The Last of Us: Part II

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[RECENSIONE] The Last of Us - Parte II

Disclaimer: Nonostante il gioco sia uscito da qualche settimana e gli spoiler siano praticamente ovunque, questa recensione è spoiler free per evitare di rovinare l’esperienza a chi vuole immergersi nel mondo di The Last of Us senza sapere i dettagli di storia e gameplay. La mancanza di alcuni dettagli è voluta.

Naughty Dog del 2020 è un animale con un pedigree talmente puro da rendere qualunque discussione al riguardo superflua. Sony deve a Naughty Dog moltissimo del suo successo nel campo videoludico. Crash Bandicoot è ancora vivo e vegeto, seppur in altre mani, dopo oltre vent’anni. Jak & Daxter sono ancora amati dalla critica nonostante la lunga assenza dalle scene. Uncharted è probabilmente la serie dalla quale è partito il rilancio di una console che in molti davano per spacciata, dettando la linea futura di moltissimi altri giochi first party: Produzioni AAA in single player con forte enfasi sulla storia. E poi c’è The Last of Us.

Quella nuova, inaspettata IP, è ancora oggi vista come uno dei punti più alti di questa industria a livello di narrativa. Nonostante il gameplay sia criticabile e non necessariamente invecchiato benissimo, il viaggio di Joel ed Ellie e l’evoluzione del loro rapporto continuano ad ispirare anche un’intera generazione dopo. Successo di critica e di vendite, grazie a un remaster lanciato strategicamente un anno dopo, un sequel era solo questione di tempo. The Last of Us Parte II arriva 7 anni dopo l’originale per continuare quella stessa storia.

The Last of Us aveva come tema centrale l’amore. In The Last of Us 2, quel tema è l’odio. Queste le parole di Neil Druckmann qualche anno fa, dopo aver presentato uno dei primi trailer. Guardando i titoli di coda scorrere, dopo oltre 30 ore di gioco, è difficile per me non concordare. Quell’odio, la violenza a cui porta e le conseguenze delle proprie azioni sono la colonna portante di questa seconda parte. E, se come me avete una qualunque forma di attaccamento ai personaggi, quell’odio lo sentirete come vostro.

Sono passati 5 anni dalla fuga dall’ospedale di Salt Lake City e dalle bugie raccontate ad Ellie. Una cura non è possibile, c’erano altre persone come te, nulla di fatto. Ellie e Joel sono ormai cittadini di Jackson e vivono una vita diversa dal viaggio di anni prima. Una vita più monotona, ma anche più sicura. Di giorno si va per diversi percorsi per eliminare infetti e recuperare sopravvissuti. Di notte si fa una vita considerata quasi normale. Si va al pub, ci si incontra con gli amici, ci si innamora, senza dover rischiare la vita e senza temere per il destino dei propri cari. Un piccolo paradiso auto-sostenuto, un punto di inizio per una nuova umanità.

Le cose ovviamente non vanno come previsto (chi sano di mente scriverebbe una storia dove non succede nulla?) e dopo le prime tranquille ore di gioco Ellie si ritroverà a dover partire per Seattle in una caccia all’uomo che la vede infiltrare un campo di battaglia devastato da due fazioni impegnate a farsi una guerra insensata e… fine?

Peccato non poter dire altro per poter stare nei ranghi dello spoiler free, ma ciò di cui si può discutere sono le emozioni che essa fa provare: Rabbia, tristezza, stanchezza. Bisogna essere chiari, non siamo di fronte a qualcosa di innovativo a livello narrativo. Il tema dell’odio e della vendetta sono stati affrontati in tutti i media sin dall’alba dei tempi. Ma così come con quel materiale si è riusciti a raccontare storie diverse nel cinema (si pensi a Tarantino e al suo mix di vecchio e nuovo), così Naughty Dog riesce a creare un’esperienza che segna profondamente coloro che la vivono controller alla mano. Saranno i personaggi credibili, sarà la recitazione eccellente, le ambientazioni dettagliate e i piccoli particolari, ma la produzione di questa seconda parte è talmente di alto livello da essere diverse spanne sopra la media, nel reame dell’eccellenza.

Così come in Uncharted 4 si sente forte l’influenza del primo The Last of Us, in questa seconda parte è chiara l’influenza dell’ultima fatica di Nathan Drake e co. Certo, non aspettatevi di scalare montagne e di fare fuori centinaia di nemici tra una battuta e l’altra, ma controllare un personaggio giovane e atletico influisce pesantemente a livello di gameplay. Saltare, arrampicarsi, evitare e strisciare sono le meccaniche che separano questa avventura dalla precedente. Alla Naughty Dog hanno decisamente ascoltato le critiche e il risultato è semplice: Parte II è uno dei migliori stealth di sempre, in grado di rivaleggiare a mio avviso con capolavori del calibro di Metal Gear Solid V.

Strisciare nell’erba alta, sgozzare un nemico ignaro, distrarne un altro lanciando una bottiglia, scalare un edificio, eliminare un cecchino e utilizzarne le munizioni rimaste per fare fuori gli sfortunati rimasti è solo una delle tante situazioni in cui vi ritroverete. Ma lungi dall’essere forzate, in una seconda partita potrete ritrovarvi a liberare la stessa area in modo completamente diverso, magari trovando il modo di non far fuori nessuno. Le possibilità sembrano davvero infinite.

Le meccaniche di base sono in larga parte le stesse. Diverse armi, tutte modificabili trovando la giusta quantità di materiali e un banco degli attrezzi da usare. Enfasi sullo stealth e la ricerca di materiali per il crafting quanto più si sale di difficoltà. Al livello normale sarà raro ritrovarsi completamente senza munizioni. A livello sopravvissuto sarà raro poter finire un intero scontro a fuoco contando unicamente sulle armi. Non vi piacciono le sfide? Il livello di difficoltà più basso vi permetterà di godervi la storia senza la tensione dei combattimenti. Ce n’è per tutti.

Essendo un apocalisse simil-zombi, avrete a che fare sia con nemici umani che con i risultati di venticinque anni di funghi e spore. I secondi sono prevedibili ma incredibilmente aggressivi, spesso in grado di eliminarvi con un solo colpo. I primi sono meno resistenti, ma intelligenti, in grado di darvi la caccia e organizzarsi, utilizzando anche dei cani e il loro olfatto per scovarvi.

La differenza maggiore nel gameplay non è tanto data dai combattimenti ma dalle ambientazioni. Nonostante siamo ancora una volta di fronte a un action lineare (o meglio, non open world), particolare attenzione è data alle aree secondarie da esplorare. Queste aree opzionali spesso regalano risorse, upgrade e nuove armi, oltre a raccontare storie (tramite documenti e ambientazioni) di altri personaggi persi nella in oltre due decenni di apocalisse. Si va da piccole stanze, spesso bloccate, a veri e propri mini livelli in grado di occuparvi per ore. Nella seconda metà di gioco mi sono ritrovato a esplorare un’area per oltre un’ora prima di accorgermi che la strada principale era un semplice corridoio per il quale bastavano probabilmente 2 minuti. Anche qui, la scelta è vostra. Volete concentrarvi sulla storia? Ignorate quelle porte. Volete più gameplay? Entrate e lasciatevi avvolgere dall’atmosfera (e dai clicker).

Visivamente è semplice. La famosa asticella è stata alzata ulteriormente. Questo succede quando a uno studio è dato un budget adeguato e tempo per realizzare le proprie idee. Ma non si tratta unicamente di personaggi poligonali e ambientazioni realistiche e credibili. E’ il livello cinematografico dell’esperienza a renderlo un piacere da guardare oltre che da giocare. Le animazioni sono fluide e realistiche, e si amalgamano perfettamente l’una con l’altra. Il motore grafico, evoluzione di quanto visto con Uncharted 4, spinge a 30 fps fissi e, a eccezione di qualche caricamente lento di texture (raro), è probabilmente il massimo che si possa chiedere a una console nel suo settimo anno di vita.

L’assenza di fazioni, il multiplayer del primo capitolo, si sente, ma a bilanciare l’esperienza ci pensa una lunghezza sopra la media per il genere (20 – 25 ore di gioco a livelli di difficoltà più bassi e senza esplorare troppo). L’idea di poter rivivere quelle emozioni in multiplayer con un gameplay rifinito suona fantastica, ma per quella dovremo aspettare (pare sarà un gioco a parte).

Menzione a parte merita la presenza di tematiche LGBT. A prescindere da come la pensiate, sappiate che queste sono marginali così come lo erano nel primo capitolo. Non c’è nessuna propaganda, nessuna forzatura, solo un ritratto abbastanza realistico di persone con diverso orientamento sessuale.

The Last of Us Parte II è semplicemente un capolavoro, e questo nonostante le aspettative incredibili. Lo è per il suo gameplay rifinito, per un comparto tecnico eccellente, ma soprattutto per una storia che è un pugno allo stomaco dopo l’altro. Riesce perfettamente a portarvi dove vuole, a farvi odiare, amare e capire i suoi personaggi, in una sequenza di eventi a cui non interessano le vostre motivazioni.

Si è sentito parlare per molto tempo di un gioco controverso, ma dopo aver visto tutto quello che ha da offrire è chiaro che la controversia sia unicamente nella mente di persone non in grado di apprezzare un’opera che non ha paura di osare e di spingere il medium di cui si serve in nuovi territori. Se poi questa avventura vi porta ad arrabbiarvi, emozionarvi e piangere, è chiaro che si tratta di un centro perfetto.

Recensione a cura di Sacha “Omeganex999” Morgese

Il Buono

  • Una storia in grado di colpirvi in punti che non immaginavate di avere
  • Personaggi multisfaccettati, realistici, profondi
  • Probabilmente uno dei migliori sistemi di combattimento stealth di sempre
  • Lungo e con tantissime aree opzionali da esplorare
  • Diversi livelli di difficoltà e tantissime opzioni lo rendono accessibile a tutti
  • Tecnicamente sublime
10
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Scritto da: Gerry "Pintur" Grosso

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