Days Gone

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[RECENSIONE] Days Gone

Sony in questa generazione ha dimostrato un certo coraggio nel dare fiducia ai suoi studios e produrre un gran numero di diversi nuovi IP invece di fossilizzarsi unicamente su seguiti.

Days Gone è il primo titolo tripla A di Sony Bend da due generazioni a questa parte. Nonostante l’aver dato alla luce i vari Syphon Filter per le prime due Playstation, negli ultimi anni i ragazzi dell’Oregon erano stati in qualche modo “forzati” a lavorare unicamente su titoli portatili, rilasciando versioni “minori” delle serie Sony. Dopo anni di voci di corridoio non confermate, Days Gone è apparso all’E3 di qualche anno fa stupendo un po’ per l’essere sia un altro gioco di zombie, sia un altro titolo open world in un mercato che sembra straripare di entrambi i generi. Ma i possessori di Playstation sanno bene che un’esclusiva Sony è solitamente da tenere sott’occhio e complice un ottimo marketing, Days Gone arriva col botto in un periodo per nulla povero di uscite.

Come abbiamo imparato da qualche anno a questa parte grazie alla popolarità del genere (coff, coff, THE WALKING DEAD), le storie di zombie sono solo un pretesto per mettere a nudo le emozioni umane in una situazione di estrema incertezza. Un ritorno ad uno stadio primordiale, dove i beni di prima necessità scarseggiano, creature pericolose infestano i luoghi precedentemente abitati da uomini e la sopravvivenza rende la vita un vero e proprio purgatorio in terra. Per quale motivo allora sopravvivere al posto di lasciarsi andare?

Days Gone tenta in qualche modo di rispondere a questa domanda offrendo una visione un po’ diversa dall’assenza di speranza che solitamente permetta i titoli dello stesso genere, focalizzandosi sull’importanza dei rapporti umani. Ambientato in Oregon (dove lo studio risiede), seguirete le avventure di Deacon, un motociclista che, dopo aver perso sua moglie nella terribile sequenza di eventi che fa partire i “giorni andati” del titolo, sopravvive facendo il cacciatore di taglie tra le foreste e le montagne caratteristiche dell’area. Le varie missioni saranno legate ad alcuni campi, tra loro rivali, che offriranno diverse ricompense per migliorare la vostra moto o il vostro equipaggiamento.

Il motociclista Deacon è parecchio lontano da quanto ci si possa aspettare nella sua particolare situazione. Nonostante l’apocalisse nella quale obblighi a un certo cinismo, Deacon mostra sin da subito quanto importanti per lui siano gli affetti, nel modo in cui si occupa del suo amico motociclista Boozer e nei ricordi della sua amata Sarah. Questo ovviamente non gli impedisce di massacrare orde di “furiosi”, gli zombie del gioco, e nemici ancora viventi senza troppi problemi. D’altronde è una giungla lì fuori. Il suo lato sentimentale uscirà fuori anche osservando il modo in cui interagirà con alcuni personaggi, mostrando un lato decisamente poco comune nel superuomo dei videogiochi d’azione moderni.

Le missioni, al posto di seguire una semplice progressione, sono raggruppate in storie che si intrecciano tra loro in modo non lineare. Al posto di completarne una e iniziarne un’altra, le quest principali progrediranno poco alla volta in modo indipendente, dando un tocco di varietà in più rispetto alla classica formula degli open world moderni. Esplorando la mappa sbloccherete la maggior parte delle avventure secondarie. Niente torri da scalare, niente grappoli di icone sulla mappa. Solo voi e la vostra moto.

Parlando di mappa, siamo di fronte a qualcosa di contenuto se paragonato a vastità viste negli ultimi mesi (RDR2? RDR2), ma con diverse aree ben distinte a voler mostrare la ricca varietà della flora dell’Oregon. Dalle zone paludose alle montagne, dalle campagne alle foreste, tutto è ricreato con tale cura da sembrare quasi uno spot turistico per lo stato americano. La maggior parte delle attività non inerenti alla storia saranno principalmente la disinfestazione dei nidi di zombi, saccheggiare postazioni governative abbandonate e sgominare campi nemici. Nulla di particolarmente innovativo, ma il numero non eccessivo di queste missioni le rende piacevoli come distrazione tra un pezzo di storia e l’altro.

Muoversi per il mondo di gioco significherà fondamentalmente occuparvi del benessere della vostra moto. Quest’ultima non soltanto subirà danni dovuti ad armi da fuoco/collisioni, ma andrà anche rifornita di benzina ogni tot km per non rimanere letteralmente a piedi. Viste le dimensioni contenute della mappa di gioco ciò si traduce in dover stare a preoccuparsi continuamente di dove trovare benzina per rifornire la vostra due ruote. Generalmente sarà sempre possibile trovare una tanica vicino a zone d’interesse, ma rimanere bloccati per la mancanza di benzina o materiali per riparare il vostro mezzo sarà sempre un rischio presente, soprattutto grazie agli eventi casuali e alle trappole posizionate dai nemici.

Completando missioni acquisirete punti esperienza e aumenterete la fiducia che la gente degli accampamenti ha nei vostri confronti. Con i primi sbloccherete punti per acquisire nuove abilità, mentre i secondi miglioreranno gli oggetti acquistabili dai mercanti corrispondenti. Ciò aggiunge qualche elemento GDR alla formula che non guasta, anche se è difficile pensare a nessuno dei potenziamenti come indispensabile.

Interessante come i sistemi si intersechino tra loro, con il ciclo giorno/notte e i vari cambi climatici ad influire non poco sull’ambiente circostante. I furiosi temono la luce e sono più numerosi durante la notte, la pioggia forte riduce la visibilità e l’udito dei nemici e così via.

Tecnicamente Days Gone si presenta bene, ma non alza l’asticella di qualità come gli altri titoli Sony di questa generazione. I personaggi poligonali e le ambientazioni sono realizzati molto bene e c’è un eccellente utilizzo dell’HDR (per coloro in possesso di una TV compatibile) ma generalmente siamo “solo” sopra la media. I controlli sono realizzati bene, ma anche qui manca qualunque “plus” per reputarli più che sufficienti.

Ottimo il doppiaggio, di livello alto come ci si aspetta da un first party Sony.

Nulla degno di nota quindi? Purtroppo non è così, in quanto i vari bug che affliggono il titolo Bend sono tutto fuorché ignorabili. Days Gone presenta diversi bug, da alcuni semplicemente ridicoli che hanno a che fare con collisioni o con nemici che spariscono/si teletrasportano al vero e proprio game breaking con l’impossibilità di utilizzare alcuni oggetti senza chiudere il gioco e farlo ripartire. Tutto fuorché ingiocabile, ma risalta una certa mancanza di cura rispetto ad altri prodotti dello stesso livello.

Days Gone non è un capolavoro come Horizon, Uncharted 4 e God of War, ma è un’ottima aggiunta al catalogo Sony. L’idea di unire avventure alla Sons of Anarchy a un gioco post apocalittico è interessante e nonostante manchino varie e proprie innovazioni, il mix di personaggi, storia e gameplay loop è a conti fatti molto godibile. Certo, se paragonato ad altri blasonati titoli open world l’opera Bend può risultare abbastanza vuota o derivativa, ma se l’idea di esplorare un mondo in declino a bordo di una due ruote nei panni di un rider che cerca preservare la propria umanità vi fa gola, Days Gone saprà come intrattenervi per qualche dozzina di ore.

Recensione a cura di Sacha “Omeganex999” Morgese

Il Buono

  • Personaggi memorabili
  • Loop gameplay interessante
  • Ottima implementazione del HDR

Il Cattivo

  • Numero eccessivo di bug
  • Mancanza di qualunque tipo di innovazione
  • Fare da babysitter alla moto può essere frustrante
7.5

Scritto da: Gerry "Pintur" Grosso

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