Da sempre sentire nominare Insomniac evoca nei videogiocatori quella nostalgia canaglia di tempi spensierati e senza troppe pretese, di pomeriggi se non giornate intere spese a consumare i dischi di Spyro e Ratchet & Clank. E anche quando c’è stato bisogno di dimostrare i muscoli con le ultime generazioni di console, gli sviluppatori non si sono tirati indietro, sfornando nuove IP come Resistance e Sunset Overdrive. Con questo Song of the Deep, Insomniac ha deciso di introdursi con coraggio in quella categoria di giochi, metroidvania, ad oggi non tantissimo commerciale e diffusa, ma che riesce sicuramente a garantire ore di divertimento.
Song of the Deep racconta il sentimento più genuino che esista, ovvero l’amore tra un padre e una figlia. Merryn è la figlia di un pescatore che ogni giorno lo attende per ascoltare le sue storie. Un giorno, però, il padre non fa rientro con la sua imbarcazione e la piccola sogna quest’ultimo che le chiede aiuto dal fondo dell’oceano. Cosi, intrepida nel salvare il suo eroe, Merryn decide di costruire un sottomarino e partire all’esplorazione delle profondità che tengono in ostaggio il padre. Il tutto contornato da una voce narrante che ci accompagnerà per tutta la storia.
Che Song of the Deep non sia un titolo di prima linea lo si può notare fin da subito. Una scenografia di un buon livello determinata nell’elevare quello che è un gioco graficamente sicuramente non curato e non delle generazioni attuali, ma comunque accompagnato da un gameplay abbastanza solido che si evolve pian piano nella storia, seppur abbia moltissimi elementi in comune con titoli come Unmechanical Extended, mentre la narrazione sembra sia un po’ troppo viziata dall’influenza di Child of Light. Tuttavia, non tutto è perduto. Seppur non con una definizione altissima, visivamente Song of the Deep si dimostra di buon livello. I colori, gli effetti visivi, i giochi di luce, comunque non sfigurano in un’atmosfera altalenante, a tratti tetra, a tratti fiabesca. Le musiche sono abbastanza di compagnia, non stancano e sono discretamente curate, così come la narrazione, molto ricercata e poetica.
Da un punto di vista del gameplay, Song of the Deep, essendo un metroidvania, è un gioco bidimensionale, anche se a voler essere precisi presenta tratti caratteristici dei giochi 2.5D. Saremo al comando del sottomarino di Merryn che si farà largo negli abissi tra indovinelli non sempre banali e scontati, porte da sbloccare e passaggi da scoprire. I mostri, così come i boss, non presentano una spiccata IA e possono risultare non eccessivamente aggressivi, anche se la salute abbastanza limitata del sottomarino può rappresentare un ostacolo. Proseguendo nel gioco si incontreranno vari personaggi e creaturine mitiche, che incrementano un pochino la capillarità della trama. Inoltre sarà necessario sbloccare vari potenziamenti nel corso della storia. Magari è proprio in questo punto, oltre che alcuni enigmi, in cui più si vede una certa familiarità con Unmechanical, che possono dare al giocatore che ha provato entrambi i titoli una sensazione di già visto. Tuttavia risulta sicuramente più longevo e più attraente, grazie alla narrazione e a una discreta possibilità di esplorazione.
Song of the Deep non è sicuramente un gioco che resterà negli annali ed è davvero un gran peccato. Alla fine risulta essere un titolo tecnicamente discreto salvato da un gameplay solido, una narrazione di medio-alto livello e una discreta longevità. Un’occasione persa per Insomniac, perché le basi per creare un buon titolo c’erano tutte, cosi come la voglia di spolverare un genere che ha appassionato molti videogiocatori per tante generazioni. Probabilmente resterà un titolo per i cacciatori di platini, seppur sia in grado di fornire qualche ora di piacevole svago.
Il Buono
- Buone integrazioni delle varie funzionalità del sottomarino
- Bellissima narrazione
- Enigmi non sempre banali
Il Cattivo
- Difficoltà non elevatissima
- Tecnicamente non current-gen







