Un’inedita avventura nelle acque della Rotta Maggiore
11 mesi. Questo è il lasso di tempo trascorso da quando abbiamo avuto il piacere di giocare ad un titolo su One Piece, celebre manga creato dall’immenso Eiichiro Oda che vanta una vasta schiera di fan in tutto il globo. Dopo aver visto l’epilogo di Marineford di One Piece: Pirate Warriors, probabilmente in molti si saranno chiesti quanto tempo avremmo dovuto aspettare per poter vedere nuovamente all’opera i nostri beniamini compiere disastri nel Nuovo Mondo, visto che, allo stato attuale, la storia originale non ha compiuto numerosi passi in avanti. Per cavalcare l’onda del successo ottenuto col precedente capitolo, Omega Force ha intrapreso la via del tie-in, creando un titolo sorretto da una trama inedita ma che racchiude buona parte dei personaggi e dei luoghi di One Piece, slegando il tutto da una narrazione prevedibile ma non per questo meno apprezzabile. Eccoci quindi a parlare di Dream Story, la modalità principale di One Piece: Pirate Warriors 2.
Un misterioso dial trovato sull’isola di Punk Hazard ha il potere di controllare la mente delle persone, creando subbugli non indifferenti come lo scioglimento della ciurma di Rufy e conflitti interni tra i componenti della Marina e del governo. In questo scenario di caos prenderanno forma alleanze e rivalità del tutto inaspettate, dividendo gruppi di pirati col desiderio di riportare il tutto alla normalità in contrasto a chi vorrà invece dominare su un mondo del tutto stravolto. Questo è il pretesto che fa da cardine a Pirate Warriors 2, rivelandosi non altro che un collante atto a giustificare le vicissitudini di una storia di cui probabilmente non si sentiva davvero il bisogno. Ciò non significa che la Dream Story sia completamente da cestinare, però si ha un po’ l’impressione che con lo scusante del tie-in le cose siano state fatte comunque in maniera un po’ frettolosa e, soprattutto, potrebbero giustificare ulteriori nuove produzioni di questo stampo.
Nella Dream Story incontreremo anche diversi personaggi importanti tralasciati nel precedente episodio, come Gekko Moria ed Ener
Tralasciando quindi una trama che verrà o meno digerita esclusivamente a seconda del gusto personale, Pirate Warriors 2 segue una strada diversa dal suo predecessore, abbandonando quindi la formula ibrida tra musou ed esplorazione concentrandosi solo ed esclusivamente sulle mazzate. Niente più livelli farciti di quick time events quindi, ma solo combattimenti contro centinaia di nemici amorfi e privi di qualsivoglia potenza combattiva, escludendo in parte alcuni boss e sottoposti caratterizzati comunque in maniera non eccelsa. Non è ben chiaro il perché di questo dietro front nei confronti di una struttura un po’ più aperta, se per gli amanti del genere musou nudo e crudo questa si rivela un’ottima notizia non lo è altrettanto per chi si aspettava qualcosa di più vario. In Giappone questo genere nutre una vastissima schiera di appassionati, ed anche in Occidente non mancano gli estimatori, probabilmente una licenza importante come questa riuscirà a mettere d’accordo anche i fan che i musou non li riescono nemmeno a vedere da lontano. D’altronde, pensando a tutti i combattimenti di massa visti nel manga, viene difficile immaginarsi degli scontri esclusivamente uno contro uno, per cui la formula del musou, coi suoi ormai conosciuti pro e contro, si rivela ancora una volta la scelta azzeccata, benché spesso disprezzata proprio per la natura stessa del genere.
Il fiore all’occhiello del titolo Omega Force risiede nell’eccellente caratterizzazione dei personaggi; 36 combattenti fedelmente realizzati con tutte le loro peculiarità e mosse speciali. Il combat system è stato leggermente ritoccato e migliorato: oltre alle combinazioni di attacchi frontali e ad area, i personaggi disporranno di una modalità chiamata Stile, che permetterà di attaccare in maniera più violenta diversificando il parco mosse una volta che sarà riempita un’apposita barra colorata. La varietà degli attacchi è invidiabile e, nonostante buona parte degli avversari-fotocopia possa essere eliminata con le solite due o tre combo, alcune volte vi troverete a dover scegliere su quale mossa sia meglio far affidamento per stendere più rapidamente certi avversari. Anche il Colpo della ciurma presente nel primo Pirate Warriors è stato modificato: sarà possibile ora comandare il personaggio secondario per un periodo di tempo più lungo, dandoci quindi modo di eseguire diversi attacchi nomali e speciali creando così una combo devastante. Lo sviluppo del personaggio è legato ancora una volta alle monete reperibili nei vari livelli, le quali permetteranno di andare ad aumentare i parametri di attacco, difesa e salute del personaggio. Concatenare una sequenza di monete che abbia un senso logico per l’universo di One Piece, come ad esempio raggruppare i simboli della ciurma di Rufy, porterà ulteriori benefici in termini di potenziamento. Lo sviluppo delle abilità invece è legato a delle tavole simili al gioco del tris che prendono il nome di quaderni abilità; ogni quaderno permetterà di sbloccare diverse peculiarità e il tutto avverrà in maniera automatica, il giocatore dovrà solo selezionare quella che ritiene più utile all’inizio delle battaglie. Stesso discorso per le nuove mosse, che saranno disponibili avanzando sempre più di livello.
Con il Colpo della ciurma si potranno scaricare devastanti attacchi godendo anche di un breve periodo di invulnerabilità
Come contorno alla Dream Story avremo la possibilità di giocare molti episodi speciali, uno per ogni personaggio, con il solo scopo di rendere reclutabile tale combattente come nostro alleato nella modalità principale. Sarà possibile quindi vedere personaggi come Rufy e Smoker combattere fianco a fianco sotto la stessa bandiera, rendendo il tutto particolarmente divertente ed interessante agli occhi di un fan. Oltretutto, non saremo costretti ad utilizzare il solo Cappello di Paglia come personaggio principale, ma ad ogni capitolo saremo liberi di proseguire con chi preferiamo e portarlo al livello più alto finora raggiunto, grazie ad un rapido sistema di crescita acquistabile con il denaro recuperato nei vari livelli di gioco. A chiudere il cerchio troviamo delle sfide slegate dall’episodio principale, la modalità multigiocatore sia online che locale e una ricca galleria di video, audio ed informazioni.
Per quanto concerne il comparto tecnico, escludendo una migliorata realizzazione dei modelli dei personaggi, nulla si smuove dal precedente episodio. Ancora aliasing e frame rate ballerino in alcune situazioni particolarmente concitate, soprattutto quando lo schermo si trasforma in un vero e proprio mare umano. Anche la telecamera è tutto fuorchè perfetta, e il sistema di puntamento automatico dei nemici più importanti talvolta non pare svolga a pieno il proprio dovere. Fanno da contorno delle ambientazioni piuttosto spoglie (anche se migliori del precedente capitolo), quindi in netto contrasto con la caratura dei personaggi, ed un effetto visivo abbastanza sgradevole tipo pop-up quando ci avviciniamo a dei gruppi di nemici in lontananza. Lodevole invece il doppiaggio originale in giapponese, così come le sequenze in computer grafica e stile fumetto. Insomma, nulla di nuovo sotto questo fronte, e la cosa fa comunque storcere il naso essendo il secondo capitolo uscito per la console Sony.
L’ampio roster soddisferà il palato di tutti i fan di One Piece, regalando numerose ore di divertimento
One Piece: Pirate Warriors 2 risulta quindi essere un episodio nuovo solo per metà, che offre comunque delle buone invenzioni ed una longevità non da poco vista la mole di personaggi utilizzabili, ma che ancora arranca un po’, portandosi dietro difetti del precedente episodio e peculiarità di un genere trattato fin troppo spesso in maniera razzista, videoludicamente parlando. L’amore per la mastodontica opera di Oda, per i suoi protagonisti carismatici come pochi altri e la volontà di divertirsi con dei personaggi completamente nuovi saranno l’ago della bilancia per tutti i fan di One Piece, consci del fatto che andranno incontro a qualcosa che non ha nulla a che vedere con la trama principale (e che magari non disprezzano nemmeno provare qualcosa di alternativo) visto che il primo capitolo avrebbe lasciato spazio a davvero troppa poca carne per un seguito ufficiale. Chi invece è più legato alle tradizioni e non sopporta la parola tie-in è meglio che prenda il largo da One Piece: Pirate Warriors 2, magari gettando l’ancora in un luogo dove si fermi il tempo, perché l’attesa non pare sarà breve…






