Dishonored: La morte dell’Esterno

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[RECENSIONE] Dishonored: La Morte dell’Esterno

The dark side of the saga

Non so se finirò mai di elogiare Bethesda per quello che sta facendo negli ultimi anni per le avventure single player, anzi, spero proprio che non me lo permettano, perchè non è solo numericamente che il publisher statunitense mostra i muscoli, ma è nella caratterizzazione di ogni videogioco che riesce sempre a colpire nel segno. Wolfenstein, Fallout, The Elder Scrolls, The Evil Within, Doom, Dishonored e infine Prey, tutti, ma davvero tutti, in grado di diversificarsi in qualche modo, di avere una personalità propria. Una personalità che i team di sviluppo riescono anche a capovolgere, vedi Wolfenstein: The Old Blood, così familiare e allo stesso tempo così fresco, oppure ad approfondire, vedi Dishonored: La morte dell’Esterno. Entrambe espansioni, sì, espansioni, non semplici DLC camuffati tali. Perchè anche in questo caso Bethesda è tra le prime della classe, e non è facile non cadere nel riciclo di ciò che hanno già espresso i videogiochi da cui queste espansioni vengono tratte. La morte dell’Esterno è un vero e proprio Dishonored in miniatura (neanche tanto), un’espansione stand alone che promette di indagare ancora più a fondo nel malato mondo creato dagli Arkane Studios.

Chiariamo, non stiamo parlando di una storia scoppiettante, La morte dell’Esterno è un’operazione di approfondimento, un tassello del puzzle che mancava alla saga di Dishonored e che gli Arkane Studios sono riusciti ad incastonare alla perfezione, con un lavoro incredibile di scrittura e caratterizzazione. L’impressione è che, sempre tenendo a mente che stiamo parlando di un’espansione, si siano raggiunti nuovi standard per i dettagli narrativi che il team ha sapientemente seminato durante questa avventura extra. Al di là della storia raccontata dalle classiche cut scenes, sono le pillole di trama, i documenti e i dialoghi degli NPC ad essere tutt’altro che standard per un lavoro di queste dimensioni. Logico che poi possa sorgere l’inevitabile dubbio: ma allora ha davvero senso che La morte dell’Esterno sia stand alone? Si e no. Onestamente viene difficile consigliarla a chi non ha familiarità con la saga, perchè pur potendo essere un ottimo punto di inizio per conoscerla grazie a meccaniche più snelle rispetto ai capitoli principali, la trama è nettamente più godibile e soprattutto interessante per i giocatori già avviati. Le vicende di Billie Lurk, la protagonista, faranno luce sull’Esterno e sul Vuoto, sul ruolo che hanno avuto in passato e sul mondo attuale, ed è quindi qualcosa di molto più comprensibile per chi ha giocato i due capitoli principali.

Billie Lurk in persona. Nella prima missione vi riunirete con il suo vecchio mentore Daud, altro personaggio già visto nella saga.

Quella di giocare La morte dell’Esterno senza un background della saga, come anticipato, è comunque una scelta che si potrebbe fare in funzione di meccaniche di gameplay meno articolate e per questo perfette per le new entry. Ciò però non significa una mancanza di freschezza per i più navigati della saga, perchè alcune novità ci sono e permettono comunque di godere di nuove esperienze. L’aspetto che più è stato ridimensionato è quello dei poteri, limitati a tre per questa espansione, nonché la gestione della cosidetta barra della mana, che stavolta si ricarica gradualmente. I tre poteri disponibili sono Dislocazione, una sorta di traslazione in due tempi che richiede prima la creazione di una sagoma fantasma e poi l’effettivo teletrasporto, Somiglianza, che permette di assumere le sembianze di guardie e civili in modo da superare indenni posti di blocco, ed infine Preveggenza, con la quale potrete uscire temporaneamente dal vostro corpo ed esaminare l’ambiente circostante, magari marcando i nemici che lo popolano. Mentre Dislocazione ha sicuramente il suo perchè, Somiglianza e Preveggenza devono far fronte a qualche incertezza, per la prima rappresentate dalla superflua utilità e soprattutto dal tempo molto limitato, per la seconda dalla ripetitività che verosimilmente rischia di emergere. La mana limitata e il fatto che si rigeneri in qualche secondo vi porterà spesso ad usare Preveggenza, aspettare la ricarica della barra di energia, ed infine ripetere il processo. Questo a meno che non vogliate proprio farne a meno e adottare un approccio stealth che più puro non si può, anche perchè i tre poteri spingono proprio su questo versante, sacrificando maggiormente uno stile di gioco veloce e brutale per cui invece il capitolo principale offre vasta scelta.

Anche perchè in fondo, armati di sola spada e qualche granata, una condotta stealth si adatta sia alla personalità della protagonista (una silenziosa assassina), sia alle ambientazioni ricche come al solito di passaggi segreti e strade secondarie. Da questo punto di vista abbiamo il meglio di ciò che Dishonored sa offrire, da ambientazioni aperte che necessitano un accurato studio dei movimenti delle guardie, fino ad edifici multilivello contraddistinti da stanze più strette e percorsi alternativi da scovare. Un level design splendido che permette così un’ampia libertà di esplorazione in tutte le cinque missioni previste, al cui interno non mancano alcuni obiettivi secondari, denominati Contratti, che se portati a termine daranno come ricompensa denaro da spendere al mercato nero in cambio di upgrade e amuleti d’osso, artefatti già visti in Dishonored 2 e in grado di modificare parametri quali la velocità di movimento, i danni causati/subiti o la barra della salute. Il monte ore è infine decisamente valido, si potrebbero mettere in conto 5 ore di base, ma è chiaro che giocare in modalità stealth aumenta notevolmente il totale, testimone il sottoscritto che ha superato le 10 ore.

Il potere Disclocazione durante l’uso. Il cursore viola sarà dove verrà creata la vostra sagoma, poi premendo nuovamente il pulsante adibito verrà effettuato il teletrasporto.

Proposto ad un prezzo di 29,90€, Dishonored: La morte dell’Esterno è l’ennesima dimostrazione del talento degli Arkane Studios, che hanno confezionato un prodotto che non ha nulla da invidiare ai capitoli principali, se non la sua dimensione ridotta in termini di contenuti, giustificata però da un prezzo equo. Pur essendoci qualche aspetto che non permette di arrivare ad uno score finale esorbitante, come ad esempio i poteri (o almeno due) non del tutto convincenti, questa espansione si distingue soprattutto per la capacità di approfondire l’universo di Dishonored, toccando un argomento che fino a poco fa era tanto misterioso quanto intrigante. E scoprirne di più è un’occasione che non andrebbe persa.

Il Buono

  • Grande lavoro di approfondimento della trama...
  • Level design sempre strepitoso
  • Prezzo adeguato ai contenuti

Il Cattivo

  • ...molto meno interessante per chi non ha giocato i capitoli principali
  • Due poteri non del tutto convincenti
8

Scritto da: Simone "nuggets619" Lenotti

Prima che la passione videoludica trovasse continuità ha vissuto quattro epoche diverse capitanate da Super Mario 64, Unreal Tournament, Pokemon (che le aziende di batterie stilo ringrazieranno a vita) e per finire Halo, del quale segue qualsiasi cosa e che ritiene uno degli universi di fantascienza più appassionanti di sempre. Ad oggi si ritiene un giocatore universale, ancora attaccato alle portatili Nintendo, oltre che particolarmente ferrato negli FPS e nella nobile arte dello stealth. Tra le console attuali, felice possessore di Switch e Xbox Series X.

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