Ecco i nostri eroi… lo storico protagonista Isaac, la new entry Carver e il resto dell’equipaggio mentre decidono la loro prossima mossa
Non c’è due senza tre. Oltre ad essere un modo di dire, è anche oramai un dato di fatto per quanto concerne il mondo del cinema e videoludico. Un prodotto nasce, riscuote successo, fa parlare di se e ne viene acclamato un seguito, che deve saper entusiasmare quanto il predecessore e deve sapersi allo stesso tempo rinnovare, per poi ricevere la benedizione finale alla sua terza apparizione. Ok, non voglio cadere nel mistico, semplicemente non è così facile riuscire ad introdurre un gioco del calibro di Dead Space 3, uno dei titoli più attesi del 2013, e come tale non esente da critiche già da ancora prima che la EA annunciò la sua uscita l’8 febbraio. Se ne sono dette e viste tante, si è detto che Dead Space si sia trasformato in un action, si è detto che un pianeta non sarebbe stato adeguato come scenario in confronto a navette galleggianti nello spazio, si è detto che le armi fossero troppo fuori luogo, così troppo da farci pensare di giocare ad un FPS… quando un brand arriva al suo terzo capitolo è naturale che abbia bisogno di qualcosa di diverso, di una ventata d’aria fresca (o di vuoto cosmico) anche se questo può costare il fatto di doversi lasciare alle spalle qualcosa che precedentemente ha reso il titolo unico. E si potrebbe continuare così per molte righe, ma a questo punto è meglio allacciare le cinture e partire per Tau Volantis, “sviscerando” quindi l’ultima fatica di EA e Visceral Games.
Le bellissime sequenze nel vuoto cosmico non mancano nemmeno in questo capitolo
L’avventura riprende dopo gli avvenimenti di Dead Space 2, vestendo i panni dell’ormai storico protagonista Isaac Clarke e del nuovo coprotagonista John Carver qualora volessimo giocare in cooperativa con un amico online. Ebbene si, come già noto, la novità più eclatante è appunto la possibilità di giocare interamente o saltuariamente l’avventura di Dead Space 3 accompagnati da un amico, fattore che garantisce un nuovo approccio alla saga. Importante sottolineare come le meccaniche di gioco cambino in questo caso, offrendo quindi un’esperienza non più volta alla sopravvivenza come nel passato ma alla pura cooperazione tra i protagonisti, con il raggiungimento dello scopo finale comune a questa saga, ovvero la distruzione del Marchio e porre fine alla piaga dei necromorfi. Tuttavia è in single player che il gioco mostra la sua vera forza, rendendo quindi opzionabile l’avventura cooperativa, che si dimostra essere una gradevole aggiunta soprattutto dopo aver completato la storia con Isaac : la voglia di ripetere l’avventura si farà sentire, con la curiosità di vedere come essa muterà nelle meccaniche nonostante il canovaccio resti identico al single player. Soprattutto questo sarà l’unico modo per conoscere da vicino Carver, uomo dal carattere diametralmente opposto al protagonista.
Carver in soccorso di Isaac… giocando in cooperativa sarà fondamentale coprirsi le spalle a vicenda
In confronto ai precedenti capitoli l’avventura si svolge in ambienti diversificati e forse un po’ meno claustrofobici. Non mancano ovviamente corridoi, laboratori di ricerca e sequenze nello spazio cosmico, anzi, nonostante gli spezzoni negli spazi aperti sotto la neve di Tau Volantis (la vera novità per quanto riguarda l’ambiente circostante) ci sentiremo tranquillamente a casa, se così la vogliamo chiamare, senza rimpiangere nemmeno troppo lo Sprawl del secondo capitolo (discorso diverso per la Ishimura…). Anche la sensazione di oppressione e solitudine è rimasta tutto sommato invariata dal precedente capitolo, punto chiave del successo della saga, questo per merito dei fantastici giochi di luce e buio, vedendo il degrado che ci circonda, le scie di sangue e i cadaveri, i messaggi sui muri, leggendo e sentendo le testimonianze dei numerosi log… insomma, nonostante sotto questo punto di vista il primo Dead Space sia imbattibile, questo terzo capitolo si sa difendere egregiamente, e qualche salto dalla sedia resta comunque assicurato. Lodevole e di alto livello come sempre è anche il comparto audio, con musiche che faranno aumentare la tensione nei momenti più concitati e con effetti sonori degni del genere horror: vecchi portoni metallici che si aprono, oggetti che producono rumore da chissà dove, gemiti di necromorfi che non vediamo, il respiro di Isaac quando l’energia è bassa… Tutto quello che abbiamo apprezzato nella saga finora non manca, l’horror si sente eccome, nonostante purtroppo la parte survival non sia praticamente più presente. Già, perché proprio grazie alle novità riguardanti il sistema di potenziamento armi e creazione delle risorse che analizzeremo tra poco, avremo la possibilità di girare per Tau Volantis equipaggiando un arsenale finora inedito ed una quantità esorbitante di kit medici. Difficilmente ci troveremo a corto di risorse, soprattutto nelle fasi avanzate del gioco, decretando quindi la morte della componente survival di Dead Space.
La nuova personalizzazione delle armi ci permetterà di creare un arsenale finora inedito per un gioco come Dead Space
La gestione delle armi e la personalizzazione delle suddette cambia radicalmente; avremo a disposizione due slot per le armi, che a loro volta possono essere montate per supportare due innesti differenti: sarà quindi normale avere una pistola multiraggio con mitragliatrice annessa, oppure un tagliatore assemblato con un campo di forza. C’è da dire che la varietà è ampia, spaziando dalla creazione di armi completamente personalizzate all’uso dei “vecchi” progetti, utilizzando quindi armi prese dai precedenti capitoli. Addio anche ai nodi energetici, che sono sostituiti da dei circuiti di potenziamento specifici per danno, ricarica, caricatore e cadenza di fuoco. Armi e munizioni potranno essere assemblati grazie ai terminali presenti nel gioco, spendendo le risorse che troveremo nel corso dell’avventura; stesso discorso dicasi per i medikit e le ricariche di stasi, costruibili anch’essi utilizzando le risorse. Cambiamento dovuto semplicemente dalla voglia di rinnovarsi oppure espediente per attirare un maggior numero di giocatori, magari amanti dei TPS? Qualsiasi sia la risposta che vogliate dare, sappiate che potrete comunque decidere di abbandonare tutto quanto in cassaforte e godervi il titolo come ai vecchi tempi. E si, questa non vuole essere una giustificazione alla componente che rende più action il titolo, ma semplicemente un’opzione di cui tener conto.
Come se già non bastassero necromorfi e aberrazioni varie, dovremo considerare anche il freddo un nostro nemico…
Un’altra sostanziale differenza dal passato è data dai nemici umani che, nonostante abbiano fatto gridare all’orrore i fan più stretti del brand, tutto sommato si rivela una mossa accettabile, considerando il fatto che non sono poi molte queste sequenze e visti soprattutto gli sviluppi della trama. E sempre parlando di novità vediamo anche l’introduzione di alcune missioni opzionabili, che si riveleranno un espediente per conoscere meglio alcuni dettagli riguardanti la trama, oltre che per racimolare molte munizioni e componenti per le armi. La longevità si attesta su buoni livelli, occorrerà una quindicina di ore per completare l’avventura, aggiungendone altre 4 o 5 completando anche le missioni secondarie. Sono inoltre presenti diverse modalità aggiuntive: classica, dove la gestione delle armi, munizioni e medikit sarà come in passato; sopravvivenza, dove saremo costretti a creare il necessario per uccidere e curarsi solo tramite i terminali; estrema, dove avremo una sola ed unica vita per completare il gioco. Benchè ci si trovi davanti ad un ottimo titolo sotto molti punti di vista, è innegabile non essere rattristati dal più grosso cambiamento apportato, ovvero l’eliminazione della parte survival e l’attenuazione della componente horror. Se quest’ultimo aspetto può comunque essere considerato come una cosa soggettiva, è innegabile che il taglio più action che la serie di Dead Space ha intrapreso sia una mazzata sui denti a tutto il genere survival, che proprio in questo brand vantava probabilmente il miglior esponente di questa generazione. Nonostante questo macigno che ha deciso di accollarsi il gioco merita di esser giocato e goduto per quello che offre, si tratta di un titolo che scorre via liscio senza troppi problemi, e anche alcuni piccoli difetti tecnici, come il rivedibile sistema di copertura e la voce dei personaggi un po’ troppo bassa se confrontata con il rumore degli effetti e della musica, non mineranno l’esperienza complessiva.




