Halo 4

Faceva troppo freddo in quella capsula criogenica!

Recensione

Halo 4

Il verdetto di CoPlaNet

Voto, punti di forza e informazioni essenziali

Il bello e il brutto degli universi è che non finiscono mai. Si vorrebbe vedere un gran finale, ma allo stesso tempo si vorrebbe esplorare ogni aspetto del mondo a cui ci si affeziona. Così succede nelle saghe di fantascienza. Difficile farle terminare, e se succede, prima o poi riprenderanno. Alcuni si stancheranno, altri no, altri ancora le vedranno per la prima volta, e magari ci si affezioneranno facendo ripartire il ciclo. Il problema è che gli universi sono delicati, sbagli qualcosa e rischi di rovinare tutto. Sono un’eredità pesante, specialmente se c’è un nuovo interprete a muovere i fili, e 343 Industries è qui apposta per raccogliere il lascito di Bungie, consapevole di come Halo abbia segnato milioni di giocatori.

Si, era decisamente il caso di svegliarsi Chief! 

Halo 4 riprende da dove finisce il capitolo precedente, anche se per Master Chief sono passati più di quattro anni di sonno criogenico, mentre per Cortana si avvicina sempre più il momento della degradazione totale. L’intervallo di quattro anni, purtroppo, non sarà minimamente toccato durante l’avventura principale, ma il tutto sarà incentrato sulla scoperta del pianeta Requiem, base dei precursori alla quale si avvicinerà Master Chief e quel che è rimasto della nave spaziale Forward Unto Dawn. Un pianeta sconosciuto e una civiltà mai passata sotto la lente di ingrandimento, quello che ci voleva per far ripartire la saga. Da un certo punto di vista è però una trama con molte incognite, che tuttavia non saranno totalmente svelate, lasciando parecchi buchi e dubbi. Anche perchè durante la campagna spiccano un paio di filmati principali pieni di informazioni e confusionari, suscitando decisamente troppe domande, alcune delle quali non saranno mai risolte.

Nella pratica, le missioni in single player si suddividono spesso in compiti simili, riassumibili in una sequenza trova-attiva/distruggi/usa, il che non aiuta più di tanto nell’immersione della storia di gioco. Una trama principale che in fondo non va oltre la sufficienza, anche se fortunatamente c’è tutto un lavoro di contorno che merita un plauso. Stiamo pur sempre parlando di un FPS, trame epiche non se ne sono viste spesso, e in questo caso non stiamo parlando di un’eccezione, ma il background costituito dai terminali, dalle Spartan Ops e dal film Forward Unto Dawn è spettacolare. I terminali, finalmente meno enigmatici del solito, sono paradossalmente più interessanti della trama principale, ne giustificano alcuni aspetti e soprattutto ci riportano indietro all’era dei Precursori spiegando alcuni dei motivi che li hanno portati all’estinzione. Spartan Ops e Forward Unto Dawn si concentrano invece sull’Infinity, la nave UNSC che incontrerete durante la permanenza su Requiem. Le prime, missioni extra giocabili anche in cooperativa, si concentrano sugli eventi dell’Infinity e sull’arrivo su Requiem, mentre il film racconta la figura di Thomas Lasky, capitano della nave, nel suo periodo di addestramento e nel primo incontro con Master Chief.

Eh questi fan sudare. Resistenti, ben equipaggiati, devastanti nel corpo a corpo…e si smaterializzano pure! 

Ma oltre alle diverse sfaccettature della trama, Halo 4 si presenta pieno di contenuti anche in termini di gameplay. La campagna, formata da otto missioni (completabili, per i giocatori più spediti, in almeno 12-13 ore a difficoltà leggendaria), non porta alcuna novità di base, ma aggiunge nuovi e tosti nemici, equipaggiamenti e armi, anche se molte di queste non differiscono per funzionalità dalle controparti Covenant e UNSC. E volendo, il single player non si ferma qui, con le già anticipate Spartan Ops. Si tratta di alcuni episodi aggiuntivi, suddivisi in 5 missioni ciascuno, che riprendono alcuni scenari dalla campagna principale per utilizzarli come arene, predisposte maggiormente al gioco cooperativo, ma affrontabili liberamente anche in singolo. Entrambe le modalità risultano appaganti anche grazie all’eccellente lavoro realizzato per l’intelligenza artificiale, con nemici che sanno difendersi ed evitarvi, per poi attaccarvi in gruppo e accerchiarvi anche e soprattutto durante la ricarica degli scudi.

Anche solo di single player Halo 4 vale il prezzo del biglietto, ma è chiaro che le potenzialità raddoppiano sfruttando anche il multiplayer, stavolta denominato “Giochi di guerra”. Come su Reach, prosegue il delicato bilanciamento tra personalizzazione ed equilibrio di gioco, con l’intento di non snaturare troppo la natura frenetica e il divario fra i giocatori di altro grado e le reclute. La progressione nel multiplayer si compone di varie specializzazioni, completabili una dopo l’altra con l’accumulo di punti esperienza derivanti dalle prestazioni in battaglia. Per facilitare l’avanzamento, 343 rilascerà come di consueto sfide giornaliere, settimanali e mensili, oltre ai vari encomi fissi relativi alle uccisioni con le armi o alle medaglie ottenute durante le partite. Ad ogni nuovo grado della specializzazione corrente verranno sbloccate ricompense di vario genere: pezzi dell’armatura, emblemi e Spartan Point. Questi ultimi saranno la moneta di scambio per sbloccare armi, equipaggiamenti e perk utili a personalizzare la propria dotazione che andrete ad impiegare ad ogni respawn. I punti più critici sono sicuramente gli equipaggiamenti e i perk, che però si dimostrano bilanciati grazie alla breve durata e al raggio d’azione, diventando decisivi solo se usati per bene.

L’unico nuovo veicolo introdotto è un gigantesco esoscheletro armato di mitragliatrice e di una batteria di razzi.

Le mappe disponibili sono dodici, anche se un paio sono vecchie ed acclamate conoscenze dei precedenti capitoli, mentre le nuove mantengono gli ottimi standard che Bungie ha sempre rispettato. L’unica pecca è qualche situazione poco equilibrata, non più di 2-3 casi, e il riferimento è in particolare alla presenza di veicoli difficilmente contrastabili in alcune modalità. Modalità di cui fanno parte le classiche Massacro, Cattura la bandiera, Dominio, Re della Collina e Flood, tra le quali si inserisce l’unica novità assoluta: Regicidio. Per la verità risulta molto simile a Juggernaut, solo che in questo caso ogni giocatore vedrà la propria taglia aumentare ad ogni uccisione, assorbendo quella accumulata dall’avversario. 343 ha comunque confermato che nuovi elenchi verranno aggiunti con cadenza settimanale, e chissà che non abbiano in serbo qualche altra sorpresa. Infine, per chiudere il capitolo multiplayer, i più creativi potranno ancora avvalersi dallà modalità fucina, e i più esibizionisti hanno la sezione cinema a propria disposizione per catturare schermate o registrare filmati dei momenti più spettacolari.

Tecnicamente Halo 4 è eccezionale, uno dei progetti migliori mai sbarcati su Xbox 360. Nonostante Requiem erediti ancora il vizietto dell’aliasing in alcuni tratti, la realizzazione grafica colpisce sia per il livello poligonale e le animazioni, sia per la realizzazione delle ambientazioni che nella profondità dei panorami. E il bello è che come sempre il motore di gioco riesce a gestire il tutto senza sbavature e specialmente senza intaccare la fluidità di gioco. Inoltre, le scene di intermezzo in computer grafica sono di assoluto livello, davvero pregevoli e ben doppiate, anche se completamente fuori sincronia con il labiale. Ahimè, l’unica voce che stona è proprio quella più importante, nonostante sia uno come Giorgio Melazzi (Max Payne e Max Payne 2) ad interpretare il Chief.

Ecco il risultato dei make-up artist di 343 Industries. Pronti pronti per la modalità Flood.

Test passed. Penso che tutti possano tirare un sospiro di sollievo, perchè 343, pur non avendo cambiato molto dai precedenti capitoli, si è dimostrata all’altezza della sfida e ha dimostrato che la saga di Halo è rimasta in buone mani. Chiaramente potremmo star qui fino ad Halo 5 per parlare del fatto che di base è rimasto sempre lo stesso Halo, ma la mole di contenuti e la qualità degli stessi non lascia spazio ad alcun dubbio. Halo 4 è uno dei migliori FPS di questa generazione e la saga rimane ancora l’immagine più rappresentativa della console Microsoft.

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