Dark Souls 3

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[RECENSIONE] Dark Souls 3

Dark Souls 3Esistono diversi tipi di giocatori in qualunque tipologia di gioco. Esistono i casual e gli hardcore, esistono gli amanti del single player e quelli che o multi o morte. Esistono quelli che un gioco non vale la pena comprarlo se non si sbloccano tutti i trofei/obiettivi, e quelli a cui basta l’iterazione annuale del loro sportivo preferito. Poi esistono i “soulslike” (quelli “tipo Dark Souls”), in grado di tirare fuori il meglio (e il peggio) di ognuno di noi. Esistono giocatori che si limitano a finire il gioco come una sorta di sfida personale, altri che il gioco vero inizia quando lo si è finito la prima volta. Altri che si gioca unicamente per il PvP, invadendo poveri giocatori ignari. Credo sia importante comprendere a quale categoria appartenga il recensore, prima di utilizzare le sue parole come un arma (contro di lui o contro gli altri).
Il sottoscritto ha giocato tutti i giochi della serie: Demon’s Souls nel 2009, nella sua versione asiatica con lingua inglese, prima che divenisse oggetto di culto (si pulisce gli occhiali da hipster). Dark Souls, uno dei giochi che ha segnato la generazione passata e che ancora oggi ispira molti sviluppatori (sono sicuro che tra 100 anni verrà usato per spaventare i bambini, del tipo “mangia la tua zuppa di cavoli marziani o ti mando a Blighttown). Dark Souls 2, senza però mai finirlo per un enorme numero di ragioni che non starò qui a spiegarvi. Bloodborne con relativo DLC e, ovviamente, Dark Souls 3. Non ho mai completato uno di questi giochi più di una volta, raramente ho speso secoli a farmare sperando di ottenere oggetti preziosi per potenziare la mia arma contro altri giocatori e solo nel caso di Bloodborne ho proseguito nel NG+. Questo farà di me un eretico da mandare al rogo per i puristi, ma credo sia l’ideale per il giocatore medio che come me non ha il tempo di dedicare mesi e mesi a un solo gioco.

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Togliamoci subito questo sassolino dalla scarpa: Dark Souls 3 non è una rivoluzione, gli sviluppatori hanno puntato al senso di familiarità per convincere gli amanti della serie a ritornare (se ne erano mai andati?). Non che questo significhi che il gioco sia scevro di novità, anzi, cambiamenti più o meno notevoli ce ne sono abbastanza, ma chiunque abbia provato i titoli precedenti si sentirà a casa propria e sarà in grado di arrivare alla fine ignorando la maggior parte di questi. Parole un po’ criptiche, lo riconosco, ma la mia intenzione è quella di spiegarvi il gioco a grandi linee, senza rendere la recensione una sorta di ricerca accademica che solo i laureati in soulogia possano decifrare. Cosa torna dai vecchi capitoli?
Il meccanismo di base sarà lo stesso di sempre: proseguire eliminando i nemici, raccogliere le loro anime utili a salire di livello e comprare oggetti e raggiungere i checkpoint, sotto forma di falò. Morire significherà perdere momentaneamente tutte le proprie “anime”. Morire una seconda volta prima di averle recuperate significherà perderle definitivamente. Avrete la possibilità di “chiamare” alcuni giocatori ad aiutarvi, e per fare ciò avrete bisogno di consumare alcuni oggetti speciali, chiamati ember, ma questo vi renderà anche vulnerabili alle invasioni di altri giocatori che potrebbero uccidervi per ottenere ember e anime. Consumare ember allungherà anche la vostra barra di HP (e la riempirà al massimo), ma questo bonus durerà solo vino alla vostra successiva e inevitabile morte. Tutto molto canonico, ma allora, quali sono le novità?

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Dark Souls 3 è il più veloce tra i Dark Souls. Se siete dei veterani dei capitoli precedenti non aspettatevi Bloodborne in chiave fantasy medioevale, quello sarebbe sì snaturare la serie, ma preparatevi a un’esecuzione globalmente accelerata. Lo scudo sarà sempre vostro alleato, il peso del vostro equipaggiamento sarà sempre vostro nemico. Preparatevi però a schivare di più, preparatevi a tempi di reazione più brevi, preparatevi a nemici che non staranno fermi un attimo. Insomma, preparatevi a un gioco globalmente meno pesante. A meno che la vostra unica esperienza con un soulslike non sia quella di Bloodborne. In quel caso avrete bisogno di un po’ più di tempo per imparare quando parare e quando schivare, dettaglio che sarà spesso la linea di demarcazione tra morte e sopravvivenza.
Le altre novità di rilievo sono da trovarsi nelle nuove abilità delle armi. Impugnando la vostra arma a due mani (o utilizzando alcuni scudi) e premendo L2/LT potrete scatenare potenti attacchi alternativi o alcune mosse di potenziamento. Queste varieranno in base all’arma, anche se spesso saranno condivise per tipologia (aspettatevi un comportamento simile tra spada e spada e così via). Queste abilità non sono propriamente rivoluzionarie e, per quanto sia divertente usarle all’inizio, dubito che i puristi dei DS spenderanno poi molto tempo nell’approfondirle, visto che ciò che aggiungono al gioco non è poi sul serio rilevante. In poche parole, non aspettatevi nulla di simile alle armi di Bloodborne, in grado di trasformarsi in qualcosa di profondamente diverso, in grado di cambiare le sorti della battaglia.

 

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Le abilità di cui sopra, così come tutti gli attacchi magici, saranno legati alla vostra barra degli FP, forse una delle novità più consistenti del pacchetto. Non avrete un numero specifico di utilizzi come quasi sempre in passato, ma una barra da poter potenziare e, all’occasione, riempire nuovamente. Perché oltre alla fiaschette di estus classica, per recuperare HP, ne avrete una per gli FP. Nonostante siano due fiaschette diverse, l’utilizzo delle due sarà legato da un numero massimo condiviso. In altre parole, con il potenziamento della fiaschetta avrete sì l’opportunità di aumentare il numero di utilizzi, ma quante volte potrete utilizzare una a discapito dell’altra starà a voi. Se il numero massimo e 5, potrete decidere di dedicarne 3 agli HP e 2 agli FP, oppure 0 e 5, ma mai più di 5. Questo permette non solo una personalizzazione in base al tipo del vostro personaggio (cosa se ne fa un guerriero con 50 di forza degli FP?), ma anche in base alle situazioni. In tutta sincerità, l’impressione che se ne ha è che questo sistema sia pensato principalmente per gli amanti della magia, ma è bello sapere che anche chi ne fa un uso sporadico abbia la possibilità di potersi regolare a seconda delle situazioni.
La gestione delle fiaschette, il potenziamento delle armi, l’acquisto di nuovo equipaggiamento e magie avverrà nell’hub principale. Per quanto questo accadesse anche nei titoli precedenti, questa volta è tutto portato all’estremo, ricordando molto da vicino ciò che accadeva in Demon’s Souls. Col tempo recluterete nuovi abitanti del vostro santuario, ma sin dall’inizio sarà possibile potenziare armi, acquistare oggetti e viaggiare tra i diversi falò (tutti). Qualcuno potrebbe storcere il naso pensando a una sorta di semplificazione, ma il tutto è in realtà molto naturale per chi viene dai titoli precedenti, avendo la possibilità di andare subito al sodo, senza perdere tempo dovendo “guadagnare” nuovamente certe possibilità. Il modo in cui il gioco bilancia il tutto è, come sempre, mantenendo una difficoltà media abbastanza alta.

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La difficoltà. La difficoltà è forse la risposta più comune alla domanda “cosa rende i soulslike unici?”. Ma è una risposta sbagliata. Ciò che rende questi giochi unici è il modo in cui gli elementi sono legati assieme tra loro, nella filosofia unica di “niente compromessi”. I giochi della serie souls non sono impossibili, chiunque può arrivare alla fine con la giusta perseveranza. Dark Souls 3 e tutti i giochi precedenti non presentano assolutamente il livello di difficoltà di alcuni titoli leggendari dell’epoca 8-16 bit, ma nel panorama videoludico moderno sono indubbiamente sopra la media. I nuovi adepti, i curiosi, non devono avere timore: bisogna capirne lo spirito, bisogna adattarsi. Dietro ogni angolo può nascondersi un nemico, ma dietro quel nemico può esserci un nuovo oggetto in grado di facilitarvi le cose con quel boss che avete rinunciato a sconfiggere dopo averci provato 15 volte… senza sapere che la sedicesima volta sarebbe stata quella buona! E non vi stancherete mai, perché ogni vostra morte sarà un pezzetto di consapevolezza in più, un danno maggiore a quel nemico che prima o poi riuscirete a buttar giù. E ci riuscirete!
Per il fattore “a volte ritornano”, abbiamo purtroppo anche il framerate ballerino che, almeno nella versione PS4 provata dal sottoscritto, è a volte ai limiti della decenza. Sia ben chiaro, dopo l’ultima patch (1.03 al momento in cui scrivo) sembra che le cose siano migliorate un po’, ma in alcune sezioni (2 – 3 ore di gioco dall’inizio) mi è quasi venuta voglia di spegnere la console e scrivere una lunga lettera alla From Software. Non è nulla di terribile per la maggior parte del gioco, ma viene da chiedersi come mai i cali di framerate avvengano nonostante ciò che si vede a schermo sia ben lontano da quanto visto in altri giochi con una grafica molto più ricca. Non che Dark Souls 3 sia brutto da guardare, anzi, è probabilmente il miglior capitolo della serie per quanto riguarda sia gli ambienti che i personaggi (le animazioni in particolare sono davvero eccellenti), ma in pochi resteranno a bocca aperta davanti allo schermo. E questo va bene, d’altra parte non parliamo di certo di una serie che ha fatto dello showcase tecnico il suo punto di forza, ma allora perché non si riescono a tenere i 30 fps costanti? Ah, il sonoro è fantastico, come sempre.

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Tirare le somme è complicato, Dark Souls 3 non è affatto un titolo perfetto. Dall’inizio alla fine la sensazione di familiarità è forte, ma neppure una volta ho pensato “che noia, voglio qualcosa di nuovo”. Dark Souls 3 non raggiunge i picchi di innovazione del primo titolo, né la sensazione di freschezza dataci dal recente Bloodborne, ma è tutto fuorché monotono e stantio. DS3 offre alcuni dei migliori boss della serie (mi sono tenuto volontariamente lontano dal parlarne), delle meccaniche di gioco raffinate e alcune novità interessanti, ma non conta. DS3 è un piccolo capolavoro perché riporta da noi tutti gli elementi che amiamo. E’ il level design magnifico a fare di questi giochi quello che sono, è capire che spingendosi un po’ più in là ogni volta sarete in grado di trovare un nuovo falò, una nuova scorciatoia, che vi renderà un po’ più vicini al vostro obiettivo finale. E’ capire quando è il caso di chiamare qualcuno in vostro aiuto (consumando oggetti che non sono infiniti) o provarci nuovamente da soli. E’ sapere che una volta finita la lunga campagna principale ci sarà un NG+ dove poter provare cose nuove e apportare nuove modifiche al nostro pg. E’ sapere che ci saranno tanti giocatori in attesa di sfidarci online, a mostrare che il nostro equipaggiamento scintillante non serve a nulla di fronte a chi è più abile di noi. Da questo punto di vista Dark Souls 3 non introduce null’altro che la conferma di tante scelte azzeccate che hanno portato a farci avere 5 giochi in 7 anni, tutti acclamati dalla critica, lasciandoci costantemente con la voglia di volerne di più. Se solo risolvessero i rallentamenti!

Il Buono

  • È Dark Souls
  • Velocità generale aumentata
  • Possibilità di potenziare armi da subito

Il Cattivo

  • Rallentamenti che vi faranno bandire dalla chiesa
  • Mancanza di vera e propria innovazione
8.5

Scritto da: Gerry "Pintur" Grosso

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