Far Cry: Primal

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[RECENSIONE] Far Cry Primal

far_cry_primal-750x400La serie di Far Cry ha avuto un passato un po’ strano. Nato come gioco esclusivo per PC, famoso ai tempi soprattutto per il suo comparto tecnico (non per niente i suoi creatori ci avrebbero regalato quel fondi PC Crysis solo qualche anno più tardi) e i suoi nemici soprannaturali, si sarebbe trasformata in una sorta di free roaming molto più realistico nella sua seconda iterazione, per espandere poi enormemente la formula nel suo terzo capitolo, potenziando storia e personaggi. Far Cry 4 è stato forse il primo seguito in senso stretto, essendo fondamentalmente un Far Cry 3 ambientato tra le montagne ghiacciate. Insomma, ai cambiamenti la serie ci ha abituato, portando i suoi fan ad aspettarsi sempre un gran numero di novità. Far Cry Primal è stato una sorta di fulmine a ciel sereno. Questa volta il salto non è puramente geografico, ma temporale. Benvenuti nel 10000 AC, dimenticatevi armi, esplosivi e mezzi di trasporto, qui è la sopravvivenza a farla da padrone.

Far Cry Primal è ambientato durante l’età della pietra. Questa volta vestirete i panni di Takkar, un membro della tribù di Wenja, nel suo ritornare alla sua terra natia, Oros. Purtroppo durante la sua assenza le cose sono cambiate molto, la sua tribù è stata fondamentalmente distrutta e il territorio è stato occupato dai loro brutali avversari. Spetterà a voi riunire la vostra gente per ricostruire la società e sconfiggere i nemici. Già sentito? Possibile. Far Cry Primal non cerca assolutamente di essere una passo avanti per la narrativa globale, ma più che la sua evoluzione, è il modo in cui viene raccontata a renderla genuinamente buona. I personaggi di Primal non sono degli uomini moderni trasportati nel passato, ma si comportano e agiscono come in fondo immaginiamo farebbero gli uomini del tempo.

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Una delle critiche maggiori fatte a Far Cry 4 è stata la piattezza dei personaggi, dove il protagonista e l’antagonista sembravano fondamentalmente messi lì giusto per giustificare il gioco. Takkar invece ben caratterizzato, realistico nei suoi obiettivi e nel suo modo di porsi. Manca una vera sensazione di crescita del personaggio, ma questo è giustificabile in quanto, a differenza dei protagonisti dei capitoli precedenti, Takkar è parte integrante del suo mondo sin dall’inizio, non venendoci catapultato contro la sua volontà. Perdono invece di molto il confronto i nemici se paragonati a quanto visto nei capitoli precedenti, in particolare Vaas e Pagan Min. Ma di certo non si compra un Far Cry per la sua storia (non soltanto almeno), e sin da subito i fan si sono chiesti come il gameplay sarebbe cambiato una volta tolte le armi e le esplosioni. Coloro nervosi perché questo cambio estremo di formula avrebbe snaturato l’essenza del gioco tirino pure un sospiro di sollievo: il gioco è un Far Cry a tutti gli effetti. Oros è enorme, grosso almeno quanto il Kyrat di Far Cry 4. E anche se l’impatto degli uomini è ben lontano da quello dei tempi moderni, esistono aree ben differenziate, come giungle, paludi, praterie e tundre. Le armi sono in linea con l’epoca, essendo formate da mazze, archi e lance. Non molte a dire il vero, ma la possibilità di migliorare con un sistema di crafting riesce a supplire alla mancanza di una scelta più varia.

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Primal è un Far Cry, quindi è un titolo in prima persona, anche se il bilanciamento tra combattimenti corpo a corpo e quelli a distanza non permette di definirlo sparatutto. Se alcuni elementi saranno familiari (mira col grilletto sinistro, spara col destro, cattura l’avamposto nemico) altri saranno decisamente nuovi, come la possibilità di scegliere tra due diversi tipi di attacchi con le mazze e il dover esplorare fisicamente per scoprire nuovi elementi sulla mappa (niente torri questa volta).

Un altro cambiamento è il modo in cui far progredire la storia. Sia ben chiaro, non sarà possibile cambiarla in base agli avvenimenti, ma i giocatori potranno decidere quale missione affrontare e quale ignorare. Takkar potrà reclutare 6 specialisti, ognuno legato a delle particolari abilità. Solo tre di questi saranno obbligatori per completare il gioco, ma ignorare gli altri significherà perdere alcuni potenziamenti importanti (e ridurre di molto la lunghezza del gioco). Far Cry Primal non è assolutamente lungo, e non sembra irrealistico pensare di completare la storia in poche ore, ma per i giocatori interessati ad approfondire le missioni primarie e secondarie saranno necessarie almeno 13-15 ore. Per coloro amanti del 100% il tempo richiesto sarà ancora maggiore.
Una delle meccaniche più interessanti di Primal è però la possibilità di ammaestrare e comandare determinati animali. Tutto ciò che vi toccherà fare sarà usare un esca e poi avvicinarvi lentamente. Gli animali saranno degli ottimi alleati in battaglia, in grado di fornire un enorme supporto quando circondati da nemici. Non tutte le creature del gioco saranno ammaestrabili (niente dolci coniglietti per intenerire i nemici), ma il numero è abbastanza alto, includendo tutti i felini, lupi, orsi e simili. Procedendo nel gioco e sbloccando l’abilità adatta sarà possibile anche cavalcare alcuni di questi, rendendo i vostri spostamenti più veloci. Manca totalmente una qualunque modalità multiplyer, rendendo Far Cry Primal un gioco single player al 100%.

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L’aver deciso di abbandonare le piattaforme last gen (dopo 10 anni sembra un fatto dovuto) ha portato un certo salto di qualità per quanto riguarda il fattore tecnico, con risultati notevoli. Il mondo di gioco è realizzato egregiamente, riuscendo a mantenere intatta l’idea di essere in una sorta di mondo primordiale, dove l’influenza umana è pressoché nulla. Menzione particolare per i personaggi, un netto passo avanti rispetto a qualunque produzione Ubisoft, impressionanti nella loro realizzazione, con dettagli che vanno dalle gocce di sudore visibili sui loro volti alle cicatrici e alle bruciature. Un ottimo lavoro fatto anche nelle animazioni che, come detto precedentemente, sono state create per dare una certa “bestialità” ai nostri avi.

La realizzazione di Far Cry 4 è stata un grosso rischio. Togliere armi, esplosioni e automobili a una serie che aveva costruito la sua reputazione anche su quegli elementi poteva avere risultati disastrosi, e forse è anche questo che rende l’esperimento di Primal così apprezzabile da chi i capitoli precedenti li ha visti un po’ tutti. Ubisoft Montreal è riuscita a mantenere l’essenza della formula anche in un gioco così profondamente diverso. Certo, siamo comunque ben lontani dal capolavoro, soprattutto se contiamo la scelta limitata delle armi e la storia e i personaggi non proprio memorabili, ma aggiunte come la possibilità di ammaestrare gli animali lo rendono unico a modo suo. Si è trattato di un esperimento, e l’esperimento è riuscito molto più di quanto il sottoscritto si aspettasse. Per quanto il dubbio che la serie prenda lo stesso corso di Assassin’s Creed e i suoi continui salti temporali sia più che lecito, di una cosa siamo certi: la formula di Far Cry può ancora sorprenderci. Alla Ubisoft sanno cosa fanno.

Il Buono

  • Possibilità di cavalcare mammut e ammaestrare lupi
  • Libertà nello svolgimento della storia
  • Comparto tecnico eccellente

Il Cattivo

  • Mancano personaggi rilevanti
  • Poca varietà nelle armi
8

Scritto da: Gerry "Pintur" Grosso

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