Resident Evil

[RECENSIONE] Resident Evil

Resident EvilQUESTA CASA NON E’ UN ALBERGO

Ed eccoci qui ancora una volta a commentare l’ennesimo remaster che viene dato in pasto a noi videogiocatori nostalgici e bisognosi di sentirci, anche solo per una notte, quelli di un tempo, quelli che facevano notte fonda anche se il giorno dopo suonava la campanella a scuola alle 8 e 20 e, nel caso in cui si fosse arrivati anche solo con un minuto di ritardo, quel cane di bidello era già li pronto a chiuderci il cancello in faccia e a darci un’altra scusa per ricominciare quello che si era interrotto poche ore prima. Che dire, continuiamo cosi, facciamoci del male, giusto per citare Nanni Moretti in Bianca, e iniziamo a commentare quel capolavoro di mamma Capcom che è Resident Evil, uscito nel lontano 2002 per Game Cube nella sua versione Rebirth e riproposto, oggi, su console Sony, Microsoft e PC in formato digitale. Cosa che fa arrabbiare e non poco, visto che l’edizione retail è un’esclusiva del mercato giapponese e solo su console Sony.

Resident Evil

La Hall della Villa degli Spencer, quanti ricordi…

Inutile essere prolissi sulla trama. Ormai tutti sanno, dalle scuole elementari, che il Team Alpha e il Team Bravo vengono spinti nella villa da quel burlone di Wesker. I due agenti, Chris Redfield e Jill Valantine sono tra i personaggi selezionabili ad inizio avventura. A larghi tratti la trama è molto simile per entrambi, ma i percorsi e alcuni rompicapo saranno differenti, cosi come, durante la storia, sarà possibile effettuare determinate scelte che modificheranno il finale. Buono anche il supporto di residentevil.net, la cui registrazione è gratuita e permette ai vari videogiocatori di confrontarsi in delle speciali classifiche. All’inizio sarà possibile sia decidere la difficoltà, sia scegliere tra lo stile di combattimento classico o moderno: per quanto quest’ultimo sia stato migliorato, gli irriducibili come me, probabilmente, preferiranno quello classico con tutti i limiti e i rischi che comporterà questa scelta.

Resident Evil

Ciao, vecchio mio, come stai?

Per quanto storico ed epico possa essere il filmato iniziale, notiamo da subito, purtroppo, la bassa qualità dello stesso. Sembra quasi che sia stato semplicemente adattato ai 16:9, senza neanche un piccolo sforzo degli sviluppatori nell’aumentarne almeno la nitidezza. E sarà così per molte animazioni che verranno riproposte durante tutta l’avventura. Per fortuna i nostri personaggi faranno ben presto l’ingresso nella villa, dove, invece, si ammira tutto lo splendore di questo remaster. Difficile ammettere che sia una meraviglia per gli occhi, lo è stato, forse, il titolo per cubo per i pochi eletti che hanno avuto il coraggio di preferire tale console alla più quotata PlayStation2. Tuttavia il lavoro c’è, lo si deve apprezzare, ma alcuni oggetti pixellosi “cozzano” con altri molto definiti. Un esempio lampante lo si apprezza nella Hall della villa, dove tutto l’ambiente presenta una certa armonia per ritrovarsi il tappeto che presenta notevoli texture poligonali, come se non fosse stato minimamente toccato in fase di aliasing. Notevoli, invece, i dettagli di personaggi e mostri, e per questo Capcom si salva in calcio d’angolo.

Resident Evil

Forest ti vendicherò…

A distanza di tredici anni, Resident Evil, grazie ad un ambiente lugubre e tetro, una trama molto intricata e degli effetti sonori che creano una giusta atmosfera, senza dimenticare i personaggi carismatici e i nemici a dir poco mostruosi, riesce ancora a lavorare sulla psiche del videogiocatore, che se abbastanza preso dal tutto, vive l’avventura con un perenne stato di tensione ed ansia, ma, allo stesso tempo, con la voglia di voler portare a termine ciò che si è iniziato. Probabilmente i videogiocatori recenti non apprezzeranno alcune caratteristiche della serie, come il caricamento durante l’apertura delle porte o la quantità limitata di oggetti trasportabili nell’inventario, ma tutto ciò collima perfettamente con ciò che, anni orsono, gli sviluppatori volevano trasmettere al videogiocatore. Stesso discorso vale per la gestione delle telecamere che risultano fisse, ma comprendiamo che agire in questo senso avrebbe voluto dire modificare profondamente il gioco. In più sono stati introdotti dei trofei/obiettivi che ne aumentano di moltissimo la longevità, obbligando il videogiocatore a compiere tutte le scelte possibili e, anche, ad avere differenti approcci alle partite, che vanno dal corri e fuggi allo sterminali tutti.

Resident Evil

I bagni, luoghi per brutta gente…

Tirando le somme, la questione è sempre la stessa: è possibile che per giocare ad un Survival Horror degno di questo nome si debba ricorrere a vecchie glorie del passato e non si possa creare un gioco partendo da zero? Tuttavia, Resident Evil regge in maniera egregia la “botta” di giochi moderni, creando un’atmosfera unica che anche a distanza di oltre una decade è sempre un piacere giocare e soffrire. Buona la riproposizione in alta definizione degli ambienti, discreta l’introduzione del nuovo sistema di comando ed elevata longevità, dato che per sbloccare tutti i finali ed i costumi sarà obbligatorio sottoporsi a diverse sessioni di gioco. Sorvolabili le piccole imperfezioni, quasi imperdonabile la mancanza di una versione retail, ma se non siete ancora in possesso di una copia di questo titolo non potete definirvi videogiocatori.

[expand title=”Open” swaptitle=”Close”][schema type=”review” url=”CoPlaNet.it” name=”Resident Evil” rev_name=”RE” rev_body=”Questa casa non è un albergo!” author=”Christian Christi90 Giordano” pubdate=”2014-12-25″ user_review=”8.3″ min_review=”0″ max_review=”10″ ][/expand]

Il Buono

  • E’ Resident Evil, il vero Survival Horror
  • Buona rimasterizzazione
  • Ottimo prezzo
  • Discreta Longevità

Il Cattivo

  • Alcune imperfezioni grafiche
  • Mancanza di una versione retail
8.3

Scritto da: Christian "Christi90" Giordano

Christian Giordano è un geek proveniente dal tacco d'Italia, che vive per passioni e per passione e studia Medicina. Nato con il NES come cuscino, tra le bucoliche foreste di Zelda e gli interrogativi brick di Mario, è stato forgiato con due braccia e due pad per poter giocare, testare, vivere qualsiasi genere di avventura il mondo videoludico gli palesi sul vetro della sua console, portatile o non, dalla Nintendo alla Sony, con tutte le sfumature che il mercato propone. Cresciuto con il mito de Il Piccolo Grande Mago dei Videogames, è un giocatore eclettico e un collezionista che sa scovare in ogni angolo del globo anche il game meno idolatrato per gustarne e vagliarne le qualità di persona. Piacevoli distrazioni al suo lavoro sono il Calcio, la Musica e i Motori, nonchè la sua musa ispiratrice con la sua somma pazienza.

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