[RECENSIONE] Lego City Undercover

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[RECENSIONE] Lego City Undercover

Under 1

Sei soltanto mattoncini e distintivo!

Abbiamo visto più volte i mattoncini svedesi accostati a celebri licenze, ridicolizzate per l’occasione al fine di rivivere gli eventi in modo più leggero e scanzonato. Siamo stati in più occasioni sorpresi nel constatare la profondità di tali produzioni, talvolta superiori a quelle ufficiali.
Lego City Undercover non vanta licenze milionarie, ma prosegue nella direzione ironica che ha sempre contraddistinto il brand.
Continua anche la tendenza maturata da Lego Harry Potter in poi, ma soprattutto da Lego Batman 2, che ha visto progressivamente mettere da parte avventure lineari in favore di titoli frre roaming, in cui lasciare l’utente libero di esplorare.
L’episodio per la portatile Nintendo che vado ad analizzare è Lego City Undercover: The Case Begins, prequel di quello uscito poco prima per Nintendo WiiU. Il protagonista è sempre quel McCain che sulla casalinga Nintendo appare da subito come uno sbirro cazzuto, dotato di esperienza e coraggio da vendere.
In The Case Begins è una matricola intenta ad apprendere le basi del mestiere, subendo del sano nonnismo all’acqua di rose. Il poliziotto comincia infatti la propria carriera portando in commissariato delle ciambelle ai colleghi e si dedica in principio a mansioni non proprio fondamentali come il ritrovamento di un cane rapito.

I personaggi sono stereotipi dotati di una notevole espressività. Strano per dei mattoncini...

I personaggi sono stereotipi dotati di una notevole espressività. Strano per dei mattoncini…

La storyline non è da premio Oscar, anche perché l’intera esperienza si basa sul gameplay. Tuttavia sono molto divertenti i siparietti doppiati in italiano che fanno da cornice alle missioni. Tanto divertenti da rimpiangere un doppiaggio nostrano esteso a tutte le sezioni di gioco, con dialoghi al contrario soltanto illustrati da sottotitoli.

Nulla di grave ad ogni modo, in quanto come in precedenza detto, la storia è a supporto di un free roaming che ci vede protagonisti di missioni divertenti e fresche che si addicono a un gioco per console portatile. Non c’è assolutamente da annoiarsi, anche se onestamente non sono riuscito del tutto ad inquadrare il pubblico di riferimento. Mi spiegherò meglio… Lego City Undercover può divertire davvero tutti, ma allo stesso tempo  non risultare congeniale agli utenti più esigenti… Il gameplay verte sulla ricerca di indizi tramite semplici interfacce, su combattimenti resi con quick time events (sui quali tornerò), su inseguimenti a bordo di veicoli e sull’utilizzo di travestimenti. Insomma, tutto ciò che si può chiedere a un poliziotto con una marcia in più. La varietà di questo sistema che dovrebbe quindi far risaltare ogni aspetto della vita di uno sbirro costituito di mattoncini, passa purtroppo in parte in secondo piano di fronte alla semplicità di alcune dinamiche.
Partendo proprio dal sistema di combattimento, questo richiede di premere pulsanti al momento giusto per eseguire azioni in slow motion in stile Matrix. Sbagliare risulta piuttosto complesso anche durante colluttazioni con dieci o venti scagnozzi. Ne risente la curva di difficoltà, che come precisavo non impegna chissà quanto. E’ tuttavia palese quanto questo aspetto non possa affliggere in modo pesante un titolo basato su ominidi costruiti con plastica.

Il concetto è premere il tasto al momento giusto. La sindrome del quick time event è vecchia quanto Dragon's Lair...

Il concetto è premere il tasto al momento giusto. La sindrome del quick time event è vecchia quanto Dragon’s Lair…

Le corse in macchina e i travestimenti risultano invece piuttosto spassosi. Il concetto degli inseguimenti è vagamente accostabile al primo Driver, in quanto il compito è quello di acciuffare il fuggiasco e disabilitare il mezzo avversario con schianti e sportellate. La guidabilità è convinvcente, per quanto nei limiti del ragionevole data la natura del gioco. I travestimenti sostituiscono a mio modo di vedere la presenza di decine di personaggi ciascuno con proprie peculiarità che contraddistingue da tempo immemore il brand. Facendo affidamento su un unico protagonista, l’escamotage del travestimento rende possibile infondere maggiore varietà all’insieme, giocando su situazioni da sbrogliare utilizzando l’inganno condito da un mai troppo citato umorismo. Malgrado qualche pecca, l’elemento di gameplay convince. Tra i difetti mi ricordo qualche missione in cui il comportamento degli avversari risultava poco coerente, però niente di grave.

esplorazione è anche sinonimo di cazzeggio...

esplorazione è anche sinonimo di cazzeggio…

Avrei invece gradito una maggiore attenzione verso le missioni secondarie, che si riducono di fatto a una mera ricerca di collezionabili e poco di più. Abbandonare la quest principale non regala particolari soddisfazioni, anche se la città è quasi pienamente esplorabile. Peccato perché tecnicamente il titolo non è affatto male, se si esclude una gestione del 3D non proprio eccellente. Del resto, la tendenza è quella di considerare questa caratteristica che da il nome alla console come un suppellettile di trascurabile valore. TT Fusion ha svolto un ottimo lavoro soprattutto per quanto riguarda le sezioni in interni o in spazi piccoli, piuttosto altalenante invece in grandi spazi (si nota in particolar modo durante gli inseguimenti) dove ho notato rallentamenti e imperfezioni.

e' possibile sbloccare e selezionare diversi veicoli, non solo a quattro ruote...

e’ possibile sbloccare e selezionare diversi veicoli, non solo a quattro ruote…

In definitiva ho giocato a un titolo divertente che si sposa perfettamente con una console portatile come il Nintendo 3DS. Manca della profondità che lo avrebbe reso un punto di riferimento del genere meno violento rispetto a GTA (anzi, totalmente non violento). Non è particolarmente longevo perché le missioni durano poco e difficilmente ci si blocca in qualche punto, ma mi sento di consigliarlo a chi ha voglia di un’esperenza di gioco fresca e non impegnativa.

Scritto da: Gabriele "gaboman87" Piacente

Appassionato di cinema, teatro, fumetti, videogiochi... Insomma, tutto ciò che non serve a niente, se non all'anima (che massima...). Adora Grim Fandango, la Sega di una volta,il joypad della Gamecube, il fondoschiena di Madison in Heavy Rain, la serie Onimusha (dateci un seguito!), ha un'ossessione per Batman (non fisica) e adora tutto ciò che è retrogaming. Ha un' incapacità cronica e insensata a giocare a Super Mario Bros; è stata epica una partita in cui ha perso tre vite contro il primo minaccioso funghetto.

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