Bound By Flame

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[Recensione] Bound by Flame

boundbyflameDemoni infuocati contro signori del freddo

Il vantaggio nel ritrovarsi a recensire un gioco di cui non si sa assolutamente nulla è quello di partire da aspettative bassissime o assenti. È stato così per me quando ho ricevuto un codice per Bound by Flame  e quando controller alla mano mi sono ritrovato a viaggiare nel mondo di Vertiel, le uniche cose che sapevo venivano dal materiale informativo che accompagna la release del gioco. Nei panni di Vulcan, un mercenario che si ritroverà improvvisamente invaso da un demone infuocato, viaggerete per il mondo tentando di sconfiggere i temibili signori del freddo (e fin qui ha senso, visto che il fuoco scioglie il ghiaccio anche negli universi fantasy). Il gioco del team Spiders promette un’avventura lunga in un mondo credibile, un sistema di combattimento in grado di adattarsi ai vostri gusti, una storia che cambia in base alle vostre scelte e personalizzazione oltre l’immaginabile. Può uno studio di modeste dimensioni riuscire a mantenere le aspettative?

Certo che può. Siamo pieni di casi simili. Purtroppo però questo non è uno di quelli. Dopo aver completato Bound by Flame è chiaro che i programmatori si siano impegnati nel dare profondità al gioco prendendo ispirazione da diversi generi (anche se restando sempre nel campo degli RPG), cercando di creare qualcosa che potesse accontentare un gran numero di giocatori ed evitare un prodotto monotono. Purtroppo il risultato non può che essere descritto con una sola parola: approssimativo. E questo senso di approssimazione è chiarissimo sin dall’inizio, quando dovrete decidere il  nome del vostro personaggio, ma questi sarà comunque Vulcan a prescindere, per tutti, al punto tale da rendere incomprensibile il perché della scelta del nome. Ulteriori punti come aspetto e sesso saranno forse più visibili, ma meno influenti nel corso della storia.

Ecco il primo boss del gioco, il primo di una lunga serie di istigazioni alle imprecazioni!
Ecco il primo boss del gioco, il primo di una lunga serie di istigazioni alle imprecazioni!

Il gioco è un action rpg, con una vocazione quasi hack n’ slash, una via di mezzo forse tra The Witcher e Kingdom of Amalur. Proseguirete nel gioco affettando nemici e procurandovi materiali, ma più che completare livelli avrete un hub centrale (variabile) intorno al quale poi vi muoverete per completare le missioni e le sottomissioni che vi si pareranno davanti. Questi ambienti sono lontani dall’essere vasti e, se siete soliti completare i giochi al 100%, li ripercorrerete per più e più volte, dovendo abbattere gli stessi nemici negli stessi posti, in quanto tendono a respawnare dopo non molto. Questo comunque non vuol dire che l’esplorazione non paghi, in quanto le aree sono disseminate di oggetti più o meno utili, sia per essere equipaggiati che per il crafting.

Tralasciando comunque la situazione dei livelli del gioco, il primo vero problema arriva con una delle promesse più grandi fatta dai programmatori: il sistema di combattimento. Il gioco promette 3 diversi stili, uno improntato sul danno pesante e sulle parate, il secondo su attacchi con armi leggere a due mani e le schivate e il terzo attraverso la magia del fuoco. Il terzo però più che uno stile è un’aggiunta agli altri due, in quanto le magie potranno essere utilizzate a prescindere da come starete combattendo. La divisione esiste più che altro perché, una volta saliti di livello, dovrete decidere a quale di queste tre possibilità assegnare i vostri sudati punti abilità. Come detto prima, però, gli stili di combattimento veri e proprio saranno soltanto due. Il che sarebbe abbastanza se non fosse che finirete per utilizzarne soltanto uno, quello veloce, visto il pessimo bilanciamento dell’altro. Le lame faranno sin da subito la metà dei danni rispetto all’arma pesante dello stile da guerriero, ma la loro velocità vi permetterà di far fuori velocemente i nemici, anche grazie al fatto di poter schivare e contrattaccare in pochi secondi. Le armi pesanti invece, a causa della loro lentezza, vi impediranno di attaccare i nemici frequentemente e, a meno che non diventiate perfetti a parare all’ultimo secondo per contrattaccare, il tempo necessario a fare fuori i nemici sarà enorme.

La strega Edwen mi ha accompagnato per buona parte del gioco. Un paio di qualità notevoli mi hanno aiutato nella scelta!
La strega Edwen mi ha accompagnato per buona parte del gioco. Un paio di qualità notevoli mi hanno aiutato nella scelta!

E qui entra in scena il vero problema: la difficoltà. Di giochi difficili ne siamo pieni al giorno d’oggi. Sembra quasi che dopo Demon’s Souls e seguiti il rendere i giochi difficili sia di moda. I programmatori di BbF devono aver pensato la stessa cosa, non rendendosi però assolutamente conto di cosa renda quei giochi così interessanti, prendendone solo alcuni aspetti che finiscono per sbilanciare il gioco verso la frustrazione. Il vostro personaggio avrà un set di attacchi molto limitati, anche se contiamo tutti quelli sbloccabili con il tempo, il che di per se potrebbe anche essere accettabile se fosse supportato da un sistema votato alla tattica. I nemici però saranno incredibilmente forti, sia in difesa che in attacco, e vi uccideranno velocemente, costringendovi a ripetere più e più volte le stesse sezioni. Il bonus/malus per la morte è assente, vi basterà continuare e riprendere da dove eravate, spesso pochi secondi prima della vostra sconfitta. La situazione migliorerà con il tempo, grazie sia all’equipaggiamento sia al vostro naturale miglioramento, però non cancella il fatto che i programmatori avrebbero potuto regalare un’esperienza più piacevole dando ai primi nemici meno punti vita e riducendo la loro forza di attacco. Badate bene, il gioco l’ho giocato al livello di difficoltà normale, il secondo su quattro, in ordine crescente di difficoltà, e mi sono ritrovato a morire un indicibile numero di volte. Il problema non è che i nemici possono uccidervi con due colpi, perché a quello uno ci si può anche abituare. Il problema viene fuori quando anche il nemico più stupido ha bisogno di 15/20 colpi per essere fatto fuori. E non sto esagerando. Pare che i programmatori abbiano tarato la difficoltà semplicemente alzando le statistiche dei nemici, nella speranza che questo rendesse il gioco più longevo. Inoltre, per quanto sia possibile migliorare alcune statistiche come punti vita e magia, questi si limiteranno a un 25% in più e non oltre. Se più in là nel gioco resisterete a 4 o 5 colpi sarà principalmente a causa delle vostre armature e non per altro.

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Alcune scelte del gioco saranno tra l’opporvi o lasciarvi andare al potere del demone. Gli effetti saranno più o meno visibili sul vostro corpo.

I combattimenti non sono comunque un disastro. È innegabile che, una volta presaci la mano, io mi sia divertito abbastanza nel combinare le magie di fuoco con attacchi e schivate, purtroppo è la varietà a mancare. Quello che ne viene fuori è un sistema che vuole prendere il tatticismo della serie Souls per unirlo all’immediatezza di God of War e soci, ma ne esce fuori qualcosa che rende ogni combattimento uguale all’altro a causa dello scarso numero di mosse, condito dalla frustrazione di nemici semplicemente troppo potenti. Se è pur vero che può stare a voi affrontare ogni nemico in modo diverso e che il gioco effettivamente di opportunità ve ne fornisce abbastanza, credo che sia comunque un fallimento nel momento in cui le stesse due o tre mosse possono abbattere qualunque nemico, boss compresi.

Un altro promessa non mantenuta è quella della lunga storia con diverse opportunità di sviluppo. L’ultimo punto non è totalmente campato per aria, in quanto è effettivamente possibile in più di un paio di occasioni di dirigersi in un posto piuttosto che in un altro, e di sviluppare relazioni diverse con i personaggi secondari che possono portare a eventuali tradimenti. Purtroppo il tutto è realizzato in modo così approssimativo da dubitare che il giocatore medio voglia ricominciare l’avventura da capo per vedere cosa sarebbe successo “se”.
Ma questi difetti sarebbero trascurabili se la storia e i personaggi fossero stati caratterizzati in modo soddisfacente. Purtroppo gli avvenimenti del gioco sono realizzati in modo approssimativo e, se da una parte ci viene detto che l’intera umanità è in pericolo e prossima all’estinzione (a causa di questi misteriosi signori del freddo, del quale non conosceremo mai le vere motivazioni), dall’altra la dimensione del tutto sembra più vicina a quella di una scaramuccia tra vicini. Molte delle sezioni sembrano voler costruire un crescendo che poi termina proprio lì dove dovrebbe essere il culmine. Finale compreso! Inoltre, il gioco fallisce miseramente nel darvi l’impressione di essere l’unico possibile salvatore del mondo, anche a causa dell’esiguo numero di personaggi secondari e nemici a schermo.

Sybil è l'unico NPC in grado di curarvi durante le battaglie. Strategicamente si rivela una scelta quasi sempre vincente!
Sybil è l’unico NPC in grado di curarvi durante le battaglie. Strategicamente si rivela una scelta quasi sempre vincente!

Parlando dei personaggi, siamo di fronte a un gran numero di stereotipi a partire dal protagonista. L’eroe, impossessato dal demone del fuoco, è un personaggio abbastanza anonimo senza nessuna particolarità se non quella di riuscire a dire un gran numero di cattive parole. Non nego che il fanciullo che è in me si sia fatto qualche risatina a sentire alcuni dialoghi, ma ciò non mi impedisce di trovarlo comunque esagerato. Leggermente meglio il demone del fuoco che almeno sembra rendersi conto della situazione e si comporta in modo coerente con quella che è la sua natura. I personaggi secondari non saranno in generale moltissimi e i vostri possibili partner saranno soltanto cinque. Per quanto nel mucchio qualcuno si salvi per poter essere ricordato minimamente in futuro, il fantomatico rapporto instaurabile con quelli risulta anch’esso una sorta di sforzo a metà, dove l’eventuale sviluppo di amicizia e rivalità sembra una cosa affrettata e senza nessuna utilità apparente. A questo si unisce il fatto che la lunghezza di 30 ore con tutte le quest secondarie sembra una bugia bella e buona, visto che a difficoltà normale è possibile completare il gioco in meno di 14 ore completando quasi tutte le subquest, il che fa pensare che anche le 20 ore di gioco siano abbastanza utopiche. Il gioco non sarebbe neppure catalogabile come corto a conti fatti, ma finisce lì dove sembrerebbe essere pronto a darvi il meglio, lasciandovi con un enorme senso di insoddisfazione. Il tutto scorre in modo troppo veloce e ciò che vi lascia alla fine è l’idea di tante cose trattate in modo superficiale, in un gioco che forse avrebbe dovuto tentare di volare più basso, concentrandosi soltanto su un paio di caratteristiche, approfondendole quanto necessario.

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La vostra banda di amici. Quanti di loro ucciderete prima della fine del gioco?

A chiudere questa recensione ci pensa il punto migliore dell’intero gioco, quello del crafting, che riesce a divertire grazie alla possibilità di potenziare le vostre armi e armature e influenzarne le statistiche attraverso gli oggetti che raccoglierete o comprerete durante le vostre avventure. La parte più interessante è che non saranno soltanto i numeri a cambiare, ma anche l’aspetto del personaggio, sia in game che durante le cutscenes. Un tocco che innalza in qualche modo il livello di cura di ciò che, altrimenti, sarebbe senza dubbio nella mediocrità più assoluta. C’è da specificare che se è vero che la profondità del sistema di crafting è ben al di sopra del livello generale del gioco, è anche vero che non è che siamo di fronte a qualcosa di estremamente complesso e stratificato. Fondamentalmente i materiali saranno gli stessi disponibili sin dall’inizio e tolta la possibilità di trovare armi ed equipaggiamenti più potenti, il sistema sarà semplicemente lo stesso fino alla fine.

Visivamente il titolo non si presenta male, ma è senza dubbio un gioco old gen, a prescindere dalla risoluzione maggiore di PC e PS4. Gli ambienti sono ridotti, i nemici e NPC sono nella media e il look generale non stupisce, anche se definirlo brutto o realizzato male sarebbe ingiusto. C’è una certa monotonia negli ambienti appartenenti alla stessa zona e ricordarsi dove si trova cosa è quasi impossibile senza utilizzare la mappa.
Discorso a parte per la colonna sonora che si fa carico dello scopo di fornire epicità al titolo, non essendo supportata né dalla controparte visiva né da quella dello script, e se ne esce come uno dei punti più alti del gioco, superando di gran lunga le aspettative e risultando ottima anche paragonata a giochi ben più famosi. Un peccato che il resto non sia allineato.

Diciamoci la verità, avere un non morto come amico al giorno d'oggi è necessario per essere fighi.
Diciamoci la verità, avere un non morto come amico al giorno d’oggi è necessario per essere fighi.

Bound by Flame è un gioco che mi ha colto all’improvviso non avendone seguito lo sviluppo, caricandomi di aspettative ingannevoli e deludendomi quando la realtà dei fatti è venuta a galla. Il che non vuol significare che io abbia provato noia durante le 15 ore di gioco circa, ma soltanto che la delusione è dietro ogni promessa non mantenuta dai programmatori e che ogni volta che il gioco sembrava pronto ad aprirsi a nuove possibilità, si è rivelato essere un bluff per nascondere il fatto che c’è veramente poco sotto la crosta. Per il resto è un gioco abbastanza godibile e che potrebbe regalarvi qualche ora di divertimento se preso a prezzo budget. Meglio adattare il prezzo di conseguenza, se quello che consegni al pubblico è un terzo di quanto promesso. Soprattutto se oltre all’arrosto bruciacchiato pretendi di far pagare anche il fumo.

Il Buono

  • Stili di combattimento diversi
  • Sistema di crafting interessantissimo
  • Colonna sonora eccellente

Il Cattivo

  • Difficoltà incomprensibilmente alta
  • Un miscuglio di buone idee realizzate approssimativamente
  • Durata relativamente breve
  • Storia che finisce quando sembra diventare sul serio interessante
6.5

Scritto da: Sacha "Omeganex9999" Morgese

Cosa starà guardando? Lontano? La TV? Il muro? La leggenda vuole che l'occhio destro veda il passato mentre il sinistro sia collegato a terabyte di video a luci rosse. Nato tanti anni fa nella nevosa Vancouver, fonda la più grande rockband di sempre, ma poi si sveglia e gioca ai videogiochi. Ha successo con le donne perché riesce a imparare a memoria i numeri delle loro carte di credito. Inventore, campione nazionale e unico giocatore di Pallacollo.

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