YOU TAKE THE MAN OUT OF THE CITY, NOT THE CITY OUT THE MAN
Anno Domini 2017. Sono passati 5 anni da quando Capcom ha tirato fuori Resident Evil 6, il punto più basso dell’intera saga. Frenesia, caos, trash sono solo alcune delle caratteristiche che porteranno il titolo all’inevitabile fallimento. Ed è cosi che l’uscita di Resident Evil 7 viene presa con diffidenza dai fan, ma con l’infondata speranza che qualcosa possa cambiare. Ed è quello che succede. Capcom tira fuori un titolo che di Resident Evil ha solo il nome, se non vaghi riferimenti. Ma i personaggi, l’atmosfera, la fotografia è assolutamente in linea con l’intera saga e trasmette quelle vibrazioni giuste che permettono di fare salti indietro di oltre una decade. È la rinascita della saga, ma non senza qualche piccola impasse. Al successo di Resident Evil 2 e 4 Remake, segue il poco esaltante Resident Evil 3 Remake, mentre per quanto riguarda la serie canonica, Resident Evil 8 Village si dimostrerà un titolo discutibile e altamente divisivo. E arriviamo cosi ai giorni nostri. In estate viene annunciato Resident Evil 9 Requiem che abbiamo avuto la fortuna di provare alla Gamescom di Colonia. Le vibrazioni erano quelle giuste, ma un conto è provare una sezione scelta dagli sviluppatori, un conto e sostenere un gioco la cui durata media si aggira sulle 10-12 ore.

Grace Ashcroft, analista dell’FBI, viene incaricata di indagare su un omicidio avvenuto in un hotel di Wrenwood, nel Midwest, stesse sede dell’omicidio di sua madre Alyssa Ashcroft, giornalista, avvenuto otto anni prima. Durante il sopralluogo, viene prima aggredita da un uomo infetto e, poi, rapita dal nuovo villain della serie, il dottor Victor Gideon, reo di aver rilasciato il Virus T nella cittadina di Wrenwood. Mentre si espande l’infezione e Gideon porta via Grace, ecco che arriva sul posto Leon S. Kennedy, anch’esso incaricato di indagare sulla serie di omicidi misteriosi. Leon decide cosi di inseguire Gideon, assistito a distanza da Sherry Birkin. Entrambi giungeranno, quindi, al centro di cura di Rhodes Hill dove partirà una staffetta che li vedrà alternarsi in diversi scenari, uno improntato sull’horror, quello di Grace, e uno sull’azione, ovviamente quello di Leon.

Il titolo consiglia l’utilizzo della prima persona per le fasi con Grace e della terza per quelle con Leon. Per la prima run abbiamo seguito questo consiglio e non è un caso che tutte le situazioni si adattino perfettamente a quanto consigliato da Capcom. Nelle run successive abbiamo invece deciso di invertire i ruoli. Se le fasi con Grace rendono giustizia anche in terza persona, non si può dire lo stesso di quelle con Leon. L’alternanza tra i due personaggi garantisce un gran ritmo di gioco. Le fasi più ansiose sono spezzate da un po’ di sana azione. Questo potrebbe far pensare a una perdita del ritmo di gioco, in realtà garantisce una fase di rilassamento e distensione. Resident Evil 9 Requiem ha una durata media della prima run che si assesta sulle 10-12 ore. Un survival horror con una tensione costante non può reggere questa longevità. Pertanto questa alternanza risulta ampiamente giustificata e riuscita.

Lo schema è anche quello ormai classico dei Resident Evil: si parte da una location standard piccola, si passa poi a un paio di location più grandi e si arriva infondo a quella finale. Inutile nasconderci, essendo stato mostrato nel trailer: oltre all’Hotel di Wrenwood e al centro di cura di Rhodes Hill ci sarà una grossa sezione ambientata a Raccon City. Sicuramente tutte le ambientazioni risulteranno familiari, anche perché vissute nei recenti Remake del secondo e terzo capitolo. Ma la cosa importante è che tutte le location risultano anche invecchiate bene. Sicuramente Capcom in questo capitolo ha voluto far molto leva sull’effetto nostalgia ai limiti del fan service, ma tutti i dettagli e i piccoli easter egg che sono stati inseriti li possiamo considerare quasi un tributo ai fan più veterani. D’altronde è la prima volta che Capcom esegue un’azione di marketing del genere. Ma non solo, oltre alla location, anche il pacchetto nemici prevede il ritorno di vecchie glorie che ci faranno sia scendere la lacrimuccia, ma anche dare soddisfazioni.

Da un punto di vista grafico ormai Capcom ha rodato il RE Engine che è stato utilizzato anche negli ultimi titoli della saga, nonché in Monster Hunter Wilds. Anche in Resident Evil Requiem, questo si comporta alla grandissima, fornendo prestazioni di altissimo livello sia su console che, soprattutto su PC. Sono davvero pochissime le sbavature, anzi. Abbiamo apprezzato molto le animazioni degli zombie, la cui ferocia si adatta al nostro stile di gioco. Ottime le musiche, epiche le cut scene e alcune boss fight, nota di demerito per il doppiaggio in Italiano, soprattutto quello di Grace: giocato con le cuffie, i sospiri fin troppo frequenti tendono a distrarre e spezzare l’atmosfera. Pensavamo fosse un qualcosa di tipico del titolo, ma cambiando altre lingue abbiamo notato come questi siano molto più attenuati e meno invasivi e forse i rompicapo un po’ troppo semplici anche per i neofiti della serie.

Volutamente lasciato per ultimo il capitolo gameplay. È un titolo a due facce. Da un lato troviamo Grace, con il suo modo impacciato di utilizzare le armi, limitate anche nella scelta, che vuol essere volutamente reso molto più survival, ma comunque vario, grazie al set di prelievo ematico che permette di creare vari consumabili, tra cui la trovata dell’iniettore emolitico che fornisce quel piccolo bonus alle fasi stealth che forse mancava. Dall’altro lato abbiamo Leon, che deve togliersi di dosso l’ondata trash di Resident Evil 4, ma soprattutto del 6. Capcom ha già provato a ripulire la sua immagine con l’ultimo remake del quarto capitolo, ma quella piccola aura intorno al personaggio è proprio difficile toglierla. È cosi Leon parte a bomba con un Revolver Magnum, una motosega e una stanza piena di zombie. C’è da dire che con il passare del tempo il suo gameplay migliora, insieme alla grande varietà di armi e nemici che si troverà difronte, rendendo anche divertente la fase semi-open world in Raccon City.

E, quindi, si. Le vibrazioni della Gamescom erano giuste. Il rischio di ciccare dopo la piccola sbandata trash dell’ottavo capitolo era alto. Il timore di un Resident Evil 6 bis altrettanto. Invece, mamma Capcom è riuscita a tirar fuori un titolo altamente bilanciato, tendente sia agli amanti del survival horror, sia a quelli del lato più action. Grace non è Jill, ma non è neanche Ashley e risulterà al netto un personaggio altamente positivo. Leon è Leon. Gli sviluppatori hanno giocato molto sui sentimenti degli amanti della serie e anche in questo caso il rischio di floppare era alto. Al contrario, il titolo si è trasformato in un tripudio di emozioni e caccia al più piccolo riferimento di tutti i precedenti capitoli. Proprio questo, ovvero essere irriducibili o meno della serie, può essere l’ago della bilancia nel dare mezzo voto in più o meno al titolo. Al netto di ciò, Capcom ha sfornato probabilmente il miglior titolo degli ultimi 20 anni, sia dal lato gameplay che storia. Tante altre compagnie dovrebbero prendere carta e penna e studiare come riportare in alto una serie.
Il Buono
- Capcom ai livelli più alti degli ultimi 20 anni
- RE Engine sinonimo di garanzia
- Ottimo bilanciamento tra lato Survival ed Action
- Operazione nostalgia ampiamente riuscita
Il Cattivo
- Doppiaggio in Italiano di Grace e relativo sonoro sottotono
- Enigmi forse fin troppo semplici




