Drago Shenron, donami un alleato potente!
Possiamo partire tranquillamente dicendo che non è necessaria nessuna vera prefazione per presentare Dragonball? Certo che si, perché, a meno che non abbiate vissuto su un eremo sperduto o siate stati risvegliati da un sonno criogenico di almeno due decine di anni, anche i muri conoscono ormai a menadito la storia di Goku e company, una delle maggiori esponenti del genere shonen e forse la più sfruttata commercialmente sotto ogni aspetto. Quello che magari non tutti gli appassionati (del manga) sanno è che ormai a scadenza regolare esce un nuovo gioco basato sugli eroi creati dal maestro Toriyama, che ovviamente ripropone sempre la solita storia, come lecito pensare, e che tenta di affinarsi ogni volta con l’obiettivo di superare il predecessore, cosa che purtroppo non è sempre scontata. Già, perché forse è proprio dai tempi degli ultimi Budokai Tenkaichi che Dragonball, videoludicamente parlando, non gode di grandissima forma. Il nuovo nato, Dragonball Xenoverse, prova a staccarsi dal filone di giochi che lo hanno preceduto, proponendosi come una ventata d’aria fresca che stravolge la classica concezione della stessa avventura che tutti abbiamo amato.
Come si può cambiare quindi una storia così radicata nel cuore delle persone senza grossi effetti collaterali? Basta chiederlo ai ragazzi di Dimps, che hanno trovato il modo giusto per rendere diverso questo nuovo Dragonball: darci la possibilità di creare un guerriero e affiancarlo a Goku e compagni, viaggiando attraverso il tempo con lo scopo di ristabilire l’ordine corretto degli eventi. La nostra avventura comincia quando il buon Trunks esprime al drago Shenron il desiderio di avere un potente alleato, che guarda caso è proprio il personaggio che andremo a creare grazie al buon sistema di personalizzazione. Nulla è precluso e 5 sono le razze disponibili, ognuna con le proprie caratteristiche che ovviamente pesano sullo stile di combattimento: terrestri, Saiyan, clan di Frieza, Namecciani e majin. I Namecciani, ad esempio, sono portati a utilizzare gli oggetti in maniera più efficace e dispongono di molta salute e vigore, mentre i Saiyan sono i più scarsi in quanto a stamina ma i più potenti in assoluto negli attacchi; anche il sesso scelto influisce in parte alle prestazioni del futuro guerriero, ponendoci quindi di fronte ad una discreta riflessione su chi davvero vogliamo creare e impersonare nelle molte ore che ci apprestiamo a giocare.
Dopo esserci dilettati nella creazione del nostro alter ego eccoci proiettati a Toki Toki City, in buona sostanza il luogo da dove si prendono parte a tutte le missioni primarie e secondarie del gioco, ma anche il luogo dove si effettuano acquisti di ogni sorta riguardanti vestiti, accessori, tecniche speciali; una grande lobby dove ben presto potremo anche incontrare gli altri personaggi creati dagli giocatori di Xenoverse. Si ha da subito quindi l’impressione di non trovarsi davanti ad un semplice picchia duro, ma a un gioco che propone anche aspetti da GdR, i quali hanno un ruolo fondamentale per il proseguimento dell’intera avventura. Senza un’adeguata esperienza è molto difficile proseguire nella storia “standard” senza intoppi, motivo per cui è bene cimentarsi e farsi le ossa con le missioni parallele di cui è costellato il gioco, in modo da guadagnare le skill e caratteristiche necessarie per poter riportare nel corretto ordine tutti gli avvenimenti della trama principale di Dragonball. Per qualche ignoto motivo infatti la storia è stata corrotta, e il nostro eroe deve intervenire in ognuna delle battaglie primarie per impedire l’irreparabile, come ad esempio la morte del solo Goku durante lo scontro con Radish oppure un attacco combinato degli scimmioni Vegeta e Nappa. Queste diversità, o stravolgimenti se siete dei veri nostalgici, sono il motivo principale per cui Xenoverse si differenzia dai suoi predecessori, rendendo quindi il nostro eroe davvero il protagonista principale dandogli il ruolo di primo ordine. Idea davvero interessante e stimolante, che permette di non incorrere nella ormai solita monotonia del ripetere il plot originale per l’ennesima volta.
La storia prenderà una piega diversa per permettere al nostro eroe personalizzato di esserne protagonista
Nonostante gli elementi citati in precedenza, in Xenoverse ovviamente c’è da menare i pugni, e molto anche. Le battaglie si combattono a squadre, con compagni controllati dall’IA o da giocatori reali nei casi delle missioni parallele online, e il combat system risulta esaustivo. Ogni personaggio ha a disposizione una dozzina di combo leggere e pesanti, che è possibile interrompere tramite schivate e scatti repentini, senza dimenticarsi ovviamente dei colpi energetici che fanno da sempre la fortuna del brand. Oltretutto poi, considerata la totale libertà di personalizzazione, è possibile utilizzare le tecniche di diversi personaggi a nostro piacimento, per cui il nostro eroe può essere tranquillamente in grado di lanciare una Kamehameha e successivamente un Gallick Cannon, rendendo quindi unico il nostro moveset. Il sistema di combattimento è si profondo e sfizioso, ma non perfetto, vista comunque la discreta legnosità presente, un non perfetto aggancio dei bersagli durante gli scatti chakra e la possibilità di creare (e ovviamente ricevere) spam di certe combinazioni di attacchi. Alla luce di questo anche la battaglie contro giocatori umani potrebbero risultare abbastanza sbilanciate, motivo per cui forse è più apprezzabile cimentarsi in Xenoverse nelle partite cooperative, magari insieme a qualche amico per rendere il tutto più divertente. Fondamentalmente il titolo sembra essere nato più che altro per questo (considerando anche che dal menu principale non è possibile accedere a nessuna modalità diversa da quella principale; solo portando avanti la storia si sbloccano le partite competitive e online, sempre tramite le lobby di Toki Toki City), volto alla cooperativa e al completamento delle tante missioni presenti, che possono portare via diverse decine di ore prima di vedere completati tutti i set di abilità e oggetti disponibili. Il grinding infatti è proprio parte integrante di Xenoverse, ogni missione permette di ottenere qualcosa di diverso e non sempre si può trovare tutto subito, ma bisogna approcciarsi alle battaglie in maniere differenti; la cosa interessante a tal proposito è che il gioco stesso fornisce delle dritte su come procedere, proponendo degli obiettivi secondari che possono variare dal concludere la battaglia in un certo lasso di tempo oppure sconfiggendo gli avversari con preciso ordine.
Graficamente Xenoverse vanta dei modelli ben definiti e degli effetti apprezzabili trattandosi di un gioco cross gen, tuttavia non si parla proprio di eccellenza per quanto concerne gli scenari, che risultano un po’ scarni e poco distruttibili, un vero peccato considerato che una delle cose più galvanizzanti in un videogioco di Dragonball è dar prova dell’onnipotenza del nostro personaggio devastando tutto ciò che ci circonda. Il comparto sonoro invece è molto buono, soprattutto per la cura degli effetti sonori presenti in battaglia, riportandoci ancor più alla mente le giornate passate davanti alla televisione quando eravamo ragazzini.
Probabilmente non è nel complesso superiore ai vecchi capitoli Tenkaichi per profondità nei combattimenti, ma sicuramente Xenoverse ha il pregio di far vivere al giocatore la storia di Dragonball in chiave differente, senza fortunatamente mandare all’aria tutto quello che si conosce e ingolosendolo continuamente ad ogni battaglia storica ponendogli il quesito “cosa sarebbe successo se…?”. Per questo motivo è bene trattare Xenoverse in maniera diversa, a voi la scelta se etichettarlo come spin off oppure nuovo punto di partenza per i prossimi Dragonball, che sicuramente non mancheranno vista la giovane età delle console attuali. L’ultimo titolo dei Dimps è un gioco non privo di difetti ma in grado di regalare parecchie ore di divertimento, ancora una volta a fianco di Goku e compagni, senza far sentire il peso dell’età di questo brand monumentale.
Il Buono
- Storia "inedita"
- Protagonista personalizzato
- Tante missioni = tante ore di gioco
Il Cattivo
- A tratti sbilanciato
- Qualche pecca presente nel buon combat system








