Generation Zero

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My home is no more

Il tema della fine del mondo è sicuramente uno degli argomenti più apprezzati, utilizzati e (alle volte) “riscaldati” fino all’esasperazione nel settore dell’intrattenimento. Generation Zero, ultima fatica del team di Avalanche Studios, affonda le zanne pienamente nel concept succitato, offrendo però una sua versione piuttosto originale dell’apocalisse, sia a livello narrativo che più strettamente ludico. Riuscirà il gioco a distinguersi dalla massa? Procediamo!

Generation Zero è uno sparatutto in prima persona cooperativo con elementi survival e ruolistici, ambientato in una Svezia di fine anni ’80 invasa da un non meglio identificato nemico, il quale è dotato di un potentissimo esercito di robot dalle dimensioni variabili. Il nostro eroe, di ritorno da una normalissima escursione in barca, torna indietro verso casa, per scoprire che effettivamente non c’è più nulla che si possa chiamare in tale modo. Fin dalle primissime battute, Generation Zero ci offrirà uno scorcio di una fredda e morente Svezia immaginaria, fatta di grandi campi aperti pattugliati da enormi robot, città fantasma che somigliano a reliquie di una società umana che fu. Il nostro compito, com’è lecito attendersi da ogni action game che si rispetti, sarà trovare il bandolo della matassa e scoprire che fine abbiano fatto i nostri cari, svaniti nel nulla con l’arrivo dei feroci robot.

Nonostante le premesse narrative non particolarmente esaltanti o originali, ciò che colpisce immediatamente l’occhio del giocatore sarà senza dubbio l’evocativa ambientazione di gioco, costruita sull’intreccio di spettralità e disperazione e che alternerà in modo piuttosto armonico svariati biomi, da foreste a coste a agglomerati urbani. Il senso di fine e di pericolo pervadono ogni palmo dell’estesa mappa di gioco, che arriverà a misurare circa 10 km quadrati, quasi integralmente esplorabili. Se solitamente una mappa ampia coincide spesso con un maggior numero di contenuti, Generation Zero alle volte sembrerà tendere verso una grandezza lasciata in modo più o meno coscientemente vuota. Una buona fetta del gameplay ci vedrà infatti impegnati in lunghissime scarpinate in spazi tendenzialmente vuoti e con zero o quasi interattività, rendendo potenzialmente tediose determinate sezioni di gameplay, soprattutto se si morirà in azione e si dovrà forzatamente respawnare in un punto piuttosto lontano.

Come già anticipato, Generation Zero avrà al suo interno una forte componente survival, la quale ci vedrà impegnati alla ricerca di oggetti vari ed eventuali che ci serviranno per sopravvivere in un ambiente tendenzialmente ostile. Nel gioco avremo facoltà di esplorare un alto numero di edifici e di ottenere dallo “scavenging” una nutrita selezione di oggetti, che andranno da armi e munizioni, a strumenti utili come binocoli, kit di pronto soccorso, bengala ecc. Com’è lecito aspettarsi, avremo a disposizione un inventario abbastanza ampio ma limitato, il quale ci obbligherà a fare una oculata cernita degli oggetti da tenere e di quelli da abbandonare (i quali tuttavia potranno essere raccolti ed utilizzati dai nostri compagni). Oltre alla componente survival, avremo facoltà di potenziare il nostro alter ego grazie all’esperienza accumulata durante il fluire del gioco, la quale ci consentirà di aumentare determinate caratteristiche e rendere il nostro personaggio più incline alla sopravvivenza.

Nonostante una componente esplorativa e survival piuttosto buona, Generation Zero soffre di un gameplay in generale un po’ anonimo. Parzialmente, la “colpa” è da correlare ad un intreccio narrativo sostanzialmente solo abbozzato, il quale verrà snocciolato nelle primissime battute in modo piuttosto sbrigativo. In aggiunta, a rendere ancora più “pesante” la situazione, la stra-grande maggioranza delle missioni che ci troveremo a dover portare a termine riguarderanno l’analisi e la raccolta di dati e informazioni inerenti una specifica zona della mappa. L’incedere copy/paste senza una storyline spessa e ben ricamata, si tramuterà piuttosto velocemente in un procedere innanzi ad inerzia, in modo più o meno meccanico. La routine cruda e dura verrà parzialmente mitigata dalla possibilità di un cooperativo online a 4 giocatori, piuttosto divertente ma implementato in modo non particolarmente brillante: i nostri compagni di gioco, infatti, potranno conservare l’esperienza e gli oggetti di gioco ottenuti nel nostro mondo, ma non i progressi di gioco. La soluzione rende la meccanica fruibile a metà e, paradossalmente, potrebbe convincere taluni player a restare beatamente nei loro mondi.

Naturalmente, a metterci i bastoni fra le ruote ci penseranno i temutissimi robot, i quali saranno via via più potenti e feroci, dotati al contempo di sensori piuttosto sviluppati ed in grado di individuarci facilmente. Avremo facoltà di approcciare alle succitate mostruosità metalliche a fucile spianato, utilizzando i tre slot disponibili dedicati alle armi, oppure optare per un approccio più stealth e controllato utilizzando trappole o strumenti utili a distrarre i robot per sgattaiolare via. Nonostante la scelta di facciata, in realtà ben presto ci accorgeremo che affrontare a viso aperto i nemici ci farà ottenere spesso molta più esperienza, rendendo di fatto tendenzialmente secondario l’approccio silente.

Graficamente, il gioco si attesterà su di un buon livello, offrendo scorci di paesaggio ben realizzati e che traspireranno la disperazione apocalittica che si respira nel gioco. L’Apex Engine svolge egregiamente il proprio lavoro, offrendoci un dettaglio grafico sicuramente di qualità ed in linea con le produzioni maggiori. Ad una sicura qualità visual purtroppo non corrisponde un comparto tecnico totalmente esente da difetti. Restando in ambito estetico, noteremo quasi immediatamente che molti edifici saranno piuttosto simili tra loro, corredati sostanzialmente delle stesse texture leggermente modificate a livello di grandezza e/o di colorazione. Persino gli interni delle abitazioni saranno spesso non troppo differenti, con casi in cui addirittura il loot arriverà ad essere posizionato nello stesso identico posto in più abitazioni, facendo perdere qualcosa in termini di atmosfera e rendendo l’esplorazione un tantinello meccanica. Un altro dettaglio da considerare sarà la realizzazione dei modelli poligonali, sia inerenti i personaggi che per quanto concerne i robot, i quali saranno sufficientemente dettagliati ma non particolarmente ispirati e alle volte vittime di un design per certi versi generico.

Un’altra nota dolente riguarderà l’intelligenza artificiale dei nemici, i quali alterneranno picchi d’intelligenza improvvisi a fasi in cui continueranno staticamente a sparare nonostante siano in campo aperto e senza protezione alcuna dai nostri proiettili. Se a questa problematica si unisce anche un certa presenza di bug e glitch, che spesso costringeranno i nostri metallici antagonisti a restare incastrati in pezzi di scenario, si avrà un quadro completo di una situazione ludica piuttosto altalenante. Da un punto di vista prestazionale, il gioco è stato testato con un rig di livello medio/alto attestandosi su buoni livelli generali, mostrando il fianco pochissime volte e mantenendo un frame rate abbastanza stabile alle risoluzioni di riferimento (1080p / 1440p / 2160p), con le prime due che raggiungevano i 60 frame senza particolari “giochi di prestigio”.

Generation Zero avrebbe potuto tranquillamente imporsi in un mercato sì sovraffollato, ma estremamente generico e teso all’oblio.  Grazie ad un’atmosfera tagliente e cupa, unitamente a premesse di gameplay che sulla carta sembravano promettere scintille, il titolo Avalanche Studios aveva tutte le carte in regola per diventare un punto di riferimento. Ma un trama inconsistente, alcune scelte di design discutibili ed un gameplay a tratti vuoto e ripetitivo, ne hanno inficiato la resa complessiva. Potrebbe diventare diverso in futuro? Tutto è possibile, ma al momento resta un gioco solo poco più che sufficiente.

 

Il Buono

  • Unisce caratteristiche shooting, survival e ruolistiche
  • Ambientazione ben realizzata
  • Mappa piuttosto estesa...

Il Cattivo

  • ...anche se per larghi tratti vuota
  • Gameplay altalenante
  • Alcune incertezze tecniche ed estetiche
6.5

Scritto da: Donato Marchisiello

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