Se c’è un genere che di recente paia acquisire sempre più popolarità, è quello dei survival horror in prima persona. Titoli come Amnesia e Outlast sono riusciti a spaventare nuovamente i giocatori dopo la svolta action/declino delle serie che nelle generazioni passate avevano dato popolarità al genere. Via le armi, via l’azione, un essere umano solo, immerso in un ambientazione ostile, con la fuga come unica difesa. E allora perché non unirlo a una licenza bella grossa come quella di Alien? Le meccaniche si sposano alla perfezione, devono aver pensato alla Creative Assembly. E sfido io a dimostrare il contrario: Il nemico è onnipresente, apparentemente invincibile, e più che le vostre braccia sarà il cervello a fare la differenza tra una morte prematura e il raggiungimento del prossimo checkpoint.
Alien Isolation vi vedrà prendere i panni di Amanda Ripley. Se il (cog)nome vi suona naturale il motivo è presto svelato: Amanda è la figlia di Ellen, la protagonista dei film della serie. Il gioco si colloca nel periodo tra la fine del primo e l’inizio del secondo film. La madre di Amanda è scomparsa, ma il ritrovamento della scatola nera della Nostromo (la nave del primo film) spingerà quest’ultima a partire per un’apparentemente tranquilla missione di recupero. La situazione è semplice: recarsi sulla Sevastopol, un’enorme nave spaziale, e farsi consegnare l’oggetto. Gli eventi prenderanno però una piega estrema sin da subito e anche prima di incontrare lo xenomorfo più famoso del cinema vi renderete conto che non siete affatto i benvenuti.
Se c’è una cosa che mi ha colpito nelle prime ore di gioco di Isolation è proprio la sua capacità di ricreare un ambiente in linea con i film, in pratica un’idea del futuro più vicino agli anni 80 che a quella attuale, senza però farla sembrare arretrata in nessun modo. Questa fedeltà paga aiutando gli ambienti di gioco, monotoni in alcune zone per esigenza di copione, a distinguersi da quelli di altri giochi con la stessa ambientazione (sì, Dead Space, sì). Questo futuro/passato sarà visibile anche nei vari oggetti che vi ritroverete ad adoperare, siano essi terminali (rigorosamente CRT) o particolari gadget atti a proseguire. E se questa scelta stilistica ha colpito positivamente me, che i film li ho visti da bambino, immagino non possa che colpire profondamente al cuore i fan che possono almeno sentirsi sicuri di ritrovarsi tra le mani un prodotto ricreato tenendo a mente ciò che erano le caratteristiche portanti della serie cinematografica.
Ma tornando al gioco, Alien: Isolation è un survival horror di ultima generazione. Dopo le prime fasi di gioco, relativamente tranquille, sarà chiaro che il modo di sopravvivere sarà uno solo: nascondersi. Una nave spaziale grande come la Sevastopol offrirà fortunatamente diversi espedienti per sfuggire ai vostri inseguitori, che si tratti di esseri umani, androidi o l’alieno del titolo. Il problema è che non potrete nascondervi per sempre aspettando i soccorsi, sia perché altrimenti il gioco non avrebbe senso (lo avrebbe però se si fosse chiamato “Simulatore di Armadietto 2014″), sia perché la nostra Amanda sarà indaffarata a sistemare alcune questioni personali a bordo dell’enorme nave, non ultima la fuga da essa.
Dire che nascondersi sarà l’unica via di fuga non è in realtà corretto. Con il proseguire del gioco, Amanda riuscirà a recuperare un paio di armi e diversi materiali utilizzabili per costruire attrezzi. Il problema è che, oltre alle poche munizioni, queste non avranno quasi effetto sui nemici non umani, e il loro rumore potrebbe finire per attirare numerosi nemici. Gli oggetti costruibili, d’altra parte, avranno un’utilità enorme e potranno aiutarvi a uscire indenne dalle peggiori situazioni. Bombe di fumo, granate EMP e casse in grado di fare rumore per attirare i nemici saranno un salvavita nel momento in cui doveste usarle a dovere.
I gadget veri e propri invece saranno fondamentali per proseguire all’interno della Sevastopol, in primis il rilevatore di movimenti, in grado di indicarvi la presenza di creature nei dintorni e la direzione del vostro obiettivo. Il problema è che emetterà un continuo bip che i vostri nemici potranno sentire e non nascondo di essere saltato dal divano la prima volta che un nemico ha sfondato l’armadietto dove ero nascosto per darmi il ben servito.
Amanda non potrà saltare o arrampicarsi e i movimenti saranno quanto di più classico ci si può aspettare, costringendovi a girare intorno a qualunque scrivania, senza possibilità di scavalcarla di corsa o neppure di oltrepassarla in scivolata. Per quanto possa essere fastidioso, non è un difetto che rovina l’esperienza e pare oramai essere parte di questa nuova ondata di survival horror.
Buona parte del gioco vi vedrà però impegnati a risolvere semplici enigmi per aprire l’ennesima porta e andare dal punto A al punto B, qualcosa che bisogna forse iniziare a chiedersi se basti per rendere un gioco memorabile. Questa meccanica classica presente in tutti i giochi sopracitati è forse il vero problema del prodotto SEGA, che se nelle prime ore sarà avvincente e vi spingerà ad andare avanti per sapere cosa succede, superate le 7-8 ore inizierà a diventare monotona. Il gioco infatti è incredibilmente longevo e non sarà difficile superare le 15 ore di gioco a difficoltà normale. Questo non soltanto per il gran numero di cose da fare prima di giungere alla schermata finale, ma anche perché morire sarà un’esperienza fin troppo comune.
In Alien: Isolation non esisteranno checkpoint o punti di salvataggio automatici. Tentando di restare fedele all’old style di cui si veste, il gioco proporrà punti di salvataggio manuali, presenti in gran numero, ma ben lontani dal “comincia dalla schermata precedente” che si vede in tutti i titoli moderni. La difficoltà di alcune sezioni però vi spingerà a rigiocarle da capo più e più volte, e non sempre sarà possibile ritornare al precedente punto di salvataggio prima di procedere. E’ però da dire che questa decisione aiuta a mantenere altro i llivello di tensione.
E di tensione è meglio parlare, perché Alien: Isolation non è un gioco che fa paura. Sarà che il P.T. di Kojima e le presenze soprannaturali di Amnesia ci hanno già segnato abbastanza, ma neppure per un momento il gioco è riuscito a spaventarmi, nonostante il senso di impotenza fosse chiaro sin da subito. Sarà che le apparizioni aliene non scriptate hanno l’alto rischio di diventare frustranti quando sarete costretti ad aspettare interi minuti in un armadietto, ma questo aspetto del gioco è, almeno per chi scrive, un fallimento.
La storia sarà raccontata da audiolog e terminali, come oramai siamo abituati da una generazione, e c’è da dire che il tentativo dei Creative Assembly di restare in linea con la saga cinematografica è notevole e va contato come punto a favore per il gioco.
Parlando dell’aspetto tecnico, concentrandosi sulla versione PS4 qui provata, siamo di fronte a un prodotto in fin dei conti buono, che propone modelli poligonali credibili, grafica pulita in alta risoluzione ed effetti di luce eccellenti. Il lavoro sporco è pero fatto dal design che, se avete fatto attenzione a quanto scritto più in alto, ha convinto chi scrive oltre le più rosee aspettative. Ci sono però alcuni cali di framerate, precisamente durante le sequenze filmate e quando entrerete in aree nuove, che sembrano dovuti più al caricamento che alla fatica della console a gestire il motore di gioco. Nulla di eccessivo ma è fastidioso notarlo in un gioco dove a schermo c’è in fin dei conto poco movimento, visto il ritmo mediamente lento.
Alien: Isolation è un’ottima sorpresa consigliabile soprattutto ai fan della serie, che avranno modo di esplorare il loro amato universo (in senso letterale) attraverso un titolo interattivo che rende finalmente giustizia al clima che permeava le avventure di Ellen Ripley. Per tutti gli altri si tratta di un buon prodotto, realizzato con cura e criterio, ma che fallisce forse nel riuscire a collocare se stesso in una chiara posizione, finendo per essere un mix di elementi che lo portano a metà tra un’avventura in prima persona e un survival horror, non riuscendo però a convincere pienamente sotto nessuno dei due aspetti. Questo non significa che Isolation sia un prodotto brutto o da evitare, tutt’altro, ma approcciandovi ad esso aspettandovi una rivoluzione o qualcosa di profondamente diverso dai titoli da cui trae ispirazione potrebbe deludervi.
[expand title=”Open” swaptitle=”Close”][schema type=”review” url=”CoPlaNet.it” name=”Alien: Isolation” rev_name=”AI” rev_body=”I famosi Alieni di Ridley Scott ritornano cercando di convincere tutti!!!” author=”Sacha Omeganex9999 Morgese” pubdate=”2014-06-14″ user_review=”8″ min_review=”0″ max_review=”10″ ][/expand]
Il Buono
- Ambientazione fedele alla serie
- Colonna sonora di impatto
Il Cattivo
- Ostico e frustrante a tratti
- Framerate incosistente in alcune sezioni








