Degrees of Separation

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[RECENSIONE] Degrees of Separation

Il calore ed il freddo

Il genere dei Metroidvania non è mai effettivamente a corto di esemplari e nuove idee, con un continuo andirivieni di prodotti che tentano sempre una via del rinnovo non solo estetico ma anche e soprattutto concettuale. Nonostante ciò, è spesso complicato anche solo “distinguere” un platform dall’altro, dato l’ampio e affezionato pubblico abituato ad una serie di canoni dogmatici a cui è, per certi versi, impossibile rinunciare a meno che non si voglia “coscientemente” tradire il genere (della serie “Super Mario ha da saltare”). Degrees of Separation, almeno da un punto di vista estetico, tenta la via della diversità con una serie di caratteristiche originali estetiche e meccaniche. Ma andiamo con ordine!

Degrees of Separation è un platform in 2D il cui gameplay sarà fondato, innanzitutto, sulla raccolta di oggetti e su particolarissime sezioni dedicate proprio ai canoni del succitato genere. Il giocatore impersonerà Ember e Rime, sorta di “divinità” in grado di controllare rispettivamente il calore ed il gelo. Questa particolarità, oltre a dividere cromaticamente lo schermo in due, sarà il fulcro meccanico dell’intera struttura meccanica del gioco. Ad esempio, potremo ghiacciare corsi d’acqua per attraversarli, o usare la forza propulsiva del calore per spingerci lontano. La meccanica acquisisce ancora più valore se si pensa che il gioco supporterà una modalità cooperativa locale, in cui ogni giocatore controllerà uno dei protagonisti.

Il gameplay complessivo del gioco, oltre ai canoni del genere, ruoterà attorno alla risoluzione di puzzle sfruttando la capacità dei due protagonisti di modificare lo scenario, con l’utilizzo del caldo e del freddo. Ogni stage ci richiederà di combinare in modi sempre nuovi ed inaspettati i due poteri, al fine di accumulare sufficienti collezionabili i quali serviranno per sbloccare nuovi stage e progredire nel gioco. Il titolo sarà costituito da 5 mondi distinti i quali, nonostante un generale design di alto livello, non saranno particolarmente longevi: in generale Degrees of Separation durerà all’incirca cinque o sei ore di gioco complessivo e, visto che sarà sostanzialmente possibile giocare solo alla modalità “campagna”, avrà anche una rigiocabilità molto relativa.

Lo standard nel settore è focalizzarsi sull’aspetto più meramente tecnico del gameplay, spesso “dimenticando” una importantissima componente, ovvero la narrazione. Non è però questo il caso, poiché Degrees of Separation ci parlerà, con un per certi versi inatteso grado di profondità, della vicenda dei due protagonisti, separati e diametralmente distanti seppur costretti dalle vicende narrate a coesistere e sopperire l’uno ai limiti dell’altro per salvare i rispettivi mondi. Una trama che diviene a questo punto piuttosto ricca e profonda, in grado quindi di trainare con forza la determinazione a proseguire nella scoperta del gioco. Questa profondità pervade visibilmente anche lo stile artistico, originale e di pregevole fattura, il quale offre scorci “caldi” e “freddi” ben realizzati ed evocativi.

Nonostante le ottime premesse, il gioco non è perfetto o esente da difetti. Se le performance tecniche generali sono comunque piuttosto buone, alcune meccaniche classiche relative al platforming puro (ovvero, ad esempio, il canonico saltellare su piattaforme) mostrerà una certa imprecisione tecnica dei controlli, i quali risulteranno non particolarmente tarati. Un’altra mancanza notevole, soprattutto se si pensa all’impostazione dualistica del gioco, è l’assenza di una forma di cooperazione online, seppur la modalità sarà aggiunta in futuro ed il gioco supporta, come già detto, il couch play.

Degrees of Separation è sicuramente un degno rappresentante dei platform 2D indipendenti, il quale unisce ai canoni del settore (seppur reinterpretati grazie al dualismo dei protagonisti), una visione artistica ben fatta ed una narrativa piuttosto sviluppata. Nonostante ciò, il gioco soffre di una longevità limitata e di una serie di limitazioni tecniche che ne pregiudicano l’offerta ludica complessiva.

Il Buono

  • Buona sceneggiatura
  • Stilisticamente pregevole
  • Meccaniche di gioco interessanti...

Il Cattivo

  • ...seppur non particolarmente precise
  • Non molto longevo
  • Cooperativo online assente
7.5

Scritto da: Donato Marchisiello

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