Anno Domini 2019. Hideo Kojima decise di regalarci un’opera post-apocalittica che sa quasi di presagio per quelli che saranno gli anni a seguire nella vita reale. Kojima ci regalò Death Stranding, un titolo altamente visionario. Probabilmente il pubblico non era pronto per un’opera del genere. E, infatti, il titolo spaccò letteralmente la critica, tra chi lo ha amato e chi non lo ha apprezzato o addirittura annoiato. Ma il Primum Movens di Kojima non è divertire, ma intrattenere, creare cinema, inspirare, come fece con il controverso Metal Gear Solid 4: Guns of the Patriot. In una recente intervista il maestro ha dichiarato che sarebbe una vittoria anche solo raggiungere quattro videogiocatori su dieci che a loro volta sarebbero diventati sviluppatori, decidendo cosi di porsi questa etichetta e di auto-relegarsi a una nicchia videoludica. Da qui, sorge spontanea una domanda: era davvero necessario produrre Death Stranding 2 On the Beach?
Diciamoci la verità: per come si era concluso il primo capitolo, soprattutto a seguito della Director’s Cut che aggiungeva alcuni contenuti, potevamo quasi considerare esaurita la narrazione di Death Stranding. Ma, quindi, per Hideo Kojima ha avuto senso rischiare nell’investire in un sequel? La risposta è molto semplice: si. Nessuno si sarebbe aspettato un’opera con un impatto del genere capace di ricavare una trama in grado di aggiungere contenuti e chiudere il cerchio in modo lineare e coerente, per quanto la storia sia ramificata e complessa, ma, soprattutto nel finale, efficace e necessaria, creando personaggi unici, altamente caratterizzati. Per citare il web, absolute cinema. Non mancano easter egg e manie kawaii dell’autore, ma questo glielo possiamo perdonare. E non vogliamo proseguire oltre per evitare qualsiasi tipo di spoiler.
In questo titolo c’è tutto: azione, horror, con vaghi riferimenti a serie TV come Stranger Things, ironia, musical. Una regia, una fotografia e una sceneggiatura quasi mai viste nella storia videoludica. Ed è importante sottolineare che questo titolo si va ad inserire in un anno videoludico altamente prolifico, soprattutto dopo l’uscita di Clair Obscur: Expedition 33 che ha ridefinito gli standard videoludici, sia in termini di gameplay, ovviamente per i giochi di ruolo, sia in termini di regia, fotografia e sceneggiatura. Nonostante ciò, Hideo Kojima, sicuramente con un budget ben più elevato rispetto a Sandfall e grazie a un cast stellare, ha creato un’opera che sarebbe degna di premi cinematografici internazionali.
Non era facile, inoltre, rinnovarsi da un punto di vista del gameplay. Forse la critica principale del primo capitolo arriva proprio dalla monotonia e dalla ripetitività delle azioni. Non possiamo negarlo, anche in Death Stranding 2 On the Beach questa ciclicità si ripercuote a livello del gameplay, ma possiamo affermare che Kojima sia riuscito molto di più a scandire e variare il ritmo di gioco. Infatti, si alterneranno non sono semplici consegne, ma anche incursioni stealth, eliminazioni action, boss fight secondarie ad alto tasso di tamarragine. I combattimenti sono altamente rifiniti con molteplici possibilità di approccio che rendono il gameplay stratificato e variegato, ma anche semplificato. Gli irriducibili troveranno molto più user friendly la sezione di crafting, rendendola sfiziosa da utilizzare, soprattutto per aumentare l’apprezzamento e l’interazione con gli altri Sam online.
Il risultato è, quindi, di un gameplay molto più rifinito. La serie di consumabili disponibili nel corso della storia, aumentando l’apprezzamento dei vari avamposti attraverso ordini standard e secondari, permette la perfetta fusione tra elementi sci-fi e il mondo post-apocalittico. Se l’Islanda è stata la nazione che ha liberamente ispirato l’ambiente, nel nuovo titolo, pur ritrovandoci in Australia, ritroviamo sicuramente quegli elementi, ma, anche in questo caso, con aggiunte e un ambiente molto più vivo. Non mancheranno acquazzoni, scosse di terremoto, tempeste di neve, incendi, valanghe. La natura è viva e l’inserimento della fauna ne rimarca ancor di più questa peculiarità. Graficamente siamo probabilmente a un livello mai raggiunto su console. Death Stranding 2 On The Beach ha il pregio di collocarsi in una linea temporale che segnerà un pre Death Stranding 2 e un post. L’amore per i dettagli, i giochi di luce, le espressioni dei volti. Medaglia al valore per la telecamera, tra i top del genere e mai fuori sincrono, soprattutto nelle fasi concitate di atterramento dove potrebbe mostrare tutti i limiti, ma non lo fa.
Che dire della colonna sonora. Sicuramente gran parte del lavoro di Hideo Kojima è stato nella selezione dei brani che esprimono sempre, con forza, emozioni e stati d’animo e si inseriscono egregiamente nelle più variopinte situazioni. Ma la cosa che stupisce sono anche le tematiche che l’opera riesce a trattare. Nell’universo colpito dal Death Stranding la società non può permettersi immobilismo ed è obbligata ad evolversi per sopravvivere, ma nonostante ciò si cimenta nelle più primordiali delle emozioni, maternità, paternità, lutto, fratellanza, ma anche politica. Si, perché l’intera opera, come fu per Metal Gear, altro non è che una sincera metafora della situazione attuale del mondo, dove un élite non fa altro che sfruttare i deboli e trascinarli in guerre, ambizioni espansionistiche e giochi di potere che non fanno altro che ostacolare, anziché favorire, la più importante risorsa che l’uomo ha a disposizione: l’interazione tra esseri umani.
Un tarantiniano Hideo Kojima è riuscito a creare un’opera che risulta nel complesso completa, efficace e altamente autoreferenziale. È l’urlo dell’autore contro la guerra, i governi, la supremazia, l’isolamento dell’umanità in favore dei più nobili sentimenti come l’integrazione, la genitorialità e la libertà. Oltre a creare un lungometraggio meraviglioso per mezzo di una miscellanea di generi, il fruitore potrà calarsi anche in un mondo vivo altamente immersivo attraverso un gameplay si, ripetitivo, ma diversificato e rifinito, guarnito da una grafica tra le migliori finora mai viste su console e una colonna sonora ispirata e selezionata per elevare tutti i contesti che si affronteranno lungo il percorso. Se il primo titolo può aver creato una spaccatura nel mondo videoludico, questo, invece, ha il compito di unire sotto un’unica ala amanti e detrattori di Kojima che, come atto d’amore, ci ha regalato l’ennesima imperdibile pietra miliare generazionale.
Il Buono
- Regia, sceneggiatura e fotografia da Oscar
- OST Sublime
- Grafica al top per console
- Gameplay altamente rinnovato
Il Cattivo
- Non è per tutti
- Può cadere nella ripetitività, ma meno rispetto al predecessore




