Destiny 2

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[RECENSIONE] Destiny 2: Oltre la Luce

Dopo 6 anni di Destiny, centinaia di ore buttate con gli amici e centinaia di euro tra giochi e DLC, mi sono convinto di una cosa. Esistono due tipi di persone: Quelli che odiano Destiny e quelli che odiano Destiny e ci giocano comunque. 

Nei tempi lontani in cui Activision era l’altra metà della strana coppia, era tutto un darsi la colpa a vicenda per i problemi della progenie. Ma a quasi due anni dal divorzio, Oltre la Luce è responsabilità di Bungie al 100%. Sorto dalle ceneri di un ipotetico Destiny 3, l’idea sembra semplice: Distruggere ciò che non funziona mentre si migliorà l’esistente e si aggiunge il nuovo. Metterlo in pratica è però un altro paio di maniche.

Come annunciato mesi fa, il piano di distruzione consiste nel rimuovere, almeno momentaneamente, alcuni pianeti a aggiungere aree nuove. Portare tuttp l’equipaggiamento allo stesso livello (1050) ma impedire alle vecchie armi e armature di salire al livello necessario per le nuove attività. Un modo gentile di lasciarsi alle spalle il passato senza tagliare in modo netto come fatto nel passaggio tra il primo e il secondo capitolo della serie. Poi c’è la stasi.

E’ dal primo Destiny che la formula resta la stessa. 3 elementi, sia per le armi che per i giocatori. Braci, arco e vuoto. Stop. Certo, abbiamo visto cambiamenti nelle special, nelle granate e nell’attacco corpo a corpo, a volte anche drastici, ma la storia è state più o meno la stessa. Ma le cose adesso cambiano.

La stasi è il modo in cui l’oscurità di cui sentiamo parlare da 6 anni diventa utilizzabile dai guardiani. Ottenibile finendo la campagna di Oltre la Luce, la stasi è un modo diverso di interpretare i poteri dei vostri guardiani. Se la luce è lì per fare un enorme danno nel minor tempo possibile, l’oscurità è lì per controllare i nemici e fermarli… oltre a fare danni.

Paralizzare i nemici per permettere ai vostri compagni di distruggerli, o fermare un’ondata mentre ci si concentra su un’altra sono opzioni che passano dal non esistere al diventare importanti elementi nella vostra strategia. Detto in parole semplici, è il cambiamento più grosso visto in Destiny dal lancio del primo capitolo.

E non finisce lì, perché la stasi, a differenza delle altre sottoclassi, non è una serie statica di abilità ma permette ai guardiani di applicare delle mod chiamate frammenti e nature, in grado di cambiare il modo in cui essa si manifesta. Al momento queste sono limitate, ma pare di capire che alla Bungie l’idea sia di aggiungere ulteriori modiche al potere piuttosto che aggiungere altro. Continuamente evolvendo ciò che l’oscurità è in grado di darvi.

L’altra grande novità è la nuova ambientazione, Europa, un satellite avvolto da neve e ghiaccio con un tempo variabile dal cattivo alla tempesta, in grado di offuscare la vista e perfino spingere giocatori e veicoli con la sua brutale possenza. Nonostante al primo sguardo sembri poco diverso da quanto visto per esempio sulla luna (altra desolata landa bianca), basta passarci un po’ di tempo per vedere la sua personalità emergere metaforicamente da sotto la superficie. O meglio, è proprio quando dovrete avventurarvi sotto la superficie che, paradossalmente, Europa splende di luce propria.

A una ambientazione che riesce a essere un buon assaggio di ciò che la prossima generazione di Destiny può esere si unisce una delle storie più interessanti viste fino a ora in quell’universo. Per evitare il terribile mondo degli spoiler, è il modo in cui la storia è raccontata a catturare l’attenzione. Per continuare un trend degli ultimi tempi, al posto di inserire contiuamente nomi e riferimenti a concetti esoterici l’enfasi è posta sulla sottile linea che separa il bene dal male e su come anche il peggiore dei nemici possa essere motivato da sentimenti se non condivisibili, almeno comprensibili. 

La qualità delle aggiunte all’universo di gioco non si discute, ma il prezzo da pagare è, come detto precedentemente, un numero di contenuti fortemente limitati rispetto a quanto era disponibile prima dell’update di Oltre la Luce. Meno pianeti significa meno assalti, meno incursioni e meno equipaggiamento. Tutto chiuso a chiave, fino a quando non si deciderà di farlo tornare in forma evoluta con nuovi contenuti al posto di ambientazioni obsolete utili unicamente a completare qualche sporadica quest. 

Il rendere obsoleto l’equipaggiamento brucia molto, molto di più del pensionamento anticipato di marte e co, vedendo sparire centinaia di armi, spesso conquistate dopo decine di ore di gameplay. Ok, ben vengano le novità, ma quando a sostituire c’è poco o nulla, la scelta dell’approccio, elemento basilare di Destiny, diventa minima, con tutti i problemi che ne conseguono.

La scelta è comprensibile e Bungie potrebbe soprenderci continuando a rilasciare nuovi contenuti durante l’anno, ma nella sua situazione attuale, Destiny 2 offre meno di quanto offrissero i vecchi contenuti all’uscita, almeno quantitativamente.

Tutto quanto detto sopra rende difficile recensire in modo obiettivo questa espansione. Vuole essere sotto molti aspetti il Destiny 3 che forse non avremo mai, ma la campagna dura solo poche ore e il numero di contenuti è minore di quanto visto nelle uscite principali. Inserisce un nuovo potere in grado di cambiare l’approccio al combattimento ma taglia tantissimi contenuti senza riuscire ad aggiungerne abbastanza da compensare. Ma a conti fatti è Destiny e se rientrate nella seconda categoria del paragrafo iniziale, probabilmente lo avreste comprato comunque.

Come sempre, saranno le stagioni, le incursioni, le armature e le armi a decidere se metterlo nella lista dei buoni o dei cativi.

Per ora è soltanto una promettente (scusate il gioco di parole) promessa.

Il Buono

  • Promettente nuovo inizio per Destiny
  • La stasi è la rivoluzione che non sapevamo di volere
  • Europa sprizza personalità da tutti i pori

Il Cattivo

  • Moltissimo contenuti spariti…
  • ...e non propriamente sostituiti
  • Poca chiarezza sui contenuti futuri
7.5

Scritto da: Gerry "Pintur" Grosso

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