Ricordo con affetto il primo Mafia. Era il mio primo PC, con una Radeon 9000 e un Pentium 4, preso convincendo i miei genitori che fosse necessario “per studiare”. Scusa assolutamente senza senso per i primi anni 2000. Essendo stato svezzato da Nintendo e PlayStation, il PC era un’esperienza completamente diversa, che offriva generi su generi di giochi che raramente trovavi su console. Sparatutto in prima persona, complessi giochi di ruolo fortemente ispirati dalle regole di Dungeons & Dragons e, in generale, moltissimi titoli con un target più adulto di quelli su console, almeno negli anni Novanta. In quest’epoca di esplorazione (personale ma anche a livello di industria), Mafia, il primo della serie, è indubbiamente uno di quei giochi che, ai tempi, mostrava le possibilità di una nuova generazione. Un “open world” realistico, dove faceva da protagonista una chiara ispirazione cinematografica che si contrapponeva al goliardismo di GTA III. Un “Il Padrino: Il gioco”, ma senza licenza.
Ma, a differenza della serie Rockstar, dove ogni capitolo è stato un enorme passo avanti a livello di popolarità e vendite, Mafia è stato un continuo declino sia per la qualità delle release, dove ogni capitolo ha visto voti peggiori del precedente, sia per una gestione non ottimale del brand, dove di media abbiamo visto un titolo per generazione e storie quasi completamente scollegate. In particolare, Mafia III, dove la voglia di fare qualcosa di diverso (anni Sessanta, protagonista afroamericano reduce della guerra in Vietnam) aveva deluso i moltissimi fan che si aspettavano qualcosa di più tradizionale. Voti e vendite negative sembravano aver messo una pietra sopra a qualunque possibilità di un revival. Ma nel 2022, alla Hangar 13 annunciano che non soltanto sono al lavoro su un nuovo capitolo, ma l’obiettivo questa volta è di catturare nuovamente ciò che aveva reso leggendario il primo capitolo. Non una copia, non un remake. Diverso… ma simile…

Sicilia, primi del 1900. Un giovane “caruso”, Enzo Favara, lavora in una miniera alle pendici dell’Etna, con il suo amico Gaetano. Venduto in giovane età da suo padre ma vicino a ripagare il suo debito, sogna di sfuggire da quella miniera e vivere una vita diversa. Ma la vita del caruso sotto la famiglia Spadaro non è facile e una serie di eventi lo vedrà dover fuggire dagli Spadaro che lo vogliono morto. Fortuna vuole che anche la vita di un caruso è preziosa per qualcuno che, più di ogni altra cosa, vuole il male degli Spadaro. Nel caso di Enzo, quel qualcuno è Don Bernardo Torrisi, il boss rivale della zona, che è felice di salvargli la vita e metterlo a lavorare nella sua azienda vinicola unicamente per causare un danno ai suoi nemici. Sappiamo cosa si dice dei nemici dei nostri nemici, in fondo.
Nonostante sembri finito dalla padella alla brace, Enzo presto imparerà le regole della vita mafiosa, con i suoi valori e pericoli, cercando quella libertà che lo aveva spinto fuori dalla miniera in un altro posto in cui gli errori vengono ripagati con il sangue.
Il fatto che Terra Madre (titolo originale The Old Country, Il Vecchio Paese, in riferimento all’Italia) sia stato annunciato come titolo budget in quanto lineare e con focus sulla storia è stato un po’ uno shock. Non tanto per le giustificazioni date, che sono più che comprensibili se lo scopo è ricreare la magia del titolo originale, quanto per il fatto che mettere le mani avanti è raramente un segno di fiducia. Pararsi un po’ il didietro a causa di un budget limitato? Ma controller alla mano, i dubbi sono spariti immediatamente: siamo di fronte indubbiamente a un tripla A fatto da sviluppatori tecnicamente capaci e mossi dal chiaro intento di ricreare in modo realistico, cinematograficamente parlando, uno spaccato della Sicilia che fu.

Bastano le prime ore di gioco a capire che sì, la linearità è parte dell’esperienza. Mafia non è mai stata una serie in cui esplorazione e libertà hanno fatto da protagonista, ma per buona parte dell’avventura vi sposterete da A a B per iniziare missioni, il tutto intramezzato da filmati su filmati. Terra Madre vuole quasi essere un film interattivo a tratti, ma lo fa per dare spazio ai numerosi personaggi che orbitano intorno ai Torrisi. Spogliato di tutti gli addobbi, è semplicemente uno sparatutto in terza persona, free roaming nel senso di poter andare un po’ ovunque sin da subito, ma con interattività molto limitata. Sono presenti alcuni obiettivi secondari, collezionabili e quant’altro, ma di fatto è possibile ignorare tutto per concentrarsi sulla storia.
Il gameplay è senza infamia e senza lode. Potrete ripararvi dietro a muri e oggetti vari, sparare alla cieca o mirando, ovviamente con armi del periodo e le conseguenze del caso. Il sistema funziona abbastanza bene e sono acquisibili upgrade per migliorare le statistiche, ma mentirei se dicessi che gli scontri a fuoco sono particolarmente eccitanti. Sono presenti moltissime sezioni stealth in cui rimanere nascosti è d’obbligo, pena il game over, e molte altre in cui è presente l’opzione silenziosa come alternativa alle sparatorie. Anche queste sono quanto di più classico visto negli ultimi vent’anni, con la possibilità di spostare/nascondere i corpi dei nemici e un’intelligenza artificiale estremamente prevedibile.
Sono presenti, inoltre, diverse sessioni di combattimento usando coltelli, spesso utilizzate come boss fight e sono forse l’unica vera novità di Terra Madre. In questi incontri uno contro uno, avrete diversi attacchi e mosse evasive, dove il tempismo viene ripagato. Nulla di eccessivo, personalmente le ho trovate semplici anche a difficoltà normale, e oggettivamente variano poco da un nemico all’altro, ma sono un ottimo modo di creare combattimenti che non finiscono con qualche pallottola ben assestata.
La Sicilia di inizio secolo scorso è esplorabile a piedi, a cavallo o in auto, ovviamente con modelli dell’epoca. Le strade sono principalmente in terra battuta, con pietra nei centri cittadini. Nonostante ciò, le auto si comportano in modo realistico e non mancano sezioni dove il piede non verrà staccato dall’acceleratore neppure per un secondo. Ma, tolto l’andare e venire da punti di interesse, al momento l’esplorazione paga in modo molto relativo, a meno che non siate fan sfegatati dei collezionabili. La durata è nella media, con 10-12 ore di gameplay per vedere i titoli di coda. Ma allora, vista questa mancanza di originalità nel gameplay, possiamo parlare di fallimento? No, tutt’altro.

Mafia: Terra Madre è un prodotto che mira a un bersaglio unico: immergervi in una storia tramite un misto di direzione artistica, tecnica e suono e riesce in modo impressionante a creare una storia immersiva dall’inizio alla fine. I personaggi sono memorabili e caratterizzati in modo eccezionale, a partire dal protagonista, Enzo, che negli anni passati insieme ai Torrisi va da giovane sognatore ad assassino fedele al clan, ma con una moltitudine di ombre ad accumularsi nei suoi pensieri. Don Torrisi stesso, uomo spietato ma estremamente scaltro in situazioni politiche e familiari. Isabella, la figlia del Don e amore segreto di Enzo. Cesare, nipote di Don Torrisi, con il quale il rapporto inizialmente scontroso cresce in una forte amicizia. Luca, che sin da subito accoglie Enzo sotto la sua ala protettiva e tanti altri. Basterebbe il lavoro degli artisti e del motion capture a renderli indimenticabili, ma alla Hangar 13 hanno deciso di premiare i giocatori italiani con un doppiaggio professionale, interamente in siciliano. Vivendo all’estero, tendo a preferire i doppiaggi “originali” dove possibile. Solitamente inglese o giapponese, ma questa volta il doppiaggio in italiano è di qualità eccelsa e assolutamente la scelta esatta per esaltare ulteriormente l’immersione.
Ma non è soltanto una questione di personaggi e dialoghi, è chiaro che il team in carica abbia fatto il possibile per ricreare un’ambientazione credibile e capace di unire lo spirito selvaggio dell’isola alle romanticizzate avventure di una mafia cinematografica, fortemente collegata alla East Coast americana. E il risultato è impressionante, con un comparto visivo che flette i muscoli, complice un Unreal Engine 5 in grado di rendere giustizia a oggetti di qualunque tipo e dimensioni, da un enorme e imponente Etna a dettagliati cannoli e arancini.
Mafia: Terra Madre è un ritorno a ciò che ha reso leggendario il primo capitolo nel 2002. Al posto di rincorrere le varie tendenze di questi ultimi anni di open world formulaici, si spoglia di tutto ciò che non è necessario per concentrarsi su pochi punti di forza. Non reinventa gli sparatutto o gli stealth e non prova a occupare il vostro tempo con missioni secondarie e skill tree. No, Mafia concentra tutte le sue risorse su storia, dialoghi e personaggi per trasportarvi in un’epoca ormai andata e fornire una sorta di ponte che collega agli eventi sul suolo americano.
Nonostante le preoccupazioni e il mettere le mani avanti degli sviluppatori, Terra Madre non è soltanto un ritorno di forma della serie, con il capitolo più interessante e originale dall’inizio della serie, ma una delle release più interessanti del 2025, che trova successo nel semplice obiettivo di intrattenere ed emozionare i giocatori senza nessun filler di sorta. Speriamo le vendite ispirino molti altri sviluppatori a fare altrettanto.
Recensione a cura di Sacha “Omeganex999” Morgese
Il Buono
- Ambientazione siciliana del 1900 ricreata con cura e realismo
- Storia immersiva e personaggi memorabili e ben caratterizzati
- Doppiaggio professionale interamente in siciliano di qualità eccelsa
- Comparto tecnico impressionante grazie a Unreal Engine 5
- Focus narrativo senza filler o contenuti superflui
Il Cattivo
- Gameplay tradizionale e poco innovativo negli scontri
- Esplorazione poco gratificante al di fuori dei collezionabili
- Mancanza di qualsiasi contenuto endgame




