Fuori il Pip-Boy!
Anno 2008, esce Fallout 3. Una saga rivoluzionata. Dopo dieci anni dal secondo capitolo cambia tutto, grafica 3D, visuale in prima persona e un’immensa Washington D.C. da esplorare da cima a fondo. Capirete bene perchè Fallout 4, già in partenza, difficilmente può riuscire ad ottenere lo stesso impatto che ha avuto l’illustre predecessore. Piuttosto, le premesse stavolta sono quelle di un more of the same, questo è innegabile, ma si spera con qualche spunto in più rispetto a Fallout: New Vegas, che pur essendo costruito interamente sulla base di Fallout 3, sfigurava già parecchio al confronto.
Perfino nella storia, o meglio nel suo inizio, Fallout 3 era riuscito a colpire, facendoci zampettare nei primi anni di vita del nostro alter ego, finendo per catapultarci anni avanti nel bel mezzo della tanto cara Zona Contaminata. Fallout 4 cerca di fare quasi la stessa cosa, aprendo con l’introduzione pre-esplosione e successivamente ripartendo nel 2287 dal Vault 111, con la ricerca del proprio figlio come motivazione portante per esplorare le macerie di Boston. Insomma, la base narrativa è comunque buona, ma resta poi da verificare il proseguimento della storia principale, cosa che purtroppo non è stata possibile verificare al momento della stesura di questa recensione data l’immensità del gioco e soprattutto il tipo di esperienza che meglio esprime le potenzialità del gioco. Sto parlando di godersela luogo dopo luogo, come un vero sopravvissuto, e le venti ore di gioco abbondanti su cui si basa questa recensione sono state spese dedicandosi molto all’esplorazione, per testare in particolar modo quanto il gameplay si dimostra bilanciato col passare delle ore e quanto “carattere” dimostra Fallout 4 rispetto al predecessore. In questo senso forse si avverte una marcia in meno rispetto, ad esempio, alla strampalata Megaton o alla Rivet City interamente costruita su una diroccata portaerei, ma comunque quache spunto interessante non manca. Consiglio ad esempio di farsi un giro tra i robot (che in generale regalano battute e considerazioni davvero divertenti) della General Atomics Galleria. Inoltre, sempre rimanendo nel contesto narrativo, sembrano invece meglio caratterizzati i compagni di viaggio, sia per i commenti che per la possibilità di migliorare la reciproca affinità e magari anche affrontare missioni ad hoc riguardanti proprio il vostro braccio destro.
Ecco l’editor del personaggio. I tratti somatici modificabili sono davvero tanti e le combinazioni possibili permettono di creare volti molto simili alla realtà.
Il gameplay è chiaramente una rivisitazione di tutto ciò che è stato visto in Fallout 3, quindi, volendo fare un piccolo riassunto, prepotentemente votato all’esplorazione e al saccheggio per potersi accaparrare le migliori armi e armature che la Zona Contaminata mette a disposizione, per poi farne un sapiente uso in combattimenti attenti e ragionati, almeno nella maggior parte dei casi. Naturalmente tutto parte dalla creazione del vostro personaggio grazie all’editor dedicato, completo come non mai e perfettamente in grado di ricreare volti di persone famose, per poi passare all’aspetto ruolistico che consiste nell’assegnazione dei primi punti ai sette attribuiti SPECIAL (Forza, Percezione, Stamina, Carisma, Intelligenza, Agilità e Fortuna) che condizioneranno le vostre abilità, lo stile di gioco e la progressione nell’albero dei perk sbloccabili al salire di livello. E’ da questo punto in poi che si iniziano a vedere le prime, grosse differenze, dal terzo capitolo. Se in quest’ultimo ad ogni level up era necessario scegliere un perk e scartare per sempre i precedenti, in Fallout 4 si è optato per un sistema che permette al giocatore di scegliere qualsiasi perk (a patto che i requisiti SPECIAL di ognuno siano soddisfatti) senza doverne scartare altri. Una scelta che in fin dei conti, pur sacrificando un aspetto caratteristico, va compresa in quanto dovuta alla necessità di garantire abbastanza perk (e relativi potenziamenti) per moltissimi livelli vista l’assenza del level cap, impostato invece a 30 nel capitolo precedente.
Questa, probabilmente, è davvero una delle poche modifiche che non va ad inficiare sulla difficoltà del titolo, che invece soffre per alcuni cambiamenti apportate all’aspetto survival. In particolare, giocato appunto a difficoltà Survival (la più alta disponibile), risulta poco influente la quantità di munizioni, che tra alti e bassi dopo 10 ore di gioco è già ampiamente oltre la quota di sopravvivenza, e soprattutto si sente la mancanza del danneggiamento delle armi, completamente eliminato. In generale quest’ultimo aspetto è anche influenzato dall’introduzione del crafting, che permette di modificare e costruire pezzi di armature e armi fin troppo funzionali, tanto che perfino una colt potrebbe diventare un fucile di precisione. Altra caratteristica che potenzialmente mette in discesa il livello di difficoltà è la separazione dalla sezione degli indossabili dell’iconica Armatura T, questa volta si proposta come una potentissima corazza nella quale entrare come se fosse una sorta di veicolo. Tuttavia non mancano situazioni ostiche che giustificano questa scelta, ma nella quotidianità degli eventi sta al giocatore cercare di non abusarne.
A conti fatti è il combat system che più è rimasto fedele al predecessore: la modalità SPAV (utilizzabile per mirare ad una parte del corpo in particolare del nemico, spendendo i vostri Punti Azione) stavolta permette solo di rallentare, anzichè fermare, il tempo, e infine le sparatorie sono generalmente più dinamiche e veloci che in passato, ma in generale le meccaniche di gioco restituiscono le stesse sensazioni del terzo capitolo. Manca invece il sistema del Karma, che tanto aveva caratterizzato Fallout 3 e che giocava un ruolo fondamentale nel tipo di avventura che si desiderava percorrere e nel modo di rapportarsi degli altri personaggi verso il nostro alter ego.
Ecco l’armatura rimovibile, altrettanto personalizzabile come le armi, con molte varianti di materiali e rispettivi bonus in termini di peso o resistenza.
La vera novità, come in parte anticipato, è l’introduzione del crafting, che non solo va a colpire armi ed armature, ma permette di costruire un insediamento personale con tanto di popolazione ad abitarlo. Il recupero di materiali diventa quindi fondamentale, e perfino oggetti spazzatura che non hanno il minimo valore economico possono essere utilizzati per recuperare materie prime necessarie alla costruzione di edifici, decorazioni, generatori di elettricità, piccoli negozi e altri beni di prima necessità. Il proprio insediamento potrà quindi continuare a crescere con la costruzione di fonti di cibo, acqua, elettricità e posti letto per i nuovi abitanti, che poi potrete assegnare personalmente alla raccolta di frutta e verdura piuttosto che al presidio di postazioni difensive per potersi difendere dagli occasionali raid dei banditi. Di certo non stiamo parlando di una feature di grande importanza, tant’è che risulta essere completamente trascurabile, ma sicuramente può far piacere agli appassionati della personalizzazione.
L’aspetto tecnico, già prima dell’uscita, è stato come da previsioni al centro dell’attenzione, sia per il timore di bug irreversibili, sia per l’impatto grafico. Ebbene, Fallout 4, visivamente non è un titolo propriamente current gen, forse verrebbe meglio inquadrato come un titolo di fine generazione PS3/Xbox 360. Tuttavia, nel complesso il gioco è piacevole e non si sentono più di tanto queste defezioni, senza dimenticare che un open world di questa portata ha sempre la necessità di raggiungere compromessi di questo genere. Per quanto riguarda i bug non ci sono grosse segnalazioni da fare, sicuramente non del tipo che bloccano il gioco o peggio ancora fanno perdere i salvataggi, ma è meglio prendere queste parole con le pinze vista l’imprevedibilità degli open world di Bethesda. Infine, vanno messi in conto anche alcuni rallentamenti nelle situazioni più concitate, ma anche in questo caso niente di allarmante, almeno durante le 20 ore di gioco su cui si basa la recensione.
L’insediamento prevede anche un indice di felicità. Inoltre, alcuni personaggi potrebbero avvicinarvisi e chiedere la costruzione di oggetti particolari.
Fallout 4 è quello che si proponeva di essere, anche se forse con qualche sorpresa un po’ meno gradita per gli irriducibili del terzo capitolo, certamente più caratteristico nelle sue meccaniche e meno permissivo in termini di difficoltà. Al di la di questo, non si può fare a meno di collocare Fallout 4 tra i migliori open world a disposizione, immenso, ricco di contenuti e molto particolare per il mix FPS/RPG che in pochissimi altri casi raggiunge un così alto livello qualitativo.
Il Buono
- Un more of the same ben riuscito
- Buon sistema di crafting e insediamenti
Il Cattivo
- Alcune modifiche lo rendono più permissivo...
- ...e a lungo andare la sensazione potrebbe aumentare
- Visivamente sembra old-gen




