Fist of the North Star: Lost Paradise

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[RECENSIONE] Fist of the North Start: Lost Paradise

Si può dire di tutto riguardo all’ultima uscita (almeno nel vecchio continente) del Team Yakuza, ma non che c’era da aspettarselo. L’annuncio di un gioco di Ken il Guerriero è stato abbastanza sorprendente, ma sono bastati pochi secondi del primo trailer per lasciare da parte ogni dubbio e aumentare il livello di hype nel sangue di qualunque fan del vecchio (ma sempreverde) anime. Unite alla violenza di Ken la violenza di Yakuza, mixate il tutto con un bel po’ di follia e avrete servito un cocktail che non potrà lasciarvi indifferenti.

E’ assolutamente chiaro che Lost Paradise sia stato creato da fan della serie per i fan della serie, ma nonostante i personaggi e altri dettagli siano presi pari pari dall’anime/manga, gli eventi raccontanti in quest’ultima iterazione di Kenshiro saranno assolutamente nuovi di zecca.
Per coloro che prima di questa recensione non hanno mai sentito parlare di Ken il Guerriero/Fist of the North Star, la spiegazione è semplice. In un regno post-apocalittico alla Mad Max, Ken, maestro di arti marziali, vaga alla ricerca della sua fidanzata. Spoiler alert: Ken può far esplodere i nemici utilizzando punti di pressione. Letteralmente esplodere. Come non desiderarlo?

Fist of the North Star: Lost Paradise può essere a tutti gli effetti considerato uno spin-off di Yakuza, nonostante non ne porti il nome (nella versione europea almeno, visto che il titolo giapponese fa un chiaro riferimento alla serie originale). A conti fatti, controllerete Ken così come normalmente è possibile controllare Kiryu e co. nei titoli ambientati nei quartieri fittizi di Tokyo. Vagherete per una mondo semi open-world completando missioni, combattendo e potenziando il vostro personaggi per continuare il ciclo tanto caro ai videogiochi moderni.
In generale le aree da esplorare saranno di scala ridotta, ma piene di cose da fare ed eventi a cui assistere, come da tradizione. Stanchi di prendere a pugni gli sfortunati di turno? Passate una serata tra la miriade di mini-giochi del casino. O perché non provare a recrutare qualche hostess? Preferite dedicarvi all’arte del barman? Lasciate fare a Ken.

Ma il suo punto di forza è ovviamente il sistema di combattimento, che si presta più che bene a un personaggio come Ken di Hokuto. Se inizialmente sarete limitati a pochi tasti (pugno, calcio, parata e mosse speciali), con il passare del tempo e il potenziamento del vostro eroe arriverete ad eseguire attacchi ridicoli che riempiranno lo schermo di pezzi dei nemici. E come sempre, l’esperienza maturata in oltre 10 anni di Yakuza si vede in ogni dettaglio, dalla coreografia curata alla soddisfazione nel decimare i nemici. I fan di Kenshiro avranno la possibilità di utilizzare molte delle mosse classiche viste nella serie e, in generale, sentirsi parte integrante del mondo post-apocalittico in cui prende luogo l’azione. Purtroppo non è tutto oro quel che luccica.

I combattimenti dopo un po’ tendono a diventare ripetitivi, soprattutto quando vi verranno lanciate contro ondate su ondate di nemici. Manca una vera e proprio varietà di combo e, come spesso visto negli altri titoli della serie, si finisce spesso a premere continuamente quadrato, intervallandolo di tanto in tanto con qualche pressione del triangolo. E’ possibile variare l’azione con attacchi pesanti, parate e power up ottenibili durante la vostra avventura, ma è ciò che accade durante la maggior parte dell’azione. Altro punto dolente è un’IA che lascia molto a desiderare. Verrete spesso messi di fronte a gruppi di nemici, ma raramente questi attaccheranno insieme. Molte volte un singolo gonzo vi verrà incontro, con gli altri fermi ad aspettare il proprio turno. Si potrebbe dire che è voluto per creare un senso di onnipotenza, ma una IA cattiva resta un difetto per il sottoscritto.

Tecnicamente quest’ultima (cronologicamente parlando) avventura di Kenshiro è limitata dal vecchio motore grafico al posto di utilizzare il Dragon Engine visto in Yakuza 6 e Kiwami 2, ma dove non può la tecnica arriva l’arte, con una direzione artistica eccellente. Lo spirito di FotNS è digitalizzato alla perfezione e tutto, dai personaggi alle ambientazioni, sembra essere uscito dalle tavole di Tetsuo Hara in persona. Fantastica la possibilità di poter godere del doppiaggio in lingua originale, che lo rende ancora più cattivo e folle.
La storia richiede intorno alla 30 di ore per essere completata, i contenuti secondari probabilmente più del doppio.

Come detto in apertura, Fist of the North Star: Lost Paradise è un titolo in grado di pescare un po’ ovunque tra fan dell’anime e non, che utilizza meccaniche e personaggi collaudati per raccontare una storia diversa. Quest’ultima uscita videoludica di Kenshiro è sopra le righe, violenta e folle quanto basta per lasciare un’impronta bella grossa nei cuori dei videogiocatori, nonostante il periodo ricco di uscite. Alcuni difetti più o meno importanti gli impediscono di raggiungere l’eccellenza, ma resta probabilmente la miglior avventura dedicata al guerriero di Hokuto mai realizzata.

Recensione a cura di Sacha “Omeganex999” Morgese

Il Buono

  • Eccellente ricreazione del mondo di Kenshiro
  • Enorme numero di contenuti secondari
  • Storia entusiasmante

Il Cattivo

  • IA nemica orrenda
  • Combattimenti che tendono al monotono
8

Scritto da: Gerry "Pintur" Grosso

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