DEATHLOOP

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[RECENSIONE] Deathloop

“SPEZZA IL LOOP!”

Ci sono software house che vengono ricordate per aver realizzato giochi con una componente narrativa sensazionale, altre che sono state in grado di immergerci in mondi incredibili. Ci sono poi team creativi capaci di stupire ogni volta con meccaniche di gameplay ed idee sempre fresche. Tra questi c’è sicuramente Arkane Studios che, nell’ultima decade, è riuscita a confezionare non solo prodotti di livello, ma vere e proprie perle videoludiche capaci di alzare l’asticella del genere dell’immersive sim: basti pensare alla serie Dishonored in cui i distretti steampunk di Dunwall e Karnaca permettono innumerevoli varietà di approccio, o a Prey (2017) dove il GLOO Cannon e il suo utilizzo creativo consentono al giocatore di vivere ed esplorare appieno quel magistrale level design della stazione Talos I (per chi scrive, assieme a Lordran di Dark Souls è tra i migliori degli ultimi anni).

2021. Arkane Studios torna sul mercato con Deathloop: sarà riuscita a rispettare le aspettative?

Deathloop è un gioco con un concept talmente particolare da rappresentare un unicum nel mondo videoludico e, credeteci, non sarà facile raccontarlo a parole, ma vi sarà tutto più chiaro una volta provato con mano. E’ l’alba. Colt si sveglia sulla spiaggia dell’isola di Blackreef ed è talmente ubriaco da non ricordarsi più chi sia e nemmeno cosa ci faccia lì. Le parole di Julianna, una donna che forse conosce o forse no, lo esortano a provare a spezzare il loop, lo stesso obiettivo che attanaglia la sua mente costellata da allucinazioni. Il nostro eroe intraprende quindi una missione che lo porterà ad uccidere tutti gli otto Visionari che controllano l’isola, ma non sarà semplice: occorrerà infatti eliminare tutti i bersagli in una sola giornata, pena il riavvio del ciclo. Suddivisa in quattro distretti, Blackreef potrà essere esplorata in altrettanti periodi della giornata (mattina, mezzogiorno, pomeriggio, sera) in cui i nemici si comporteranno in maniera differente e al contempo nello stesso modo ad ogni loop, ma per uccidere tutti i Visionari bisognerà intervenire agendo d’astuzia. Osservarli, apprendere le loro abitudini, i loro legami e cercare informazioni sarà utile per trovare modi per spezzare la loro routine e fare in modo che almeno un paio di loro si radunino nello stesso momento e nello stesso luogo. Solamente scombussolando le abitudini dei nostri avversari riusciremo ad ucciderli tutti entro la giornata e, dunque, portare a termine il nostro obiettivo. Ricco di colpi di scena e in continuo crescendo, dobbiamo però ammettere che il racconto – completabile in una ventina di ore – poteva essere scritto un po’ meglio; i finali del loop che otterremo in base ad una singola scelta non risultano abbastanza soddisfacenti, lasciandoci più domande che risposte. Un peccato perché gli elementi per realizzare una trama confezionata in modo migliore c’erano tutti.

Deathloop può essere descritto come un “puzzle mortale” in cui Arkane Studios mette a disposizione del giocatore una miriade di indizi mai del tutto espliciti ottenibili esplorando attentamente l’ambientazione, analizzando la routine dei nemici, risolvendo enigmi e trovando codici (sempre diversi ad ogni partita) utili per aprire porte blindate. Se ad un primo impatto il tutto può risultare confusionario e poco intuitivo non temete perché ad ogni riavvio del loop tutti gli indizi raccolti verranno mantenuti e si potranno consultare dal menu in qualsiasi istante; non ci saranno mai dunque momenti frustranti in cui rimarrete bloccati perché non saprete cosa fare in quanto è presente un indicatore delle missioni che, una volta completate, renderanno chiara la soluzione dell’enigma. Si tratta di un’opzione che rende l’esperienza più intuitiva ed accessibile e che, volendo, può essere disattivata. Grazie ad un game e un level design di alto livello, il team francese evolve i sistemi alla base di Dishonored e, se in quest’ultimo lo stealth era premiato anche dal punto di vista narrativo, in Deatloop vengono offerte svariate tipologie di approccio. Complice una maggior mobilità di Colt rispetto a Corvo Attano, il giocatore è chiamato a sperimentare con tutto ciò che ha a disposizione per portare a termine il proprio obiettivo e, se è vero che all’inizio dell’avventura la furtività rappresenti la strategia migliore, con il passare del tempo e l’ottenimento di potenziamenti e (soprattutto) consapevolezza del mondo di gioco verrà intuitivo prediligere l’azione. Perché sì, in Deathloop si spara tanto rispetto ai precedenti giochi di Arkane Studios e, proprio in confronto a quest’ultimi, le meccaniche shooter e il feedback delle armi sono stati migliorati, ma purtroppo non quel tanto che ci si poteva aspettare dopo la collaborazione con MachineGames per lo sviluppo di Wolfenstein Youngblood, altro franchise Bethesda – insieme a DOOM – dove l’utilizzo delle armi da fuoco risulta decisamente più appagante. Da segnalare anche un’intelligenza artificiale sottotono che, in più di un’occasione, si comporta in modi assurdi riducendo la piacevolezza dell’esperienza; si tratta, forse, dell’unico vero difetto che gli si può trovare e che in alcune situazioni viene compensato in parte da un discreto numero di avversari a schermo.

Oltre che da un punto di vista narrativo, il sistema di progressione è ottimo anche per ciò che riguarda il gameplay. All’inizio di ogni giornata Colt avrà a disposizione solamente l’arma base, ma presto imparerà l’abilità dell’Infusione che gli permetterà utilizzando il Residuo – un consumabile ottenuto uccidendo i Visionari, trovato a Blackreef o scambiato con il loot che abbiamo raccolto e che non è di nostro interesse – di mantenere permanentemente l’equipaggiamento ad ogni ciclo.  Non mancheranno armi di tipologia differente e rarità (più sale e più aumenta il danno e il numero di potenziamenti applicabili), gadget per riprogrammare le torrette, violare i sistemi di sicurezza e interrompere le comunicazioni nemiche, piastrine e tavolette utili per ottenere vari poteri, tra i quali la possibilità di morire fino a tre volte senza riavviare il loop e un sistema di teletrasporto a corto raggio ripreso da Dishonored utile per muoversi senza essere visti raggiungendo zone normalmente inaccessibili. Ovviamente, l’equipaggiamento migliore sarà nelle mani dei Visionari e ciò, insieme alla necessità di ottenere sempre più informazioni, vi spingerà a ripetere più e più volte il loop per diventare più potenti e ciò farà accrescere in voi un forte senso di assuefazione.

Dal punto di vista tecnico non si po’ certo dire che Deathloop sia all’ultimo grido: le animazioni leggermente ingessate e la piattezza di alcune texture sono problematiche mutuate dall’utilizzo di un engine sviluppato per la passata generazione, ma bisogna riconoscere che la nuova iterazione sia in grado di offrire una migliore resa dei modelli poligonali, dell’illuminazione e dell’effettistica. Su PS5 il titolo vanta di tre preset grafici, tutti a 4K dinamici: “Prestazioni” e “Qualità Visiva” in cui viene data priorità ai 60 fotogrammi al secondo piuttosto che alla risoluzione e viceversa e “Raytracing” dove si scende a 30 fps ma sono presenti maggiori effetti grafici. La nostra scelta (e quella che consigliamo) è ricaduta sulla Modalità Prestazioni, in quanto è quella che garantisce una maggior stabilità anche nei momenti più concitati e le differenze a livello visivo rispetto alle altre non sono poi così tanto impattanti. Quello che però salta immediatamente all’occhio è l’incredibile direzione artistica. I colori accesi che permeano Blackreef rendono l’atmosfera estremamente psichedelica, con un’estetica che rimanda alla cultura pop british degli anni ’60 che si differenzia per ogni distretto e in cui possiamo notare ispirazioni ai film di quel periodo, tra i quali 007, per ciò che riguarda vestiti e design ambientale. Perfettamente in tema la colonna sonora che ci accompagnerà per tutta la durata dell’avventura ed è talmente ben realizzata che vi farà venire voglia di riascoltarla anche quando non starete giocando. Da segnalare anche un ottimo doppiaggio in italiano e, su PS5, un buon implemento delle feature del DualSense: grazie al feedback aptico saremo in grado di percepire ogni singolo movimento di Colt in base alla superficie del terreno, avvertiremo delle vibrazioni quando utilizzeremo lo strumento di violazione e utilizzando le armi e il solo riempire il caricatore ci offrirà una risposta tattile differente.

A completare l’opera è la modalità multiplayer. Durante il nostro viaggio verremo ostacolati da Julianna che avrà il compito di impedirci di uccidere i Visionari; la donna – che al contrario di Colt avrà una sola vita – potrà essere interpretata dall’intelligenza artificiale o da un altro giocatore e, in questo caso, si avrà a disposizione un sistema di progressione a parte, con una serie di sfide che, una volta completate, daranno accesso a nuove armi, potenziamenti e poteri. Si tratta di una componente accessoria, ma fa bene quello che deve ed è perfettamente integrata nel gioco.

Deathloop è l’ennesima conferma targata Arkane Studios: un gioco completamente folle e unico nel suo genere caratterizzato da uno strabiliante game design ed un’elegantissima direzione artistica e musicale. Nonostante alcuni elementi del racconto poco soddisfacenti e un’intelligenza artificiale deficitaria, Deathloop è un divertentissimo esercizio di stile che, per come è strutturato, è improbabile che sia alla portata di tutti, ma siamo certi che chi avrà la fortuna di giocarci verrà immediatamente catturato nel vortice di questo loop temporale e difficilmente vorrà poi uscirne.

Il Buono

  • Un gioco unico
  • Game design e level design incredibili
  • Gameplay divertente che dà assuefazione

Il Cattivo

  • Intelligenza artificiale nemica deficitaria
  • Alcuni elementi del racconto poco soddisfacenti
8.5

Scritto da: Andrea "lordfener91" Dugoni

Laureato in Economia Europea, scrive News e Recensioni per passione e videogioca nei pochi momenti liberi. E’ un grandissimo amante del franchise di Star Wars (soprattutto di tutto ciò che riguarda l'Universo Espanso, Canon o Legends che sia) e si chiede se un giorno riuscirà mai a finire di leggere tutti gli innumerevoli romanzi e fumetti ambientati "tanto tempo fa, in una galassia lontana lontana" usciti dagli anni ’70 ad oggi. Stalkeratelo sul Twitter: @lordfener91

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