Shadow of The Tomb Raider

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[RECENSIONE] Shadow of The Tomb Raider

Il reboot di Tomb Raider nel 2013 è stato indubbiamente una sorpresa, sia per i fan di vecchia data cresciuti con le forme poligonali di Lara Croft, sia per coloro che si avvicinavano al brand per la prima volta. Bollato inizialmente come un clone di Uncharted (ai tempi già realtà consolidata con 3 capitoli alle spalle), l’avventura della archeologa inglese era in realtà qualcosa di più complesso, fortemente ispirato non solo dalle avventure di Nathan Drake ma anche da un level design alla Metroid Prime, con diversi power-up utili a raggiungere aree prima irraggiungibili. Un ottimo mix di meccaniche e level design, in grado di modernizzare una serie storica. Due anni dopo (3 per i possessori di PS4) seguiva Rise of the Tomb Raider a espandere quanto visto nel reboot, migliorando alcuni elementi come le tombe ma ponendo più enfasi sull’azione. Shadows of the Tomb Raider è il capitolo conclusivo di questa trilogia, e come tale si prefigge di espandere ulteriormente quanto visto nei titoli precedenti.

Lara Croft è a questo punto un’archeologa con un bel po’ di esperienza sulle spalle, in grado di sorprendere chiunque con il suo mix di preparazione accademica e militare, a suo agio sia tra antiche rovine sia tra gli animali selvaggi. Ma a volte l’eccessiva sicurezza può portare alla rovina e in Shadow l’eccessivo desiderio per artefatti antichi scatenerà una sequenza di disastri che distruggeranno un’intera città e metteranno in pericolo il mondo intero. Imparato ciò di cui è capace, a Lara resta da imparare che tutte le azioni hanno conseguenze.

Per ambientazione e storia, Shadow of the Tomb Raider sembra decisamente un ritorno al capitolo del 2013. Ambientato prevalentemente nella giunga Peruviana, l’avventura vi vedrà esplorare lussureggianti foreste, saccheggiare templi in rovina e incontrare diversi nativi del luogo, in puro stile Tomb Raider. E lo fa con modelli poligonali dettagliati ed effetti di illuminazione assolutamente eccellenti. Se l’obiettivo dei programmatori era quello di ricreare in mode realistico la foresta amazzonica con la sua vegetazione e i suoi suoni, hanno sicuramente centrato il bersaglio. E come sempre Lara sarà in grado di muoversi a suo agio nella natura, saltando, arrampicandosi, dondolandosi o o nuotando. Le abilità acquisite nei giochi precedenti saranno tutte disponibili.

Come sempre l’esplorazione la farà da padrone, ripagando in collezionabili, frammenti di storia e risorse. E da questo punto di vista Shadow rappresenta assolutamente il pinnacolo della serie, offrendo decine di aree opzionali da esplorare, intorno a un hub centrale. Assolutamente degne di nota le tombe di questa edizione, migliorate sia nelle dimensioni che nei puzzle che contengono.
Se non bastasse, Lara potrà impegnarsi in diverse missioni secondarie per aiutare la popolazione locale che, seppure non propriamente rilevanti a livello di storia, sono comunque apprezzabili come contenuto facoltativo.

Altro punto caratteristico della serie è la possibilità di acquisire punti esperienza e risorse per migliorare abilità ed equipaggiamento di Lara e SOTTR non fa eccezione. Ogni minima azione ricompenserà il giocatore con punti esperienza, creando un ottimo loop di esplorazione – power up – esplorazione che riesce a mantenere l’interesse alto per buona parte dell’avventura, nonostante una buona parte delle abilità sia talmente specifica dall’essere ben lontana dall’essere indispensabile.

Per quanto riguarda il combattimento, Shadow pone l’enfasi decisamente in favore dello stealth, dando sin da subito a Lara l’abilità di nascondersi tra erba e foglie, scivolare silenziosamente alle spalle dei nemici ed eliminarli senza lasciare traccia. E a dirla tutta, il combattimento vero e proprio pare mancare abbastanza di rifinitura se paragonato al resto, diventando il piano di B da utilizzare unicamente quanto scoperti. Nonostante il sottoscritto abbia trovato il gunplay di SOTTR poco entusiasmante (almeno paragonati ad altri TPS moderni), il posizionamento dei nemici e in generale il level design permette per una buona parte del gioco di potersi concentrare unicamente sullo stealth. E a dirsela tutta è anche l’unica scelta coerente con il resto se si pensa al numero di nemici che Lara farà fuori prima dei titoli di coda.

Insomma, SOTTR riesce ad espandere indubbiamente la formula vista negli ultimi 5 anni, ma si può parlare del capitolo migliore della serie? Purtroppo no. La dissonanza cognitiva vista in altri titoli pare raggiungere un livello superiore qui, perché miss Croft e co. prendono se stessi decisamente sul serio, ma alla fine è un difetto a cui qualunque videogiocatore moderno è abituato (Drake fa ciao con la manina).
Lara pare essere caratterizzata generalmente peggio che nei titoli precedenti, dove già non mostrava particolare spessore. Che i programmatori ne volessero valorizzare forza e maturità è chiaro, ciò che però ne viene fuori alla fine è un personaggio bidimensionale in grado di fare a pezzi rabbiosamente dozzine di nemici, senza però avere nulla di realmente interessante da dire.

Il vero problema di Shadow è però l’essere un more of the same che non prova neppure minimamente a offrire qualcosa di nuovo, nonostante evolva per gradi diversi tutto ciò di apprezzabile nei capitoli precedenti. E per il prodotto che si propone come la conclusione di un arco, manca quel passo extra per renderlo indimenticabile. Shadow somiglia tanto a Rise che somiglia tanto a Tomb Raider 2013. Graficamente è indubbiamente superiore, così come è due spanne sopra a livello contenutistico e tecnico, ma tutto finisce lì. Il che non lo rende assolutamente meno interessante, ma è deludente per chi si aspetta un finale col botto.

Detto ciò, Shadow of the Tomb Raider è assolutamente un titolo che vale la pena giocare e non si può che raccomandarlo a coloro che hanno amato i capitoli precedenti o in generale i giochi d’avventura. Ottimi controlli, grafica eccellente con la possibilità di scegliere tra risoluzione e frame rate sulle console maggiori, ottimo level design e un gran numero di contenuti sono abbastanza per riuscire a tenervi incollati allo schermo per le 15 – 20 ore necessarie a completare il gioco, a prescindere dai difetti sopracitati.
La creatura Eidos Montreal e Crystal Dynamics è indubbiamente il prodotto più rifinito della trilogia e a conti fatti rappresenta un ottimo finale per questa trilogia di Lara Croft, nonostante il giocare troppo sulla difensiva gli impedisca di raggiungere l’eccellenza che forse avrebbe meritato.

Recensione a cura di Sacha “Omeganex999” Morgese

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Il Buono

  • Comparto tecnico eccellente
  • Ottimo bilanciamento tra esplorazione e azione
  • Sezioni stealth ben realizzate

Il Cattivo

  • Nessuna vera evoluzione dal 2013
  • Alcune skills sanno un po’ di filler
  • La storia si prende troppo sul serio
8

Scritto da: Gerry "Pintur" Grosso

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