Prima di diventare un dio, egli era un uomo…
Kratos, burbero ed eroico generale spartano. Massiccio, perennemente incazzato e pelato, presente sui manifesti “wanted” di tutto il Monte Olimpo, aveva finalmente ottenuto la sua vendetta. Dopo aver messo a ferro e fuoco tutta l’Antica Grecia lo spartano avrebbe potuto godersi il resto dei suoi giorni nell’anonimato ma, con una schiera ormai così folta di fan e dopo 3 capitoli su console fissa e 2 su portatile, la cosa pareva difficilmente realizzabile. Ora che “le jeux sont faits” onestamente non sarebbe rimasto molto di cui poter parlare… eppure un tempo, prima di solcare le onde del mar Egeo e intraprendere il suo viaggio deicida, Kratos era un umano qualunque (o forse era “più umano” di come lo conosciamo noi), felicemente sposato e con una figlia. Peccato che Ares strappò le due donne dalle braccia di Kratos. Inutile dire che quest’ultimo decise di voler venire meno al patto di sangue che firmò in battaglia, mentre stava per sopperire contro un’ondata di barbari, giurando vendetta al dio della guerra.
God of War: Ascension si colloca in questo lasso temporale, costituendo quindi il prequel a tutti gli effetti della saga iniziata 8 anni fa dal team dei Santa Monica. E’ bene specificare che stiamo parlando di una delle saghe di maggior successo dell’ultimo decennio, caratterizzata da un’ottima realizzazione tecnica e stilistica, da battaglie epiche contornate da colonne sonore pressoché sublimi. Ascension non è da meno sotto questo punto di vista, anzi sicuramente assieme a God of War 3 rappresenta uno dei migliori esponenti della saga; peccato solo che, dopo aver abituato fin troppo bene i possessori di PlayStation 3 con i precedenti capitoli, il titolo fa cilecca proprio sul punto in cui si sarebbe dovuto puntare maggiormente stavolta, ovvero la narrativa. Non che i precedenti potessero far presagire il miracolo, ma indubbiamente conoscere davvero il lato umano di Kratos e la sua vita, antecedente alla morte della famiglia, sarebbe risultata cosa ben gradita, proprio come era stato fomentato prima dell’uscita ufficiale del gioco. Chiariamo una cosa: non è che non se ne parli proprio, è solo che pochi flashback non bastano veramente a farci conoscere ciò che Kratos era in precedenza. Sappiamo per certo che lo spartano è distrutto e frustrato, e che farà di tutto per liberarsi dalla prigione in cui è stato rinchiuso dalle Furie, entità ne umane ne divine, con l’unico compito di torturare per l’eternità chiunque osi rompere qualsiasi sorta di patto stipulato nella propria vita. Distruggere le Furie per svincolarsi definitivamente da Ares e redimersi dai propri peccati… il finale lo conosciamo tutti. Una narrativa quindi pressoché senza mordente, unico grande neo del gioco, perché ad esclusione di questo fattore, Ascension si rivela un ottimo, validissimo titolo sotto gli altri punti di vista.
Il combat system di base è ancorato alle salde radici che da sempre hanno caratterizzato la saga: un tasto per l’attacco leggero, uno adibito agli attacchi pesanti, schivate, parate e quant’altro. Elementi basilari a parte, le vere novità di questo sistema di combattimento sono principalmente tre, e influiranno non poco durante l’infuriare delle battaglie. La prima novità consiste in un tasto apposito al combattimento corpo a corpo (il cerchio), col quale avremo modo di disarmare diversi tipi di nemici ed impadronirci delle loro armi, utilizzandole come nostre secondarie; si tratta delle cosiddette armi ambientali (lance, mazze, spade…), che potremo sostituire ogni qualvolta ne troviamo una nuova. La seconda novità è rappresentata dalla possibilità di incatenare un nemico e utilizzarlo come “arma” contro altri nemici, oppure semplicemente potremo tenerlo immobilizzato mentre riversiamo la nostra furia contro qualcun altro. Per cui azioni come scagliare un nemico contro altri, usarlo come ariete o semplicemente divertirsi a sbatterlo da una parte all’altra saranno all’ordine del giorno, anzi, si riveleranno particolarmente utili contro semplici nemici che, nel collettivo, possono formare un gruppo pericoloso (soprattutto alle difficoltà più elevate). La terza novità, e forse la più importante, riguarda la gestione delle combo e dell’ira degli Dei. A differenza dei precedenti God of War, Kratos non potrà sempre far affidamento alle ormai leggendarie combo che lo hanno reso famoso. Soltanto dopo aver riempito la barra dell’ira (come sempre prendendo a mazzate i nemici) potremo veramente sfruttare tutto il potenziale del generale spartano e godere dei potenziamenti delle lame del caos. L’ira degli Dei calerà solo in caso di danno da parte dei nemici, per cui avere una buona difesa darà modo di aver il miglior attacco. Si tratta quindi a conti fatti di un vero e proprio downgrade di Kratos e, nonostante si riveli comunque una macchina da guerra ben congegnata, tutto ciò contribuirà a rendere i combattimenti leggermente più difficili in confronto al passato.
Stilisticamente parlando, Santa Monica è ormai maestra nello spremere a fondo le console Sony: Ascension si rivela una delizia per gli occhi per quanto riguarda gli scenari e tutto il comparto grafico generale (anche se talvolta possono capitare dei piccoli rallentamenti nei caricamenti delle texture). Alcune sequenze puramente platform faranno invidia persino al pluripremiato Uncharted: battaglie su scenari in movimento, un sistema d’arrampicata che strizza l’occhio proprio alla già citata serie di Nathan Drake e gli immancabili quick time events garantiscono un’esperienza esteticamente molto godibile, benché talvolta non manchino momenti per la quale forse tutta quest’ostentazione avrebbe dovuto essere un po’ più ridimensionata. Ad esempio, dovremo abituarci ad alcune battaglie dove ci sarà abbastanza casino a tal punto da farci perdere Kratos di vista. Il colpo d’occhio è formidabile, ma la giocabilità in questi spezzoni (soprattutto le prime volte) può rivelarsi frustrante. Anche alcuni colpi di grazia da infliggere a determinati nemici hanno subito il vento dell’innovazione: contro esseri più coriacei come i mastodonti e le gorgoni ,ad esempio, saremo chiamati a risolvere dei piccoli minigiochi, dove oltre a infliggere danni potremmo anche subirne noi stessi. Scontato dire che in caso di vittoria, urla strazianti e sangue a litri non mancheranno all’appello. La varietà dei nemici durante la decina di ore necessaria a completare il gioco purtroppo non è molto ampia: benché (boss esclusi) siano presenti circa una dozzina di creature diverse, spesso e volentieri combatteremo contro i soliti satiri e raramente incontreremo mostri come ciclopi, centauri e sirene. Le battaglie coi boss risultano inferiori se paragonate a quelle con gli Dei del terzo capitolo, puramente per una questione di appeal, e questo purtroppo era abbastanza prevedibile.
Vorrei poter chiudere qui la recensione, eppure un punto ancora lo devo toccare, ovvero il tanto pubblicizzato e demonizzato multiplayer che per la prima volta è presente in un capitolo di God of War. La prima cosa da dire è che fortunatamente lo sviluppo di questa modalità non ha intaccato il lavoro svolto per la controparte in single player, cosa che dovrebbe tranquillizzare i fan più ostici di Kratos. Ascension è comunque un gioco che merita, al di la del comparto multiplayer, inusuale per un gioco del genere. All’inizio di quest’avventura parallela saremo chiamati ad allearci con una delle quattro divinità disponibili, decretando quindi se vorremo intraprendere la via del guerriero servo di Ares, o del seguace di Zeus specializzato nella magia, ecc… Potremo cimentarci in battaglie cooperative, che per altro sono abbastanza simili a quelle del single player, oppure a scontri competitivi tra guerrieri della stessa fazione contro altri, oppure tutti contro tutti. La parte competitiva risulta essere abbastanza caotica, sembrerà essere una vera e propria battaglia greco-romana dove si menano pugni e poco ci si capisce. Seppur in forma semplificata gli attacchi basilari sono più o meno gli stessi che troviamo nell’avventura in singolo, con differenze nelle magie, attacchi speciali e oggetti utilizzabili legate all’alleanza col Dio per il quale abbiamo giurato fedeltà. La caratterizzazione e la crescita del personaggio risultano tutto sommato ben fatte: sia il nostro guerriero che le sue armature guadagneranno esperienza nel tempo, permettendoci quindi di imparare nuovi attacchi o di poter usufruire di bonus legati all’armatura o alle magie. Unico neo la mancanza di un matchmaking che tuteli i giocatori con meno esperienza, costingendo quindi la crescita forzata prima nelle coop per poi affrontare le vere e proprie competizioni. Non è il multiplayer dell’anno, ed è giusto che sia così, però siamo comunque su dei livelli mediocri, sicuramente (perché sarà così…) una base per sviluppi futuri.
In soldoni, God of War: Ascension non riesce nella difficile, difficilissima impresa di sorpassare il terzo capitolo, non tanto per questioni legate al comparto tecnico di ottima qualità, ma soprattutto per una questione di appeal generale. Massacrare ondate di satiri e qualche boss non memorabile non è la stessa cosa che cavare gli occhi a Poseidone o decapitare a mani nude Elio, ma nonostante ciò resta un bellissimo action degno di essere goduto fino all’ultima goccia (di sangue).









