[RECENSIONE] DMC – Devil May Cry

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[RECENSIONE] DMC – Devil May Cry

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The Marriage Of Heaven and Hell

Ultimamente la Capcom sta facendo di tutto per farsi odiare.

La sua discutibile politica sui DLC, dichiarazioni o contest dedicati a quale “vecchio titolo” si vuole vedere in un remake HD, rumor che la vedono al centro di esclusive che in realtà non sarebbero poi tali e via dicendo: se prima la si ricordava con una certa intonazione della voce che trasmetteva rispetto, oggi la sensazione che si avverte quando si pronuncia (o si sente pronunciare) il nome della SH provoca emozioni diametralmente opposte.

Eccoci quindi qui a parlare della nuova, discutibile mossa della mamma di Street Fighter: il reboot di una delle serie che ai tempi della sua prima incarnazione rivoluzionò il mondo degli Action Game: Devil May Cry (DMC).

Partiamo senza mezzi termini.

DmC: Devil May Cry è un insulto. Insulta i videogiocatori che in questi tempi hanno continuato a sopstenere Capcom nonostante il suo modo di agire molto poco “user friendly” nei confronti dei suoi clienti, insulta i fan della serie e soprattutto insulta la serie stessa e la sua “eredità”, ovvero tutti quei giochi che hanno attinto a piene mani dalle meccaniche introdotte da Capcom nel lontano (videoludicamente parlando sono ERE geologiche) 2001.

I Ninja Theory hanno perso ogni credibilità come sviluppatori mentre per Capcom è solo l’ennesima pugnalata alle spalle inflitta.

Bene, con queste affermazioni gli haters o tutti quelli che fin dal giorno dell’uscita non hanno fatto altro che piagnucolare saranno soddisfatti. Quindi possiamo finalmente partire con la recensione.

Che il 2013 sia l’anno dei reboot, o comunque delle “svolte epocali” per alcune serie appare abbastanza chiaro. Il mese prossimo arriverà nei negozi il nuovo Tomb Raider a marcare ancora in maniera più decisa questo concetto. Gli standard non solo legati al gameplay ma anche al feeling che un titolo crea sono cambiati nel corso degli anni. Ecco perchè Capcom (come Square Enix) ha in primis modificato il look del protagonista. Il Dante di DMC è l’esatto opposto del suo “antenato”: una versione più moderna, un pò EMO nel look (dite quello che volete, ma con gli standard attuali, anche in una produzione volutamente esagerata, avere un protagonista con un capello biondo platino fa molto Drag Queen…) ma con la stessa carica di spavalderia e di esagerazione del “vecchio” Dante.

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 Lecito attendersi del DLC con la skin del “vecchio” Dante, giusto per accontentare gli haters…

In generale tutto il comparto visivo ha subito un deciso restyling, rendendo il mondo di gioco molto più affine alle esigenze di mercato. Attenzione però, questo non vuol dire “piegarsi” a queste esigenze, offrendo così un prodotto anonimo, tutt’altro. La città di Limbo, anche se in questo caso è più corretto dire metropoli, dando già un’idea del tipo di cambiamento cui mi riferivo sopra, è parte integrante del gioco, non più singolo scenario come nei capitoli precedenti, soprattutto per quel che riguarda l’esplorazione della stessa: l’introduzione infatti di due rampini conferisce al gioco un aspetto platform inesistente finora, e questo aspetto a creato la seconda grande critica al titolo (la prima riguarda l’aspetto del protagonista). Tranquilliaziamoci subito però, questa componente è da vedersi come un’aggiunta al gameplay, un completamento, non come una snaturazione dello stesso, infatti non assumerà mai un aspetto preponderante in nessuno dei capitoli che compongono il titolo.

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Una delle principali innovazioni di questa versione di Dante è il Rampino

L’incipit narrativo attinge a piene mani dal background creato dai titoli precedenti creando una nuova versione decisamente più credibile e coerente. Dante scopre di essere figlio di un demone, Sparda, e di un angelo, Eva, ovvero un Nefilim, una creatura capace di prevalere sia sul male che sul bene, a sua scelta. A mettere in moto le vicende raccontate nel gioco è Vergil qui rappresentato in un inedito ruolo “accompagnatore” (un pò come il vero Virgilio fa con Dante nella Divina Commedia) verso il compimento della missione assegnatagli: sconfiggere il demone Mundus che sta governando la città di Limbo.

Dal punto di vista del gameplay, si naviga in acque conosciute. La struttura è rimasta pressochè identica ai capitoli precedenti, così come gli stessi son rimasti i vari strumenti di ditruzione a nostra disposizione: le fidate pistole gemelle Ebony and Ivory e la “familiare” spada Rebellion, con l’aggiunta di due classi di nuove armi, quelle angeliche, legate alla parte materna del protagonista, armi estrememante veloci che permettono di concatenare più facilmente gli attacchi, peccando però di potenza, e quelle demoniache che invece sono decisamente lente ma di una potenza devastante. Grazie a queste armi si potranno eseguire le ormai leggendarie combo tipiche della serie. questo aspetto ha subito un cambiamento che potrebbe far storcere il naso a molti, non solo ai fan. Infatti ottenere la valutazione “SSS” è diventato decisamente più semplice rispetto al passato: mentre prima elemento fondamentale per la valutazione più alta era il tempismo, in DMC il lasso di tempo rischiesto per il link si è sensibilmente ampliato, e in più l’interruzione della combo e la conseguente valutazione immediata è legata agli attacchi avversari. Più semplicemente tra un colpo e un altro possono passare anche alcuni secondi, l’importante è non essere colpiti da un nemico, e il gioco continuerà a far salire il contatore della valutazione. Tutto ciò influisce in maniera marcata sull’aspetto prettamente “hardcore” del gioco,creando la prima, vera, NETTA differenza con il passato.

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Il Gameplay è identico a quello dei giochi precedenti.. solo INFINITAMENTE più veloce

Ma anche in questo caso è un aspetto che non è sufficiente a denigrare il titolo, soprattutto quando si è messi di fronte alla velocità pazzesca del gioco. DMC si muove ad una velocità PAZZESCA, esasperando il lato action che ha reso celebre la serie, e il motore grafico regge in maniera eccelsa ogni sfumatura, effetto di luce, ombra dinamica. Nel corso della mia partita non ho mai riscontrato nessun calo di frame rate e soprattutto nessun effetto di tearing nonostante il livello qualitativo delle ambientazioni, che ricordiamolo, è decisamente elevato (personalmente reputo alcune zone tra le più belle che abbia mai visto in un videogame: I ragazzi di Ninja Theory avranno deluso dal punto di vista del combattimento, ma si son ampiamente risollevati con il level design…ma non scopriamo certo nulla di nuovo, già in passato con Heavenly Sword ma soprattutto Enslaved ne avevamo già avuto prova…)

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Il design di alcune creature è davvero disturbante

Dal punto di vista audio, il gioco è completamente in italiano, anche il doppiaggio.

Questo appare un pò sottotono, con un Dante poco incisivo e decisamente in contrasto con la natura del personaggio (che anche verbalmente non è proprio un santo…). La colonna sonora invece compie discretamente il suo lavoro, mantenendo sempre un atmosfera coerente con le azioni su schermo, sottolineando le parti più violente con pezzi di natura decisamente Rock.

Dopo tutto ciò, tirare le conclusioni è abbastanza semplice.

Si possono passare giorni a discutere su ciò che il Devil May Cry originale aveva e questo no, di quanto fosse più figo Dante nei precedenti capitoli, di quanto la serie si sia snaturata. Ma son dichiarazioni fini a se stesse, ovvero inutili. Il passato è passato, esiste una Devil May Cry Collection se si vuole restare inchiodati ad esso. Qui si parla di un’ottimo gioco, ottimo sotto tutti gli aspetti, che riprende i concetti base della gloriosa serie e li riporta in un contesto più moderno, senza modificarli ma dove possibile migliorandoli.

Quindi se gli haters a cui mi riferivo all’inizio della recensione sono arrivati a leggere fin qui, fatevi un favore: date una possibilità a questo DMC, e capirete che qualche volta il “vecchio” viene superato.

E che qualche volta Capcom fa la cosa giusta…

 

 

Scritto da: Riccardo "Rhaxs" Sitzia

Videogiocatore sin da quando ha avuto facoltà di pensiero, possiede come caratteristica fondamentale avere "metallo liquido e birra" al posto del sangue nelle vene. Soffre della "Sindrome del Chitarrista" che, oltre a costringerlo a imbarazzanti esibizioni di Air Guitar in luoghi pubblici utilizza come scusa per i suoi frequenti errori di battitura: "Ho le dita della mano sinistra che vanno più veloce del pensiero..deformazione professionale" ama dire.

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