Nel 2004 usciva su PlayStation 2 GTA: San Andreas ottenendo subito un consenso tale da far decidere agli sviluppatori, che l’avevano pensato come esclusiva per la console Sony, di far uscire l’anno dopo il gioco anche su Windows e Microsoft Xbox. Visto l’enorme successo era inevitabile che la concorrenza a sua volta tentasse di sfruttare la miniera d’oro delle “simulazioni di vita criminale” offrendo un’alternativa alla serie di Rockstar Games.
Era il 2006 e, mentre la società Newyorkese annunciava l’arrivo del nuovo capitolo della serie (il primo per le console next-gen), THQ lanciava quello che da molti veniva visto come il clone di GTA: Saints Row.
Il titolo, pur non brillando per originalità e chiaramente ispirato al gioco targato Rockstar, riuscì comunque a ottenere un buon successo, forse sfruttando proprio la momentanea assenza per le nuove console del rivale.
Mentre all’uscita GTA IV sorprese un po’ tutti, cambiando strada (puntando a un maggior realismo, una trama “seria e profonda” e una giocabilità meno esagerata), Saints Row 2 continuò con il suo stile semi-serio, dissacrante e pirotecnico.
Saints Row The Third comincia dove avevamo finito nel secondo capitolo: sono trascorsi pochi anni dalla conquista completa di Stillwater e i Saints, oltre a esserne completamente padroni, sono diventati delle vere e proprie celebrità. Ogni rapina compiuta dalla gang è uno spettacolo a cui tantissimi fan assistono, urlano di gioia alla vista dei loro beniamini, chiedono autografi e sono felici di esser presi come ostaggi. Il successo ha fatto perdere la bussola alla banda che si è rammollita, dedicandosi più al merchandising che a vere e proprie attività criminali.
Durante una rapina ad una banca i nostri “eroi” hanno un’amara sorpresa: questa è in mano a una potente società criminale internazionale che, dopo un duro scontro, li costringe ad abbandonare la loro Stillwater e ricominciare da zero in una nuova e ostile città (Steelport) che è sotto il controllo di tre gang avversarie.
Vestendo i panni del leader dei Third Street Saints dovrete cercare di ricostruire l’organizzazione, ripartendo dai pochi fedelissimi rimasti, eliminare le bande rivali e ottenere il controllo della città.
La trama non brilla certo per profondità e, nonostante alcune scelte da compiere e due differenti finali, si può tranquillamente definire del tutto accessoria: lo stimolo che vi porterà a completare le 47 missioni “principali” e la miriade di attività secondarie non sarà di sicuro quella di vedere sconfitto Killbane.
Fin dai primi minuti è facile capire che Volition abbia deciso di confezionare un gioco che non si prende sul serio. Questa scelta che non si può criticare in partenza: in fondo il motivo per cui la maggior parte dei videogiocatori prende in mano un pad è divertirsi e rilassarsi, non certo affrontare un dibattito filosofico.
Però, senza voler essere dei puritani, alla lunga il continuo ed esagerato ricorso ad una comicità davvero di bassa lega (degna dei peggiori B-Movie) risulta pesante e fastidiosa, anche perché in tante occasioni fuori luogo e forzata. Correre su un risciò trainato da un uomo in “divisa sadomaso”, utilizzare un dildo gigante per “randellare” i malcapitati di turno, ricevere l’ordine di “fucilare zoccole” in un Night, correre nudi per la città a scandalizzare le vecchiette… sono tutte attività che difficilmente, imbattendovi la prima volta in “normale” contesto di gioco, non vi strapperebbero un sorriso, ma il continuo ricorso a situazioni simili alla lunga perde la sua “efficacia” e reggerle per tutta la durata dell’avventura diventa difficile.
Le missioni della storyline proporranno meccaniche decisamente classiche e, soprattutto nella prima parte, il gioco risulterà un po’ noioso, proponendo un livello di sfida decisamente basso e missioni “piatte” in cui ci sposteremo da un punto all’altro per ripetere un ristretto carnet di missioni (spaccio, scorta, uccisioni e altri “compitini”). I momenti più interessanti vengono raggiunti quando The Third abbandona i clichè del TPS per proporci missioni particolari e decisamente riuscite come quella in cui ci troveremo a sparare da un carro armato “in volo” o a fluttuare nel cyberspazio. A fianco delle missioni principali trovano spazio una buona varietà di lavori secondari che aiutano a spezzare il ritmo, alcuni decisamente più riusciti di altri. Anche qui la folle mente degli sviluppatori ha partorito nuove modalità decisamente bizzarre, affiancandole ad alcune dei capitoli precedenti: girare per la città a bordo di un carro armato con l’obiettivo di far più danni possibili e portare in macchina una tigre giusto per citarne un paio…
La maggior parte del tempo che non passerete in auto lo impiegherete a sparare contro qualcuno o qualcosa. In questo frangente il lavoro svolto da Volition non lascia spazio a molte critiche, mettendoci tra le mani un’ottima varietà di armi in grado di rispondere in modo reattivo ai comandi del giocatore.
L’assenza di un sistema di copertura potrebbe far storcere il naso a qualcuno ma in realtà, quella che poteva sembrare una grave pecca, si rivela una mancanza di poco conto: il gameplay frenetico mal si addice a un approccio tattico e ragionato (molto meglio attaccare a testa bassa) e la possibilità di afferrare un qualsiasi umano per usarlo come scudo vi tornerà comodo nel caso aveste bisogno di una copertura. Se vi servisse un riparo più “solido” per resistere agli attacchi più potenti (o nelle situazioni più critiche) potrete sfruttare a vostro favore la non distruttibilità dell’ambiente, ad esempio andandovi a riparare dietro staccionate indistruttibili.
Ottimo il campionamento dei colpi ravvicinati che varieranno in base alla situazione e all’avversario e vi permetteranno, con un minimo di impegno, di creare lunghe serie di mosse da chiudere con un quick time event.
L’unico difetto a livello di gameplay è da ricercare nell’intelligenza artificiale poco brillante che va a macchiare un lavoro altrimenti eccellente.
Uno dei punti forti del gioco è senza dubbio il sistema di personalizzazione: oltre a poter cambiare l’aspetto del nostro alter ego e dei membri della banda (potremo scegliere sesso, età, corporatura, cicatrici, tatuaggi, abbigliamento, ecc.) e “pimpare” le vetture (modificando l’estetica, potenziandole a livello meccanico e aggiungendoci strumenti di morte come rostri) potremo anche potenziare le varie armi.
Procedendo nel gioco accumuleremo esperienza e denaro: la prima ci servirà per salire di livello e sbloccare nuove abilità (maggiore resistenza, energia, velocità, introiti e via dicendo) mentre i nostri risparmi serviranno a comprare quanto sbloccato otre ad armi (e potenziamenti per esse), munizioni e proprietà immobiliari (le quali ci garantiranno una rendita).
L’intero gioco potrà essere giocato in cooperativa con un’altra persona (un amico o una persona scelta tramite matchmaking), affrontando assieme le missioni principali o facendo ognuno di testa propria.
Mentre questa modalità era già presente nella serie in passato, novità di questo capitolo è la modalità Lorda, la versione folle della modalità Orda di Gears of War: dovrete eliminare ondate di nemici nel più breve tempo possibili ed a ogni turno cambierà l’arma e il tipo di avversari.
A livello grafico, nonostante il notevole passo avanti fatto rispetto al secondo episodio, il gioco presenta ancora diverse incertezze come un frame rate non sempre fluido ed episodi di pop up (soprattutto durante i viaggi in macchina). Mentre è ottima la modellazione dei personaggi principali, ricchi di dettagli e ben animati, i personaggi secondari e le ambientazioni non hanno ricevuto le stesse cure, apparendo eccessivamente “omogenei” e con texture non sempre definite e all’altezza.
Non bisogna dimenticare che si tratta di un titolo free roaming che ci permette di esplorare una città molto vasta, ma sicuramente qualcosa di meglio poteva essere fatto, visto quanto mostrato di recente da altri prodotti.
Il comparto audio si rivela di buona fattura e, pur senza eccellere, non lascia spazio ad alcuna critica.
Le numerose stazioni radio offrono diversi stili in grado di accontentare tutti i gusti: si va dall’hip hop alla classica, passando per il black metal, i programmi comici e i classici anni ’80.
Ottimo il doppiaggio inglese, dove gli attori sono riusciti davvero a calarsi nei personaggi, dando voce a personaggi folli e in grado di far ridere solo a sentirli. Per i non anglofoni il gioco è completamente sottotitolato in italiano, anche se a volte leggendo vi perderete parte dell’azione a schermo.
Saints Row: The Third è un titolo che punta tutto sull’esagerazione, nel bene e nel male. Il titolo è in grado di regalare ore e ore di spensierato divertimento, a patto di riuscire a sopportare volgarità e riferimenti a sfondo sessuale che vi accompagneranno per tutta la durata del gioco. Se cercate qualcosa di un po’ più “profondo”, dove la componente narrativa è perlomeno sensata e presente, allora vi conviene rivolgervi altrove.










