Il proprio posto, per sbaglio
Viviamo in un mondo frenetico, sempre in movimento, nel quale siamo perennemente connessi gli uni agli altri in un delirante scambio di informazioni ed esperienze. Tutto ciò si è talmente intrecciato nelle trame della nostra vita da diventare qualcosa di naturale, scontato; Ma se tutto questo venisse a mancare? Se d’improvviso ci trovassimo bloccati nel nulla, totalmente isolati e incapaci di ritornare al nostro confortevole caos di tutti i giorni? George Batchelor ci propone il suo “what if?” attraverso un indie game davvero particolare, la cui semplicità tecnica fa a braccetto con una densità narrativa rara nel panorama videoludico di questi ultimi tempi. Il gioco in questione, per quanto riduttivo sia definirlo tale, è Far From Noise.
Far from noise è un semplicissimo punta e clicca nel quale impersoneremo una giovane donna incastrata a bordo del proprio maggiolino sull’orlo di un dirupo; totalmente isolata, non può far altro che attendere, immobile, qualcuno che possa trarla in salvo dal precario equilibrio della sua condizione. Al culmine dello sconforto, la nostra protagonista attirerà l’attenzione di un cervo che bruca nelle vicinanze, il quale inizierà a dialogare con lei. Il gameplay si sviluppa escusivamente attraverso un lungo e intenso dialogo a scelta multipla che modulerà l’andamento della trama a seconda delle decisioni prese, mettendo a disposizione del giocatore un gran numero di variabili e possibilità. La linea narrativa principale resta tendenzialmente una soltanto: la riflessione su se stessi. Dato ciò, la variazione del racconto è principalmente tesa a far toccare al giocatore-lettore certi temi piuttosto che altri, rendendo molto mirata e personale l’esperienza di gioco. La grafica è essenziale e poco dettagliata ma comunque di effetto, miscellata ad un comparto sonoro garbato e calzante; questi insieme concorrono a creare un’atmosfera distesa che concilia riflessione e lettura, accompagnando entrambe in diversi climax di variabile intensità.

Con questo titolo non si ha pienamente l’impressione di aver tra le mani un gioco, quanto qualcosa che si avvicina all’albo illustrato; un libro in cui immagini e parole ci guidano in un’educata conversazione con noi stessi e la nostra ansia di trovare un posto in questo mondo fatto di sovrastrutture ed eccezionali incongruenze. Così come con grande audacia fece The Stanley parable della Galactic cafè, Far from noise stimola più la riflessione che l’intrattenimento, attraverso un’unione di medium diversi che cerca di spingere oltre al concetto di gioco per il gioco; in un’era videoludica sempre più satura di achievements e scalate di rank, è importante trovare spazio per qualcosa di più intimo e pacifico, qualcosa su cui mettersi in gioco tralasciando il concetto di skill.

Se la vostra passione per i videogiochi si nutre di sfide appassionanti, abilità e strategia allora questo titolo potrebbe lasciarvi la bocca un po’ asciutta, data la sua longevità relativamente ridotta e la quasi totale mancanza di gameplay. Se invece apprezzate contemplare, sperimentare, conoscere, allora Far From Noise è un’opera da assaporare e custodire per i momenti più incerti, immancabile nella vostra libreria.
Il Buono
- Discreta libertà di movimento nella narrazione
- Immersivo e conciliante
- Stimolante riguardo temi importanti
Il Cattivo
- Longevità un po' scarsa
- Manca una traduzione in italiano




