Know them. Respect them. Hunt them.
Da quando scrivo di videogiochi questa è probabilmente la prova più difficile a cui sono stato sottoposto. Non tanto per la recensione in sé, tanto quanto per lo scopo della stessa, ovvero far capire ad un utente medio cosa sia Monster Hunter. Dalla mia ho anni e anni di esperienza , seguo il gioco dalla sua prima incarnazione su Ps2 (edizione americana, parliamo del 2004) ed è stato il mio primo gioco online in assoluto (comprai l’adattatore network per la console Sony, forse uno dei pochi in Italia, almeno in quegli anni), e fino a poco tempo fa giocavo anche a Frontier, la versione MMO del brand, dall’altra però c’è la natura di un titolo molto più complesso di quello che sembra. Vero e proprio fenomeno di culto in patria, la saga non ha mai raccolto lo stesso successo in occidente (al di là di tutto le 800.000 copie vendute dal TRI, esclusiva Nintendo dopo anni di dominio Sony sono briciole rispetto alle vendite giapponesi) per motivi che sfuggono a qualsiasi legge del marketing. Riuscirà questa versione “2.0” del titolo uscito nel 2010 a risollevare le sorti della saga fuori dal territorio nipponico e , soprattutto, a dare una spinta alle vendite non certo entusiasmanti della nuova console della casa di Kyoto?
Generalmente, quando si cerca di classificare Monster Hunter lo si definisce come Action/RPG. Niente di più riduttivo. Certo, il gioco ha una forte componente action negli scontri, e un’altrettanto forte componente RPG, riguardante esclusivamente gli equipaggiamenti. Ma qui non ci son level up che possano aiutare a superare una missione troppo difficile o orde di nemici che riempiono lo schermo, caratteristica base di ogni action che si possa considerare degno di tal nome. Le prime fasi del gioco, le prime missioni affidate dalla gilda presente nel villaggio in cui si sviluppa la storia ( anche se definirla storia è decisamente un eufemismo… finora la serie non ha mai goduto di una storyline, ma piuttosto di un pretesto per poter sviluppare missioni di difficoltà crescente, e da qui un ennesima differenziazione dal genere RPG) servono da tutorial per capire come ci si muove nel mondo di Monster Hunter: un mondo vivo, con le sue regole, i suoi orari, la sua catena alimentare, di cui noi, ovviamente, facciamo parte. Il vero fulcro di Monster Hunter è la caccia. Quello che normalmente in altri giochi è definito “Boss Battle” qui invece è il pane quotidiano.
A disposizione dei cacciatori sono state messe tutte le armi apparse nei precedenti capitoli della serie
Oltre 50 mostri da affrontare ( tra “original” e “subspieces”), a volte in combinazioni letali offrono una longevità ben più elevata di quello che si possa immaginare, legata al fatto che per poter forgiare armi e armature son necessari i “drop” (termine familiare per i giocatori di ruolo, che significa letteralmente “caduta”, “lasciar cadere” e che indica la ricompensa ottenuta) dei vari mostri. Questo implica il dover completare più e più volte una stessa missione per poter forgiare l’equipaggiamento desiderato. Detto così sembra tutto molto semplice. E, di nuovo, siamo nel campo del riduttivo.Il motto di Monster Hunter è sempre stato “Know them, Respect them, Hunt them”.
Conoscili.
La preparazione è fondamentale. Gli errori non vengono perdonati in Monster Hunter. Conoscere il proprio avversario, le sue debolezze e le sue abitudini è il primo passo per portare a buon termine una caccia. Ogni mostro è perfettamente integrato nel mondo di gioco, quel mondo vivo e con le sue regole a cui accennavo prima: troveremo mostri ghiotti di miele, mostri che prediligono ambienti freschi e ventilati, altri che preferiscono rintanarsi sottoterra. Ogni mostro ha poi dei punti di forza e delle debolezze, generalmente elementari, che influenzano pesantemente la strategia e l’equipaggiamento da adottare.
L’ Aoashira é uno dei primi Mostri che affronteremo nella nostra caccia. Questo però non vuol dire che sia un nemico da sottovalutare. Tutt’altro.
Rispettali.
Chiariamo subito una cosa. Affrontare più e più volte una missione non garantisce la riuscita della stessa. I nostri avversari non seguono dei pattern di attacco definiti, ma si adattano al nostro stile di combattimento (affrontare una Rathian con una Long Sword è decisamente diverso che non affrontarla con una Switch Axe anche perché il nostro avversario si comporterà in maniera differente). Questo contribuisce a creare un’ampia varietà di sfida e soprattutto a focalizzare l’attenzione sulla missione. Non ci son checkpoint, non si può salvare prima del combattimento: si hanno 3 possibilità per portare a termine il compito, in caso di KO si viene teletrasportati al campo base (da dove comincia la missione) e si fa un altro tentativo. Esauriti i 3 tentativi è missione fallita. Durante la fase di teletrasporto il nostro avversario può girare per la mappa cambiare zona, cibarsi o riposarsi per recuperare energia. Di tutte queste variabili l’unica cosa costante è la zona in cui il mostro va a riposarsi, quella che generalmente è la sua tana. Quando questo comincerà a zoppicare andrà in questa zona ben definita, zona in cui verrà sferrato l’ultimo, poderoso attacco da parte del cacciatore e l’ultima, disperata difesa della preda.
Ambienti diversi, tattiche diverse. La palude crea non pochi problemi di movimento, e il Doboruberuku ne approfitta. Occhio alla coda!
Cacciali.
Dove le due voci cui sopra arrivano a compimento. Il cuore “attivo” del gioco. Il confronto diretto con l’avversario. Ci sono due modi per cacciare. Da soli, in modalità offline, seguendo la storia, contro un numero limitato di mostri, e in compagnia, nella modalità online, vero punto di forza del gioco. Un multiplayer cooperativo a 4 giocatori che ci mette di fronte a tutti i mostri presenti nel gioco in una versione potenziata e che permette di applicare diverse strategie che in singolo non sono applicabili. Il comparto in single player in effetti limita decisamente l’esperienza di gioco, in quanto (pur tenendo bene a mente le considerazioni fatte sopra) la caccia si limita ad un puro e semplice scontro fisico. In gruppo invece è possibile differenziare le strategie: avere due classici DD (Damage Dealer, ovvero i “picchiatori”) un Healer (curatore) e un quarto “libero” è un setup classico dei MMORPG ma che ben si adatta anche a Monster Hunter. Considerato poi che ogni mostro ha della “impact zone” danneggiabili che aumentano il drop rate degli oggetti collegati ad esse si possono creare setup appositi per farm “mirati”.
Il multiplayer cooperativo a 4 giocatori è il vero fulcro del gioco. E se si è in 2? nessun problema, ci sono gli aiutanti…
Ovviamente quanto scritto finora è solo una minima parte di quello che è l’esperienza Monster Hunter. Le parole non riusciranno mai a spiegare a fondo il feeling che un gioco riesca a trasmettere, tantomeno un gioco che risponde a un qualsiasi capitolo della saga creata da Capcom. Se però sono riuscito anche in minima parte a mettervi curiosità posso ritenermi soddisfatto, a prescindere da quello che sarà poi il vostro giudizio finale. Non esistono vie di mezzo con questo titolo: o lo si ama, o lo si odia, poche storie o fronzoli. La versione WiiU è la versione HD di quel Monster Hunter 3G uscito su 3ds un anno fa in Giappone (in Italia arriva insieme alla versione casalinga anche la versione portatile, con un ritardo inspiegabile) che a sua volta è la verisone “riveduta e corretta” di Monster Hunter TRI uscito su Wii nel 2010. Riveduta e corretta perché l’aggiunta di nuovi mostri e un miglioramento dell’IA lo hanno reso un titolo “diverso” dalTRI, capace di regalare anche a chi ha giocato il precedente nuove sfide ed emozioni.Le due versioni sono identiche dal punto di vista della giocabilità, l’aggiunta (non da sottovalutare) del lock on sopperisce magnificamente alla mancanza del secondo analogico nella portatile Nintendo. Va comunque detto che questa è compatibile con il Circle Pad Pro, anche se un controllo della telecamera è inserito nello schermo inferiore del 3ds, comodamente raggiungibile con il pollice della mano sinistra. Dal punto di vista grafico la versione WiiU si vanta di una grafica in Full HD upscalata dalla versione Wii: i modelli poligonali, per quanto impressionanti e splendidamente animati risultano però troppo “finti” per poter convincere appieno, mentre sulla versione 3ds, date anche le dimensioni ridotte dello schermo, risultano diametralmente opposti, ovvero una gioia per gli occhi. Altra differenza fondamentale tra le due versioni è l’online, presente sulla versione casalinga e stranamente assente sulla versione portatile. Questa infatti gode di una modalità multiplayer locale, sempre a 4 giocatori, derivata dalla cultura e soprattutto dalle abitudini giapponesi. Bisogna inoltre specificare che le versioni WiiU e 3ds possono comunicare tra loro, sia per il trasferimento di salvataggi sia per sessioni multiplayer cross platform.
Monster Hunter 3 Ultimate non è certo un titolo per tutti, ma se siete in possesso di un WiiU che sta prendendo polvere dal day one come il mio o semplicemente volete provare a farvi coinvolgere in un esperienza che finora non ha eguali (con la sola eccezione di God Eaters della Bandai) non lasciatevi sfuggire quella che è senza ombra di dubbio una delle più imponenti killer application per Wii U e 3DS!





