[RECENSIONE] Assassin’s Creed 3

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[RECENSIONE] Assassin’s Creed 3

Un campo di battaglia comune non è territorio per un assassino…

 

Eccoci finalmente.

Quanti anni sono passati? 3? Sembrano un’eternità. Perché le avventure di Ezio ci sono piaciute (e tanto), perché lo abbiamo amato in ogni iterazione, anche quella più orientata alle sole vendite (si, parlo di Revelations), ma dovevamo sapere cosa sarebbe successo a Desmond dopo aver esplorato a lungo l’Italia (e non solo) di qualche secolo fa. Insomma, qualche mese fa la rivelazione e oggi il capitolo conclusivo è nelle nostre mani. Cambio di luogo, cambio di protagonista, cambio di situazione. E allora la domanda è sempre la stessa: Cosa ne è venuto fuori?

Assassin’s Creed 3 è, alla base, lo stesso gioco. Un free roaming dove alle missioni principali si accompagneranno un’infinità di possibilità secondarie, più o meno riuscite. La storia vedrà ancora lo stesso filone narrativo di base: Desmond è l’unica soluzione per fermare i templari in questa battaglia millenaria. L’unico modo per arrivare a sciogliere i nodi è continuare, tramite l’Animus, a cercare la “chiave” rivivendo le storie dei suoi antenati. E questa volta sarà Connor, mezzo indiano e mezzo europeo, a diventare il prossimo leggendario assassino.

Non c’è bisogno di spoilerare nulla, la storia di AC3 c’è tutta. Se avete amato gli altri episodi della saga, sarà difficile per voi rimanere delusi. Ancora una volta la maestria della Ubisoft si mostra in tutto il suo splendore, grazie a un intreccio narrativo che non risparmia colpi di scena ed emozioni forti.

Come sempre girando in città sarà facile allertare le guardie. 

E la maestria viene dall’esperienza, che permette di evolvere senza snaturare o (ancora più importante) rovinare quanto fatto di buono dal 2007 a oggi. Chiunque sia amante della serie riconoscerà tutte le introduzioni che di anno in anno hanno permesso ad AC di non diventare mai troppo simile a se stesso.

Bene, il capitolo di Connor è senza dubbio quello più innovativo, in grado di proporre qualcosa di estremamente diverso, facendolo sembrare un naturale passo avanti.

Così vivremo le avventure tra le città (Boston e New York) e la Frontiera. Nelle città vi sentirete a casa, nonostante il cambio di stile. Potrete muovervi tra la gente e arrampicarvi ovunque (inutile pure specificarlo), tentando di non insospettire le guardie e ritrovarvi in guai seri. Nella frontiera invece avrete a che fare con un’America vista con gli occhi di chi, secoli fa, si ritrovava in un continente ancora tutto da esplorare. E via al viaggiare tra gli enormi spazi per esplorare, cacciare e combattere, per dare un senso nuovo alla dicitura free roaming della quale la serie si è sempre fregiata. C’è da dire che si può notare una leggera ispirazione di quel capolavoro chiamato Red Dead Redemption in alcuni aspetti e questo è un elemento unicamente positivo.

Indubbiamente il periodo storico e le ambientazioni colpiscono moltissimo.

Passando a ciò che cambia sempre per non cambiare mai, possiamo parlare del sistema di combattimento che è ancora interamente basato sul sistema del “anche se sono in 20 ti attaccano uno alla volta quindi pari e contrattacchi e poi dopo fai una combo e li ammazzi tutti con facilità” al quale siamo oramai largamente abituati. Un sistema indubbiamente poco realistico (ma in fondo quanto realistico è il gioco?) ma che ha il suo perché, rendendo gli scontri più tecnici e meno “premi il tasto attacco fino alla nausea”. Se non lo avete amato fino ad oggi, fatevene una ragione. Gli altri si sentiranno a casa (nonostante la maggior presenza di armi da fuoco).

La novità è invece data dalle battaglie navali, che sostituiscono il sistema di difesa della base del capitolo precedente (a quanto pare apprezzato unicamente del sottoscritto) per offrire qualcosa di inedito e interessante. Al comando del vostro vascello navigherete per mettere i bastoni fra le ruote agli onnipresenti templari, che si tratti di affondare le loro navi o derubare i loro fortini. Apprezzate dal sottoscritto, potrebbero, anche questa volta, non essere amate da tutti. Tra i ritorni invece è ancora fra noi la possibilità di reclutare adepti e di possedere una base da ristrutturare per guadagnare.

Nonostante sia veramente difficile (ma non impossibile) stupire nuovamente gli acquirenti a fine generazione con la sola grafica, AC3 dimostra ancora come alla Ubisoft abbiano capito perfettamente come lavorare con le macchine della generazione attuale e c’è poco da discutere sul fatto che AC3 sia uno dei giochi più belli da guardare su 360 e PS3. Che magari rispetto agli anni precedenti ci sia un salto inferiore (per forza di cose) lascia il tempo che trova quando davanti agli occhi ci troviamo qualcosa di simile.

La frontiera è in grado di infondere nuova vita alla formula già ricca del gioco.

Se poi aggiungiamo che anche questa volta il livello della realizzazione (dal punto di vista della ricostruzione storica) è fenomenale, chiudiamo il quadretto idilliaco.

Spostando l’attenzione sui personaggi, anche questa volta abbiamo delle animazioni eccezionali, soprattutto per quanto riguarda i movimenti del protagonista. Pecca (come sempre) l’IA dei nemici e i caricamenti danno l’impressione di essere troppo frequenti questa volta.

Parlando del comparto sonoro, se è vero che non siamo in presenza di un’opera d’arte, abbiamo comunque a che fare con un livello molto alto. Se parliamo invece del doppiaggio in italiano, possiamo solo dire che è perfetto come sempre, così come la localizzazione, curata all’inverosimile.

Torna (per il terzo anno di seguito) il multiplayer, che si presenta con 8 modalità, 16 personaggi e 7 mappe, oltre a 4 modalità di addestramento. Ma, nei fatti, i cambiamenti sembrano più un update che un nuovo capitolo, che resta comunque marginale in quanto il cuore del gioco è la modalità single player. Significative le nuove Branco e Predominio, nuove aggiunte a squadre che vanno a unirsi alle modalità già conosciute in passato.

Questo non significa che il multi sia realizzato male o brutto, se avete giocato fino alla nausea negli anni passati, sarete spronati a fare lo stesso anche qui. Prendere o lasciare.

B5? F2? No, non è quel tipo di battaglia navale.

 

A conti fatti, Assassin’s Creed 3 si rivela il passo più difficile da compiere, ma lo fa senza incertezze. I programmatori si sono potuti permettere il lusso di abbandonare un personaggio e un’epoca che hanno fatto la fortuna della serie per avventurarsi in qualcosa di nuovo e inesplorato, e questo rischio è stato ripagato da un gioco che, seppure seguito di una serie icona di questa generazione, riesce nel sembrare nuovo e fresco, lontano dallo stagnare di tanti altri giochi che, anno dopo anno, non riescono a reinventare se stessi.

Un salto nel vuoto che ripaga coloro che nei salti di fede sono maestri assoluti.

Scritto da: Sacha "Omeganex9999" Morgese

Cosa starà guardando? Lontano? La TV? Il muro? La leggenda vuole che l'occhio destro veda il passato mentre il sinistro sia collegato a terabyte di video a luci rosse. Nato tanti anni fa nella nevosa Vancouver, fonda la più grande rockband di sempre, ma poi si sveglia e gioca ai videogiochi. Ha successo con le donne perché riesce a imparare a memoria i numeri delle loro carte di credito. Inventore, campione nazionale e unico giocatore di Pallacollo.

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