Fade to Silence

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[RECENSIONE] Fade to Silence

L’INVERNO STA ARRIVANDO…

Un pizzico di survival, qualche elemento da GDR, horror in abbondanza e crafting a fare da contorno: Fade to Silence è l’ambizioso progetto di Black Forest Games, filiale tedesca di THQ Nordic. Un mix di ingredienti ludici di (recente) successo per sfornare una pietanza che risultasse originale ed invitante. Spesso tuttavia, come si dice, il troppo storpia: sarà così anche per Fade To Silence?

Il background narrativo di Fade to Silence mette in piedi il classico scontro tra bene e male. Il mondo del titolo di Black Forest Games è sottomesso da un’oscura malvagità che ne ha lentamente contagiato ogni angolo. Saremo così chiamati ad impersonare Ash. Un protagonista che, in piena linearità con un mondo di gioco spesso ambiguo, è soggiogato da uno spirito maligno che spesso tenterà di mettere in discussione la sua stessa impresa. Ma è proprio il dualismo interiore del protagonista a rappresentare l’ultima speranza per un futuro migliore. Ash, infatti, sarà in grado di purificare la corruzione sparsa per il territorio e così sanare un mondo ormai contaminato.

In Fade to Silence, l’inverno è giunto da un pezzo e la minaccia è quanto più reale si possa immaginare. Semplicemente, il titolo in questione non è per niente accessibile a primo impatto ma che anzi, nasconde una profondità tutt’altro che padroneggiabile di primo acchito. Gli sviluppatori ci vengono incontro: inizialmente sarete chiamati a selezionare tra due livelli di difficoltà- Il primo è Esplorazione (vite infinite e risorse illimitate – che consiglio ai novizi del genere) ed il secondo è Sopravvivenza (con tanto di permadeath a rendere tutto più esilarante). Ma sentite un po’, soltanto la modalità più impavida sarà quella che vi permetterà di sbloccare trofei ed obiettivi. Irrestistibile. Gli amanti del punteggio e del completismo avranno a questo punto già abbandonato l’articolo, ma per voi temerari ho una sorpresa in serbo. Gli sviluppatori, che da tester saranno stati i primi ad imprecare contro la difficoltà del gioco, hanno cercato di rendere più stimolante questa seconda scelta. Ad ogni rinascita, (ed ogni ripartenza dal principio) infatti, Ash potrà sbloccare delle abilità (proprio come in un classico gioco di ruolo). Insomma, un fattore che rileva quanto morire sia frustrante ma al tempo stesso ricostituente per la vostra partita.

All’inizio di tutto, Fade to Silence vi farà capire quanto l’anima survival possa pesare sulle dinamiche del titolo. Certo, non siamo di fronte ad un esponente del genere così punitivo, tuttavia la curva di apprendimento non banale e la generale difficoltà del gioco rendono questo aspetto tutt’altro che sottovalutabile. Ash disporrà a malapena di un rifugio e ogni singolo oggetto che andrà ad aggiungersi al vostro limitato equipaggiamento, sarà figlio di non poco sudore e fatica. Parlando di elementi survival, citiamo il classico livello di nutrizione del personaggio e, evidente il freddo siderale, anche il livello di congelamento del vostro alter ego. Nelle fasi avanzate di quest’avventura post apocalittica, comparirà anche un terzo indicatore: a segnalarvi l’imminente attacco dell’oscurità ad uno dei vostri avamposti.

 

Qual è lo scopo di Fade to Silence? Sopravvivere, in fin dei conti. Come farlo? Sarà necessario, in primis garantire la sopravvivenza di Ash (cibo e congelamento), dopo di che essere tanto temerari da avventurarsi nelle glaciali lande del mondo di gioco per raccogliere utili risorse ed edificare un luogo sicuro. Ma più sicuro in che senso? Come detto, il mondo di gioco è tutt’altro che accogliente ed in certe situazioni sarà letteralmente necessario trovare rifugio in villaggi (che avrete ricostruito) per evitare tormente e quant’altro. Fatto tutto cio? Ed ora? Fate copia e incolla di quanto detto. In Fade to Silence, bisognerà lentamente riconquistare territorio e per farlo non dovrete far altro che ripetere le azioni indicate qui sopra: sopravvivere ed edificare. Ora, dati due semplici obiettivi sembra tutto più semplice da gestire. La complessità del titolo prodotto da THQ Nordic è sì decisiva, ma soprattutto inganna all’apparenza. Con un approccio pratico e concreto, unito ad una pianificazione semplice ma ragionata, la vostra sopravvivenza nel persecutorio mondo di gioco non sarà del tutto impresa eccezionale.

C’è un elemento in Fade to Silence che, in fase di presentazione, mi aveva colpito più di altri: l’edificazione e gestione di piccole comunità di sopravvissuti. Attraverso l’impiego delle risorse raccolte durante l’esplorazione, potremmo quindi ampliare i nostri villaggi per renderli redditizi e sicuri. Fucine, centri medici, mura e armi balistiche sono solo alcune delle strutture che potrete costruire all’interno dei vostri luoghi sicuri. Inoltre, durante il proseguimento delle vostre peregrinazioni, avrete occasione d’imbattervi in altri superstiti ed invitarli ad unirsi al villaggio. Ad aumentare la profondità di questa dinamica, vi è la diversificazione dei personaggi secondari che andremo via via ad incontrare: ognuno, infatti, avrà specifiche competenze e vi sarà utile in diverso modo. In Fade to Silence l’esplorazione è tanto importante quanto necessaria. La costruzione di determinati edifici piuttosto che la fabbricazione di armi o utensili specifici, richiederà ad Ash risorse rare e ardue da ottenere. Il vostro alter ego sarà quindi forzato a spingersi lontano dai luoghi sicuri, con tutte le conseguenze del caso. A venirvi incontro, la possibilità di compiere lunghe distanze a bordo della vostra slitta: disponibile dopo averla fabbricata.

Poi, come già visto per i nidi di mostri in Days Gone o in State of Decay, vi è un modo per (in questo caso) redimere la corruzione del mondo di gioco: bonificare aree specifiche. In tali zone, tuttavia, la difficoltà cresce esponenzialmente: terribili creature e quant’altro saranno pronti ad insidiare la vostra sopravvivenza. Lentamente e con difficoltà crescente, vi impegnerete nel tentativo di far tornare la luce in tutto il glaciale territorio.

Fin qui, tutto ok. Ma dove Fade to Silence mostra il fianco? Partiamo dal sistema di combattimento. Come detto l’ultima fatica di Black Forest prova a riformulare con un pizzico di originalità, alcune meccaniche che, nel panorama recente, hanno avuto più o meno successo. Una di queste è lo stile dei soulslike. Il risultato è tuttavia lontano dal senso di gratificazione portato dai titoli di casa From Software: il combat system è legnoso, lento e monotono e il che rende ogni scontro noioso e poco invitante. Anche il comparto tecnico non ci ha particolarmente colpito, in standard con produzioni odierne di media fascia. Lo storytelling praticamente assente si unisce a dialoghi scarsamente caratterizzati che non restituiscono lore ad un mondo di gioco che, a primo impatto, sarebbe potuto risultare affascinante.

Da segnalare, comunque, la presenza di una ottima modalità cooperativa che aumenta esponenzialmente la godibilità del titolo. Con un amico, infatti, l’avventura nel mondo di Fade to Silence è ancora più suggestiva ed immersiva.

Insomma, quanto detto in apertura può trovare conferma in questo resoconto finale. Fade to Silence prova ad inserire moltissimi elementi e di citare diverse produzioni videoludiche, tuttavia, nel farlo, il titolo perde la possibilità di contraddistinguersi per un’anima propria. Insomma, di nuovo, il troppo storpia. Maggior attenzione da parte degli sviluppatori sarebbe dovuta andare ad un sistema di combattimento troppo deficitario, ma soprattutto all’elaborazione di missioni che risultano davvero poco articolate ed invoglianti. Tuttavia, contando anche una coraggiosa modalità cooperativa, Fade to Silence, è un titolo che mi sento di consigliare, anche con tutti i difetti qua sopra elencati. Il mondo creato da Black Forest riesce a catturare l’attenzione e a sorprendervi con qualche meccanica davvero interessante: tra tutte la gestione dei villaggi e le meccaniche di sopravvivenza.

Il Buono

  • Buon survival
  • Gestione dei villaggi
  • Modalità cooperativa

Il Cattivo

  • Combat system macchinoso
  • Comparto tecnico datato
  • Storytelling e dialoghi abbozzati
  • Missioni inconsistenti
7

Scritto da: Davide Andreetto

Nato a Torino. Laureato in Scienze della Comunicazione e con un'ossessiva passione per le merendine. Videogiocatore incallito da tempo immemore. Ne possiede tantissimi, li prova tutti ma non li finisce mai. Mentre redige piani per la conquista della Terra di Mezzo, è redattore per CoPlaNet.it da qualche anno. Impossibile nascondere la sua incontrollabile venerazione per il cinema. Rimarrebbe ore a testa in su a guardarlo dal marciapiede di fronte.

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