Sono più esasperati i portafogli virtuali oppure i giocatori?
Che i DLC oramai stiano dilagando come l’azoto nell’atmosfera terrestre è un dato sedimentato nella mente di ogni giocatore; in questo piccolo speciale lo scopo prioritario è quello di definire la questione da un punto di vista strettamente pragmatico e contenutistico che, inevitabilmente, si condensa nella fatidica domanda: “Conviene acquistare il pacchetto?”
E’ doveroso partire da una premessa incentrata sul significato: il DLC (Downloadable Content) altro non è che un contenuto scaricabile, che serve a rendere più completa ed ampliata l’esperienza offerta da un videogioco (ad es. con l’aggiunta di nuovi personaggi, nuove mappe, nuove armi o nuovi bonus). Queste determinate espansioni possono suddividersi anche dal punto di vista economico; ne esistono infatti di gratuite ed a pagamento, a discrezione della scelta dello sviluppatore.
La questione dei contenuti scaricabili non prese piede da subito nella storia videoludica (i DLC infatti sono stati introdotti con l’odierna generazione) ma, indubbiamente, ora hanno saturato gli store online delle principali console casalinghe tanto da ledere in maniera invasiva la totale esperienza di intrattenimento che un gioco deve creare. Una delle principali cause etiche/economiche che i consumatori finali aizzano contro queste politiche “espansive” sono infatti adibite principalmente all’ulteriore esborso di denaro che questi devono affrontare per conoscere magari un pezzo di storia che il gioco base ha volontariamente omesso.
Non a caso alcuni titoli (purtroppo in aumento) dopo i tanto agognati o inattesi titoli di coda, lasciano nella mente dell’utilizzatore finale parecchie frasi interrogative su come possano essere andate a finire determinate situazioni (che fine ha fatto il protagonista? Da dove sono sbucati certi personaggi?, ecc…). Lo sconforto e il disarmo viene poi esposto e trasfigurato nello store della console di riferimento con il titolo di: XXX Epilogo (9.99 €) oppure XXY Awakened (9.99 €), e cosi proseguendo… Ma qual’è il fulcro di questa problematica? Che questa politica, da parte delle Software House, funziona. Dannatamente bene.
La curiosità infatti abbatte la maggior parte dei muri economici ed è per questa causa che il mercato dei contenuti a pagamento extra è sempre più fiorente; ma questo successo non è da imputare unicamente ai DLC definiti “completisti” (per quello che riguarda la trama appunto), bensì anche dai famosissimi Brand che offrono, sotto un lauto esborso, mappe aggiuntive per la modalità multigiocatore (Call Of Denar, Battlefisher). In questo caso che strategia è più consona da attuare per rendere più appetibili tali contenuti? Ovviamente creare degli “abbonamenti” specifici in grado di far risparmiare un 15% sui DLC totali di un videogioco; i cosiddetti Season Pass! (Assassin’s Credit e Bordercash docet).
La condensa che deriva da questo piccolo “Special” è che il lucro non ha alcun limite e alcun senso di dignità nei confronti di tutti coloro che, una volta sborsato il prezzo più o meno completo di un qualsiasi videogioco, si vedono recapitare sullo scaffale virtuale un pack aggiuntivo che poteva benissimo essere integrato nel disco di gioco (da ricordare come per alcuni software il DLC annesso venga pubblicato nel medesimo giorno dell’uscita). Lo spunto di discussione è tanto ovvio quanto fondamentale: che opinione avete sull’argomento? Vi ritrovate in quanto scritto oppure la pensate in maniera diversa? Ma soprattutto…Perchè mettere una L in DLC se le prime due lettere rappresentano una sola parola?





