinto Modern Warfare.
Il risultato è un gunplay eccellente, probabilmente uno degli aspetti più riusciti dell’intera produzione. Le armi sono precise, hanno un rinculo convincente e restituiscono una sensazione di potenza davvero soddisfacente.
E francamente, per uno sparatutto in prima persona, non riesco a immaginare un punto di partenza migliore.
Multiplayer: il solito caos, ma fatto bene
Il multiplayer offre una quantità di contenuti notevole, con dodici mappe tradizionali 6 contro 6 al lancio, quattro dedicate a Gunfight, tre ambientazioni per Combat Outpost e l’inedita Kill Block.
Le mappe principali alternano scontri ravvicinati e situazioni più aperte, anche se non tutte convincono allo stesso modo. Alcune hanno una struttura interessante e permettono diversi approcci, mentre altre presentano così tanti accessi e angolazioni che diventa difficile capire da dove arriverà il prossimo nemico.
È il solito problema di Call of Duty: quando il ritmo funziona è difficile smettere di giocare, ma certe partite possono trasformarsi in una continua sequenza di morti e respawn.
A proposito di caos, è tornata anche Shipment, una delle mappe più amate e odiate della serie. Disponibile dal 27 ottobre, mantiene praticamente intatta la sua formula: container, spazi strettissimi e sparatorie che iniziano ancora prima di riuscire a capire dove ci si trova.

È assurda, spesso frustrante e decisamente poco tattica. Ma è anche tremendamente divertente, soprattutto quando si vuole giocare senza pensare troppo o completare rapidamente le sfide per le mimetiche.
Tra le novità più interessanti troviamo Kill Block, una mappa modulare che modifica coperture e percorsi tra gli scontri, con oltre cinquecento configurazioni possibili. L’idea funziona perché costringe ad adattarsi continuamente, invece di imparare a memoria ogni singolo angolo.
Meno convincente, almeno per alcuni aspetti, Combat Outpost, l’evoluzione di Ground War con battaglie 32 contro 32, veicoli e avamposti da conquistare. Quando le squadre collaborano può regalare momenti spettacolari, ma nelle partite più disordinate diventa difficile capire cosa stia succedendo, con nemici e serie di uccisioni praticamente ovunque.
Tra le nuove modalità, Inflation introduce un’interessante meccanica basata sull’accumulo di denaro attraverso le eliminazioni, mentre Collateral prova a dare un taglio più tattico agli scontri, senza però riuscire a distinguersi abbastanza dalle formule già presenti.
Il multiplayer rimane comunque estremamente solido e beneficia anche delle modifiche al sistema di personalizzazione.
Il nuovo “Crea una Classe” permette di gestire fino a dodici equipaggiamenti, mentre l’Armaiolo è stato semplificato grazie alla condivisione degli accessori tra armi della stessa categoria. Niente più necessità di sbloccare continuamente lo stesso componente, una modifica che era sinceramente ora di introdurre.
Gli accessori Apex aggiungono ulteriori possibilità una volta raggiunto il livello massimo delle armi, mentre il sistema Gunny suggerisce configurazioni già pronte a chi non vuole passare troppo tempo nei menu.
Interessante anche la possibilità di scegliere tra Prestigio Classico e Prestigio Regolare, con quest’ultimo che permette di ricominciare la progressione senza perdere gli equipaggiamenti sbloccati.
Insomma, Infinity Ward ha cercato di rendere il multiplayer più immediato senza sacrificarne la profondità.
Restano però alcune criticità, soprattutto nel bilanciamento delle partite. Il matchmaking può essere particolarmente impegnativo e le serie di uccisioni continuano a rendere frustranti certi incontri.
È un peccato, perché quando tutto gira per il verso giusto Modern Warfare 4 offre uno dei multiplayer più soddisfacenti degli ultimi anni.
DMZ: finalmente una modalità completa
Se c’è una componente che merita particolare attenzione, quella è DMZ.
Introdotta in passato come modalità sperimentale, torna con una struttura molto più articolata, tanto da poter essere considerata quasi un gioco a sé stante.

L’ambientazione è Hajin, una vasta zona d’esclusione collegata agli eventi della campagna. Lo scopo è infiltrarsi, recuperare tecnologie militari ed equipaggiamenti, completare missioni e soprattutto riuscire a uscire vivi.
La particolarità degli extraction shooter è che ogni incontro può trasformarsi in una scelta difficile. Affrontare una squadra avversaria significa rischiare tutto quello che si è raccolto, mentre evitarla potrebbe permettere di completare gli obiettivi senza attirare attenzioni indesiderate.
Modern Warfare 4 cerca di rendere queste situazioni imprevedibili attraverso un mondo dinamico, con convogli militari, condizioni meteorologiche variabili e forze nemiche che si spostano attraverso la mappa.
La novità più importante riguarda però la progressione.
Tra una missione e l’altra si torna alla Forward Operating Base, una base operativa nella quale conservare il bottino, acquistare equipaggiamenti e costruire nuovi oggetti attraverso una stampante 3D. Gli operatori dispongono inoltre di alberi di abilità dedicati, permettendo di sviluppare caratteristiche differenti nel corso delle operazioni.
È proprio questo sistema a dare finalmente uno scopo a ogni spedizione. Anche quando non si completa l’obiettivo principale, riuscire a estrarre materiali utili può comunque contribuire alla progressione.
Non tutto è perfetto, naturalmente.
L’intelligenza artificiale dei nemici non è sempre convincente e alcune situazioni risultano difficili più per la quantità di avversari che per i loro comportamenti. Inoltre, rispetto ad altri extraction shooter, DMZ cerca di essere molto più accessibile, riducendo in parte quella tensione che dovrebbe accompagnare il rischio di perdere il proprio equipaggiamento.
È una scelta comprensibile, soprattutto per un pubblico abituato all’immediatezza di Call of Duty, ma chi cerca un’esperienza particolarmente punitiva potrebbe rimanere deluso.
Resta comunque una delle aggiunte migliori dell’intero pacchetto, con una quantità di contenuti e una progressione finalmente capaci di giustificarne la presenza accanto al multiplayer tradizionale.
Comparto tecnico e futuro del gioco
Dal punto di vista tecnico, Modern Warfare 4 beneficia dell’abbandono delle console della precedente generazione, con ambientazioni più dettagliate, effetti particellari convincenti e un’illuminazione particolarmente curata.
La campagna è naturalmente la vetrina principale, soprattutto durante le grandi battaglie nella penisola coreana, dove la quantità di elementi su schermo contribuisce a rendere gli scontri spettacolari.
Ottimo anche il comparto sonoro, uno degli aspetti nei quali Infinity Ward continua a distinguersi. Ogni arma ha una personalità riconoscibile, le esplosioni restituiscono una buona sensazione di potenza e la propagazione dei suoni contribuisce parecchio all’immersione.

Non mancano alcune imperfezioni tecniche, soprattutto nelle modalità online, ma il quadro complessivo rimane decisamente positivo.
Merita una menzione anche il ritorno della serie sulle console Nintendo, con una versione per Switch 2 che comprende campagna, multiplayer e DMZ, oltre al supporto al cross-play e alla progressione condivisa.
Il supporto post-lancio partirà inoltre molto presto. La Stagione 1 è prevista per il 6 novembre 2026 e introdurrà nuove mappe e modalità multiplayer, ulteriori contenuti per DMZ, compresa l’area X01 Black Site, e soprattutto la piena integrazione con Warzone.
Il battle royale gratuito è già disponibile, ma con la nuova stagione riceverà due mappe, Hajin per la Battaglia Reale e Zodiac per Resurgence, oltre alla progressione condivisa con Modern Warfare 4.
Una quantità di contenuti notevole, anche se naturalmente questi aggiornamenti futuri non possono incidere direttamente sulla valutazione del gioco nella sua versione di lancio.
Conclusioni
Modern Warfare 4 non reinventa Call of Duty, e probabilmente non aveva nemmeno bisogno di farlo.
Infinity Ward ha preferito concentrarsi sulle fondamenta della serie, costruendo una campagna spettacolare, un multiplayer estremamente solido e una modalità DMZ finalmente completa.
Il gunplay è eccellente, le armi restituiscono sensazioni convincenti e il movimento riesce a trovare un buon compromesso tra velocità e controllo. La campagna offre diversi momenti memorabili, anche se continua a soffrire di una struttura troppo guidata e di una sceneggiatura non sempre all’altezza.
Il multiplayer è probabilmente la componente destinata a mantenere vivo l’interesse più a lungo, soprattutto grazie alla varietà delle modalità, alle possibilità di personalizzazione e al ritorno di mappe iconiche come Shipment.
DMZ, invece, rappresenta la sorpresa più interessante, pur con qualche problema di bilanciamento e un’intelligenza artificiale ancora migliorabile.
Insomma, i difetti non mancano, ma questa volta è difficile lamentarsi della quantità e della qualità dei contenuti offerti.
Modern Warfare 4 è uno dei Call of Duty più convincenti degli ultimi anni. Non sarà una rivoluzione, ma dimostra che, quando Infinity Ward si concentra su quello che sa fare meglio, la serie ha ancora parecchio da offrire.
Si ringrazia Activision per aver fornito il codice review di Call of Duty: Modern Warfare 4.
In qualità di Affiliato Amazon, CoPlaNet riceve un guadagno dagli acquisti idonei.
